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Oracle (NASDAQ:ORCL) e' sicuramente
nel mondo enterprise il nome leader per quel che
riguarda i database, grazie al prodotto di punta
dell'azienda fondata nel 1977 dall'attuale
CEO Larry Ellison.
Negli ultimi anni la strategia aziendale e'
cambiata drasticamente, passando da un settore
a crescita non altissima ad una crescita esterna,
per acquisizioni.
Avevamo gia' trattato l'azienda in due puntate di
Analisi America che potete rileggere qui:
http://www.finanzaworld.it/content/read/8738/8738/
analisi-america-l-oracolo-del-software
http://www.finanzaworld.it/content/read/8776/8776/
l-oracolo-del-software-seconda-e-ultima-parte
Proprio in questi giorni e' avvenuto un cambio al
vertice, con l'ex CEO di Hewlett-Packard (NYSE:HPQ),
Mark Hurd, nominato co-presidente di Oracle.
Hurd porta anni di esperienza nel settore,
oltre ad essere uno che sa come tagliare i costi,
come ha dimostrato di fare bene in Hewlett-Packard.
Un'esigenza piuttosto sentita in un'azienda famelica
di acquisizioni come Oracle.
E Sun Microsystems (NASDAQ:JAVAD), acquisita
definitivamente all'inizio dell'anno, rappresenta
l'asso nella manica di Oracle per portare l'attacco
definitivo a HP, nonche' ad IBM (NYSE:IBM), alla
concorrente di lunga data SAP (NYSE:SAP)
e a tutto quel che rimane del mondo mainframe.
Infatti l'acquisizione di Sun spinge Oracle verso il
mondo dell'hardware, permettendo cosi' all'azienda
di formire un portafoglio integrato di prodotti,
cosa che IBM fa ormai da anni.
L'obiettivo dichiarato di Larry Ellison
e' di trasformare Sun in un business di nuovo
profittevole.
Oracle ha le potenzialita' per realizzare nel
mondo enterprise quello che altre aziende sono
riuscite a fare nel mondo consumer. Dalla sua
ha il database piu' venduto al mondo, la tecnologia
Java e applicazioni verticali disparate.
I dati fondamentali dell'azienda sono ottimi,
Una crescita media del fatturato del 18% negli
ultimi cinque anni con un ritorno sul capitale
investito del 22.7%.
Crescita che arriva quasi tutta dalle acquisizioni:
Siebel, PeopleSoft, Bea Systems, Hyperion.
L'azienda riesce ad avere margini alti e
turnover basso e quindi si permette di poter
trasformare efficientemente gli investimenti in asset
in vendite ed il valore del return on equity al 22%
e' li a dimostrarlo.
La situazione debitoria e' cresciuta negli
ultimi due trimestri, con l'offerta dell'azienda
di un piano obbligazionario che potrebbe precludere
anche a qualche nuova grande acquisizione.
Un'azienda anche molto attiva nel riacquisto di
azioni proprie, avendo concluso piani di buyback
per 12 miliardi di dollari negli ultimi 3 anni.
L'ultimo trimestre i risultati sono stati migliori
delle attese, tra l'altro con il ritorno ai
profitti anche della divisione Sun.
Un'azienda interessante quindi, soprattutto
per chi vede l'investimento come una maratona,
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Oracle fa parte di quelle big cap ricche in cassa:
praticamente riesce a generare 31 dollari
in free cash flow per ogni dollaro di fatturato,
una performance che riesce solo ad altri leader dell'IT
come Google (NASDAQ:GOOG) e Microsoft
(NASDAQ:MSFT).
Infatti il rapporto tra free cash flow e profitto
netto e' positivo, e questo accade ormai da parecchi
anni.
In parte questo e' dovuto anche al fatto che Oracle
mette a bilancio i costi di ammortamento delle
acquisizioni sull'income statement, riducendo
cosi' i profitti.
Non deve quindi sorprendere che la valutazione sugli
utili sia piu' alta di quella sul flusso di cassa.
Sorprendente anche che una big cap della dimensioni
di Oracle possa ancora mantenere ben il 23% di
insider ownership.
Sara' ora interessante vedere i risultati del
trimestre in corso che saranno rilasciati in questi
giorni, per capire se le aspettative di crescita
saranno confermate.
Alla prossima settimana.
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