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Padoa Schioppa giura: niente tasse nuove


Il tema delle tasse interessa moltissimo gli italiani. Quelli che le pagano tutte, quelli che ne pagano un po’, e anche quelli che non le pagano per nulla. Dalla casalinga di Voghera che pena per il marito tassato, a Valentino Rossi che fa il cittadino londinese ma poi sta sempre a Tavullia, tutti gli italiani avrebbero una ricetta precisa per le tasse giuste. Ovviamente questa ricetta non fa mai una torta le cui fette si somiglino a sufficienza. Cosi’ l’imprenditore piccolo e l’artigiano, inveisce contro il dipendente pubblico; il dipendente privato ce l’ha con il Governo e le accuse reciproche non fanno certamente cambiare lo scenario totale. Adesso il Ministro del Tesoro Padoa Schioppa assicura: altre tasse nuove nella finanziaria che incombe in autunno, non ce ne saranno. Lui stesso ammette che le tasse, per chi le paga tutte, sono gia’ molto pesanti e dovrebbe anche convenire che aumentare la tassa sugli investimenti significa aumentare le tasse.  

 

Cì sarà ancora risanamento dei conti pubblici, ma senza nuove imposte. “Sarà una finanziaria di tregua fiscale, non introdurrà obblighi di entrate fiscali”. A garantirlo è il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa Schioppa in occasione del suo intervento alla festa dell’Udeur a Telese.

Quanto al peso delle imposte sulle tasche degli italiani, il responsabile di via XX settembre ha ammesso che il carico è elevato ma non può essere scisso dal problema dell’evasione. “Per chi è in regola – ha detto Padoa-Schioppa – il carico fiscale è eccessivo. Le stime, non nostre, parlano di 100 miliardi all’anno di imposte evase”.

Il ministro ha poi fatto riferimento al rallentamento della crescita evidenziato nell’ultimo trimestre. “L’obiettivo di una crescita del Pil al 2 per cento per il 2007 – ha ammesso Padoa-Schioppa – è ora più ambizioso di due mesi fa”. Per raggiungerlo a fine anno, ha precisato il ministro, “ci dovrebbe essere un recupero nei prossimi trimestri”.

Risanare e il problema del consenso degli elettori. “Bisogna andare avanti – ha aggiunto il ministro – tenere la rotta, non cambiare la strada. La legislatura dura cinque anni: non c’è nessun governo che conosco che dopo un anno vincerebbe ancora le elezioni. Bisogna andare avanti: se la strada è giusta darà i suoi frutti”. Per Padao-Schioppa il risanamento dei conti pubblici deve continuare, e farlo serve una crescita “crescita finanziaria, sociale, ambientale”.


C’è anche spazio per un’esortazione al ‘Sistema Italia’ a non rimanere troppo legato alla domanda proveniente dai paesi esteri. “L’ Italia – ha detto il ministro – può crescere a tassi più alti degli ultimi anni se aumenta la produttività, se aumenta la partecipazione della popolazione alla forza lavoro e se aumenta l’ efficienza della pubblica amministrazione”.

Il ministro ha poi parlato della crisi dei mutui subprime. “Sono stati solo colpi di tuono, ma non c’è stata la grandine, perchè le Banche centrali sono intervenute prontamente. Però i colpi di tuono sono il segno di alcuni squilibri internazionali”.

Intanto, secondo i dati elaborati da Equitalia, il fisco accelera i recuperi. Nei primi sette mesi dell’anno sono stati recuperati 3,139 miliardi. Un aumento complessivo del 56,4%. I tecnici stimano che per la fine dell’anno verrà incassato un miliardo in più rispetto a quanto stabilito in Finanziaria (2,092 mld) arrivando, per i soli ruoli erariali, a circa 3 miliardi.

  • Andrea Carelli

    Penso anche io che quantomeno verra’ lasciato tutto com’e’, anche perche’ il malcontento si sta allargando a macchia d’olio anche nell’ambito di chi sostiene o ha sostenuto l’attuale governo.

    Della “triade” indiziata per continuare ad alimentare la crescita del Sistema Italia (Produttivita’, Aumento forza lavoro, efficienza della P.A.), a me sembra ci sia molto margine (e molto lavoro da fare) soprattutto sulla terza voce (P.A.). Senza fare stravolgimenti epocali che potrebbero equivalere ad una cura che ammazza il malato, potrebbero cominciare un percorso di ottimizzazione della incredibile macchina burocratica che faccia risparmiare al Sistema tempo (e dunque denaro), magari con lo stesso zelo e passione con la quale sono, e sono andati (giustamente – in linea di principio), a caccia dell’evasione.

  • Giuseppe Bravi

    Tasse e calcio. Due argomenti in cui gli italiani sono tutti ministri e allenatori … :D
    Spero che oltre a non introdurre nuove tassazioni si cominci ad invertire la rotta.

  • Renato Sabena

    ..allora mi tranquillizzo, niente nuove tasse sulle rendite finanziarie, ma se non sarà cosi questo sarà un governo di buffoni e di uomini che non mantengono le parole, niente di peggio al mondo…..

  • Mauro Manenti

    Beh, in campagna elettorale mi ricordo un certo Romani Prodi dire: ” Non metteremo le mani nelle tasche degli italiani……… ”
    Scusate ma a me vien da ridere…..

  • ANGELINO FAGGIONATO

    @Mauro
    Prodi è stato coerente con quanto detto …infatti le mani le ha messe nel nostro portafogli !!!!smile

  • Fabrizio G.

    …secondo me il problema grosso è l’incertezza in cui ci si muove. Ogni anno, ogni mese, ogni settimana cambiano le carte in tavola, con leggi, annunci e promesse.

    Credo che l’Italia e noi italiani abbiamo davvero bisogno di avere un ambiente certo e duraturo in cui operare e muoverci. Non la continua incertezza in cui non puoi fare progetti con termine maggiore di qualche settimana…

  • Francesco Carlà

    La mia domanda e’: ha la credibilita’ Montezemolo per dire le cose che seguono e che tanti Fwiani, a cominciare da me, condividono? Voi cosa ne pensate?

    http://www.corriere.it
    Luca Cordero di Montezemolo

    Caro direttore,

    l’intervista a Walter Veltroni pubblicata ieri sul vostro giornale è una tappa importante in una fase di grande dibattito politico, che vede protagonisti partiti e coalizioni. In questo dibattito penso meriterebbero maggiore attenzione le grandi questioni da cui può dipendere il futuro economico del Paese. Appare peraltro ormai chiaro che il tema fisco dominerà il confronto sulla finanziaria 2008 e che è finalmente sotto i riflettori il problema della pressione fiscale sulle imprese.

    È l’obiettivo che Confindustria si è posta all’assemblea di maggio, quando richiamai l’attenzione sul divario che si sta creando tra il peso delle tasse sulla produzione in Italia e quanto sta avvenendo nella vecchia Europa. Il termine emergenza non è fuori luogo, perché i Paesi che sono i nostri più diretti concorrenti si stanno muovendo con grande rapidità e decisione verso tagli significativi e nei paesi dell’ex Europa dell’Est — così vicina e così competitiva per la localizzazione di attività produttive — si sta consolidando la politica della flat tax. Gli investimenti esteri in Italia sono ormai ridotti al lumicino: attiriamo solo il 2,2% contro l’8% del Regno Unito, il 5,9 della Francia e il 5 della Germania. In questa condizione la logica della «tregua fiscale » è da considerare in generale un impegno minimo e per le imprese si deve accompagnare a una riduzione delle imposte in cambio di meno incentivi. Stare fermi mentre gli altri rendono le loro aziende più competitive e i loro territori più attraenti significa andare indietro, perdere posizioni. E questo l’Italia non può accettarlo. Cresciamo meno degli altri, questo è chiaro. È colpa del destino o di qualche sortilegio? Quest’anno dovremo impegnarci per crescere non più al 2% ma all’1,7%: meno della media europea, quasi due punti in meno di un Paese dinamico come la Spagna. Un punto in meno della Germania, che crescerà al 2,6%, che non discute di come cambiare lo staff leasing o rendere più difficili i contratti a termine come qualcuno vorrebbe ancora fare da noi, e che da gennaio abbasserà le tasse sulle imprese di ben nove punti. Abbiamo dunque pochi mesi di tempo per compiere scelte responsabili. Sono solo le imprese che possono creare maggiore crescita e più benefici per tutti, a cominciare da chi nelle aziende lavora. Per questo non c’è nulla di più demagogico e falso che spacciare la riduzione delle tasse sulle imprese come un regalo ai «ricchi», così come non si è trattato di una concessione ma di un investimento in competitività il taglio del cuneo fiscale. Regole fiscali e contributive che consentano alle aziende di essere più concorrenziali, a cominciare da quella straordinaria realtà che è il nostro sistema di piccole e medie imprese, vuol dire investire nell’interesse del Paese, delle famiglie, dei giovani. Certo, la questione fiscale ha più sfaccettature. Primo: la lotta all’evasione, una pratica ignobile che scarica sulle imprese e sui cittadini onesti l’insopportabile fardello dei furbi. È dal 2004 che ribadisco l’impegno di Confindustria contro evasione e sommerso. E sono convinto che la lotta all’evasione sarebbe certamente favorita se si alleggerisse un peso fiscale eccessivo. Penso a un patto, esplicito e formale: ogni euro recuperato all’evasione sia destinato a una equivalente riduzione della pressione fiscale su imprese e cittadini. Si attuerebbe così la formula forse semplicistica ma vera del «pagare tutti per pagare un po’ meno» e si sottrarrebbe alla politica lo stucchevole esercizio di fantasia a cui assistiamo ogni volta che le notizie sulle entrate lasciano intravedere delle disponibilità aggiuntive, vere o presunte.

    Secondo: dove vanno a finire le nostre tasse. Paghiamo più degli altri Paesi in cambio di servizi inferiori alla media europea e si alimenta una spesa pubblica che gli ultimi governi non sono riusciti a ridurre. La politica del «tassa e spendi» praticata negli anni a livello centrale e locale, è ormai inaccettabile. Penso alle faraoniche spese per consulenti di ogni genere e tipo che si consentono le amministrazioni centrali e soprattutto quelle locali; ai 17.500 consiglieri d’amministrazione, lautamente retribuiti, di quelle società pubbliche che soprattutto a livello locale sono diventate delle discariche di politici trombati; alle 180.000 persone elette e remunerate che in Italia vivono di politica.

    Terzo: il disagio crescente della parte sana del Paese, quei cittadini che vedono infrastrutture importanti rinviate sine die, cantieri aperti e bloccati da diritti di veto di ogni tipo che moltiplicano i costi, i tempi e le dissipazioni. Così non ci sono risorse per gli investimenti pubblici in infrastrutture, scuola, servizi sociali, ricerca, persino per la sicurezza. E si consolida l’immagine di uno Stato «predatore» che negli ultimi anni, soprattutto a livello locale, ha aumentato a dismisura il peso del pubblico in economia, ha alimentato privilegi e attività improduttive mangiando risorse che andrebbero investite sul futuro. A cominciare dalla riduzione del debito pubblico che ogni anno costa agli italiani quasi 70 miliardi di euro e che negli ultimi anni, a livello di amministrazioni locali è addirittura cresciuto. E sono cresciute quelle tasse occulte che gravano con extracosti sulle imprese italiane che a causa di una concorrenza scarsa o inesistente pagano molti servizi più cari e versano centinaia di miliardi di euro per i costi della burocrazia.

    È venuto il momento di innescare il circuito virtuoso meno tasse, meno spesa pubblica, più investimenti. Quando richiamo i costi della politica non penso solo ai piccoli privilegi di un numero di parlamentari o di rappresentanti locali certamente spropositato. Penso alla scarsa qualità dei servizi, al baloccarsi del dibattito politico su temi lontani dai problemi della gente, alla scarsa capacità di assumere decisioni che guardino non al consenso di breve periodo ma al bene collettivo. Per questo da tempo abbiamo indicato come prioritaria una riforma della macchina dello Stato che riduca la burocrazia, semplifichi e renda più efficiente l’amministrazione, razionalizzi i livelli decisionali, attui il federalismo fiscale. Una riforma che metta in condizione chi vince le elezioni di governare davvero, superando una situazione dove i voti, anche quando le maggioranze sono nette, non bastano per imprimere cambiamenti sostanziali. Serve anche una riforma elettorale che ripristini il confronto tra candidati ed eviti ai cittadini di dover semplicemente ratificare le scelte degli apparati di partito.

    Il merito e la concorrenza sono due temi che da tempo abbiamo voluto porre in modo importante al centro dell’attenzione. È curioso che il licenziamento di qualche presunto fannullone occupi le prime pagine dei giornali, come fosse qualcosa di incredibile. Ma è il segno che forse qualcosa si muove. Noi vogliamo che ovunque siano premiati i migliori, quelli che si impegnano e fanno bene il loro mestiere. Per questo abbiamo insistito per quote crescenti di salario legato ai risultati e per rendere più conveniente lo straordinario alle imprese e ai lavoratori. Pensiamo che liberalizzare e smontare i monopoli pubblici locali vada nell’interesse dei cittadini, soprattutto dei meno abbienti: grazie alla concorrenza pagheranno meno molti servizi essenziali. Vogliamo insomma realizzare un grande disegno di modernità. Per questo la politica, quella vera, deve tornare al potere, coinvolgere i cittadini, essere vicina ai problemi e soprattutto decidere. Bisogna ripristinare l’azione dello Stato e della politica mettendo al centro principi forti: lavoro, merito, autorità, ordine, rispetto, mercato, concorrenza, education, spirito di sacrificio e ricompensa. Bisogna spezzare la spirale dell’impotenza politica e del fatalismo che da troppi anni vede l’Italia prigioniera di una transizione che non accenna a finire. Serve una politica alta, capace di indicare al Paese non la somma delle tutele corporative ma un progetto Paese di bene comune.

  • Mauro Manenti

    Belle parole, ma come realizzare tutto ciò !?!?
    L’unica speranza è il referendum, ma è una speranza flebile (quante volte sono poi state fatte leggi che di nascosto sovvertono quello che il cittadino ha stabilito per legge; vedi legge sul finanziamento ai partiti !!).
    A me sembra che l’unico interesse dei partiti di DX e di SX sia solo quello di mantenere il potere (basta vedere tutto il parlare intorno al PD e al nascente partito delle libertà: aria fritta per poi presentare gli stessi politici e gli stessi sprechi !!)
    Se si va avanti così, prima o poi dovremo fare una rivoluzione……Smile:

  • Giuseppe Bravi

    Il fatto è che Prodi o altri mi sa tanto di solita minestra riscaldata…. dicono tutti le stesse cose e mentre noi ci ammazziamo di lavoro per (anche) pagare le tasse….
    http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/200708articoli/25197girata.asp

    Lo sapevo già, ma “riscoprirlo” non ha giovato al mio umore….. :(

  • Alberto Nicolis

    ma come si fa a credergli,
    quando in campagna elettorale
    hanno giurato di non metterci le mani nelle tasche ?

    promesse da politici, come quelle dei marinai

  • Alberto Nicolis

    riguardo a montezemolo,
    di sicuro le alte tasse pagate dalle imprese
    non ne fanno venire di nuove,
    e fanno scappare quelle che gia’ c’erano.

    basti pensare alla IBM che ha svuotato
    quel polo tecnologico di grosso spessore,
    produzione ed occupazione che era Vimercate
    per trasferire il tutto in Irlanda dove
    le tasse sono di gran lunga piu’ basse




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