Il termine 'blue chip' indica un'azienda matura,
con una grossa capitalizzazione ed una lunga storia
alle spalle.
Sono ad esempio delle 'blue chips' Exxon Mobil
(NYSE:XOM) e Wal-Mart (NYSE:WMT), cosi' come Microsoft
(NASDAQ:MSFT) e Johnson & Johnson (NYSE:JNJ).
E' tra queste anche l'azienda che alla sua nascita,
ormai 100 anni fa, era chiamata
Computing-Tabulating-Recording
e che ora e' nota a tutti con un acronimo
differente: IBM (NYSE:IBM).
Cash is king recita un noto detto di Wall Street
ed il bilancio di IBM e' sicuramente da re, con
oltre 12 miliardi di dollari, che la rende tra le
prime aziende in USA in quanto a disponibilita' di
cassa.
Infatti dal 2003 IBM e' riuscita a migliorare la
generazione di free cash flow ad una media del 7%
l'anno.
Una parte del free cash flow viene costantemente
restituito agli investitori sotto forma di dividendo,
che e' di conseguenza cresciuto negli ultimi 5 anni
di oltre il 20% l'anno.
E proprio l'ultimo trimestre il management ha
deciso di aumentare il dividendo di un altro 10%,
offrendo quindi al prezzo attuale di 106$ un
rendimento del 2.10%.
Non solo, il management ha anche destinato 3
miliardi di dollari ad un piano di buyback.
Insomma la crisi non sembra avere effetto sui
risultati di IBM. Del resto i profitti nel 2008 sono
cresciuti del 24% ed il fatturato del 5%.
L'azienda sta avendo una solida crescita nei
quattro paesi del BRIC, che malgrado la crisi stanno
comunque continuando ad investire pesantemente in
infrastrutture e software. IBM infatti genera oltre
il 50% del fatturato al di fuori degli Stati Uniti
ed e' quindi anche decisamente diversificata.
La strategia di IBM e' di puntare molto sui servizi
di consulenza, che costituiscono ormai l'80% del
fatturato, soprattutto perche' la vendita di servizi
permette margini sicuramente piu' alti
dell'hardware.
Vedasi la vendita a Lenovo della produzione dei PC.
Ed il margine lordo e' infatti in continua crescita;
anche nell'ultimo trimestre e' cresciuto al 43.4%,
rispetto al 41.5% dell'anno precedente.
Come ben spiegato nelle ultime conference call dal
CEO Sam Palmisano, l'azienda ha deciso di muoversi
in maniera decisamente aggressiva in questo periodo.
IBM e' sempre stata piuttosto attiva nella ricerca,
destinandovi budget sempre molto alti. E' infatti
non solo tra le aziende del settore IT, quella che
ogni anno registra piu' brevetti, ma e' anche
l'azienda americana con il numero maggiore di
brevetti in assoluto.
Non deve quindi stupire che IBM sia attiva nei
campi piu' disparati, dalle nanotecnologie, ai
sistemi di raffreddamento, passando per la
videosorveglianza, i supercomputer, i chip di nuova
generazione ed il settore farmaceutico.
La visione lungimirante di Palmisano prevede l'uso
della rete per la soluzione di problemi quotidiani
e per rendere le nostre vite piu' efficienti. Non
deve quindi sorprendere sentirlo discutere di come
le tecnologie IBM possano ridurre l'impatto
energetico o il tempo che si passa nel traffico.
Tra l'altro sono gli stessi obiettivi del
mananagement di Google (NASDAQ:GOOG) o di Cisco
Systems (NASDAQ:CSCO) che ha da poco lanciato la
propria iniziativa 'citta' sostenibili'.
Ma e' nel cloud computing che si sta combattendo
ora una vera battaglia.
Dietro il termine un po' criptico ci sono in realta'
servizi di elaborazione erogati allo stesso modo
dell'energia elettrica, da grandi centrali che
garantiscono una continua disponibilita'.
Tutte le piu' granzi aziende del settore IT si
stanno affacciando sul mercato con i propri
prodotti.
Lo ha fatto IBM con il suo Blue Cloud, ma anche
Verizon (NYSE:VZ), Amazon (NASDAQ:AMZN), Google, EMC
(NYSE:EMC) e Salesforce.com (NYSE:CRM) offrono la
propria tecnologia.
Vedremo nei mesi seguenti quale tra queste aziende
ne ricavera' i maggiori benefici.