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Autostrada To-Mi, un player interessante nel settore delle autostrade

del 5/08/2009
di FinanzaWorld staff

Quando l'economia mondiale è ancora
incerta e la congiuntura è ancora debole,
seppur in miglioramento, detenere in
portafoglio un business che regge bene
alla prova della recessione perché
offre un servizio non eccessivamente
ciclico è piuttosto importante.
Se poi, questo business, è ben premiato
dal mercato quando quest'ultimo si
muove violentemente verso l'alto, allora
è ancora meglio, visto che generalmente
i business anti-recessione tendono a
muoversi meno della media del mercato
perché generalmente più stabili.

Un titolo del listino italiano che racchiude
questi due elementi, è stato negli ultimi
mesi Autostrada Torino-Milano (abbreviata
in ASTM).

La nascita della società risale al 1928 e
aveva allora lo scopo di costruire
un'autostrada che collegasse i due grandi
centri industriali italiani, cioè Torino e
Milano.
L'autostrada fu completata dal 1932 e
da allora la società si occupa dell'esercizio
della stessa sulla base di una Convenzione
Ministeriale.

Oggi, la società ASTM, oltre all'esercizio
dell'autostrada originaria (che resta la
principale), gestisce numerose altre
concessioni autostradali e stradali
tramite la controllata SIAS, quali ad
esempio l'Autocisa, la Società Autostrade
Asti-Cuneo e altri diversi tratti concentrati
soprattutto in Nord Italia.
Il gruppo detiene poi importanti
investimenti partecipativi in
concessionarie estere, in particolare
in Cile.

Dicevamo prima che il business
è a prova di recessione perché
ovviamente il traffico autostradale
non tende a sparire da un giorno
all'altro, come puo' accadere, durante
i periodi difficili, ad altri business
(si pensi ad esempio agli ordini di
macchinari, di autoveicoli, alle
risorse naturali o ai progetti impiantistici).

Questo, ovviamente, non significa che
il gruppo non abbia anche esso risentito
della crisi. Infatti, gli ultimi cinque
trimestri hanno tutti registrato un progressivo
calo del traffico anno su anno, con il
primo trimestre 2009 molto negativo,
con un calo del 7%.
In ogni caso, un calo del 7% non è poi
così drammatico ed ora le cose stanno
migliorando, con il secondo trimestre 2009
che ha chiuso con un traffico pressoché immutato
rispetto al 2008.

Ed il mercato, ha premiato questo stop nel calo
del traffico e dai minimi di marzo il titolo ha
rimbalzato crescendo del 220%. Una crescita
simile a quella fatta registrare da diversi
business ciclici.

Come detto in apertura, un titolo con queste
caratteristiche in termini di business e
di reattività sul mercato non puo' non
essere interessante e lo teniamo quindi
sotto controllo anche nel nostro servizio
In Borsa in Italia dedicato interamente alla
Borsa Italiana, che in passato ha scoperto
titoli che hanno fatto performance vicine al
100% e anche in questo 2009 sta battendo
l'indice di riferimento S&P/Mib.
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Ci sono comunque alcuni aspetti che
vanno valutati in modo più approfondito
su questo titolo.

In primo luogo, l'indebitamento. Attualmente,
il debito del gruppo si attesta sopra gli 1,5
miliardi di euro, con un rapporto debito/capitale
netto intorno a 1,65.
Si tratta di un rapporto non spropositato,
considerando soprattutto il tipo di business,
ma nemmeno basso e possono esserci
quindi limiti alla futura espansione o al
pagamento dei dividendi, soprattutto considerando
che il gruppo continua nel suo ambizioso piano
di investimenti che potrebbe richiedere ulteriori
espansioni del debito.
Va poi segnalato un aspetto un po' tecnico e
cioè che il gruppo consolida nel suo bilancio
partecipazioni dove sono molto presenti i terzi con
quote minoritarie. Se al patrimonio del gruppo
uniamo quello di spettanza dei terzi, il rapporto
debito/capitale netto si avvicina ad 1. In ogni
caso, è generalmente più corretto riferirsi
al solo patrimonio di gruppo.

L'aumento del peso degli interessi (al momento,
comunque, facilmente sostenibile), unito alla
crescita delle spese operative e degli ammortamenti,
stanno erodendo la marginalità. Nel 2008, la
società ha realizzato un utile operativo di 264 milioni
su un fatturato di 810, mentre nel 2008
l'utile operativo fu solo leggermente più basso,
pari a 252 milioni, ma su un fatturato di soli
612 milioni.

Del resto, la bassa marginalità è evidenziata
anche da un confronto con i competitors
europeri (tra cui l'italiana Atlantia). Confronto
che evidenzia come la marginalità di ASTM
sia la più bassa tra le varie società prese
per il confronto.

Sarà quindi importante vedere come
evolverà la situazione sotto questo
aspetto. Se il gruppo, con il miglioramento
del quadro generale, migliorerà anche i
suoi margini, allora il titolo puo' essere
piuttosto interessante.

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