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Le banche costituzionali


Le banche invocano la Costituzione.

Tirata per la giacca da tutte le parti
e per le ragioni (e i torti) piu’ disparati,
la nostra Legge fondamentale adesso
viene usata pure da una banca di Hong Kong
per non dare indietro i soldi a Parmalat.

La HSBC e le altre banche non hanno ingoiato la pillola.

Avevo scritto che Bondi non era molto
gradito dagli istituti di credito,
giusto per usare un eufemismo.
Del resto le banche non hanno fama
di essere portatissime ad ingoiare rospi
e sconfitte.

Quindi le battaglie legali saranno lunghe.

-Biagio Marco per l’Opinione.it
Le banche non l’hanno fatta passare liscia al neo amministratore delegato della Parmalat, Enrico Bondi. A ben vedere, non gli hanno fatto assaporare il piacere della nomina al vertice di Collecchio che subito sono passate al contrattacco. Per di più, le azioni Parmalat, in Piazza Affari, hanno avuto un forte calo. All’assemblea dei soci le banche avevano disertato la seduta, e questa mossa, alla luce dei fatti di oggi, è stata solo una scelta tattica, visto che avevano l’asso nella manica: la banca inglese Hsbc, che ha subito un’azione revocatoria da Parmalat per 2,3 miliardi di euro, si è opposta alla restituzione della somma, facendo esposto alla magistratura. Il tribunale di Parma, in un’ordinanza firmata nei giorni scorsi, ha ritenuto non “manifestamente” infondata la questione della legittimità costituzionale dell’articolo 6 della Legge Marzano. Al ché, il vertice di Collecchio non si è scomposto e ha chiesto, con molto understatement, chiarezza sul caso.

Sub iudice è l’articolo 6 della Marzano che consente azioni revocatorie “ in circostanza di un programma di ristrutturazione”. Motivo per il quale il magistrato ha deciso di trasmettere tutti gli atti alla Consulta, a cui spetterà la decisione se le revocatorie possono o no essere portate avanti dalla Parmalat. In sintesi, la Corte costituzionale dovrà decidere se sono legittime o meno le revocatorie avviate da Bondi nei confronti degli istituti di credito in base alla Legge Marzano. Un provvedimento incostituzionale, secondo i legali della Hsbc, perché gli articoli 3 (che opera discriminazioni tra creditori non rispettando il principio di uguaglianza) e 41( in contrasto con la libertà di iniziativa economica e di concorrenza) violano la Costituzione. Entrando nel merito, la Legge Marzano, emanata ad hoc durante il fuoco del crac Parmalat, prevede il rilancio e la ristrutturazione dell’azienda di Collecchio. In questa ottica si è mosso di fronte a mille difficoltà Bondi. E qui nascono i grattacapi. Le leggi Marzano e Prodi bis, a ben guardare, sono pressoché coincidenti, dato che i campi di intervento sono i medesimi. Tuttavia, i due provvedimenti hanno applicazioni molto diverse.

Infatti, in una le procedure delle revocatorie sono possibili solo in caso di liquidazione e nell’altra anche in casi di ristrutturazione. In particolar modo, la Marzano consente l’azione revocatoria anche se la società non viene messa in liquidazione, di conseguenza, si ha un trattamento diverso fra creditori e questo non è proprio possibile. C’è di più. A giudizio degli avvocati della Hsbc, il problema sorge dal fatto che le revocatorie potrebbero avere un effetto distorsivo sulla concorrenza. Insomma, Bondi ha ristrutturato la Parmalat, dopodichè l’azienda di Collecchio opera, di fatto, in regime di concorrenza con le altre società del medesimo settore. Il rischio che si intravede è che l’azienda di Collecchio incassi attraverso l’operazione revocatoria 7,46 miliardi di euro, una somma che potrebbe essere considerato un contributo per coprire il deficit finanziario. Il che, sempre a detta dei legali, non è ammesso per nessuna ragione al mondo.

E poi, i soldi incassati dalla Parmalat tramite le revocatorie non andrebbero soltanto nelle tasche degli ex creditori, come del resto la legislazione italiana prevede, ma anche in quelle dei nuovi creditori e dei nuovi azionisti. In tal modo, sarebbero avvantaggiati una pluralità di soggetti e non, viceversa, i creditori della società penalizzati dal crac della società di Collecchio. Naturalmente in tutta la materia sollevata dagli avvocati della Hsbc non c’è certezza assoluta. Magari fosse tutto chiaro, ma non è così: si naviga a vista in un mare di nebbia. Purtroppo la partita Parmalat avrà tempi lunghi, anche perché dietro la Hscb si è accodata la Deutsche bank. Sicuramente faranno altrettanto il resto degli istituti di credito stranieri e tutte le banche italiane, che non vogliono darla vinta a Biondi e al CdA che si sono insediati nei giorni passati, senza il loro consenso. In breve, le banche non vogliono cacciare un euro, dopo aver “truffato” i risparmiatori. La storia (di cui abbiamo dato una breve sintesi) è tipicamente italiana. La Parmalat di Bondi rischia per un cavillo giuridico di entrare nuovamente in crisi, pur avendo ragione. Roba da matti.




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