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di Francesco CarlĂ 
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I fondi pensione, 10 anni dopo

del 13/03/2017
di Francesco CarlĂ 

Le Fwiane e i Fwiani veterani ricorderanno quanto
mi sia personalmente battuto per sostenere la causa
del Tfr contro tutti quelli che tifavano (in evidente
conflitto d'interesse) per i fondi pensione.

Dopo dieci anni si commentano i risultati e si nota
un certo trionfalismo in giro, a favore dei fondi
contro il Tfr che i medesimi avrebbero battuto.

Il match con i Premium di FinanzaWorld
sarebbe invece, in ogni caso, finito con molti
(tanti) gol di scarto a nostro favore.

Ma lasciamo perdere -ò-

Vediamo però (per bene) come sta andando la partita
tra Fondi e Tfr e, per farvela raccontare, lascio
la parola al Prof. Beppe Scienza, uno degli
altri (pochi) che insieme a me e a Fw sconsigliarono
ai dipendenti italiani la scelta pro-fondi.

Buona lettura.

-Prof. Beppe Scienza (Il Fatto quotidiano 1-3-2017 pag. 17)

"I lavoratori del settore privato, che allora non si opposero,
sono rimasti incastrati per tutta la vita lavorativa nella
previdenza integrativa e, di regola, proprio in un fondo
sindacal-padronale.

In questi giorni molti lavoratori leggono nelle bacheche
sindacali e nelle e-mail titoli quali “il fondo pensione
batte Tfr 4 a 2” oppure che i versamenti alle gestioni di
categoria “hanno reso in media il 44% in più”.

Spiace per gli interessati, ma non è vero.

Come al solito, fallimenti vengono spacciati per successi.
In realtà sul fronte dei rendimenti la previdenza integrativa
ha fatto cilecca. Lo vediamo, partendo dalla basilare
ricerca dell'area studi di Mediobanca "Dati di 1003 fondi e
sicav (1984-2015)", integrata per l'anno scorso coi rendimenti
provvisori della Covip. Da fine 2006 a fine 2016 la performance
complessiva media dei fondi pensione chiusi risulta il 38% netto,
che può essere spacciata per buona e invece non lo è.

Poiché tali fondi investono nei mercati finanziari,
vanno innanzitutto confrontati con essi. Possiamo per
esempio prendere a riferimento tutti i Btp non brevissimi:
+71,4% netto nel decennio e ancora di più con quelli lunghi.

Poi, viste tutte le vanterie sulla diversificazione azionaria,
l’indice Morgan Stanley World: +47,6% in euro. Dando per buona
la ripartizione fra comparti adottata, ai gestori bastava
copiare i mercati per ottenere qualcosa come il 50% netto.

Ciò equivale a un minus di gestione nell’ordine del 12%.

È vero che meriterebbe approfondire e magari anche risalire
alle cause (movimentazione esagerata, costi occulti,
malversazioni ecc.). Impresa però impossibile per la totale
opacità della previdenza integrativa.

Ma soprattutto i fondi chiusi non hanno affatto “reso il
44% in più del TFR”. Se verso soldi in un conto, il saldo sale.

Ma grazie ai soldi aggiunti, non agli interessi accreditati.

Vale lo stesso discorso, se ad alcuni risulta ora nel fondo
una somma più alta rispetto al Tfr accantonato di chi non
ha aderito. Ciò è dovuto soprattutto non al rendimento delle
gestioni di categoria, bensì ai soldi in più versati da loro
stessi e dai datori di lavoro, fra l’altro a discapito di
quanti non hanno aderito. Per giunta, cosa regolarmente taciuta,
i cosiddetti contributi datoriali sono sicuri al massimo per
quattro anni e poi non più.

Il TFR si è rivalutato nel decennio del 25% netto.

Quindi nessun fantasmagorico 44% in più, ma semmai un 13%,
pari a un 1% annuo. E, concordando col giudizio già espresso
dall’ufficio studi di Mediobanca, un tale differenziale è
troppo modesto a fronte dei rischi molto maggiori, cui i
futuri pensionati sono stati esposti.

In ogni caso, per chi ancora lavora, il vantaggio è solo
contabile. È tutto da vedere se la situazione non si ribalterà
prima della pensione, perché i tassi di mercato congiurano
contro la previdenza integrativa e a favore del Tfr."

Qui trovate il testo integrale dell'articolo:
http://www.ilrisparmiotradito.it/news/355/previdenza-integrativa-10-anni-di-delusioni

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Un caro saluto a tutti,

Vs. Francesco Carlà
f.carla@finanzaworld.it

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