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Il PEG

del 18/07/2008
di FinanzaWorld staff
Torniamo a parlare dell'indicatore PEG, dopo l'ultima
puntata.

Ricordiamo che PEG e' l'acronimo di Price/Earnings
to Growth e in questo calcolo il Growth, ossia la
crescita, e' cruciale.

E' infatti piuttosto difficile prevedere con
ragionevole precisione i ritmi di crescita oltre un
certo numero di anni.

Questo non vuol dire che stimare la crescita sia
inutile, anzi e' essenziale ed obbliga comunque
l'investitore a pensare al business ed ai suoi
sviluppi prima di acquistare un qualsiasi titolo.

E' chiaro pero' che la stima corretta della crescita
non sia un problema di semplice soluzione. Proprio
per diminuire le possibilita' di errore, ha senso
calcolare il PEG con diversi ritmi di crescita,
quindi non solo per l'anno successivo, ma anche per
la prevista crescita per i prossimi 5 anni.

Ma si puo' calcolarlo anche sulla crescita avvenuta
negli ultimi 5 anni.

Nessuno dei tre metodi e' fondamentalmente sbagliato,
semplicemente i valori risultanti forniscono
informazioni differenti.

Il PEG calcolato sulla crescita passata e' basato su
dati effettivi e non solo sulle stime, ma quando
compriamo un titolo stiamo pagando le future
aspettative di crescita quindi la stima della
crescita futura e' indispensabile.

Nel calcolo ognuno puo' usare le proprie stime o
semplicemente usare le aspettative a 5 anni fornite
da Yahoo Finance, nel link Analyst Estimates.

Ad esempio, per GameStop (NASDAQ:GME):
http://finance.yahoo.com/q/ae?s=GME i 15 analisti
che seguono il titolo prevedono una crescita media
di oltre il 20% l'anno per i prossimi 5 anni, contro
una crescita prevista del 13% della media del
settore.

Bisogna comunque prestare attenzione a questi dati.
Guardando i ritmi di crescita di molti titoli sembra
che ben pochi analisti prevedano un ritmo di crescita
inferiore al 15% annuo, peccato che gli studi
accademici rivelino come solo poche aziende siano
realmente in grado di far crescere i profitti oltre
il 15% l'anno nel medio e lungo periodo.

Insomma gli analisti sono generalmente troppo
ottimisti nelle loro previsioni di crescita.
In uno studio dell'universita' dell'Illinois,
intitolato 'The level and persistence of growth rates'
che possiamo trovare qui:
www.lsvasset.com/pdf/Level-&-Persistence-of-Growth-Rates.pdf
si dimostrava come le previsioni di crescita nel
periodo 1982-1998 fossero significativamente piu'
alte di quelli che sono poi stati gli effettivi
ritmi di crescita.

L'errore degli analisti quindi e' lo stesso degli
investitori, presumere che i ritmi di crescita
passati possano essere mantenuti in futuro.

Quando nel 2000 Cisco Systems (NASDAQ:CSCO) quotava
ai suoi massimi, gli analisti si attendevano una
crescita annuale del 15%, che avrebbe dovuto portare
ad una capitalizzazione di oltre 2000 miliardi di
dollari nel 2010, mentre oggi la capitalizzazione di
Cisco e' di 'soli' 156 milioni di dollari.

Essenzialmente quando stabiliamo un target di
crescita del 15% ci stiamo attendendo che l'azienda
cresca ad un ritmo decisamente piu' veloce di quello
medio.
Mentre e' plausibile che alcune aziende crescano
piu' rapidamente, bisogna prestare estrema
attenzione nello stabilire quali saranno quelle
capaci di fare meglio ed acquistarle a prezzi che
orniscano un decente margine sul valore intrinseco.

Quando Cisco valutava 80$, era da considerare
sicuramente un titolo growth, ma di certo non
offriva margine sul valore intrinseco, tuttavia
c'era chi continuava ad acquistare pensando che le
performance passate fossero indicative di quelle
future.

C'e' un problema ancora piu' profondo, le aziende
non crescono solitamente in maniera lineare,
potrebbero crescere del 100% quest'anno, ma solo
del 10% nei due anni successivi.

E la crescita dovra' per forza di cose prima o poi
rallentare.

Da un punto di vista matematico, la crescita non
puo' essere infinitamente piu' veloce della crescita
economica media (altrimenti un'azienda diventerebbe
piu' grande dell'economia stessa).

Anche se il limite del PEG e' la sua poca
attendibilita' in casi di crescita estremamente
bassa o alta, rimane comunque un valido strumento
per avere un'indicazione di massima.  

Gli studi di backtesting infatti dimostrano come in
media, i titoli delle aziende con PEG piu' basso,
abbiano fatto meglio di quelle con PEG piu' alto nel
periodo 2002-2006.

In particolare i risultati dicono che hanno fatto
meglio della media di mercato:
- il 92% dei titoli con PEG minore di 1
- il 68% dei titoli con PEG tra 1 e 2
- il 47% dei titoli con PEG maggiore di 2

Il PEG e' quindi da considerare come un buono strumento
iniziale di screening, un punto di partenza per
ulteriori analisi.

Alla prossima settimana.


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