Mario Draghi č il nuovo Governatore
Anzi sarebbe meglio dire “sara’”.
Il suo incarico comincia da febbraio
e sara’ cadenzato dalle nuove regole
che non fanno piu’ del Governatore di
Bankitalia, un soggetto irresponsabile
e ultrapagato, viatico ai problemi che
abbiamo avuto con Fazio.
Mario Draghi e’ attualmente vice presidente
italiano di Goldman Sachs, una delle
maggiori banche d’affari del mondo, non
esattamente una debuttante nel mondo
delle educande.
Ma e’ anche l’autore della legge sull’
Opa che miglioro’ la vita dei piccoli
azionisti di Piazza Affari.
Del resto alla finanza non si chiede
di essere il ballo delle debuttanti.
Si pretende pero’ che sia governata
secondo regole serie e, soprattutto,
uguali per tutti.
Buon lavoro.
-Dal Corriere della sera.it
Direttore generale del Tesoro per oltre dieci anni, Mario Draghi č l’artefice delle grandi privatizzazioni e l’autore della legge sull’opa che porta il suo nome. Romano cinquantottenne, č vice presidente di Goldman Sachs.
Se la maggioranza si č mostrata compatta sulla sua candidatura, considerata autorevole e di garanzia, anche l’opposizione ne apprezza le qualitį. I ministri che per il centrosinistra hanno occupato la poltrona di Via XX settembre, il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, Giuliano Amato e Vincenzo Visco, hanno vissuto proprio con lui la grande stagione delle principali privatizzazioni effettuate dallo Stato. Entrambi gli schieramenti politici lo considerano un «uomo del fare», pragmatico e concreto. Fama che si guadagnata fin dai tempi dell’universitį, a Roma negli anni Settanta, nella veste di allievo prediletto di Federico Caffč.
Mario Draghi (Reuters)
Borsista del Mediocredito, studia e insegna nei migliori campus Usa e consegue un Ph.d in Economics presso il Massachusetts Institute of Tecnology (Mit). Poi inizia la stagione dell’insegnamento all«Universitį di Firenze dal 1981. Approda, negli anni Ottanta, nei corridoi ministeriali nella veste di consigliere economico del ministro del Tesoro Giovanni Goria, che lo designa a rappresentare l’Italia negli organi di gestione della Banca mondiale.
Sono queste le esperienze che lo rendono nel 1991 il candidato ideale per la poltrona di direttore generale del Tesoro, allora incarico poco retribuito e non troppo ambito. Per molti doveva essere una tappa di passaggio in attesa di tempi migliori. E invece Draghi riesce a trasformare quell’incarico in una delle poltrone chiave per l’economia del paese. Negli stessi anni č membro del Comitato Monetario della Cee e del G-7 Deputies, nonchč presidente del Comitato di Gestione Sace. Dal ‘91 al ‘96 č nel Cda Imi e dal ‘93 presiede il Comitato per le Privatizzazioni. Dal ‘94 al ‘98 č presidente del G-10 Deputies.
Sempre con grande discrezione, assume il controllo dell’industria e della finanza a partecipazione pubblica in via di privatizzazione e le redini della preparazione dei documenti di politica economica. Passano i ministri e gli schieramenti, con i governi Andreotti, Amato, Ciampi, Berlusconi, Dini, Prodi, D’Alema, ancora Amato e ancora Berlusconi, ma per dieci anni «il Direttore» resta al centro dell’economia e della finanza pubblica. Anni di sfide difficili che, anche grazie alla grande stagione delle privatizzazioni, da Eni a Telecom da Imi a Comit e Bnl, cambiano il profilo economico del Paese e lasciano in ereditį al ministero di via XX settembre una forte struttura tecnica e relazioni internazionali consolidate.
La centralitį di Draghi nel panorama economico italiano č tale che finisce anche al centro delle polemiche. Č il caso della riunione del «Britannia», con i principali banchieri d’affari inglesi, a portarlo nel mirino di chi lo accusa di voler svendere il patrimonio nazionale. Ma a prevalere, ancora una volta, č ruolo chiave che Draghi svolge guidando un momento particolarmente difficile dell’Italia che, sulla strada verso l’euro, vede la lira fuori dallo Sme sotto la pressione di una finanza pubblica alle corde. Č ancora lui a condurre la difficile trattativa per il rientro della moneta nazionale, passaggio chiave per la successiva ammissione all’euro.
Privatizzazioni ma non solo. Il nome di Draghi si lega soprattutto al nuovo testo per la Finanza, che passa alla storia, appunto, come legge Draghi. Una legge che contiene le nuove regole sull’opa, con l’obbligo di lanciarla per chi acquista oltre il 30% di una societį con un prezzo identico per i piccoli e grandi azionisti, che consente al capitalismo italiano di iniziare a confrontarsi con i mercati internazionali. Una legge messa alla prova per la prima volta nel 1999 con la scalata di Roberto Colaninno su Telecom.
Una lunga stagione, quella di Draghi al ministero del Tesoro, che si chiude nel 2001 quando il ministro Tremonti chiama a sostituirlo Domenico Siniscalco. Draghi lascia Via XX Settembre e torna ad insegnare negli Stati Uniti. Nel 2002 l’ingresso in Goldman Sachs a Londra di cui ben presto diviene vicepresidente per l’Europa. Forse non a caso la Goldman Sachs č l’unica banca internazionale che non ha collocato obbligazioni Cirio e Parmalat.
























