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Valutiamo un'acquisizione

del 16/04/2009
di FinanzaWorld staff
Torniamo a parlare di goodwill come elemento 
discriminante sulla bonta' di un'acquisizione, 
dopo l'analisi della settimana passata che potere 
rileggere qui: 
http://www.finanzaworld.it/content/read/10343/crescita-esterna-e-goodwill 

Purtroppo c'e' poca chiarezza sui dati di bilancio 
riguardo gli intangible asset, le cui spiegazioni 
sono spesso destinate alle note finali del balance 
sheet. 

Tra l'altro essendo gli asset intangibili 
non facilmente valutabili, e' facile capire 
come le aziende spesso tendano a manipolare 
i dati del goodwill sui loro dati di bilancio. 

Basti pensare che per un titolo come Apple 
(NASDAQ:AAPL) l'insieme di goodwill ed intangibles 
costituisce appena il 2% della capitalizzazione 
totale. 
Mentre per altre aziende il goodwill e' molto 
maggiore della capitalizzazione, come per 
Manitowoc (NYSE:MTW) o Gannett (NYSE:GCI). 

L'investitore deve prestare particolare attenzione 
al goodwill proprio in caso di acquisizioni 
effettuate ad un prezzo di molto superiore al 
valore degli asset tangibili. 

Ma un'azienda puo' anche essere acquisita per un 
valore minore del patrimonio netto, per quanto 
la cosa sia abbastanza rara. In questo caso si 
parla di 'badwill'. 

A grande richiesta tornano i Master Azionari
nelle due differenti edizioni: la prima 
incentrata sulla Borsa americana, la seconda 
che avra' il focus su quella italiana.

Entrambe le edizioni contengono un
vero e proprio mio corso per imparare a
investire, che puo' essere anche un
utilissimo ripasso per i gia' esperti.

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Qualcuno si chiedera' se il valore del goodwill 
nel tempo tenda a crescere o a decrescere. 
In realta' le regole contabili relative al goodwill 
sono cambiate negli ultimi anni. 
La vecchia procedura contabile, in auge fino al 
2001, obbligava a deprezzare i goodwill e quindi ad 
introdurre una spesa di tipo non monetaria sui 
profitti finali, ossia una riduzione degli earnings 
per share. 
L'intangibile quindi era trattato alla stessa 
stregua del tangibile. 
Ora invece un'azienda deve ogni anno riesaminare 
il proprio goodwill, scrivendo a bilancio le 
eventuali variazioni positive o negative. 

Durante gli anni della bolla dotcom ci sono stati 
svariati casi di aziende che hanno gonfiato il 
valore del goodwill per le acquisizioni effettuate, 
magari per aziende nate da poco e senza una storia 
di profitti alle spalle.  

Un esempio e' la fusione che ha portato alla 
creazione di AOL Time Warner (NYSE:TWX). 
Il management dovette confessare di aver 
sopravvalutato il goodwill e dovette quindi 
scriverne a bilancio una perdita (il termine 
corretto e' impairment charge) per ben 100 
milardi di dollari. 

Ma anche di questi tempi molte aziende importanti 
hanno dovuto rivedere al ribasso il goodwill: 
Symantec (NASDAQ:SYMC), Valero Energy (NYSE:VLO), 
News Corp (NYSE:NWS), JDS Uniphase (NASDAQ:JDSU) e 
McDonald's (NYSE:MCD) sono tra queste. 

Cosi' come l'acquisto di Skype da parte di eBay 
(NASDAQ:EBAY) che e' diventato un badwill. 

Ed in alcuni casi con risultati drammatici come 
accaduto a Royal Bank of Scotland (NYSE:RBS) e 
Wachovia (NYSE:WB). 

Quindi se un'azienda in piu' anni riporta perdite 
del goodwill manda decisamente un brutto segnale ai 
suoi investitori: l'incapacita' di sapere valutare 
correttamente un'acquisizione. 

In generale il valore di questo dato intangibile e' 
cresciuto molto negli ultimi decenni. Se da una 
parte cio' puo' avere senso visto il passaggio da 
un'economia fondamentalmente industriale ad una 
piu' incentrata sui servizi, d'altra parte ci sono 
studi sconcertanti. 

Uno di questi, ha messo a confronto la 
capitalizzazione rispetto al patrimonio netto di 
3500 aziende quotate nel periodo 1978-1998. 
Nel 1978, il book value rappresentava il 95% della 
capitalizzazione, mentre nel 1998 era soltanto il 
28%. 

Tra l'altro negli ultimi anni proprio il valore 
del goodwill di molte banche e' aumentato a 
dismisura, da 80 a 300 miliardi di dollari negli 
ultimi 5 anni. 
Con alcune situazioni davvero paradossali come 
quella di Bank of America (NYSE:BAC) con in bilancio 
90 miliardi di dollari di goodwill, molto di piu'  
della sua capitalizzazione. 
Pensate solo che Coca-Cola (NYSE:KO), un brand 
universalmente noto, a fronte di una 
capitalizzazione di 102 miliardi di dollari, ha in 
bilancio 'solo' 4 miliardi di dollari di goodwill. 

Nell'analisi dei titoli su cui investire e' quindi 
utile verificare il valore di mercato rispetto al 
goodwill; se la capitalizzazione di un titolo scende 
sotto il book value puo' essere un segnale di 
possibile goodwill che sta per trasformarsi in 
'badwill'. 

Anche il ratio Goodwill to Assets (G/A) ci viene in 
aiuto. E' utilizzato per determinare quanto sia 
l'intangibile rispetto al totale degli asset. 
Un valore troppo alto indica che l'azienda 
sta crescendo tramite acquisizioni. 
Oracle (NASDAQ:ORCL), ad esempio, che continua 
a procedere senza sosta ad acquisizioni, ha visto 
crescere il ratio G/A dal 30% del 2006 al 39% 
del 2008. 

"A grande richiesta tornano i Master Azionari
nelle due differenti edizioni: la prima
incentrata sulla Borsa americana, la seconda
che avra' il focus su quella italiana.

Entrambe le edizioni contengono un
vero e proprio mio corso per imparare a
investire, che puo' essere anche un
utilissimo ripasso per i gia' esperti."
F. Carlà

Maggiori informazioni le trovate a questi link:

Master Azionario America:
http://www.finanzaworld.it/content/test/9223

Master Azionario Italia:
http://www.finanzaworld.it/content/test/9224

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