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Quando i mercati azionari sono deboli o
incerti
come lo sono stati nella prima parte
di questo 2008, è spesso preferibile detenere
azioni che pur non offrendo enormi potenziali
di crescita, garantiscono utili e cash flow stabili
e sicuri, oltre ad un business difficilmente
attaccabile dalla concorrenza.
Molti di questi business ricadono all'interno
del settore della gestione di infrastrutture,
dalle utilities alla gestione delle reti di gas
ed elettricità, oltre alla gestione delle vie di
comunicazione.
Proprio in quest'ultimo ambito ricade la
gestione di autostrade, dove in Italia il
principale "player" è Atlantia, società
che detiene il 100% del capitale di
Autostrade per l'Italia (fino al 2007,
infatti, la denominazione di Atlantia era
Autostrade SpA).
Atlantia ha la concessione, tramite
Autostrade per l'Italia, di oltre 2.800 Km
di rete autostradale in Italia, oltre ad alcune
tratte minori sempre in Italia e la gestione
della parte italiana del Traforo del Monte
Bianco.
Da questi business, Atlantia ottiene la
maggior parte dei suoi
ricavi e dei suoi utili.
Tuttavia, la società ha anche una presenza
internazionale sempre nel settore autostradale,
avendo la concessione per altre piccole tratte
in Polonia e Cile, oltre ad una presenza
abbastanza importante negli USA.
Il business dell'attività è molto stabile, ma non
consente di sperare in grosse crescite. Negli
ultimi anni, infatti, il fatturato è cresciuto del 5%
e gli utili per azione poco oltre il 6%. Anche
le prospettive non sono particolarmente eccitanti,
con fatturato atteso in crescita del 6% e gli
utili per azione poco meno del 10%.
Non proprio numeri tipici delle società che
sono nel portafoglio di "In Borsa in Italia", il
nostro
servizio interamente dedicato alla Borsa
italiana che ha scovato azioni che hanno
guadagnato oltre il 340% e gli ultimi due titoli
arrivati di recente sono entrambi oltre il +40% e +50%.
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battendo il mercato anche in questo 2008 piuttosto
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Inoltre la società ha due particolari problemi che
al momento ne sconsigliano l'acquisto.
Il primo è legato alla valutazione,
con un P/E
intorno a 16. Con i tassi di crescita attesi, non
si tratta proprio di una valutazione economica.
Il secondo problema è legato al debito. La
società, infatti, ha un debito pari a tre volte
il capitale netto.
Va premesso che in settori come questo è abbastanza
normale avere un debito così alto, sia perché
necessario a finanziare gli investimenti, sia
perché la stabilità del business e dei flussi
di cassa permette di programmare bene e
senza sorprese la sostenibilità del debito e
il suo rimborso.
Tuttavia un debito pari a tre volte il capitale
è a nostro avviso eccessivo, non permettendo
molti margini di manovra per operazioni
straordinarie o remunerazioni straordinarie
agli azionisti.
Onestamente, preferiamo seguire altre
società che sono meno indebitate e a
parità di valutazione hanno un potenziale
di crescita più elevato.
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