di Francesco Carlà

I traders perdono gli investitori vincono

del 7/01/2021 di Francesco Carlà
"Mai provato a fare soldi col trading a breve termine. Io investo con l'idea che i mercati potrebbero chiudere il giorno dopo e non riaprire per i prossimi cinque anni."

La frase e' di Warren Buffett, 90 anni, quarto uomo piu' ricco del mondo, l'unico ad essere diventato tale senza inventare Facebook o Windows, ma semplicemente investendo in quello che conosce e capisce.

Investendo, non speculando a breve termine.

Ma perche', secondo Buffett e anche secondo me, i traders a breve (io li chiamo i 'centometristi' in contrasto con gli investitori che puntano piuttosto ad essere dei regolari maratoneti) perdono prima o poi il loro denaro?

Ci sono ragioni tecniche, ma anche psicologiche e comportamentali. Un trader somiglia troppo ad uno scommettitore.

"Lascereste il vostro posto di lavoro per andare a giocare a Las Vegas?", si chiede il New York Times in un articolo sul tema.

Molti studi condotti negli ultimi 50 anni sui traders hanno concluso sempre allo stesso modo: il 95% di loro perde denaro. Ma il problema aggiuntivo e che quel 5% di vincenti varia in continuazione.

Quindi, in pratica, a fare del trading il proprio lavoro alternativo si perdono, nel tempo, sicuramente soldi.

Ma allora perche' ciclicamente su Internet compaiono tante storie di presunti vincenti a nuove forme di trading on line, per esempio adesso al Forex o con le opzioni?

La ragione e' semplice e antica e pure questa somiglia al motivo per cui esistono le scommesse e il gioco d'azzardo: commissioni di brokeraggio. Anche se sono state ridotte da Internet, continuano ad essere un buon business.

Specialmente se il cliente e' un day-trader che fa molte operazioni al giorno.

Insomma il tema non e' nuovo. C'e' un bellissimo volume di Fred Schwed Jr. uscito nel 1940, ma ancora attualissimo che racconta molto bene la differenza tra brokers e traders. I primi prosperano con il denaro dei secondi. Il libro non potrebbe avere un titolo piu' eloquente: "Dove sono gli yacht dei traders?"

E' una lettura consigliatissima prima di cambiare lavoro.

Racconto un'esperienza personale. Dopo aver pubblicato il mio libro "Trading on line" nel 2000 in piena euforia di Borsa, ricevetti una lettera da un pianista. "Ho pensato di vendere il mio pianoforte per darmi al trading".

Gli risposi di tenersi il pianoforte e continuare a suonare. Tre anni dopo mi scrisse di nuovo per dirmi che non aveva seguito il mio consiglio e aveva perso soldi e pianoforte.

Investite come maratoneti non come centometristi.
E solo in quello che capite e conoscete.




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