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La Doria, un'interessante realtà italiana del settore agroalimentare

dell' 11/07/2018
di FinanzaWorld staff
La Doria è il maggior produttore italiano di legumi conservati, pelati e polpa di pomodoro e il secondo produttore di succhi di frutta. Inoltre, la società è anche tra i primi produttori europei di sughi pronti a marchio private label.

Si tratta quindi di una delle più importanti realtà agroalimentari italiane.

I principali marchi del gruppo sono La Doria, La Romanella, ViviG, Cook Italia, Althea e Bella Parma.

La società è nata nel 1954 ad Angri, in provincia di Salerno. La prima produzione è stata quella dei pelati e del concentrato di pomodoro.

A partire dagli anni '60, poi, l'azienda aggiungerà altre produzioni a quella tradizionale. Fin dagli anni '70 la società si apre al mercato internazionale, portando i propri prodotti in Francia, Germania e Paesi Arabi. Pochi anni dopo inizierà anche l'espansione nel Regno Unito.

Pur con qualche difficoltà negli anni '80, con l'azienda che finisce addirittura in amministrazione controllata, alla fine La Doria è in grado di lasciarsi alle spalle i suoi problemi e già da metà anni '90 si quota in Borsa per avere le risorse necessarie a sostenere lo sviluppo aziendale.

Negli anni più recenti, poi, sono aumentate le acquisizioni e lo sviluppo internazionale, con presenza anche in Australia, Giappone e Paesi Scandinavi.

Vediamo proprio come vanno le cose in Borsa.

Per quasi 20 anni, dalla quotazione fino al 2013, la performance in Borsa è stata piuttosto irrilevante. Del resto, si trattava anche di una piccola società rispetto ad altre grandi aziende quotate.

Dal 2013, comunque, la Borsa si è accorta del titolo. A marzo 2013 la società quotava circa 1,75 euro e dopo poco più di 4 anni, a dicembre 2017, il titolo è arrivato a quotare poco sopra 16 euro. Una crescita di oltre 9 volte.

Chi ha creduto nella società negli ultimi anni ha sicuramente avuto dei benefici importanti.

Nell'ultimo anno il titolo ha perso un po' di terreno e oggi quota poco sopra quota 11 euro. Le valutazioni non sono particolarmente alte, con un P/E inferiore a 12, mentre il dividendo è un discreto 2% del prezzo.

E' vero che negli ultimi due anni ricavi ed utili sono un po' scesi, ma la società merita sicuramente di essere tenuta sotto osservazione.


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