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Uno degli investimenti che in questo
2008 sta crescendo senza pause è
il petrolio.
Per di più, si tratta di un asset che
sta crescendo ormai da anni e solo
nel 2007 ha quasi raddoppiato di
prezzo.
I motivi dietro a questo rialzo sono
orma noti da anni. Abbiamo ora oltre
un miliardo di persone che si sta marciando
verso livelli di vita occidentali e questo
significa anche maggior consumo di petrolio.
Per contro, l'offerta non può adeguarsi
troppo velocemente a questa nuova
domanda. Ci sono ora numerosi nuovi
progetti di esplorazione, sviluppo e
trivellazione intrapresi in giro per il
mondo. Progetti che non erano
convenienti quando il petrolio era a
20$ al barile e neanche quando era
a 60$, ma sicuramente lo sono ora
ad oltre 100$ al barile.
Ma questi progetti, anche se andranno
a buon fine, richiedono del tempo per
diventare pienamente operativi. Nel
frattempo, l'eccesso di domanda sull'offerta
si fa sentire.
A tutto questo aggiungiamoci un po' di
speculazione, che come sempre tende
ad accentuare gli eccessi e le manie
una volta che queste sono esplose ed
ecco che otteniamo una crescita dei prezzi
senza sosta.
Sebbene forse ora siamo a livelli un po' eccessivi
e sarà necessaria una sosta, i fondamentali
continuano a sostenere prezzi del petrolio
elevati. E prezzo del petrolio elevato significa
inflazione.
Sul fronte obbligazionario, che è quello che
ci interessa, l'inflazione non è mai positiva
per i titoli a lungo termine. Essa invece offe
opportunità sul fronte dei titoli legati all'inflazione
e sui titoli a tasso variabile.
Per ora i tassi restano bassi nonostante
l'inflazione, per via della paura del rallentamento
economico. Ma non è detto che la cosa continui.
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