Le elezioni e il referendum
Come tutti i Fwiani di lungo corso sanno, non mi piace schierarmi politicamente perche’ desidero mantenermi libero ed indipendente da tutti i possibili conflitti d’interesse. Per questo quando Di Pietro mi fece chiedere se ero interessato a candidare me stesso e la Finanza Democratica alle elezioni europee, ringraziai e rifiutai. Unica eccezione io e Fw l’abbiamo fatta di recente quando si trattava di raccogliere le firme per il referendum sulla legge elettorale. Referendum che e’ stato ammesso, dopo una raccolta di 820.000 firme anche con il nostro piccolo contributo, e che adesso potrebbe essere rinviato sine die e quindi quasi vanificato dalla eventuale indizione di nuove elezioni anticipate. Dove si voterebbe con il ‘porcellum’, una legge elettorale assurda ed indegna di un paese civile. D’Alema propone di tenere il referendum il prossimo aprile e poi di votare in giugno con la legge elettorale che dal referendum, se passa o se non passa, in ogni caso e per volonta’ finalmente popolare e democratica, deriverebbe. Cosa ne pensate?
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MT. Meli
E’ la carta segreta che spiazzerà il centrodestra. L’idea l’ha avuta Massimo D’Alema. Una mossa degna di un politico abile qual è lui per sparigliare la partita che si sta giocando con Berlusconi. Non riesce il tentativo Marini? O comunque riesce per il rotto della cuffia? Bene, il ministro degli Esteri ha in serbo un’iniziativa che difficilmente il Cavaliere potrà contrastare. D’Alema l’ha suggerita a Giorgio Napolitano, che in queste ore la sta vagliando: indire il referendum elettorale in aprile. Dopodiché si vada pure alle elezioni. Ovviamente, come minimo in giugno, se non oltre.
La Corte costituzionale ha annunciato che il sistema elettorale vigente ha delle «carenze». Il che, tradotto in parole povere, significa che secondo la Consulta la legge aveva bisogno di aggiustamenti anche a prescindere dal referendum. Una spinta in più per fare una riforma: e per centrare l’obiettivo di un sistema elettorale compiuto si potrebbe arrivare fino al 2009.
Una mossa, quella di D’Alema, che creerà qualche problema nel centrosinistra (anche se Rifondazione ha già lasciato intendere che è pronta anche ad affrontare questo appuntamento). Ma che, sicuramente, provocherà uno sconquasso dall’altra parte della barricata. Nella Casa delle Libertà, infatti, c’è Fini, che quel referendum l’ha firmato. C’è Berlusconi, che finora è riuscito a non esprimersi in proposito. C’è la Lega che è contraria. Ma, soprattutto, c’è quell’Udc che avrebbe dovuto essere l’interlocutore del centrosinistra sulle riforme — e sul prolungamento della legislatura — che vede nel referendum la certificazione della fine della propria autonomia (e, forse, anche, della propria sopravvivenza).
Non è un caso che appena il tam tam sulla mossa escogitata da D’Alema giunge alle orecchie di Berlusconi, il Cavaliere resti interdetto: «Certamente questa è una mossa insidiosa», dice Berlusconi a Fini e Letta. Non è la prima volta e non sarà l’ultima che D’Alema prende in mano le redini del gioco per scongiurare una fine prematura per il centrosinistra. E Veltroni, che pure teme che questa operazione serva ad andare avanti e a indebolirlo, non può certo contrastarla. Qualche mese in più serve soprattutto a lui. E comunque un referendario della prima ora come il sindaco deve comportarsi di conseguenza. Perché è vero che il leader del Pd non ha firmato il referendum, come invece hanno fatto Parisi e Bindi, ma è anche vero che non può essere colui che lo ostacola. La sua storia politica non lo permette.
Il che non significa che Veltroni non abbia dei dubbi. Primo, «anche se passerà la legge del referendum io mi rifiuto di fare un’ammucchiata in cui tutti stanno con tutti, con le conseguenze che si sono viste con questa coalizione e questo governo». Per Veltroni questo è un punto fermo. Di più. Il sindaco aveva sfidato Berlusconi, anche nel loro secondo incontro riservato, ad andare da solo alle elezioni, anche nel caso in cui si fosse fatto il referendum. Ma c’è un altro dubbio che assilla Veltroni, il quale è scettico sulla riuscita della consultazione. E’ già accaduto per gli altri due referendum elettorali: il quorum non è stato raggiunto. Chi ha detto che questa volta accada il contrario?
Eppure, tra scetticismi, dubbi e tentativi di Marini, quella di D’Alema si rivela come l’unica mossa capace di mettere in difficoltà il Cavaliere e di dare del filo da torcere al centrodestra. «Perché — è il ragionamento del ministro degli Esteri — dovremmo togliere agli italiani questa occasione per esprimersi? ». Dunque, forte di 800 mila firme in calce ai quesiti referendari, il Quirinale potrebbe indire la data del referendum. E non è un caso che i vertici del Prc, avvertiti anzitempo di questa eventualità, non alzino le barricate, ma facciano sapere: «In fondo con il referendum non andrebbe tanto male neanche a noi». E soprattutto non andrebbe male al centrosinistra che prenderebbe fiato e tempo per rinserrare le fila e tentare una campagna elettorale che altrimenti sarebbe persa in partenza.



























gennaio 31st, 2008 alle 10:03
Giochi politici… sanno di vecchio soprattutto oggi.
Io, PERSONALMENTE, sono convinto che votare con questa legge non abbia senso se non quello di buttar via altri milioni di euro (i costi di ogni consultazione elettorale), e confermare lo status quo, magari con piccole differenze a favore o contro questa o quella coalizione.
Il referendum va fatto anche e soprattutto per rispetto degli 800.000 che hanno firmato ed in secondo luogo per cercare di modificare qualcosa.
Sempre personalmente, sono poco fiducioso ricordando l’esempio del referendum per l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, sappiamo bene a cosa è servito, ma la speranza è l’ultima a morire.
Certo che fanno riflettere personaggi “dall’alta levatura e dalla dignità eccezionale” che favoriscono il referendum (quando ha uno scopo di presenza mediatica), ma non lo firmano; oppure che lo appoggiano nei banchetti per le firme, ma che adesso vorrebbero andare alle elezioni con il vecchio sistema… bleah
La parola dignità dovremmo farla cancellare dal vocabolario… anzi.. riservarla come un’onorificenza da consegnare con il contagocce e quasi mai a politici…
Scusate lo sfogo.
Tornando in tema:
La proposta D’Alema mi piace anche se sono convinto che, da grande conoscitore della politica quale è, D’Alema conti sulla mancanza di quorum e così dia il contentino agli illusi come me, guadagnando tempo e mettendo in difficoltà il cavaliere.
gennaio 31st, 2008 alle 10:04
Mamma mia come sono stato prolisso…
Chiedo venia a tutti
gennaio 31st, 2008 alle 12:45
Certo il tentativo di guadagnare tempo e’ palese,i giochi di potere pure.Cio’che non pare interessare a nessuno e’ la sorte del nostro Paese ,che affonda sempre piu’ con i suoi problemi irrisolti.
gennaio 31st, 2008 alle 12:45
Proposta da cogliere al volo e non credo che il quorum non sarà raggiunto. E’ una delle poche occasioni per ridimensionare questa banda bassotti pronta ad arraffare ed ad accanirsi sui resti di questa povera Italia
gennaio 31st, 2008 alle 13:11
L’unico motivo per qui i nostri cari politici vogliono spostare le elezioni nel 2009 è per maturare, nel dicembre 2008, la tanto attesa pensione, a cui hanno diritto dopo “ben” 30 mesi di duro lavoro.
Ci sono circa 400 nuovi parlamentari eletti nell’aprile 2006 che hanno questo personalissimo motivo per non andare a votare. E per gli altri significa comunque più anzianità di servizio e quindi un aumento di pensione.
Penseranno al bene del Paese e del loro già ricchissimo portafoglio?
Io dico che un governo reggerà l’Italia fino al 2009 con la scusa della riforma della legge elettorale.
Voi che dite?
gennaio 31st, 2008 alle 22:09
@ Alessandro
stavolta hanno fatto male i loro calcoli, nn ci riusciranno a prenderla la pensione, elezioni subito o al massimo a giugno, questa ennesima presa in giro gli italiani potrebbero nn tollerarla e passare alla famosa evasione proposta dalla lega o scendere in piazza con i forconi, hanno avuto 21 mesi di tempo per fare la riforma nn ci sono riusciti amen e fuori dalle p…e
gennaio 31st, 2008 alle 23:07
@ Beppe
d’accordo: fuori dalle…
Parla, parla. Mi piace come scrivi e quello che scrivi, e credo anche agli altri.
@ Alessandro
C’ho pensato anche io…
@ Renato
Ragazzi, che noia che barba. Non mi stanchero’ mai di dirlo: nazione farsa.
Se 800.000=0, quanto valgo io? :S
febbraio 1st, 2008 alle 07:27
D’accordissimo con Alessandro Crespi. La legislatura durerà fintantochè non sarà maturata la pensione. Le dichiarazioni dell’una e dell’altra parte sono solo farse. Infatti, perchè nessun politico (dico nessuno!) non ha mai parlato del tema della loro pensione? Nessuno ha mai “accusato” l’altra parte di questo interessato prolungamento della legislatura? Mah!
P.S.: grande Prof. non si faccia immischiare da nessuno di questi indegni personaggi. Chi rimane indipendente rimane libero…
Saluti a tutti.
febbraio 1st, 2008 alle 10:35
Il referendum s’ha da fare. Lo abbiamo richiesto in tanti; a nessun cittandino, credo, piace la legge elettorale cosi` com’e`. Altro che “gli italiani vogliono andare alle urne” come qualcuno dice. Se il referendum non si fara’, auspico caldamente che tutti gli italiani diano un segnale forte e ANNULLINO LA SCHEDA.
febbraio 1st, 2008 alle 10:39
… sono molto d’accordo con quello che scrive oggi sul Corriere Giovanni Sartori …
http://www.corriere.it
I politici disinteressati che operano soltanto nell’interesse del Paese sono oramai rari. Dilagano invece i ribaldi, i politici che operano soltanto nell’interesse proprio. Come fermarli? Come rimandarli a casa? È sempre più difficile perché il Berlusco-Prodismo (in questo perfettamente appaiati) ha sempre più indebolito il potere dell’elettorato. A dispetto delle apparenze, siamo sempre più impotenti. Alle urne, alle urne!
Alle urne per decidere che cosa? La risposta di rito è: persino per decidere il capo del governo. Ma quando mai? Se davvero il Berlusco- Prodismo volesse attribuire al popolo il potere di scegliere il premier, allora la scheda di voto dovrebbe chiedere: 1˚Volete il suddetto come premier? Sì / No; 2˚ Se No, allora chi…? Invece sulle nostre schede il nome è prestampato e nemmeno ne è ammessa la cancellazione. Il che configura una scelta senza scelta, e così un classico raggiro.
Ancora. In passato gli elettori votavano per singoli partiti, il che vuol dire che avevano libertà di scegliere tra una molteplicità di offerte relativamente precise e distinguibili. Ma il Mattarellum e il Berlusco-Prodismo ci hanno regalato carrozzoni «coatti» che imbarcano cani e gatti e che propongono offerte fumose e intrinsecamente contraddittorie. I carrozzoni offrono all’elettore una maggiore libertà di scelta dei partiti separati? Direi proprio di no.
Infine, oggi il problema più scottante è quello della «casta». A dir poco, almeno metà degli italiani è indignata e se ne vorrebbe liberare. Ma come? Non sanno come fare. E hanno ragione. Le caste (sia di destra che di sinistra) sono trincerate ovunque, e non saranno le proteste né l’astensionismo a sloggiarle. Il tanto inneggiato popolo sovrano non è mai stato incastrato, per non dire castrato, peggio di così.
Dicevo all’inizio che oramai i politici disinteressati si contano sulle dita. Non se ne deve ricavare che anche se coltivano tutti il proprio interesse siano tutti egualmente dannosi per l’interesse generale. A Berlusconi conviene (per sé) saltare la riforma elettorale? Sì. A Veltroni conviene (per sé) avere la riforma elettorale? Sì. La differenza è che mentre l’utile del Cavaliere confligge con l’interesse del Paese, l’utile di Veltroni è anche nell’interesse del Paese. Su una scala da 0 (cinismo puro) a 10 (altruismo massimo), in questa partita piazzerei Berlusconi a zero e Veltroni a 5.
Quanto al dibattito su elezioni subito o no, è un dibattito del tutto pretestuoso. Nemmeno è vero che non ci sia tempo, o che perdere tempo sia «delittuoso» (Fini). In Senato giace quasi pronta una buona proposta di riforma (la bozza Bianco) sulla quale un accordo trasversale potrebbe essere stipulato in pochissimi giorni. Se Berlusconi dicesse di sì, sarebbe cosa fatta. Ma Berlusconi dice di no, perché a lui, dicevo, l’interesse del Paese non importa un fico secco. Si avverta: una piccola generosità non lo danneggerebbe di molto e gli farebbe fare, in compenso, una bella figura. Ma il Cavaliere non è fatto così. Oramai gravemente afflitto dal «mal di potere», lo rivuole subito. Anche un solo giorno di potere mancato lo fa soffrire.
febbraio 1st, 2008 alle 10:58
Sono d’accordo in pieno con Sartori.
Per parafrasare Fini, penso che i politici facciano un uso “delittuoso” delle parole, e della potenza dei media che riportano ogni loro frase. Purtroppo, qualcuno, ancora gli crede.
febbraio 1st, 2008 alle 13:01
Il teatrino di questi giorni, sui giornali e in tv, mi fa venie il voltastomaco. E’ veramente difficile trovarne uno che si salvi. Ero tornato a votare alle ultime consultazioni.. la novità delle primarie mi aveva fatto credere ad una nuova partecipazione popolare, ad un coinvolgimento effettivo della gente nelle scelte di chi ci governa. Macchè. Niente da fare. Ormai non ho più speranze di questo tipo. Se mai questa volta dovessi decidere di tornare a votare (e buttare un pò del mio poco tempo libero) giuro che ci faccio un pisello maxi che manco si chiude più la scheda!!
febbraio 1st, 2008 alle 14:23
tutti questi ragionamenti sono ineccepibili e chiunque avesse un po’ di buon senso e ragionasse con la testa e non con la pancia si troverebbe in contrasto con quella insana voglia di votare subito con una tale legge del porcellum .
Ma purtroppo più che le considerazioni e dichiarazioni ufficiali valgono le motivazioni recondite: perché mai più di un 50% degli elettori sostengono il berlusconismo a tutti i costi ? anche se va contro gli interessi del paese ? Cosa c’é che fa chiudere gli occhi ad una realtà tanto evidente ? Perchè lui a ragione o torto continua a lasciar credere che con lui si ridurrà il carico fiscale.
Nei paesi civili la manovra fiscale si sforza di attuare una adeguata distribuzione delle ricchezze tassando i redditi per coprire le spese e occasionalmente viene usata per spingere i consumi, non per proteggere intere categorie di contribuenti offrendo loro impunità per la loro tendenza asociale di evadere.
Fino a quando non verrà accettato da tutti il principio di contribuire
alle necessità del paese in base alla propria capacità reddituale, avremo sempre questa dicotomia tra obbiettività e segrete aspettative.
febbraio 1st, 2008 alle 14:38
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febbraio 1st, 2008 alle 14:53
@Alessandro
Credo che il guadagno dei partiti sia garantito in ogni caso.
http://www.repubblica.it/2008/01/sezioni/politica/crisi-governo-5/doppio-rimborso-ai-partiti/doppio-rimborso-ai-partiti.html
@Ettore
Vero .. ma di fondo c’è che la gente non ha ne voglia ne tempo di informarsi e questo depone a favore di chi butta fumo negli occhi.
febbraio 1st, 2008 alle 15:43
@Giuseppe
In questi 2 anni di governo le uniche denunce agli sprechi, che hanno sorpassato il muro di gomma dei media e quindi arrivate sui giornali, sono arrivate da esponenti dell’Italia dei Valori.
O alle prossime elezioni questo partito prende almeno il 10%, o siamo veramente un popolo di bambocci…
febbraio 1st, 2008 alle 15:46
OT:
mi aspettavo, dopo l’ennesimo dato macroeconomico negativo giunto dagli USA, l’ennesimo sgonfiamento dei guadagni a Milano, e invece… Sorpresa positiva (per ora)!!
febbraio 1st, 2008 alle 18:43
@Giuseppe Bravi
era meglio che non leggevo quell’articolo….sono sconvolto, ormai entriamo nel ridicolo piu’ totale. Siamo in una Repubblica di Malfattori.
febbraio 1st, 2008 alle 22:58
@Andrea
Purtroppo anche IdV ha commesso errori (vedi De Gregorio) e non esiste nessuno, IMHO, scevro di scheletri nell’armadio.
In ogni caso il dilemma è: votare con questa legge, definita “porcata” da chi l’ha proposta, oppure tendere alla riforma post referendum?
@Alessandro
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Mi spiace di averti provocato questa reazione
Meglio che non ti aggiunga altri link … potresti avere reazioni o crisi incontrollate … sorriso.. (anche se c’è poco da ridere).
febbraio 2nd, 2008 alle 16:38
Pochi giorni fa Giancarlo Santalmassi, direttore di Radio 24, in risposta ad un ascoltatore che preannunciava l’intenzione di non recarsi alle urne, suggeriva di andare si a votare, ma di scrivere a mano il nome del proprio candidato. Così facendo la scheda sarebbe annullata e se il numero delle schede nulle per questo motivo raggiungesse una percentuale significativa la casta, secondo lui, non potrebbe ignorarlo. Quasi quasi …..
febbraio 4th, 2008 alle 12:00
..io continuo a pensare che è meglio un bel pisellone! :sorriso
febbraio 4th, 2008 alle 14:33
@kiplico
Il risultato sarebbe lo stesso… magari un pò meno teatrale