di Francesco Carlà

Tre brutti errori finanziari (e come risolverli)

del 13/04/2026 di Francesco Carlà
Un po' di anni fa ho ricevuto una lettera molto interessante. Mi scriveva Angelo M. per mettermi a parte di un tormento che, lo diceva lui, gli faceva perdere il sonno.

Si tratta di una missiva molto lunga e quindi la riassumo un po' di seguito.

E alla fine rispondo perché è tuttora attuale ed emblematica. Buona lettura.

-Angelo M.
"Ho fatto tre errori nella mia vita finanziaria. Uno di seguito all'altro. E ho solo 35 anni.

Mi dico spesso che tutti possono sbagliare e che ci deve pur essere un modo per uscire da questa situazione che mi angustia.

Ecco gli errori:

Il primo: Ho dato retta ai consigli di un "esperto" finanziario che, a giudicare dai risultati, non aveva affatto esperienza. Non pensavo che un singolo consiglio sbagliato, anche se reiterato nel tempo (circa un anno) potesse produrre tanti danni al mio portafoglio.

Il secondo: Ecco il consiglio sbagliatissimo: ho ereditato un grosso portafoglio azionario da mio padre. Sto parlando di una somma con molti zeri. La maggior parte di queste azioni erano e sono titoli bancari e altre azioni dell'indice della Borsa di Milano.

Quando sono cominciati i guai, nell'autunno del 2008, e i miei titoli hanno cominciato a scendere, ho chiesto consiglio a questo "esperto" sul da farsi.

Il suo consiglio è stato netto: tenere tutto senza fare nulla. Tanto si trattava di titoli tranquilli che pagavano dividendi. Sarebbero risaliti molto presto e senza problemi di ansia.

Il terzo: Non sono affatto risaliti. Anzi hanno continuato a scendere. Quasi metà del mio pfolio azionario, due anni, dopo, se n'è andato. E molto spesso non hanno pagato nemmeno i dividendi.
 
Il risultato è che adesso, elaborato il lutto della perdita e dei miei errori che ho elencato, non so cosa fare. Vendo e monetizzo la perdita? Tengo e spero che risalga il portafoglio (ma se poi continuano a calare?)? Esiste una terza possibilità?


-Francesco Carlà
Angelo ha subito una ferita grave.

Qui non si tratta soltanto di soldi. Il problema è, come succede spesso in faccende finanziarie, anche, e forse soprattutto, psicologico.

Provate a leggere la sua lettera (e le sue domande) così:

1 Mio papà mi ha lasciato custode di una grande fortuna;
2 Io mi sono fidato di uno che non aveva esperienza;
3 Il risultato è che adesso il mio patrimonio è distrutto;
4 L'unica cosa che desidero è farlo tornare al punto di partenza.

Ragionare così, molto probabilmente, porterebbe ad ulteriori perdite sul capitale iniziale.

Quindi, prima di tutto, scordarsi del capitale iniziale se si vuole davvero iniziare una nuova strada. Il capitale attuale è il nostro capitale. Stop.

Secondo passaggio: il nostro patrimonio può essere visto in due modi.

Il primo: le azioni che abbiamo al momento in pfolio e il loro "valore" facciale attuale.

Il secondo: i business che le azioni rappresentano, la qualità di questi business, i fondamentali economici e finanziari, etc. etc.

Nel primo caso abbiamo un capitale che è dato dal prezzo attuale delle azioni. Ma non sappiamo nient'altro. Pessima situazione per un azionista.

Nel secondo caso abbiamo un patrimonio che è dato dal valore di mercato delle nostre azioni a cui aggiungiamo la conoscenza dei business sottostanti (che dovrebbero informarci sui veri valori intrinseci dei medesimi).

Nessuno dovrebbe detenere azioni se non rientra nel secondo caso.

Credo che sia molto chiaro, allora, cosa dovrebbe fare Angelo M. (e tutti quelli che si trovano in situazioni analoghe) per uscire da questa scomodissima condizione:

Primo: riconoscere il proprio capitale attuale dopo l'errore grave;

Secondo: riconoscere il profilo giusto di un investitore azionario.

Per ottenere il primo risultato bisogna guardare in faccia la realtà e scacciare ogni idea di impossibili e perdenti scorciatoie.

Per ottenere il secondo risultato bisogna usare i 5 Principi della Finanza Democratica. Li ho pensati e scritti nel 1999. Non ho cambiato una riga da allora:

1 Nessuno può curare il nostro denaro meglio di noi;

2 Imparare ad investire è molto semplice e non serve essere laureati in economia e scienze finanziarie.

Basta essere correttamente informati da chi è Strutturalmente Indipendente(*) e non deve vendervi nessun tipo di prodotti finanziari. Basta saper fare addizioni, sottrazioni, moltiplicazioni, divisioni, percentuali, e medie;

3 Grazie ad Internet, è facile e costa molto poco investire da soli e senza intermediari. E' sufficiente aprire un conto bancario on line e le commissioni sono basse e alla portata di tutti gli investitori.

4 Investite solo in quello che capite e conoscete.

5 Non fidatevi di nessuno che vi proponga cose in contrasto con i punti 1, 2, 3 e 4.

(*) Strutturalmente Indipendente è SOLO chi guadagna se guadagnate voi. Non chi guadagna anche quando voi perdete.

Non c'è davvero altro da sapere.


Un caro saluto a tutti,

Vs. Francesco Carlà
f.carla@finanzaworld.it



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