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La scorsa settimana abbiamo parlato
di perché è importante investire in obbligazioni.
Continuiamo oggi con un taglio "educational"
ritornando sulla differenza tra titoli a tasso fisso
e titoli a tasso variabile ed in particolare nell'uso
che possiamo farne. Si tratta di concetti che
abbiamo già toccato in passato, ma di tanto
in tanto è bene ritornarci sopra sia per ripasso,
sia per i nuovi lettori.
Un titolo obbligazionario a tasso fisso è un
titolo che al momento dell'acquisto ci dice
già quanto ci paga ad ogni scadenza. Se teniamo
questo titolo fino a scadenza, sappiamo già oggi
quale sarà il rendimento che otterremo. Non
importa se i tassi saliranno o scenderanno, cosa
faranno i mercati, dove andrà l'economia. Quel
titolo, se portato a scadnza, ci darà già oggi un
rendimento che già conosciamo.
Questa è anche la proverbiale sicurezza dei
titoli obbligazionari. Con un titolo a tasso fisso
e l'intenzione di portarlo a scadenza, sappiamo già
di ricevere il capitale a scadenza e un determinato
tasso di rendimento annuale. L'unico rischio è
che l'emittente risulti insolvente, ma se abbiamo
cura di scegliere un emittente solido, è un rischio
tutto sommato remoto (sebbene presente).
Tuttavia, il mercato cambia, evolve, si muove.
Così, se oggi acquistiamo
un titolo decennale
che rende il 4% e dopo due anni i tassi passano
al 7%, certo non siamo molto contenti. E' vero
che ho la sicurezza del capitale e di un rendimento
del 4%, ma è anche vero che dopo tre anni
un titolo di quel tipo rende il 7%, cioè molto di
più. Questo mancato guadagno, inutile negarlo,
è una perdita. Meglio un mancato guadagno di
una perdita effettiva, ma comunque è una perdita.
I titoli a tasso variabile, invece, hanno cedole
legate a determinati parametri. Generalmente
questi parametri sono o il tasso di inflazione,
o un tasso di mercato monetario.
Tralasciamo i primi, di cui parleremo magari
in futuro e vediamo invece i titoli con cedola
indicizzata a parametri di mercato monetario,
generalmente il tasso Euribor (o particolari
tassi SWAP collegati comunque all'Euribor).
Con l'evoluzione dei tassi, le cedole seguono
tale evoluzione e quindi, se come nell'esempio
precedente i tassi salgono, noi avremo sempre
una cedola adeguata all'attuale livello dei tassi.
Ovviamente, i tassi si adeguano anche verso
il basso. Riprendendo l'esempio di prima,
se dopo tre anni i tassi passano dal 4% al
3%, con i titoli a tasso fisso guadagneremo
comunque il nostro 4% l'anno, con quelli
a tasso variabile avremo un'indicizzazione
al 3%.
Da questi esempi, è chiaro che il tasso fisso
è positivo quando ci aspettiamo tassi in
ribasso, il tasso variabile quando ci aspettiamo
tassi in rialzo.
Non è facile prevedere la direzione dei tassi,
quindi, come sempre, la forza di un portafoglio
sta nell'equilibrio, cercando di miscelare insieme
queste due tipologie di titoli (insieme a quelli
legati all'inflazione), magari privilegiando una
volta un tipo, una volta l'altro, ma senza
estremizzre.
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