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L’importanza di saper valutare un business


Come faccio ogni settimana, ecco per gli affezionati
Fwiani Bloggers “Affari nostri” di lunedi’ prossimo
in anteprima. Buona lettura.

Mi capita sovente di ricevere mail da
investitori improvvisati, rimasti
scottati da investimenti andati male

Mi chiedono consigli su come poter
recuperare, almeno in parte, i sudati
risparmi.

Purtroppo il più delle volte non c’è
molto da fare: i buoi sono scappati
e sono ormai molto lontani dal recinto.

Ed il più delle volte questo è successo
a causa di una errata valutazione dei
business sui quali hanno investito.

Per questo motivo ho pensato che potesse
essere utile rispolverare una vecchia
edizione di Affari Nostri, nella quale
spiego, in poche e semplici righe,
l’importanza cruciale di un’accurata
valutazione dei business sui quali
si intende investire.

Nel frattempo abbiamo lanciato due nuovi
servizi Premium che vi svelano i meccanismi
di selezione che precedono l’ingresso
dei titoli nei portafogli di IBCC e IBII,
portandovi nel retrobottega della
mia officina di analisi e valutazione.

Naturalmente sto parlando delle mie Watchlist,
Italia e America, i servizi che vi offrono
la possibilita’ esclusiva di ‘spiare’
le societa’ e i business che piu’ mi
interessano in questo preciso momento,
e seguirne (o perfino condividerne)
l’analisi con il Frullatore.

“Sono sempre alla ricerca della semplicita’.

Nella mia esperienza di investitore e studioso
della finanza e degli investimenti, ho visto funzionare
sempre e solo le strategie semplici e indipendenti.

Quelle di Graham, quelle di Buffett e di Lynch.

Hitchcock amava la semplicita’. Se non era in grado
di scrivere la trama (il plot) di un suo film su una
scatoletta di fiammiferi, o sul retro di un biglietto
da visita, quel film non lo faceva per niente.

Semplice e’ il contrario di banale.

Provate a riassumere ‘La finestra sul cortile’ oppure
‘Gli uccelli’ e vi accorgerete che, per una volta,
il maestro del brivido, non scherzava.

Per questo i suoi film non passano mai di moda.

Oggi provero’ a raccontarvi come dovreste valutare
una societa’ prima di investire, cercando di farlo
nel modo piu’ semplice che io sia riuscito ad
immaginare. Non fate caso ai dettagli poco ‘business’,
me ne scuso in anticipo: quello che conta e’ la morale.

Comincio subito.

Ci sono due amici che abitano nello stesso quartiere.
Uno di questi amici, Mario, e’ intraprendente e ha messo
su un business molto semplice: compra birra in
un supermarket che fa forti sconti, e la rivende
dovunque si raduni gente

Compra bottiglie a 50 centesimi e le rivende a 2 euro.

Siccome e’ molto bravo nel suo mestiere, riesce
a convincere un sacco di gente a comprarle.

E i risultati sono davvero buoni: in un anno ha
venduto 20.000 bottiglie di birra, 100 al giorno
per duecento giorni di lavoro.

Ha speso 10.000 euro per la birra e ne ha incassati
40.000 dalla rivendita. Profitto netto: 30.000 euro.

Mica male. Solo che si e’ stancato parecchio.

E qui entra in scena l’altro amico, Giorgio.
Dopo aver osservato il business del suo compagno
per dodici mesi, gli e’ venuta una mezza idea di
comprarne la meta’.

Anche per aiutarlo.

Quanto dovrebbe pagare il business della birra
secondo voi? Che poi e’ come dire: quanto vale
la societa’ e quanto valgono le sue azioni?

Riassunto:

Sappiamo che, nel primo anno, Mario ha venduto
100 bottiglie al giorno di media, per un totale
di 20.000, in 200 giorni di lavoro.

Sappiamo che gli costavano 50 centesimi l’una
e che le rivendeva a 2 euro, con un profitto netto di
un euro e cinquanta cad. e di 30.000 euro in un anno.

Dal passato prossimo passiamo al condizionale.

In cinque anni Mario potrebbe vendere, quindi,
100.000 bottiglie di birra con un profitto
netto di 150.000 euro. Mica bruscolini.

Giorgio farebbe bene quindi a pagare il 50% del
business della birra 75.000 euro?

Non scordatevi del condizionale.

E se Mario si ammala? E se la birra passa di moda?
E se arrivano concorrenti agguerriti? E se i
supermercati aumentano i prezzi della birra?

Se, se, se, se … Ogni ‘se’ vale qualcosa.

Ogni ‘se’ porta a casa uno sconto. Ogni ‘se’
deve farvi pensare e trovare una risposta in
denaro. Ogni ‘se’ abbassa la valutazione.

Morale della storiella:

Se non avete tutti gli elementi per valutare
un business, allora NON avete tutti gli elementi
per valutare il prezzo di un’azione di una societa’.

Non potete dire se e’ cara o a buon mercato.

E quando, finalmente, questi elementi li avrete,
fatevi le domande giuste e scontate tutti i ‘se’
e i ‘ma’ che vi vengono in mente.

Solo allora potrete dire qual e’ il prezzo giusto.”

Un caro saluto a tutti,

Vs. Francesco Carla’

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49 Commenti su “L’importanza di saper valutare un business”

  1. francesco:

    salve prof.
    il nuovo entrato g. sta dando quanlche delusione. nel mio portafoglio è molto vicino alla mannaia……la devo usare? o tengo conto dei dividendi (forse non troppo generosi)…..o è ancora prematuro? grazie

  2. Francesco Carlà:

    … francesco

    G di IBII nel ns pfolio e’ a +9,45%. Il Metodo pero’ andrebbe applicato da ognuno alla sua situazione particolare …

  3. Francesco Carlà:

    Tutti
    Dopo la sosta estiva riprendo l’abitudine di segnalarvi le performances totali della nostra Maratona dell’Investimento:

    IBCC (Wall Street-Maratona Usa) azionario
    -Totale dal gennaio 2004 ad oggi:
    IBCC: +81%, S&P 500: +9%
    (72 a Zero per IBCC piu’ dividendi)

    InvInt (Etf&Global-Maratona Globale Etf) azionario & etf
    -Totale dal gennaio 2005 ad oggi:
    InvInt: +31%, S&P500: 0%
    (31 a Zero per InvInt piu’ dividendi)

    IBII (Piazza Affari-Maratona Italiana) azionario
    -Totale dal gennaio 2006 ad oggi:
    IBII: +14%, FTSE MIB: -20% (dividendi IBII +6,29%)
    (34 a Zero per IBII piu’ dividendi)

    Fw Obb (Obbligazioni Italia & Euro-Maratona Obbligazionaria)
    -Totale dal gennaio 2007 ad oggi:
    OBB ITA&Euro 2007: +23%, Benchmark: +15,5%

  4. Aldo Del Favero:

    W Finanza World !!! In 10 mesi ho guadagnato 50000 Euro con IBCC e IBII e per festeggiare mi sono abbonato anche a Invint, quindi voglio dire a tutti quelli che come me nell’ultima bolla anno perso un bel pò di denaro, che non tutto è perduto, basta scegliere la strada giusta e direi che i consigli del proff. e anche questo blog siano una buona via. Prima mi ero affidato ai fondi comuni, alcuni mi avevano dato anche delle belle soddisfazioni, ma quello che gli rimprovero e che durante la crisi le loro quotazioni sono colate a picco assieme agli indici, non sono stati in grado di gestire la crisi, cosa che invece il proff secondo me ha fatto benissimo prendendo profitto per tempo sui suoi businnes e restando molto leggero nei momenti bui. Direi che avere una guida sempre presente che ti aiuta negli investimenti sia molto rassicurante,
    quindi W Finanza World!!!

  5. Giulio Ferrari:

    ottimo aldo! …e grazie Prof per il riepilogo.

    Per quanto riguarda IBII però, ho la sensazione che nel corso del 2009 l’ FTSE Mib, cioè il nostro “nemico”, si sia comportato meglio del nostro portafoglio, è corretto o giudico male?

  6. livio zagnagnoli:

    Egr. Prof. Francesco Carlà, dopo anni di lavoro intenso che occupava ogni istante….oggi, dopo una ennesima difficile giornata, e ancora insonne preso dai pensieri, ho ben pensato di leggere-ricercare sul web “il suo punto di vista” in merito alla situazione economica difficoltosa ancora in corso.
    Dopo un’intera giornata fuori ufficio-studio in stretto contatto con differenti clienti, purtroppo non possiamo che trarre inpensabili conclusioni….da circa 1 settimana (una settimana!!!)è iniziata la “crisi vera”. Francesco, correggimi se sbaglio:
    nel primo semestre 2009 le imprese nonostante un crollo del fatturato medio del 40% rispetto al 2008, han tenuto botta. ….iniezioni di capitali da parte dei soci, il sostegno delle banche c’era ancora -col senno di poi!!- (che altro non avevano se non i bilanci o bozze al 31-12-2008
    utilizzo delle riserve di cassa e fino al limite degli affidamenti

    luglio 2009: un fuoco di paglia!! ….parte del tessuto economico si attendeva una ripresa dopo agosto…alcuni imprenditori han pertanto pensato che poteva essere il momento di investire in materiali e strumentazioni al fine di essere pronti per la ripresa.

    prima decade agosto 2009: illusioni di imminente ripresa! …alcune importanti società han ricevuto commesse in agosto!!….serrati i ranghi: tutto il personale pronto per lavorare (dopo la cassa integrazione). Pareva fosse un insolito segnale che dopo il ferragosto, bene o male si sarebbe mosso qualche cosa.

    settimana prima del 15 e quella dopo: un bagno di sangue di insolvenze!! ….inpagati pesanti velati dalla pausa totale ferragostana.

    fine agosto: ….tutti si auspicava in coperture tardive delle insolvenze….alcuni probabilmente speravano che l’agosto 2009 avesse 300 giorni!!…consapevoli del duro rientro.

    prima decade di settembre: ….riprendono finalmente gli ordinativi!!!….si vede movimento!!!

    seconda decade di settembre: il mondo impresa nel suo complesso si rende conto che è un ennesimo bagno di sangue!!!! …..le insolvenze di agosto non sono sanate!!….protesti a catena, salti mortali per onorare titoli protestabili….aziende attive da decenni con zero denaro in cassa!!! …..Basilea II arriva a dare il colpo di mannaia tanto temuto: ….stante il pregressi 2 mesi di forti tensioni finanziarie oggi obbliga gli istituti a chiudere in fretta e furia le linee finanziarie accordate.

    ….Francesco, dimmi perchè gli organi preposti (BCE) non si rendono conto di tutto ciò!?!?!? ….sono inermi!!! ….sono oramai rassegnati che il sistema economico occidentale deve crollare!?!?!? ….stiamo cadendo e nessuno dice nulla!!!….nessuno fa nulla!!!! …..il governatore della BCE probabilmente sarà soddisfatto vedendo l’inflazione sotto controllo (unico suo dato inserito nel hard-disk!!)!?!?!?

    ….cosa vedi tu, Francesco??

    Cordialmente.

    Livio.

  7. ANGELINO FAGGIONATO:

    Questa storiella la rileggo sempre volentieri! È il migliore esempio che io conosca! Semplice , non banale

  8. Francesco Carlà:

    … Aldo
    Grazie davvero: come sempre faccio e facciamo del nostro meglio, ma tieni sempre presente che sei un Maratoneta e non un centometrista … buona domenica, fc

  9. Francesco Carlà:

    … Giulio Ferrari
    Io la vedo cosi’: aggiungendo i dividendi medi dell’anno alla ns performance 2009 andiamo piu’ o meno come l’indice FTSE MIB. Ma senza aver fatto correre ai Fwiani Premium di IBII i rischi e i cuoringola che la tremenda volatilita’ dei bancari e finanziari dell’assurdo indice italiano hanno fatto correre, e continueranno a far correre, in questo difficile autunno 2009 (vedi post successivo). Guardare il grafico per credere. Del resto il nostro +14% dal 2006 (cui aggiungere i dividendi medi) vs. il -20% dell’indice direi che parla piuttosto chiaro … buona domenica, fc

  10. Francesco Carlà:

    … Livio Zagagnoli
    I miei inviti alla cautela e all’attenzione alla seconda fase della crisi (possibile stagnazione piu’ inflazione etc) stanno cominciando purtroppo a diventare concreti … Non a caso Tremonti tace parecchio …

  11. Francesco Carlà:

    … Angelino
    Grazie e buona domenica anche a te e a Livio. Ciao a tutti, fc

    Ps. Domenica 27 Settembre Finanza World compie 10 anni!

  12. ANGELINO FAGGIONATO:

    Grazie e buona domenica a tutti . Domenica prossima brindisi per l’anniversario .

  13. Aldo Del Favero:

    @ livio
    una ventata di ottimismo la tua!!! Comunque penso anche io che in Europa l’onda lunga della crisi stia arrivando solo adesso, si sente parlare di fine recessione e di aumento dei disoccupati nel 2010, due cose in contrasto tra loro, se aumenta la gente che non lavora diminuiscono i consumi ed è il solito cane che si morde la coda: le cose peggiorano.
    Sul fronte investimenti però mi sento tranquillo visto che il proff dovrebbe aver scelto dei businnes che magari fino adesso non hanno fatto faville, ma che dovrebbero venir fuori nel prossimo difficile futuro o sbaglio?

  14. umberto panzeri:

    Proff.
    Come giudica il calo di questa mattina,ci può essere una correzione

  15. Francesco Carlà:

    … panzeri
    Come avrete letto sono gia’ settimane che mi rispondo da solo a questa domanda … sorriso … Vedremo.

  16. umberto panzeri:

    Proff.
    Poichè penso che l’economia reale non ha ancora toccato il fondo
    Non ci sono + soldi,le banche vogliono garanzia impossibili gli insoluti sono aumentati …………..da far paura
    Nelle scadenze di fine agosto un mio conoscente con circa 2000 clienti ha avuto 80% di insoluti
    Perciò penso che l’economia finanziaria di questi mesi non mi convince oppure mi sbaglio
    spero di sbagliarmi…………………………..

  17. Andrea Lombardo:

    Ma che succede siamo sprofondati in un pessimismo cosmico fino a pochi giorni fa si celebravano i rialzi assecondati da un asituazione economica in miglioramento ora se è cosi come dite VOI alla faccia del metodo si vende tutto e si aspetta perchè se le borse ricrollano non si salva nessuno nemmeno i titoli buoni che abbiamo nel poratfoglio.

  18. umberto panzeri:

    Sorriso
    non si sta facendo uuna maratona………….io ho fatto un nuovo abbonamento che …………….

  19. vanni rossetti:

    Anche se l’autunno fa cambiar colore alle foglie non succede ai portafogli del Prof….

  20. Francesco Carlà:

    Tutti …
    Se ogni volta che il mercato cambia direzione cambia anche l’umore, vuol dire che si e’ Maratoneti del tutto … E’ un buon Test dell’Investitore …

  21. umberto panzeri:

    Proff.
    Non volevo creare pessimismo ma il mio ragionamento era basato tra l’economia reale a quella finanziaria di questi ultimi 3/4 mesi……e come la pensava…..

  22. Francesco Carlà:

    … Panzeri
    Si’ si’ lo so … parlavo in generale. Intanto oggi controtendenza e parecchio pure A. di IBCC … (+3,3%)

  23. Francesco Carlà:

    … A di IBCC +4,25%

  24. Francesco Carlà:

    … Tutti
    Ovviamente per E e P di IBII oggi e’ un giorno speciale

  25. Riccardo Marsetti:

    Alert ricevuto !

  26. umberto panzeri:

    Bene questo Alert……….

  27. umberto panzeri:

    Il mercato lo aveva molto penalizzato ultimamente considerandoli molto negativi i dati…………..ma io non ero dello stesso parere
    o mi sbaglio Proff . L’avevo già messo in portafoglio………

  28. Francesco Carlà:

    … Vedremo insieme …

  29. Riccardo Marsetti:

    @ Panzeri
    Be, i dati “erano” negativi :)

  30. Francesco Carlà:

    … oggi potete leggere tra le righe l’arrivo a breve di uno dei Catalizzatori che piu’ mi attendevo per D di IBII …

  31. Francesco Carlà:

    … potete leggerlo nelle news di Borsa Italiana …

  32. Francesco Carlà:

    … buona apertura di IBCC a Wall Street …

  33. Francesco Carlà:

    … Tutti
    La Madre dei Furbetti e’ sempre Incinta …

    I FURBETTI DELL’ENERGIA – COME APPROFITTARE DELLA LEGGE SCRITTA MALE (TANTO PER CAMBIARE) E VIVERE FELICI – GRAZIE AI KIT DI RISPARMIO, DIRIGENTI, EX DIRIGENTI E FIGLI DI DIRIGENTI DI ACEA (E NON SOLO) GUADAGNANO A SPESE DI CHI PAGA LA BOLLETTA – E ANCHE SE LA NORMA È STATA CORRETTA, IL DANNO AI CONTRIBUENTI CONTINUA…
    Claudio Gatti per “Il Sole 24 Ore”

    Efficienza energetica. E’ al centro del dibattito sulla lotta ai cambiamenti climatici.
    Uno dei programmi introdotti in Italia per ottenerla è quello dei cosiddetti “Titoli di efficienza energetica”, o certificati bianchi, ottenibili attraverso kit di risparmio idrico e lampadine a basso consumo.

    In teoria il meccanismo è stato studiato affinché ne possano beneficiare tutti: la collettività perchè si riduce l’inquinamento, lo Stato perché si raggiungono gli obiettivi di risparmio elettrico evitando le multe comunitarie, le società di servizio energetico – o Esco – perché il valore dei certificati garantisce un buon ritorno economico ai loro investimenti e i distributori di energia perché vengono rimborsati per i costi affrontati.

    Il Sole-24 Ore ha però riscontrato che la realtà è molto meno rosea. Il meccanismo non ha infatti tenuto conto di una categoria che non andrebbe mai sottovalutata, quella dei furbi..

    Risultato: sono stati corrisposti fior di euro per risparmi energetici mai realizzati. Si parla di centinaia di migliaia di tonnellate di petrolio risparmiate solo sulla carta. Ma pagate dagli inconsapevoli contribuenti.

    Alzino la mano i lettori al corrente del fatto che, nascosto tra le varie voci della loro bolletta elettrica, c’è da anni un contributo per rimborsare il distributore per i certificati bianchi da esso acquistati. E che quel contributo negli ultimi anni è stato del 50% più alto del necessario. Perché in media i certificati sono costati meno di 70 euro e i contributi sono stati di 100. Negli anni 2005-2008 questi contributi hanno superato i 200 milioni.

    Non basta: è emerso che ad approfittare di una normativa eccessivamente permissiva sono state Esco legate a dirigenti o ex dirigenti di uno dei maggiori distributori elettrici, il gruppo Acea.

    Acea
    Il progetto più “creativo” è stato presentato da Natura, una Srl di Milano che nel maggio 2006 ha acquistato un’inserzione pubblicitaria nella rivista Sky in cui ha riprodotto tre buoni per il ritiro gratuito di un kit. Poiché la tiratura dichiarata di Sky era di 4 milioni di copie, sulla base della regola che riconosce in automatico un tasso di ritorno dei buoni del 50%, Natura ha preteso la certificazione dei risparmi conseguiti da 2 milioni di kit.

    Che nei cinque anni di vita del progetto sarebbero ammontati a 408mila tonnellate di petrolio. Per un valore totale di circa 25 milioni di euro.

    Ma il tasso reale di ritorno dei buoni di consegna pubblicati da Sky è stato dello 0,00086%. I risparmi energetici generati dal progetto non supererebbero quindi le 700 tonnellate.

    Fortuna per noi contribuenti che l’Autorità per l’energia elettrica e il gas guidata da Alessandro Ortis è stata vigile. E dopo un’istruttoria in cui ha verificato il reale tasso di ritorno, ha bloccato tutto. Ma Natura è ricorsa al Tar. E non è detto che le vada male, data l’indulgenza delle regole in vigore al momento in cui è stato realizzato il progetto. Sembrerebbe un’aberrazione. Ma è esattamente quello che è successo nel caso della Edil Project 2006, altra Esco che è ricorsa al Tar.

    Nel 2006 ha dichiarato di aver raggiunto un milione e mezzo di famiglie e ha chiesto di acquisire il diritto a oltre 285mila certificati nei cinque anni di vita del progetto, per un valore cumulativo stimabile attorno ai 18 milioni. Questo nonostante il tasso di ritorno dei buoni fosse stato un misero 1,34%. Ma aveva rispettato le norme e il Tar le ha dato ragione.

    Edil Project ha dichiarato che il 61% delle famiglie contattate erano in Calabria. Il 61% di un milione e mezzo è circa 900mila. Ma poiché la Calabria ha solo 2 milioni di abitanti è difficile che le famiglie arrivino a quella cifra. “Se qualcuno sostiene di aver spedito buoni a oltre 900mila famiglie calabresi vuol dire che ha raggiunto anche i morti,” osserva Vincenzo D’Agostino, vice presidente di AssoEsco, l’associazione di categoria.. “Ditemi voi se questo è il modo di fare efficienza energetica! Con i morti!”

    Anomalie isolate? Niente affatto. Quando, nel 2006, l’Autorità ha avuto modo di analizzare i risultati di progetti che prevedevano la rendicontazione di buoni, ha appurato che il loro tasso di ritorno era spesso inferiore al 5%. E cioè meno di un decimo di quella riconosciuta.

    “Qui bastava costituire una società, anche senza dipendenti, fare una campagna postale di invio di buoni e passare all’incasso”, osserva D’Agostino.

    Ma l’Autorità non è rimasta con le mani in mano. Nel 2007, dopo aver corretto le regole eliminando la rendicontazione forfettaria dei buoni, ha avviato un meticoloso procedimento di riesame dei progetti ancora da certificare. Dei 30 progetti esaminati, soltanto dieci sono risultati in regola e approvati.

    Il Sole-24 Ore si è procurato l’elenco delle Top-10, le dieci società a cui è stato assegnato finora il maggior numero di titoli. Al vertice abbiamo trovato il nome di Acea. A seguire quello dell’Enel. Dopo quei due giganti, al terzo posto un nano: Edil Project 2006. Sempre nei Top-10 abbiamo poi trovato i nomi di altre tre società minuscole: Tep Energy Solutions, Edilhouse 2002 e EuroEdil ’98. Tutte impegnate in contenziosi giudiziari con l’Aeeg per progetti che non hanno conseguito i risultati attesi.

    Dietro queste Esco, abbiamo trovato nomi legati a dirigenti ed ex dirigenti del gruppo Acea. Due dei quattro comproprietari di Tep Energy Solutions sono infatti Claudio Terrosu e Giancarlo Giorgi, entrambi ex dirigenti ed ex consiglieri del gruppo romano.

    Nella compagine azionaria di Edilhouse 2002 c’è invece Simone Maccari, giovane figlio di Claudio Maccari, attuale dirigente di Acea Reti e Servizi Energetici SpA, la Esco del gruppo romano. Con il 50% delle quote. L’altra metà di quote sono dell’avvocato Emanuela Bressi, il cui marito, Fausto Mandarano, è proprietario di Euroedil ’98.

    A chiudere il cerchio, è il fatto che l’ex amministratore unico di Edilhouse 2002, Corrado Rotondi, è proprietario del 90% di Edil Project 2006.

    E vi ricordate di Natura Srl, la Esco dei buoni pubblicati su Sky? Tra i suoi proprietari ci sono Alessandro Tortorella, ex direttore marketing di AceaElectrabel, e Rosa Anna Metallo, moglie di Cosimo Turi, attuale amministratore delegato di Elgasud, controllata di Acea.

    “Non mi sorprende che dietro a quelle Esco ci siano persone legate ad addetti ai lavori. Solo loro potevano capire come sfruttare le falle normative”, commenta un dirigente del gruppo Acea che ha chiesto l’anonimato. “Tra l’altro, che ci fosse anche il figlio di Maccari, qui da noi lo sapevano in molti. Non è un segreto ben custodito”.

    Sia chiaro: queste Esco hanno fatto ciò che la normativa consentiva. Resta il fatto che i soldi dei consumatori italiani sono andati a remunerare attività che non hanno prodotto risparmi energetici. E continuano a remunerarli anche dopo la modifica delle regole, visto che la vita utile dei progetti è quinquennale.

    INTERVISTA A CLAUDIO MACCARI: SCUSI MA SUO FIGLIO NON È COMPROPRIETARIO DELLA ESCO EDILHOUSE 2002? (E CADE LA LINEA)….
    Claudio Maccari è un dirigente del gruppo romano che si occupa di certificati bianchi da quando è partito il meccanismo. Che sia uno dei maggiori esperti nel campo lo dicono i fatti. E ce lo ha confermato lui stesso in questa intervista telefonica. Se abbia tratto vantaggi personali da questo suo know-how sta all’Acea stabilirlo. Il Sole-24 Ore può solo riportare le sue parole. E i fatti:

    Quello dei certificati bianchi è un tema di cui lei si è occupato in varie occasioni.
    Sì. E me ne occupo ancora.

    Quindi conosce bene il meccanismo?
    Sì, lo conosco dall’inizio, sin da quando è entrato in vigore nel 2005.

    La sua esperienza la porta a concludere che dal punto di vista della collettività abbia funzionato?
    Il vantaggio per la collettività è stato sicuramente notevole. Senza contare i vantaggi ancora maggiori per chi ha utilizzato i prodotti.

    Ci sono stati problemi o disfunzioni che lei sappia?
    Di che tipo?

    Mi risulta che alcune Esco abbiano presentato progetti di distribuzione di buoni ottenendo la certificazione di risparmi sulla base dei buoni anziché dei kit effettivamente distribuiti.
    L’autorità si è accorta di questi errori di valutazione che non era facile prevedere a priori e ha aggiustato il tiro.

    Una Esco che distribuiva buoni e aveva un tasso di ritorno dell’1 % ha potuto però chiedere titoli per il 50 per cento.
    Questo lo abbiamo scoperto dopo.

    Non è un abuso del sistema?
    Diciamo che il sistema purtroppo lo prevedeva. Quando si è accorta che c’era questa anomalia l’Autorità l’ha interrotta. Tutti quanti siamo stati contenti del fatto che sia stata interrotta questa modalità. Ma credo ci siano dei contenziosi ancora in corso.

    Infatti. Una delle Esco coinvolte in questi contenziosi si chiama Edilhouse 2002.. La conosce?
    Sì.

    Come mai?
    Ne conosco tantissime.

    Solo per quel motivo?
    Sì… beh, vado a convegni…

    Scusi, ma suo figlio si chiama Simone?
    Perché mi fa queste domande personali?

    Non è una domanda personale. A me risulta che Simone Maccari, suo figlio, sia comproprietario della Esco Edilhouse 2002.
    A questo punto della telefonata, Claudio Maccari ha posato la cornetta. E non è stato più possibile contattarlo. Peccato. Avremmo voluto chiedergli come mai nell’ottobre 2004, a pochi mesi dall’inizio del programma dei certificati bianchi, suo figlio Simone abbia acquisito il 50% di Edilhouse 2002.

    Da allora, Edilhouse ha acquisito diritti per un totale di oltre 30mila certificati bianchi. Valore totale stimato: circa 2 milioni di euro.

    Non solo, Edilhouse ha due contenziosi ancora aperti con l’Aeeg per il riconoscimento di ulteriori risparmi energetici mai conseguiti. Maccari ci ha detto di essere contento che quelle “anomalie” non siano più tollerate dall’Autorità, ma la società di suo figlio ha chiesto al Tar di riconoscerne la validità. Nonostante il tasso di ritorno dei buoni del primo progetto sia stato dello 0,8%

    E quello del secondo ancora più basso. O meglio: Edilhouse aveva inizialmente dichiarato il 3,2%, ma a Il Sole-24 Ore risulta che quando l’Autorità ha rilevato che dai suoi calcoli risultava lo 0,3%, Edilhouse abbia risposto: “ci dichiariamo matematicamente ignoranti”. Ma intenzionati comunque a chiedere certificati per il 50% dei buoni spediti. Ignoranti ma mica fessi.

    CLAUDIO TERROSU: “C’ERA UNA NORMA CHE CI CONSENTIVA DI FARE QUESTA COSA. E NOI L’ABBIAMO FATTA”…
    Fino al 2004, anno in cui è stato concepito il programma dei certificati bianchi, Claudio Terrosu è stato dirigente del gruppo elettrico Acea e consigliere di Acea Electrabel Trading. Dal 2007 è amministratore delegato di Uniposta, un operatore privato di base a Roma concorrente di Poste Italiane. Il Sole-24 Ore lo ha raggiunto per questa intervista telefonica:

    Lei avrà sentito parlare di quelle Esco che hanno presentato progetti di distribuzione di buoni ottenendo tassi di ritorno bassissimi, abusando quindi di un meccanismo inteso a conseguire risparmi effettivi e non fittizi?
    Sì.

    Lei è comproprietario della Esco Tep Energy Solutions.
    Sì.

    La Tep è una delle società che hanno fatto ricorso al Tar contro la decisione dell’Aeeg di non certificare progetti con tassi di ritorno troppo bassi.
    Sì.

    Quindi lei ritiene sia legittimo chiedere un riconoscimento economico per risparmi non ottenuti?
    Guardi, l’ha fatto anche l’Enel.

    Lei viene da Acea, conosceva il meccanismo, sapeva quanto larghe erano le maglie, ha creato Tep e ha presentato progetti con un tasso di ritorno ridicolo rispetto a quello previsto.
    Questo non è misurato, e quindi non possiamo dirlo.

    Il tasso di ritorno è misurato dai kit richiesti.
    Sì, ma questo non implica… La norma vigente era quella.

    L’obiettivo del programma era di conseguire risparmio energetico. Perchè la Tep fa ricorso al Tar chiedendo il riconoscimento di risparmi mai ottenuti?
    Abbiamo fatto ricorso contro una decisione dell’Autorità di non riconoscerci ciò che era dovuto in base alla norma.

    Anche senza risparmio?
    Esistono delle norme, e alle norme si risponde.

    L’Autorità ha cambiato la norma quando si è accorta degli abusi.
    Sì, ma non fatti da noi. Chieda all’Autorità quali sono stati i veri abusi.

    Insisto, il meccanismo dei certificati bianchi è stato creato dallo Stato per favorire il risparmio energetico, non per arricchire le tasche dei proprietari delle Esco.
    Lei sta facendo delle affermazioni molto dure. Parlare di arricchimento delle tasche dei proprietari delle Esco è molto poco carino da parte sua.

    Se una Esco distribuisce buoni e non kit, non ottiene risparmi . Come può quindi pretendere di avere certificati?
    Noi pensiamo di aver fatto bene il nostro mestiere.

    Se aveste fatto bene, avreste avuto un tasso di ritorno del 50%, che è quello riconosciuto.
    Dove sta scritto? Questa cosa l’Autorità non l’aveva prevista. Non ha mai parlato di tassi di ritorno minimo. Non c’è da nessuna parte questo principio.

    La veda dal punto di vista della collettività – lei sa che a pagare sono i consumatori?
    So perfettamente com’è il meccanismo. Ma qui si sono arricchite le società di distribuzione, i cosiddetti “obbligati” che hanno percepito 100 euro per ogni titolo comprato a 70. Queste domande, io vorrei che lei non le ponesse a una piccola società che ha svolto molto bene il proprio mestiere.

    Beh, io come consumatore pago per il 50% di tasso di ritorno dei suoi buoni, ma lei come Esco raggiunge solo l’1 , il 2 o il 3% di redemption. Non mi pare un mestiere svolto bene.
    C’era una norma che ci consentiva di fare questa cosa. E noi l’abbiamo fatta. Al nostro meglio.

  34. francesco:

    salve prof
    …scusi ma sono una new entry….mi aiuta a capire dove sono le news di oggi relative alla borsa italiana? ….sono abbonato….ma non le ho trovate.
    grazie

  35. Francesco Carlà:

    … francesco
    Mi riferivo alle news di Borsa in generale in riferimento a D di IBII …

  36. francesco:

    ok…speriamo in un futuro radioso del titolo

  37. Andrea Carelli:

    Tristezza… e’ – secondo me – uno dei motivi principali per cui l’Italia e’ iperburocratizzata e ed ingolfata di norme, nel tentativo – inutile – di incastrare i soliti “furbi”, riuscendo – invece – a zavorrare le tante persone che si comportano a modo (per onesta’ o per incapacita’ a, scusate il neologismo, “furbare”…)

  38. Francesco Carlà:

    … Tutti
    Un’altra splendida giornata per i Maratoneti di IBCC (Wall Street) …

  39. Francesco Carlà:

    Il Settembre 21st, 2009 alle 15:42 avevo scritto erroneamente:

    Tutti …
    Se ogni volta che il mercato cambia direzione cambia anche l’umore, vuol dire che si e’ Maratoneti del tutto … E’ un buon Test dell’Investitore …

    Ovviamente volevo scrivere:
    Tutti …
    Se ogni volta che il mercato cambia direzione cambia anche l’umore, vuol dire che NON si e’ Maratoneti del tutto … E’ un buon Test dell’Investitore …

  40. Riccardo:

    @Prof.
    come diceva stamane, se A di IBCC chiude anche oggi in positivo, mi sembra si possa applicare la regola sull’accumulo

  41. Francesco Carlà:

    … con calma gradualita’ e metodo …

  42. ANGELINO FAGGIONATO:

    Pfof. e tutti
    ti sei già fatto un’idea di dove andranno a posizionarsi i soldi che rientreranno con lo scudo ? Possiamo prevedere dei vantaggi per noi ?
    Secondo me :

    40% immobili, con conseguente ripresina dei titoli “cementiferi” ed affini
    e magari bollicina immobiliare BIS

    30% azionario / obbligazioni …un po’ di qua ..un po’ di la…che male non fa

    20% titoli di stato…così Tremorti è contento

    10% …escort ed affini (triplo smile)

    Ciao

  43. Cristian Piana:

    N di IBCC si mette in mostra oggi! :-)

  44. Aldo Del Favero:

    Già anche l’ex S sta galoppando peccato sia uscita, sigh!

  45. Aldo Del Favero:

    Comunque splendida serata per IBCC!

  46. Riccardo:

    Tutto questo verde… la pazienza (il metodo paga) … mi vien quasi da piangere :)

  47. Francesco Carlà:

    … Angelino
    Piu’ o meno lo share sara’ quello … sorriso

    … Tutti
    Calma pazienza e Metodo, in qualunque condizione del mercato. E’ una Maratona e dura 10, 20, 30 e piu’ anni …

  48. Francesco Carlà:

    … Tutti
    Queste sono giornate particolarmente importanti perche’ IBCC fa il ritmo e l’indice non tiene il passo perche’ i bancari e i finanziari non possono fare miracoli … mentre i nostri business ci hanno garantito bassa volatilita’, dividendi e crescita a doppia cifra per tutto il 2009 … mentre gli altri fibrillavano …

    P: +75%, C: +58%, N: +54%, A: +45% (+119% in totale) … (2009)

  49. pierangelo:

    visto che oggi tutto tace… mi permetto di proporvi un articolo che mi sembra interessante anche OT

    L’imprenditore di Pordenone
    Tommaso Pa­doa- Schioppa propone di cele­brare il 150mo an­niversario dell’Unità d’Ita­lia chiedendosi quale sia «lo stato dello Stato» («Si parli di Stato non di Na­zione », Corriere di dome­nica scorsa). Accolgo vo­lentieri l’invito. Questo è un esempio di «stato del­lo Stato» alla vigilia della discussione parlamenta­re sulla «Finanziaria sen­za tasse e tagli».

    Dal 1˚gennaio di que­st’anno, un imprenditore di Pordenone, Giorgio Fi­denato, versa ai propri di­pendenti lo stipendio «lordo» senza le trattenu­te di legge (contributi Inps, Irpef ordinaria, addi­zionale regionale, addizio­nale comunale), avendo opportunamente avvisato l’Agenzia preposta — che insiste nel chiedergli di adempiere ai suoi obbli­ghi — del rifiuto di eserci­tare la funzione di «sosti­tuto di imposta». A fonda­mento della propria scel­ta cita in giudizio l’Inps, la Società di cartolarizza­zione dei crediti Inps, Equitalia Friuli Venezia Giulia, adducendo ragio­ni di economicità, di dirit­to, di giustizia e equità so­ciale.

    Il quadro normativo in materia risale a una legge fascista del 1935 istitutiva dell’Ente previdenziale: «La parte di contributi a carico dell’assicurato è trattenuta dal datore di la­voro sulla retribuzione corrisposta (…) L’impren­ditore e il prestatore di la­voro contribuiscono in parti uguali alle istituzio­ni di previdenza e assi­stenza »; una legge della Repubblica del 1952 ripro­pone la distinzione fra i contributi a carico del la­voratore e del datore di la­voro. Su uno stipendio lordo complessivo di 2.449,06 euro, la parte «salariale» di contributi ammonta a 182,51 euro, quella «padronale» (che non appare neppure in busta paga) è di 463,34 euro; lo stipendio netto percepito — detratte an­che le imposte — è di 1.465 euro. Scrive Pascal Salin, un economista libe­rale francese: «La parte padronale dei contributi sociali non è, dunque, un carico sopportato dalle imprese, essa è soltanto la parte del salario che il datore di lavoro non ha il diritto di versare diretta­mente al lavoratore (…) In questo senso la parte padronale è un’imposta sul salario pagata dal di­pendente e di cui l’im­prenditore è solo un esat­tore ».

    La totale ignoranza nel­la quale è tenuto il lavora­tore circa le somme versa­te all’Inps violerebbe gli art. 2 e 3 comma 3 della Costituzione, ostacolan­do il pieno sviluppo della personalità umana; l’art.3 comma 1, che sancisce il principio dell’eguaglian­za. Il lavoratore autono­mo dichiara personal­mente i propri redditi e ha pieno diritto di difen­dersi contro gli accerta­menti del fisco (art. 24 e 113 della Costituzione); il lavoratore dipendente non ha gli stessi diritti. La pretesa dello Stato di tra­sformare l’imprenditore in esattore violerebbe sia l’art. 23 — «Nessuna pre­stazione personale o patri­moniale può essere impo­sta se non in base alla leg­ge » nell’interpretazione che ne dà la stessa Corte costituzionale «a tutela della libertà e della pro­prietà individuale» — sia l’art. 41 della Costituzione («L’iniziativa economica privata è libera»). Scrive ancora Salin: «In tutte le imprese, degli uomini de­vono dedicare il proprio tempo a soddisfare le pre­tese del fisco (…). Una pic­cola ditta ha più difficoltà di una grande a far specia­lizzare alcuni dipendenti del proprio organico».

    Tre lavoratori che ora perce­piscono lo stipendio lordo — dopo non aver neppure ricevu­to risposta su come adempiere ai propri obblighi tributari e previdenziali — hanno indiriz­zato all’Agenzia delle entrate un libretto al portatore con le somme dovute; l’Agenzia lo ha respinto in quanto «tale mezzo di pagamento non è ammesso dalla normativa vigente». Ma il rifiuto sarebbe in contrasto sia con l’orientamento della Corte di Cassazione che l’obbli­gato principale è il soggetto «sostituito» (il percettore del reddito), non il «sostituto di imposta» (il datore di lavoro), sia con l’art. 1180 comma 1 Co­dice civile sulla efficacia estinti­va del pagamento effettuato da un terzo (che in questo caso è addirittura il beneficiario della prestazione previdenziale). Ha scritto lo stesso ministro del­l’Economia, Giulio Tremonti: «La contabilità fiscale è dun­que diventata la forma moder­na, ma non per questo meno odiosa, delle antiche corvées. Tra il sistema attuale delle com­pliances sociali e quello antico fatto dalle corvées e dalle ga­bellari servitù medievali, le analogie sono impressionanti, così come gli effetti paralizzan­ti » («Lo Stato criminogeno», ed. Laterza).

    A questo punto — se non vo­gliono apparire complici dello «Stato criminogeno» — sareb­be utile che la Confindustria e le altre associazioni di catego­ria, i sindacati, la sinistra, il go­verno, gli intellettuali, dicesse­ro che ne pensano di questo «stato dello Stato», di «questo imbroglio, nelle parole del libe­rale Salin che condivido, trami­te il quale gli uomini di gover­no sono riusciti a imporre il concetto bismarckiano di sicu­rezza sociale». È chiedere trop­po?

    Piero Ostellino – corriere.it – 24.09.2009

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