Thesis o Momentum?
del 19/06/2008
di FinanzaWorld staff
Avete mai sentito parlare di thesis o momentum
investing ?
Si tratta di due stili di investimento, tra loro
contrapposti.
Nel thesis investing si investe in base ad un'ipotesi,
basata sulla fiducia che il valore del titolo verra'
scoperto ed attirera' piu' acquirenti.
Questo non e' esattamente value investing, sebbene la
valutazione giochi un ruolo piuttosto importante
soprattutto perche' un titolo value permette di
investire con un margine di sicurezza rispetto al suo
valore intrinseco.
Invece il momentum investing e' l'acquisto di titoli
che stanno facendo bene nel presente (o in un passato
non troppo remoto) e ci attendiamo che continuino a
far bene in futuro.
Questo e', in pratica, un investimento basato su cio'
che in analisi tecnica viene indicato come 'relative
strength', metodo di investimento su cui ad esempio
basa le sue fortune l'Investor's Business Daily.
Usando questo approccio, quando un titolo smette di
crescere, ossia quando la sua forza relativa si
indebolisce, e' il momento di vendere.
Quindi la differenza fondamentale e' :
- thesis investing: si compra perche' si pensa che
accadra' qualcosa in grado di sbloccare il reale
valore del titolo.
- momentum investing: si compra perche' qualcosa sta
gia' accadendo sul titolo, che e' quindi gia' in
rialzo e si spera che la sua ascesa duri il piu' a
lungo possibile.
Messa cosi' e' chiaro che il thesis investing richiede
piu' pazienza, analisi ed una maggiore estrapolazione
di dati ed eventi.
Puo' portare a risultati migliori pur abbassando il
rischio di perdite, perche' si acquista prima che le
notizie vengano fuori e ad un prezzo ancora basso.
L'acquisto in base al momento invece richiede un po'
di fortuna e solitamente comporta un rischio maggiore.
Ma perche' un titolo dovrebbe quotare ad una
valutazione inferiore al suo valore intrinseco?
Semplicemente perche' i mercati azionari, almeno nel
breve periodo, non sono efficienti ed e' proprio
grazie alle inefficienze del mercato, alle reazioni
emotive dei risultati o sulle comunicazioni aziendali,
che alcuni titoli poi quotano a prezzi appetibili.
Certo chi investe in base ad una tesi, basa le sue
valutazioni sulla presenza di un catalizzatore o di
un auspicato ritmo di crescita. Ed anche qui bisogna
prestare attenzione.
Alfred Rappaport, autore di Expectations Investing
(nella traduzione italiana, Investire nelle
aspettative), sostiene che basare le valutazioni
future sull'assunzione che il ritmo di crescita
continuera' e' un circolo vizioso ed un errore logico.
Molti lo scoprono quando la bolla scoppia e titoli che
valutavano oltre 100 volte i profitti sono crollati
con vendite che hanno smesso di crescere del 50%
o anche del 100% a trimestre.
Ma c'e' anche una crescita buona, quando un'azienda
riesce a far crescere il fatturato, profitti ed il
free cash flow contemporaneamente.
E per valutare la crescita possiamo usare sia il PEG
che il rapporto enterprise value (non la
capitalizzazione) su free cash flow e confrontarlo
con la previsione di crescita, ma naturalmente ci
auguriamo che il ritmo di crescita sia superiore alla
valutazione corrente.
Il rischio di non stimare correttamente la crescita
vale anche per chi investe ed in particolare per il
ritorno atteso sugli investimenti.
John Mauldin, un noto esperto di finanza negli USA,
ha recentemente dimostrato che chi acquistava casa
negli Stati Uniti nel 2005 si attendeva un ritorno
sull'investimento del 22% per i prossimi cento anni!
Che sia per la casa o per l'azionario, in media si
hanno aspettative non realistiche per i ritorni
sull'investimento o comunque si tende a guardare
troppo a quelle del passato ed in particolare alle
anomalie.
Aspettative assurde sono in relazione con l'attitudine
all'azzardo e la ricerca del facile guadagno.
Seth Klarman, un noto investitore value, nel suo libro
Margin of Safety scrive come l'investitore medio, di
fronte ad una scelta tra un ritorno del 12% l'anno
per venti anni o la speranza di poter guadagnare di
piu', ma non tutti gli anni preferisca la seconda
scelta, perfino quando porta ad un ritorno finale
minore.
Secondo quanto scrive Klarman, quando in un test
veniva chiesto di scegliere tra due possibile ritorni
annuali sull'investimento, il primo con una serie 1%,
1%, 1%, 75%, 1% per cinque anni ed il secondo con un
ritorno di 15%, 15%, 15%, 15%, 15%, la maggior parte
tende a scegliere il primo.
Solo che il primo investimento porta ad un valore
totale di 82% dopo cinque anni, mentre il secondo al
101% finale.
La psicologia e' importante e noi di FinanzaWorld lo
sappiamo bene.
Alla prossima settimana.
Segnala questo articolo ad un amico
Prova gratis i nostri servizi Premium che battono gli indici e creano Indipendenza e felicita' finanziaria