Torniamo a parlare di goodwill come elemento
discriminante sulla bonta' di un'acquisizione,
dopo l'analisi della settimana passata che potere
rileggere qui:
http://www.finanzaworld.it/content/read/10343/crescita-esterna-e-goodwill
Purtroppo c'e' poca chiarezza sui dati di bilancio
riguardo gli intangible asset, le cui spiegazioni
sono spesso destinate alle note finali del balance
sheet.
Tra l'altro essendo gli asset intangibili
non facilmente valutabili, e' facile capire
come le aziende spesso tendano a manipolare
i dati del goodwill sui loro dati di bilancio.
Basti pensare che per un titolo come Apple
(NASDAQ:AAPL) l'insieme di goodwill ed intangibles
costituisce appena il 2% della capitalizzazione
totale.
Mentre per altre aziende il goodwill e' molto
maggiore della capitalizzazione, come per
Manitowoc (NYSE:MTW) o Gannett (NYSE:GCI).
L'investitore deve prestare particolare attenzione
al goodwill proprio in caso di acquisizioni
effettuate ad un prezzo di molto superiore al
valore degli asset tangibili.
Ma un'azienda puo' anche essere acquisita per un
valore minore del patrimonio netto, per quanto
la cosa sia abbastanza rara. In questo caso si
parla di 'badwill'.
A grande richiesta tornano i Master Azionari
nelle due differenti edizioni: la prima
incentrata sulla Borsa americana, la seconda
che avra' il focus su quella italiana.
Entrambe le edizioni contengono un
vero e proprio mio corso per imparare a
investire, che puo' essere anche un
utilissimo ripasso per i gia' esperti.
Maggiori informazioni le trovate a questi link:
Master Azionario America:
http://www.finanzaworld.it/content/test/9223
Master Azionario Italia:
http://www.finanzaworld.it/content/test/9224
Qualcuno si chiedera' se il valore del goodwill
nel tempo tenda a crescere o a decrescere.
In realta' le regole contabili relative al goodwill
sono cambiate negli ultimi anni.
La vecchia procedura contabile, in auge fino al
2001, obbligava a deprezzare i goodwill e quindi ad
introdurre una spesa di tipo non monetaria sui
profitti finali, ossia una riduzione degli earnings
per share.
L'intangibile quindi era trattato alla stessa
stregua del tangibile.
Ora invece un'azienda deve ogni anno riesaminare
il proprio goodwill, scrivendo a bilancio le
eventuali variazioni positive o negative.
Durante gli anni della bolla dotcom ci sono stati
svariati casi di aziende che hanno gonfiato il
valore del goodwill per le acquisizioni effettuate,
magari per aziende nate da poco e senza una storia
di profitti alle spalle.
Un esempio e' la fusione che ha portato alla
creazione di AOL Time Warner (NYSE:TWX).
Il management dovette confessare di aver
sopravvalutato il goodwill e dovette quindi
scriverne a bilancio una perdita (il termine
corretto e' impairment charge) per ben 100
milardi di dollari.
Ma anche di questi tempi molte aziende importanti
hanno dovuto rivedere al ribasso il goodwill:
Symantec (NASDAQ:SYMC), Valero Energy (NYSE:VLO),
News Corp (NYSE:NWS), JDS Uniphase (NASDAQ:JDSU) e
McDonald's (NYSE:MCD) sono tra queste.
Cosi' come l'acquisto di Skype da parte di eBay
(NASDAQ:EBAY) che e' diventato un badwill.
Ed in alcuni casi con risultati drammatici come
accaduto a Royal Bank of Scotland (NYSE:RBS) e
Wachovia (NYSE:WB).
Quindi se un'azienda in piu' anni riporta perdite
del goodwill manda decisamente un brutto segnale ai
suoi investitori: l'incapacita' di sapere valutare
correttamente un'acquisizione.
In generale il valore di questo dato intangibile e'
cresciuto molto negli ultimi decenni. Se da una
parte cio' puo' avere senso visto il passaggio da
un'economia fondamentalmente industriale ad una
piu' incentrata sui servizi, d'altra parte ci sono
studi sconcertanti.
Uno di questi, ha messo a confronto la
capitalizzazione rispetto al patrimonio netto di
3500 aziende quotate nel periodo 1978-1998.
Nel 1978, il book value rappresentava il 95% della
capitalizzazione, mentre nel 1998 era soltanto il
28%.
Tra l'altro negli ultimi anni proprio il valore
del goodwill di molte banche e' aumentato a
dismisura, da 80 a 300 miliardi di dollari negli
ultimi 5 anni.
Con alcune situazioni davvero paradossali come
quella di Bank of America (NYSE:BAC) con in bilancio
90 miliardi di dollari di goodwill, molto di piu'
della sua capitalizzazione.
Pensate solo che Coca-Cola (NYSE:KO), un brand
universalmente noto, a fronte di una
capitalizzazione di 102 miliardi di dollari, ha in
bilancio 'solo' 4 miliardi di dollari di goodwill.
Nell'analisi dei titoli su cui investire e' quindi
utile verificare il valore di mercato rispetto al
goodwill; se la capitalizzazione di un titolo scende
sotto il book value puo' essere un segnale di
possibile goodwill che sta per trasformarsi in
'badwill'.
Anche il ratio Goodwill to Assets (G/A) ci viene in
aiuto. E' utilizzato per determinare quanto sia
l'intangibile rispetto al totale degli asset.
Un valore troppo alto indica che l'azienda
sta crescendo tramite acquisizioni.
Oracle (NASDAQ:ORCL), ad esempio, che continua
a procedere senza sosta ad acquisizioni, ha visto
crescere il ratio G/A dal 30% del 2006 al 39%
del 2008.
"A grande richiesta tornano i Master Azionari
nelle due differenti edizioni: la prima
incentrata sulla Borsa americana, la seconda
che avra' il focus su quella italiana.
Entrambe le edizioni contengono un
vero e proprio mio corso per imparare a
investire, che puo' essere anche un
utilissimo ripasso per i gia' esperti."
F. Carlà
Maggiori informazioni le trovate a questi link:
Master Azionario America:
http://www.finanzaworld.it/content/test/9223
Master Azionario Italia:
http://www.finanzaworld.it/content/test/9224