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La sveglia dei miliardari

30 August 2019

A beneficio di tutti i Fwiani Bloggers,
pubblico in anteprima il prossimo numero
di “Affari Nostri”. Buona lettura.

” L’argomento di questa settimana ha poco a che fare con un periodo di vacanze, dove riposo e relax dovrebbero trionfare.

Ma mi è sembrato molto interessante.

Da qualche parte ho letto, con un malcelato orrore, a che ora si sveglia (regolarmente) Tim Cook, il successore di Steve Jobs alla guida di Apple.

Tenetevi forte: alle quattro meno un quarto.

Non è l’unico. A Silicon Valley svegliarsi molto molto presto è praticamente una mania. Da sempre. Ricordo molto bene, quando ho vissuto lì nel 1991, che San Francisco era  quasi sempre deserta, durante la settimana,  già dopo le 19.

Ma non si svegliano presto solo in America.

Richard Branson, il miliardario inglese della Virgin, si alza alle 5am. E anche Paul Smith, il famoso stilista, lascia la sua casa di Londra (in bicicletta) che non sono ancora le sei.

Dormire poco è una cosa che molte persone di successo hanno in comune.

Giulio Andreotti, anche per colpa di una emicrania leggendaria, dormiva massimo 4 ore ogni notte. Riposavano poco anche Leonardo da Vinci, Margaret Thatcher,  Benjamin Franklin e Thomas Jefferson.

Massimo 5 ore per notte.

Cosa che faceva pure Berlusconi. Tutti questi personaggi famosi assicuravano di funzionare bene anche dormendo poco o pochissimo.

Risparmiare 3 o 4 ore ogni 24 offre un vantaggio competitivo sul resto del genere umano non esattamente trascurabile.

Calcolando una cinquantina d’anni medi di vita attiva e significativa, stiamo parlando di quasi 64.000 ore in più.

Pensate a cosa fosse in grado di architettare uno come Leonardo da Vinci con tutto quel tempo!

Ma ci sono anche le voci in dissenso.

Sempre per stare sui personaggi famosi della tecnologia, Mark Zuckerberg arrivava in ufficio alle 10,30.

Elon Musk non si sveglia mai prima delle 7am e, cosa davvero interessante, Warren Buffett ha sempre dormito 8 ore per notte.

Anche se si sveglia alle sei e mezza.

Magari, a questo punto, qualcuno di voi (qualcuna) ha la curiosità di conoscere le mie abitudini.
Fino ad una decina di anni fa dormivo massimo 4 o 5 ore per notte e, anche per colpa dei Mercati, non andavo a letto mai prima delle 2am.

Adesso dormo 6 o 7 ore e sono diventato come Cenerentola: poco prima di mezzanotte il Kindle si spegne.

Tre domande per voi:

La prima: conta di più dormire poco o svegliarsi presto?
La seconda: è più importante usare bene il tempo o averne di più?

E finalmente la terza: voi a che ora vi svegliate?

Un caro saluto a tutti,

Vs. Francesco Carlà
f.carla@finanzaworld.it

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Le domande di un Investitore che comincia la Maratona

23 August 2019

Ecco “Affari Nostri” di lunedi’ per
gli affezionati Fwiani Bloggers.
Buona lettura.

” Nove anni e mezzo fa ricevo questa e-lettera super interessante.
Vi prego di rileggerla e di leggere anche la risposta che, per una volta, non è del sottoscritto ma di un Fwiano veterano. Buona  lettura.

“Ricevo, come succede dal 1999, moltissime email a f.carla@finanzaworld.it

Una di queste mi ha particolarmente colpito.
Mi sembra razionalmente riassuntiva delle domande, e dei dubbi, che ha un Investitore Intelligente quando si accinge a prendere in mano, finalmente, il suo futuro finanziario.

Ma invece di rispondere io, come ho fatto migliaia di volte in questi anni di Finanza Democratica su Fw, ho pensato che avreste potuto farlo voi.

Cosi’ ho inserito la lettera di Sergio Lippi, l’investitore che comincia, nel mio Blog che moltissimi di voi già frequentano:

https://www.finanzaworld.it/blog

Di seguito potete leggere le sue puntuali domande e la risposta di Giuseppe Bravi, un Fwiano della prima ora.

Ovviamente aspetto anche le vostre risposte e, come sempre, le vostre domande. Buona lettura.

-Sergio Lippi

Egregio Prof. Francesco Carlà,

Da alcuni mesi mi sono registrato nel suo sito e sto ricevendo puntualmente la newsletter che cerco di leggere e comprendere nei ritagli di tempo, non ho ancora provato ad abbonarmi ai suoi Premium perché incerto sulle mie possibilità di entrare da subito
a pieno nelle terminologie e tecniche d’investimento finanziario.

Vorrei rubarle un po’ del suo tempo cercando di mostrarle quale sia la mia situazione professionale, familiare e finanziaria nella speranza di poter ricevere qualche consiglio preliminare per chiarirmi alcuni dubbi relativamente a vari argomenti (conto corrente, strumenti, fiscalità, …) e trovare la giusta direzione nell’investire i miei risparmi al fine di raggiungere una discreta “felicità finanziaria”.

Personalmente ho una formazione tecnica, sono un ingegnere elettronico impiegato come lavoratore dipendente in un’azienda microelettronica, sposato e con tre figli a carico dei quali il maggiore di appena 5 anni di età, con il desiderio di poter sbloccare quei pochi risparmi posseduti dalla fase di stagnazione in cui li ho abbandonati dopo le varie delusioni ricevute affidandone la gestione ai consulenti della banca dove ho aperto anni fa il mio conto corrente e consentire una migliore sopravvivenza  economica alla mia famiglia.

Sinceramente essendo uno di quelli che si è ritrovato buona parte dei propri risparmi bruciati dal crollo del 2001, dai pessimi consigli di tali consulenti stessi (possedevo anche bond Parmalat), al momento ho perso completamente fiducia, non riesco più a prendere un’iniziativa in merito e sto commettendo il grave errore di non investire.

Condivido quasi completamente le sue indicazioni e pertanto sono consapevole che la miglior cosa sia quella di poter diventare un investitore intelligente e rendersi quindi autonomo nella gestione finanziaria dei propri risparmi.

Qui purtroppo devo confermare però i timori di cui anche lei ha riportato nella sua newsletter che mi stanno trattenendo  dall’operare, cioè mancanza di tempo, paura di perdere quanto investito, mancanza delle appropriate conoscenze, anche direi strumentali,  considerato che al momento non ho mai impiegato il mio accesso on line in modo operativo sul mio conto corrente, e così via.

Per questi motivi, le chiederei qualche consiglio per potermi informare preliminarmente onde acquisire le opportune nozioni  finanziarie e strumentali per una successiva sottoscrizione ai suoi Premium, di cui in realtà mi piacerebbe avere qualche  ulteriore  chiarimento, ad esempio non ho capito se sottoscrivendo l’abbonamento è possibile ricevere indicazioni relative a vari strumenti finanziari (azioni, ETF, obbligazioni,…) e a come operare sui vari mercati, oppure è necessario sottoscrivere diversi Premium con i relativi costi ?

Se volessi iniziare ad operare autonomamente sarebbe opportuno aprire un conto on line (Fineco, IWBank, qualche consiglio ? ) oppure rendere operativo l’internet banking del mio attuale conto ?

Se volessi chiudere l’attuale conto e trasferire liquidità e deposito titoli in un conto on line dovrei sostenere spese preoccupanti o sostenibili, potrei in parte farlo autonomamente o dovrebbe essere gestita l’intera attività dai funzionari della banca ?

Al momento avrei qualche titolo/fondo decisamente in perdita di cui incasserei minusvalenze e su cui vorrei valutare la  possibilità di riconvertirli, passandoli in un nuovo deposito titoli come andrebbe gestito il tutto dal punto di vista fiscale ?

Questo e molto altro ovviamente, sono consapevole che per darmi qualche risposta avrebbe bisogno di conoscere meglio la mia situazione, ma è un primo tentativo di contattarla e di avere qualche indicazione per poter destare i miei risparmi dall’attuale condizione.

Nell’attesa di una sua eventuale risposta, la ringrazio sinceramente per quanto potrà suggerirmi nella speranza che ciò possa rendermi quanto prima operativo e le porgo i miei distinti saluti.

-Giuseppe Bravi

“Wow… non è semplice rispondere a così tante domande articolate e precise.

Innanzitutto Sergio (ovviamente uso il tu) :D, diciamo che lasciare i soldi a marcire sul conto per le botte prese in passato è un pò come non andare più in bicicletta perchè sei caduto.

Ok … le ferite fanno male… e avrai anche le croste sulle ginocchia, ma se non risali dimenticati di poter pedalare da solo…

Ti rispondo per la mia esperienza.

Prima di investire con soldi miei ho fatto un po’ di “praticantato” usando yahoo finance. (C’è la guida gratis realizzata da Finanza World che potete scaricare qui)

In pratica ho creato i miei portafogli come se fossi un ricco magnate e compravo e vendevo seguendo le informazioni premium.

L’abbonamento è il vero e proprio investimento… e lo ricavi semplicemente rinunciando ad un corrispondente esborso (per quanto mi riguarda rinunciando a riviste e cappuccino al bar)  .

Dopo un po’ mi sentivo “abbastanza” preparato e ho cominciato.

Ho BancaIntesa e il banking on line è molto soddisfacente, a mio avviso, ma dopo qualche tentativo di trading ho abbandonato immediatamente l’idea di usarla per gli investimenti.

Adesso ho Fineco e se fai qualche ricerca sul blog trovi tanti pareri e mai tutti concordi. Non credo esista la banca perfetta, ma mi ci trovo bene.

Ovviamente anche le altre saranno molto efficienti, ma non le conosco.

Per quanto riguarda il “trasloco” da altra banca… conviene che tu ti informi al call center di Fineco o di qualsiasi banca vorrai usare.

Mentre per quanto riguarda le minusvalenze… è d’uopo chiedere al commercialista anche esponendo la tua situazione generale.

Per ora non mi viene in mente altro… ah si… io ho due bimbe e la più grande ha 6 anni.. quindi… capisco bene la tua mancanza di tempo… e ti dirò che dopo l’impatto iniziale… con un’oretta a settimana riesci a gestire tutto senza patemi d’animo…

Devi solo fare attenzione a due cose:

1 Non perdere di vista la tua email per gli alert di Fw del professor Carlà';
2 Tieni SEMPRE presente il suo collaudatissimo Metodo  per evitare altri scossoni ed emozioni.

Davvero non serve altro.”

Mi piacerebbe tanto sapere se Sergio Lippi ha cominciato la Maratona e se altri Fwiani lo hanno fatto seguendo le indicazioni di Bravi.

In questo caso vorrei mi scrivessero a: f.carla@finanzaworld.it
Le loro considerazioni sono come sempre preziosissime per noi.

Un caro saluto a tutti Vs,
Francesco Carlà
f.carla@finanzaworld.it

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Francesco Carla’ intervistato da Voi

16 August 2019

Come di consueto, pubblico in anteprima, per gli affezionati Fwiani Bloggers, “Affari Nostri” di lunedi’ prossimo.
Buona lettura.

Ho raccolto le domande più interessanti che mi avete fatto negli ultimi anni. Naturalmente ho già risposto da tempo a chi le ha fatte, ma 5 sono così importanti che continuano a frullarmi nella testa.

Alla fine ho deciso di scriverle qui, domande e risposte.

Se vi generano commenti e altre domande, non esitate. Buona lettura.

Carlo M: Perché dovremmo fidarci di lei e di Finanza World?

FC: Non dovete fidarvi di noi. Dovete fidarvi dei fatti.
Tanti anni fa vi abbiamo fatto tre promesse:

1 Essere indipendenti;
2 Farvi risparmiare soldi;
3 Seguirvi sempre senza farvi perdere tempo.
Non vi abbiamo promesso di sbancare la Borsa. Vi abbiamo detto che l’Indipendenza strutturale, il risparmio dei costi, l’attenzione al e al tempo, avrebbero portato risultati migliori degli indici.

E’ successo e continuera’ a succedere. Di questo sì che vi potete fidare.
(Se volete approfondire questo tema cliccate qui)

Marianna P: Perche’ dovrei imparare ad investire?

FC: Negli anni ottanta ero un risparmiatore appassionato e confuso. E i mass media non mi aiutavano a capire
meglio cosa fosse giusto fare con i miei soldi.
Volevo investire, ma non capivo come. Allora ho deciso di diventare un Investitore Intelligente, consapevole.
Ho fatto studi e sperimentazioni, ma soprattutto ho imparato sul campo, dagli errori, investendo.
Dalla metà degli anni novanta Internet ha cambiato tutto e Finanza World è nata per aiutare gli altri a fare le stesse cose che ho imparato io: Investire Intelligente. Una cosa semplice e fondamentale per riprendere in mano il proprio denaro e il proprio futuro.
(Se volete approfondire questo tema cliccate qui)

Giovanni G: Ma non è meglio fare trading che investire?

FC: No non è meglio per nulla. Io lo so perché sono stato uno dei primi traders italiani on line, nel 1994.
Fare trading non è molto diverso da fare scommesse: si tratta di speculare, cioè di prevedere, se un certo titolo andrà su o giù a breve termine. Se un certo indice andrà su o giù a breve termine. Se una certa moneta salirà o scenderà rispetto ad un’altra… Etc etc.
Non ho nulla contro gli speculatori. Non ho nulla contro i traders. Ma so per certo, per esperienza, che le scommesse non possono essere vinte di continuo.
E intanto si spendono soldi e si perde un sacco di  tempo. Fino al fallimento.

(Se volete approfondire questo tema cliccate qui)

Tommaso P: Quanti soldi ci vogliono per cominciare ad investire?

FC: Una volta ce ne volevano tanti. Perché le spese per investire erano molto alte. Adesso non è più così.
Oggi si può cominciare ad investire se non superiamo un costo annuale dell’1/1,5% rispetto al nostro  capitale. Esempio: se abbiamo una disponibilità  di 30.000 euro per partire, non dobbiamo spendere piu’ di 450 euro all’anno tra commissioni e costi vari.

(Se volete approfondire questo tema cliccate qui)

Simona F: Mi ha colpito in tv quando ha detto: “Riprendete in mano il vostro denaro”. Ma cosa vuol dire esattamente?

FC: Vuol dire una cosa semplice: non vi serve pagare intermediari e gestori. Oggi potete fare da soli proprio come avete imparato a fare con le prenotazioni dei viaggi, grazie a Internet.
Io e gli abbonati a Finanza World facciamo così dal 1999. Ci siamo trovati molto bene.
Continueremo a trovarci benissimo.

 

Sapete quando e’ il momento di vendere?

9 August 2019

A beneficio di tutti i Fwiani Bloggers,
pubblico in anteprima il prossimo numero
di “Affari Nostri”. Buona lettura.

” Comprare in Borsa, per molti, è più facile che vendere.

Mi rendo conto che puo’ sembrare un paradosso, ma è quello che ho capito in tanti anni di investimenti e dopo migliaia di vostre lettere e domande.

Vendere o non vendere, questo è il problema.

Comprare e vendere: due questioni fondamentali cui ho dedicato molto spazio anche nel mio libro “Finanza Democratica“.

Shakespeare era proprio grande: aveva capito per tempo che Amleto non era solo un principe di Danimarca un po’ sfigato, ma il prototipo di una condizione umana assai diffusa e comprensibile.

La paura di prendere decisioni.

Mettete la situazione di oggi, tipica. Se avete investito con noi (Premium) dal 2004 ad oggi, avete un profitto che supera, di  parecchio, il +350%.

E oggi vi chiedete se non sia il caso di vendere.

Ci risiamo: vendere o non vendere, questo è il problema.

Se vendete oggi e le vostre società continuano a correre, soffrite perchè andate via dal party proprio sul più bello.

Se non vendete e i vostri business cedono nei prossimi giorni, soffrite perchè vi siete fatti mangiare profitti dai piranhas  delle Borse.

Come capito’ all’epoca delle mille bolle blu a molti incauti.

Incauti ed avidi. In Borsa bisogna sapere accontentarsi e capire quando è venuto il momento di vendere. Ma non si può  procedere mai per “intuizioni”, serve avere delle regole e dei puntelli che segnino la strada.

Ecco perchè il mio Metodo di gestione del pfolio contiene una regoletta sulla presa di profitto.

Come funziona?

Semplice: scatta se i piranhas vi mangiano una parte dei soldi che avete guadagnato con il rialzo. Ma questa regola va bene solo in certi definitissimi casi, e serve ad evitare di tirare troppo presto le redini ad un cavallo che ha forza e voglia di correre.

E’ la mia idea della ‘scena del crimine': a volte su alcune società si può arrivare un po’ troppo presto sul luogo del delitto…

E magari non c’è ancora il morto.

In questo caso funziona molto bene, da anni, un’altra parte del mio Metodo.

Comunque è fondamentale non arrivarci troppo tardi, quando sta giungendo la polizia.

In quel momento bisogna essersene gia’ andati. Vendendo.
Ma questo vale solo su Growth stocks dove vige il principio di Wall Street: “Shoot first ask later”.

Comprare in Borsa, per molti, è più facile che vendere.

Ma per sapere davvero bene quando vendere, bisogna sapere quanto vale il business che avete in pfolio.

Quanto vale davvero oggi e, ancora meglio, quanto può valere nei prossimi 5/10 anni della sua vita aziendale.

Per questo la regola sul take profit è solo una bussola: non sempre viene sanzionata dai nostri Alert nei Premium che stanno  surclassando gli indici delle Borse di riferimento.

Ed è proprio per questo che ci stiamo riuscendo: perchè non solo abbiamo saputo trovare negli anni, con regolarita’, i business, i settori e gli investimenti più interessanti.

Ma perchè non li abbiamo mai venduti troppo presto.

Riassumendo: ci sono SOLO 3 MOTIVI davvero validi per vendere investimenti redditizi.
Se non li conoscete ancora rischiate molto.

Se volete conoscerli scrivetemi.

Un caro saluto a tutti,
Vs. Francesco Carlà
f.carla@finanzaworld.it

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I migliori libri per imparare ad Investire (Quarta parte e fine)

2 August 2019

Come di consueto, pubblico in anteprima,
per gli affezionati Fwiani Bloggers,
“Affari Nostri” di lunedi’ prossimo.
Buona lettura.

” “Other guys read Playboy, I read annual reports.”

Negli anni settanta gli americani leggevano Playboy.
Warren Buffett leggeva annual reports, ovvero la fonte principale delle informazioni per investire bene.

Gli annual reports sono scritti in gran parte con la lingua numerica dei financial reports, una lingua che un serio professionista dell’investimento deve padroneggiare per analizzare le migliaia di aziende quotate.

In modo da riuscire a scovare i brillanti in mezzo alla spazzatura.

-Reading financial reports
Uno dei migliori libri che abbia mai letto su questo importante tema è senz’altro: “Reading financial reports” di Lita Epstein.

Naturalmente si riferisce alla realtà americana, ma è molto utile in generale.
E poi Wall Street, i Fwiani lo sanno bene, è la Champions league dell’investimento.

Far bene lì significa molto per un Investitore Intelligente e per chi vuole sul serio investire bene.

-What I learned losing a million dollars
Per tutti quelli tra voi che conoscono bene i miei Principi d’investimento, e sanno quanto sia stato importante il “Metodo Carlà” in questi anni nella gestione del portafoglio, anche dal versante delle emozioni e del comportamento, suggerisco:

“What I learned losing a million dollars” di Jim Paul & Brendan Moynihan (1994).

L’idea principale di questo libro è semplice: se non siete ancora sicuri che è molto meglio essere un Investitore Maratoneta piuttosto che un Trader Centometrista, allora leggetelo e sarete definitivamente d’accordo con me. Per sempre.

Paul, davvero uno sfortunato bersaglio del Cigno nero, è morto l’11 settembre del 2001 nelle Torri gemelle.

-The Black Swan
“Il cigno nero” (The Black swan 2007) è un libro del filosofo-trader Nassim Nicholas Taleb, è uno dei pochi volumi tradotti adeguatamente in italiano (o tradotti e basta) di cui vi sto parlando.

Non è ovviamente un libro specifico sugli investimenti. Ma ha parecchio da dire sul concetto di rischio e su altre faccende importanti per i professionisti.

E non solo per loro.

L’idea più importante del libro è semplice:attenti a saltare troppo presto alle conclusioni quando magari le premesse (i miti) sono tutt’altro che sicuri e dimostrati.

Il cigno nero potrebbe essere in agguato e fare danni simili a quelli delle esplosioni delle Bolle blu di Internet e della Bolla Mattonata immobiliare.

Un classico esempio è la famigerata Modern portfolio theory che, usata sul serio nella pratica finanziaria, portò al disastro della LCTM.

La Long Term Capital Management aveva arruolato nel board i premi Nobel della MPT Merton & Scholes.

Tra le teoria e la pratica c’è il Cigno nero.

-Finanza democratica
Il mio Metodo (anti Cigno nero), il Frullatore e gli altri principi cardine di Finanza World li trovate nel mio libro “Finanza democratica” e in versione Video streaming nel mio corso in 3 livelli: “Investi
Personalmente”:
https://www.finanzaworld.it/statico/page/13/master-investi-personalmente

Alcune idee secondo me (noi di Fw) decisive:

1 Mai spendere troppo per investire. Se spendete il 2% all’anno in commissioni state spendendo troppo.

2 Mai investire in cose che non capite e non conoscete se non siete guidati da chi è davvero Indipendente.

3 Mai investire per pochi mesi o pochi anni.
Investiti a lungo termine: 10, 15, 20, 30 anni.
La Maratona non i 100 metri.

4 Mai violare nessuna delle prime 3 Regole.
Se ne trasgredite 3 siete tantissimo nei guai.
Se ne violate 2 siete tanto nei guai.

Se ne violate anche una sola siete già nei guai.

Ci sarebbero tanti altri libri utili, interessanti ed importanti. Biografie di grandi businessmen ed investitori, come quella di Gerstner di IBM o Walton di WalMart. Libri di psicologia dell’investimento e di Behavioral finance. Libri sul management e sulla storia dei mercati finanziari. Libri sugli strumenti finanziari, presenti passati e magari futuri.

Libri come The (Mis)Behaviour of Markets: A Fractal View of Risk, Ruin and Reward di Benoit Mandelbroot.

Ma finirei per scrivere un libro sui migliori libri per imparare ad investire bene.

Non è detto che prima o poi …

Intanto scrivetemi a f.carla@finanzaworld.it e fatemi (please) sapere se questi libri piacciono anche a voi o se ne preferite altri.

Un caro saluto a tutti,
Vs. Francesco Carlà
f.carla@finanzaworld.it

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I migliori libri per imparare ad Investire (Terza parte)

26 July 2019

Ecco “Affari Nostri” di lunedi’ per
gli affezionati Fwiani Bloggers.
Buona lettura.

” Si possono battere i mercati?

Lo stesso Warren Buffett in persona affrontò la polemica con Malkiel direttamente in una conferenza per la Columbia University nel 1984.

Non a caso proprio in quella Università.

Era proprio li’ che Graham e Dodds avevano tenuto per tanti anni quel famoso corso universitario sul Value investing, il cui miglior studente di sempre si era rivelato proprio l’Oracolo di Omaha.

Malkiel non ha mai avuto argomenti empirici in grado di controbattere quelli molto pratici di Warren Buffett.

Quali siano questi lo vedremo fra poco insieme.

-Le Lettere di WB (Warren Buffett’s Letters to Berkshire Shareholders)
A proposito di Buffett, uno dei “libri” per investire intelligente (e investire bene) più divertenti e istruttivi che esistano, è proprio il corpus completo delle Lettere agli azionisti Brk, scritte da WB ed editate dalla giornalista di Fortune Carol Loomis:

http://www.berkshirehathaway.com/letters/letters.html

La quantità di buone idee, sul business e sugli investimenti, ma anche sulla vita, che potete scovare in questa incredibile miniera, è decisamente incalcolabile.

Sono migliaia e migliaia di pagine nelle quali Buffett racconta, con umorismo degno di Groucho Marx e precisione degna di Pascal, tutto quello che pensa degli investimenti, dell’imprenditoria, del denaro, del management, delle motivazioni
umane, della psicologia dell’investitore (corretta e scorretta), della struttura dei bilanci, dei numeri aziendali, del business, della vita, della filantropia, degli altri …

Potrei continuare per ore.

Impossibile immaginare un serio professionista dell’investimento, e del business, che non si sia dedicato, con puntiglio e dedizione, alla lettura e rilettura di queste Lettere decisive.

Sarebbe un po’ come per un Cristiano non aver mai letto il Vangelo e San Paolo. O per un comunista non aver mai letto il Capitale di Marx.

Dopo tutto stiamo parlando di un signore che ha fatto crescere il suo e l’altrui capitale (dal 1965) ad un ritmo vicino al 20% medio annuo.

Anche se, naturalmente, gli anni davvero d’oro sono terminati con la fine dei ’90 per via di una serie di fattori strategici. In cima le dimensioni di Berkshire, ma anche altre ragioni.

Buffett non ha mai scritto un libro di tecniche e strategie d’investimento in senso stretto.

Se ne sono occupati in molti altri: più di 50 libri hanno cercato di vivisezionare l’attività di WB da tanti punti d’osservazione.

Basta scrivere Buffett su Amazon per rendersene conto.

Una jungla dove ci sono moltissimi libri perfettamente inutili e spesso dannosi.

Ecco invece quelli che trovo interessanti:

“The essays of Warren Buffett: lessons for investors and managers” di L. Cunningham. E’ il libro migliore per capire le lettere di Buffett agli azionisti.

Cunningham organizza l’enorme quantità di materiale Buffettiano per argomenti e temi, uno sforzo molto utile specie per i non espertissimi.

“Warren Buffett and the interpretation of financial statements”, “Buffettology” e “The Tao of Warren Buffett” di Mary Buffett (ex-nuora di WB) e David Clark.

Sono tre libri utili e anche un po’ da insiders visto che Mary Buffett è stata piuttosto vicina all’Oracolo per qualche anno. Ma non aggiungono poi molto a quello che già si trova nelle Lettere.

Per capire meglio come si è formata e sviluppata la mentalità di WB, ci si può imbarcare, nella lettura delle due monumentali biografie:

“The Snowball: Warren Buffett and the Business of Life” di Alice Schroeder e “Buffett: The Biography” di Roger Lowenstein.

Ci sto prendendo gusto, quindi continuiamo ancora questo viaggio nei migliori libri per investire intelligente (e per investire bene) fra sette giorni.

Un caro saluto a tutti,
Vs. Francesco Carlà
f.carla@finanzaworld.it

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I migliori libri per imparare ad Investire (Seconda parte)

21 July 2019

A beneficio di tutti i Fwiani Bloggers,
pubblico in anteprima il prossimo numero
di “Affari Nostri”. Buona lettura.

” -Where Are the Customers’ Yachts?
Un altro libro molto interessante è “Where Are the Customers’ Yachts?”, di Fred Schwed, Jr. La prima edizione è del 1940, la seconda del 1955.

Ci sono due idee importanti in questo libro:

La prima: diventare ricchi giocando in Borsa è una cosa che non riesce mai a nessuno;

La seconda: il 90% dei traders e degli operatori fa peggio degli indici dei mercati.

Come avrebbe detto Buffett un po’ di anni dopo: “Wall Street e’ l’unico posto dove gente che usa la metropolitana consiglia persone che girano in Rolls Royce”.

Ecco un passaggio di violento umorismo anti analisi tecnica et similia:

“There have always been a considerable number of pathetic people who busy themselves examining the last thousand  numbers which have appeared on a roulette wheel, in search of some repeating pattern. Sadly enough, they have usually found it.”

“Ci sono sempre un sacco di tipi patetici che esaminano gli ultimi mille numeri usciti alla roulette, cercando qualche pattern ripetitivo.
Il dramma è che di solito lo trovano pure.”

-Reminiscences of a Stock Operator
Un altro classico è il quasi-fiction: “Reminiscences of a Stock Operator”, (1923) di Edwin Lefèvre, una specie di biografia  romanzata di Jesse Lauriston Livermore, un trader della Wall Street pre-1929.

Livermore fece esperienza diretta di molte trappole dei mercati finanziari, e capì nel modo più duro che:

“It never was my thinking that made the big money for me. It always was my sitting.
Got that? My sitting tight!”

Traduzione libera che molto spesso viene attribuita a Buffett: si fanno molti più soldi a mantenere fermi i propri buoni investimenti che a cercare di aggiungerne altri nuovi.

E’ la nostra idea della Maratona, in embrione.

Un’altra frase di questo libro andrebbe scolpita nel marmo: “A stock operator has to fight a lot expensive enemies within himself.” I nemici piu’ pericolosi (e costosi) sono dentro di noi.

Anche questo volume mantiene la sua freschezza e il divertimento nella lettura, dopo quasi un secolo dalla sua prima apparizione.

E continua ad essere ristampato.

-One up on Wall Street/Beating the Street
Un paio di libri più recenti che contengono alcune buone idee li ho letti tra la fine degli anni ottanta e i primi novanta del
secolo scorso.

Li ha “scritti” nel 1988 e 1992 uno dei più famosi fund managers di quell’epoca: Peter Lynch.

Titoli: “One up on Wall Street” e “Beating the Street”.

Lynch è il tipico rappresentante dell’epoca d’oro dei fondi d’investimento gestiti in Usa, un’industria che ha conosciuto dal di dentro visto che è stato il capo del fondo Magellan di Fidelity tra il 1977 e il 1990.

Con mega-successo.

L’idea migliore che si trova nei suoi libri?
La conoscete molto bene: “Invest in what you know”.

Nei 5 Principi della Finanza democratica di FinanzaWorld compare, non a caso, in versione completata così:

“Investite solo in quello che capite e conoscete”.

-A random walk down Wall Street
Un libro pubblicato nel 1973 da Burton Malkiel, un economista di Princeton, popolarizza la teoria dei Mercati efficienti. Mi riferisco a “A random walk down Wall Street”.

Le idee principali di questo libro sono due, una giusta e una sbagliata:

Quella giusta:
E’ statisticamente assai improbabile che un fondo d’investimento gestito possa fare meglio di un fondo d’investimento passivo.

Un’idea che mi trova perfettamente d’accordo, specie considerando la differenza di costi tra i due generi di fondi d’investimento.

Quella sbagliata:
I mercati sono sempre efficienti quindi è impossibile fare meglio del mercato a lungo termine.

I mercati sono spesso efficienti, ma non sempre. Per questo, usando le tecniche corrette, è possibile batterli come abbiamo
dimostrato in questi lunghi anni a FinanzaWorld.

E come hanno dimostrato per decenni i Superinvestors di Graham & Doddsville
http://en.wikipedia.org/wiki/The_Superinvestors_of_Graham-and-Doddsville

Proprio di Buffett e di altri libri importanti parleremo nella terza parte fra una settimana.

Un caro saluto a tutti,
Vs. Francesco Carlà
f.carla@finanzaworld.it

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