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Tra la fine degli anni '90 e l'inizio
del 2000, nacquero molte società
nel settore internet e nuove tecnologie.
Era il periodo d'oro della New Economy
e molte nuove iniziative e nuove idee
imprenditoriali raccoglievano capitali
con estrema facilità anche se utili e cash
flow erano spesso più un miraggio che una
realtà.
Lo scoppio della bolla e il conseguente
fortissimo mercato Orso partito nella
seconda metà del 2000 e durato per
circa due anni, ha spazzato via buona
parte di queste nuove imprese, tuttavia
alcune di esse, quelle più forti, più
lungimiranti e più capaci di adattarsi
al nuovo ambiente sono sopravvissute
ed hanno acquisito quote di mercato
lasciate scoperte dalle società scomparse.
In Italia, uno di questi "vincitori" della
New Economy
è stata Dada.
Nata essenzialmente come provider,
Dada ha poi modificato il proprio
modello di business ed oggi opera
in due aree di business diverse.
La prima, con Dada.net,
riguarda il
business Community & Enterteinment
con focalizzazione sulla musica.
Nell'ambito di questa area di business,
il gruppo permette lo scarico a pagamento
di brani in MP3 nell'ambito di un ricco
catalogo soprattutto di etichette indipendenti
e, inoltre, possiede i marchi Splinder e
Blogo nel settore blog e social network.
La seconda area di business, invece, è
DadaPro, attiva nella registrazione di
domini internet (marchio Register.it per
l'Italia) e nei servizi di advertising su
internet e telefonia mobile. In questa
area di business, la società opera in
Italia e all'estero, con una buona
presenza in Spagna, Portogallo e
Regno Unito.
La società è entrata a far parte del
gruppo editoriale RCS, ma il management
fa ancora capo ai fondatori (che sono
anche i secondi azionisti), garantendo
così una continuità nella gestione e nello
sviluppo.
Dada è reduce da un periodo di
buona crescita, con il fatturato salito
del 51% l'anno negli ultimi 4 anni e
gli utili del 23% l'anno negli ultimi 2.
Realizza all'estero il 67% del suo
fatturato ed è quindi molto internazionalizzata
ed ha un debito non troppo elevato (45%
del capitale netto), che non rappresenta
al momento un ostacolo per future espansioni.
A fronte di questo, il titolo in Borsa quota
soltanto 7 volte gli utili.
La società ha molte delle caratteristiche
che cerchiamo
nei titoli che compongono
il portafoglio
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nuovi titoli che potrebbero replicare i successi
del passato e che sono partiti assai bene.
Tuttavia non ci sono solo luci su questo
titolo, ma anche ombre.
In primo luogo, le aspettative. Gli analisti
si attendono nei prossimi due anni un
fatturato in crescita del 16% l'anno circa,
ma gli utili sono attesi stabili, segno che
i margini sono attesi in deterioramento.
Quindi il cash flow. La società negli
ultimi anni è cresciuta molto anche perché
ha sempre reinvestito tutto il cash flow
prodotto dalla gestione ordinaria. In altri
termini, il business sembra non aver ancora
raggiunto una maturità tale da permettere,
con il cash flow ordinario, di finanziare la
crescita ed erogare una remunerazione
adeguata agli azionisti
sotto forma di dividendi
o di acquisto di azioni proprie.
In un periodo in cui il cash è più che
mai "re" e l'economia è attesa in rallentamento,
sono forse preferibili business che richiedono
poche risorse finanziarie per essere mantenuti
o sviluppati e che non presentano un livello
di concorrenza come il settore internet, dove
salvo casi rari e circoscritti non ci sono
enormi barriere all'entrate e marchi molto
forti che consentono di erigere quelle che
Buffett chiama "economic moat".
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