di Francesco Carlà

Affari nostri: Indulto ai furbetti

del 21/08/2006 di Francesco Carlà

Cari Fwiani,

Mi avete inviato centinaia di e-lettere sul tema
dell'indulto esteso ai reati finanziari e nella
pubblica amministrazione. Ma corrotti, corruttori,
truffatori assortiti e astuti elusori l'hanno avuta vinta.

Come volevasi dimostrare.

I furbetti nostrani, serial killers dei
risparmiatori e arricchiti con i denari
della collettivita', non faranno
nemmeno un giorno di galera.

E questo grazie al bel regalo dell'indulto estivo.

Non e' un buon viatico per il governo Prodi
e nemmeno una buona idea per ricostituire
quel necessario clima di regole e rispetto,
attorno al nostro 'speciale' sistema finanziario.

In America per lesa maesta' al consumatore
finanziario (il risparmiatore e l'azionista
o l'obbligazionista) si fanno allegramente
decenni di carcere.

E si fanno tutti.

Da noi il trattamento e' un bel po' diverso
ma, come si dice a Wall Street, l'investitore
ha gambe di lepre e memoria d'elefante.

E non dimentichera' facilmente questa storia.


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-Di ORIANA LISO e FERRUCCIO SANSA
L'indulto? Un affare d'oro, per chi di affari se ne intende.
Finanzieri, banchieri, immobiliaristi. Indagati alcuni, imputati
altri, per tutte le possibili combinazioni di reati
economico-finanziari. Per semplicità: i "furbetti del quartierino".
Fazio, Fiorani, Consorte, Ricucci. Ma anche Tanzi, Geronzi, Cragnotti.
Per loro i tre anni di sconto di pena previsti dall'indulto hanno il
sapore della certezza della libertà.

Fatti due conti, la nuova legge aiuterà tutti loro, in caso di
eventuale condanna, a fare pochi o nessun giorno di carcere perché
l'indulto - che copre tutti i reati commessi entro il 2 maggio scorso
- "abbuona" di fatto sei, e non tre, anni di carcere, grazie alla
possibilità di accedere prima del tempo all'affidamento ai Premium
sociali e, in generale, alle misure alternative. Basta sfogliare il
Codice penale per rendersi conto che le eventuali condanne più alte -
che potrebbero aggirarsi sui dieci anni - saranno comunque ridotte
sensibilmente. Considerando quanti chiederanno il giudizio abbreviato
(con lo sconto di un terzo della pena) e che alcuni di loro hanno
problemi di salute e di età, il gioco è fatto. Da ultimo, non va
dimenticato che molte di queste indagini arriveranno a processo per il
rotto della cuffia, grazie alla legge ex Cirielli, che riduce i tempi
di prescrizione.

Eccessivo parlare di colpo di spugna, obiettano gli avvocati. Ma che
gli effetti della nuova legge servano anche ai protagonisti di tutti
gli ultimi scandali bancari è indubbio. In caso di condanna la mano al
portafogli, per risarcire le parti civili, dovranno mettercela
comunque, perché l'indulto su questo non ha effetti. Ma i tempi
saranno lunghi e le vittime dovranno pazientare anni. Così, resteranno
in piedi anche le pene accessorie, come l'interdizione dai pubblici
uffici.

Gli esempi si sprecano, solo fermandosi ai nomi che hanno riempito le
cronache giudiziarie recenti. L'ex governatore di Bankitalia Antonio
Fazio è indagato a Milano per aggiotaggio (pena massima sei anni) e a
Roma per abuso d'ufficio (da sei mesi a tre anni). Indagini ancora
aperte e collegate, perché l'inchiesta è sempre quella sulla fallita
scalata di Bpi all'Antonveneta. Se Fazio dovesse essere processato e
condannato al massimo della pena, grazie all'indulto la vedrebbe
ridotta a metà. Per i suoi legali sarebbe facile ottenere
l'affidamento ai Premium sociali.

Per Calisto Tanzi il discorso è di poco diverso. L'ex patron della
Parmalat, per motivi di salute e di età, difficilmente finirebbe in
carcere, nonostante le accuse pesantissime. Ma l'indulto potrebbe
fargli "saltare" o ridurre anche gli arresti domiciliari. Non ha
problemi di età, invece, Gianpiero Fiorani, l'ad disarcionato della
Bpi. L'inchiesta milanese è vicina alla chiusura: Fiorani è iscritto
nel registro degli indagati per associazione a delinquere, aggiotaggio
e riciclaggio. Anche per lui un calcolo, per quanto approssimativo,
dovrebbe tenere conto di sei mesi di custodia preventiva (tra carcere
e domiciliari) già scontati, dei tre anni dell'indulto e dei tre in
cui utilizzare il "bonus" delle misure alternative. Questo vuol dire
che anche a Fiorani (come al suo braccio destro Gianfranco Boni)
rimarrebbe poco o nulla da scontare in carcere, almeno per quanto
riguarda quel filone (perché, ovviamente, l'indulto si applica una
volta sola, e non per ogni condanna).

Forse, alla fine, chi rischia di più è Sergio Cragnotti, ex patron
della Cirio. Lo scandalo dei bond argentini ha coinvolto migliaia di
risparmiatori e fatto da apripista tra le indagini
economico-finanziarie degli ultimi anni. Per il finanziere si è già
aperta l'udienza preliminare per il crac Cirio, a Roma: la bancarotta
fraudolenta - che è solo uno dei reati contestati - prevede condanne
fino a dieci anni. Ma anche per lui, lo sconto dei tre anni per
l'indulto, una volta arrivati in appello, potrebbe automaticamente far
scendere la sua pena fino ai fatidici tre anni. Oltre i quali resta
solo l'affidamento ai Premium sociali. Che di fatto vuol dire la
libertà.


A presto,
Vs. Francesco Carla'





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