Le crisi finanziarie e chi le crea


Sapete come si risolve facilmente, ed individualmente, la questione del rischio di essere coinvolti in una delle periodiche crisi finanziarie che attanagliano i mercati di questo pianeta? Investendo SOLO in azioni, obbligazioni ed etf. Per il resto tutte le volte che vi propongono Cod, Siv, derivati, strutturati, covered warrants, opzioni, fondi assortiti e sofisticati, certificati ed ogni altra corbelleria gia’ inventata o che sara’ certamente inventata nei prossimi anni, rispondete in modo semplice e netto: NO, grazie!Oppure anche solo NO!, visto che l’educazione con un certo genere di proposte puo’ anche essere un optional se serve ad evitare che vi rifacciano proposte finanziarie indecenti. Perche’ solo azioni, obbligazioni ed etf? Per una ragione semplice semplice semplice: solo cosi’ potete sapere esattamente in cosa state investendo. In qualunque altro caso potete solo supporre di saperlo. E invece, ve lo garantisco, non lo sapete per nulla. I vostri soldi sono solo vostri e cosi’ deve essere anche quando li investite.

 

www.lavoce.info
Stephen Cecchetti
Il sistema finanziario è una delle parti più regolate dell’economia. Ma nonostante la stretta sorveglianza delle autorità di governo le crisi continuano a ripetersi. Accade perché sotto ogni possibile sistema di regole, operatori intelligenti cercheranno comunque di sviluppare strategie per garantire i rischi che si assumono nel modo meno costoso possibile. E troveranno le strade per aggirare in modo legale i limiti imposti. Agli investitori individuali non resta che chiedere più informazioni e cercare di ottenerle in una forma comprensibile.

La crisi forse non è ancora chiusa, ma possiamo comunque fermarci ad analizzare la situazione. Che lezione dobbiamo trarre dalle turbolenze iniziate ai primi di agosto 2007? Molto di ciò che qui scrivo non è nuovo, ma fatti recenti hanno messo meglio in luce alcune questioni importanti. La riflessione sulle cause principali dei problemi che stiamo affrontando, mi porta a concludere che ci sarà sempre un’altra crisi.

Il “laissez faire” non abita qui

La sua centralità nell’attività economica industriale, unita alle potenzialità di abusi, ha fatto sì che il sistema finanziario sia una delle parti più regolate della nostra economia. Attraverso una varietà di regolatori e di controllori, con responsabilità che spesso si sovrappongono, i governi producono regole corpose che poi si dispongono ad attuare. Il concetto di laissez faire per il sistema finanziario non ha senso neanche per i più convinti difensori del libero mercato.
Nonostante la stretta sorveglianza delle autorità di governo – negli Stati Uniti, ad esempio, abbiamo l’Office of the Comptroller of the Currency, la Federal Deposit Insurance Corporation e la Federal Reserve, oltre alle autorità di Stato sulle banche – le crisi continuano a verificarsi.
Una delle cause è la tendenza delle autorità a combattere la battaglia del momento, cercando le debolezze del sistema rivelate dalla crisi più recente in ordine di tempo. Così quando si è pensato che gli schemi complessi degli scambi computerizzati avessero contribuito al crollo della borsa dell’ottobre 1987, sono stati introdotti gli interruttori automatici che arrestano i sistemi di ordini attraverso computer quando gli indici si muovono oltre un certo livello. Nel dopo-crisi asiatica, il Fondo monetario internazionale ha introdotto nuovi strumenti di prestito nel tentativo di evitare i problemi di contagio, in sostanza per trattare con i paesi che erano vittime innocenti di problemi creati altrove. E con il collasso del fondo Ltcm abbiamo visto il gran fermento per comprendere le ragioni e il potenziale impatto di quelle che furono chiamate “highly leveraged institutions”.
Per quanto necessaria possa essere stata ciascuna di queste riforme, non risolveremo le crisi di domani guardando al passato. Gli innovatori finanziari cercheranno sempre il punto più debole del sistema: le innovazioni continueranno a sfruttare i difetti dell’apparato di regolamentazione e di controllo e a manipolare i limiti intrinseci del rapporto tra gestori finanziari e investitori loro clienti. La crisi del 2007 ci fornisce esempi di entrambi.

 Sfruttare i difetti dell’apparato

Le istituzioni finanziarie hanno potuto ridurre il capitale detenuto spostando le loro attività su varie entità legali che non erano di loro proprietà: quelle che oggi indichiamo come “conduit” o “veicoli finanziari speciali”. E, per inciso, ogni crisi finanziaria sembra comportare un suo proprio vocabolario.
Invece di possedere le attività, cosa che avrebbe implicato un costo in termini di capitale, le banche hanno emesso garanzie di vario tipo per i “veicoli finanziari speciali”, garanzie che non richiedevano alle banche di detenere il capitale.
Il fine del capitale di un’istituzione finanziaria è di agire come assicurazione contro la perdita di valore delle attività. L’idea è che se anche una parte del portafoglio prestiti della banca entra in sofferenza, ci saranno comunque risorse sufficienti per ripagare i correntisti. Ma detenere il capitale è costoso, così banchieri e gestori sono sempre alla ricerca di sistemi per ridurre la quantità di risorse che devono detenere. È importante comprendere che sotto ogni possibile sistema di regole, banchieri intelligenti e generalmente molto ben pagati cercheranno comunque di sviluppare strategie per garantire i rischi che si assumono nel modo meno costoso possibile, perciò minimizzando il capitale detenuto.

I rapporti tra investitori e gestore

Ma questo non è l’unico problema. Gli innovatori finanziari cercheranno anche modi per sfruttare i rapporti tra l’investitore (il principale) e i gestori delle attività dell’investitore. Il problema è che le persone agiscono soprattutto a proprio vantaggio, che può coincidere o meno con quello del principale. Il problema dell’agente-principale è impossibile da evitare.
Si consideri il caso del gestore di un fondo pensione in cerca di strumenti sui quali investire denaro. Le regole di tipo governativo e istituzionale restringono le sue scelte all’attività a reddito fisso e a elevato rating. Supponiamo che il gestore trovi un qualche titolo AAA che ha un ritorno leggermente più alto degli altri: a causa della differenza nei rischi di liquidità, per esempio, un titolo potrebbe avere un ritorno di 20 o 30 punti base (cioè 0,20 o 0,30 punti percentuali). Studiando l’opzione ad alto rendimento, il gestore scopre tuttavia che c’è una probabilità di perdita lievemente superiore agli altri. Ma, ad una analisi più accurata, scopre anche che il titolo avrà difficoltà solo in caso di catastrofe sistemica. Il gestore sa bene che se si verifica una crisi di tali proporzioni, avrà comunque problemi ben più seri di questo, e dunque compra il titolo: in questo modo supera il benchmark sul quale è misurato il suo rendimento.
Quando acquista il titolo rischioso per battere il benchmark, il gestore non agisce nell’interesse dei sottoscrittori del fondo. Al contrario, spinto dalle regole del gioco, contratta con le banche di investimento e con i loro “ingegneri” finanziari per creare titoli a rendimento leggermente più elevato, ma che comunque soddisfino i vincoli per l’inclusione nel portafoglio dei fondi. Questi gestori non sono né stupidi né ingenui, rispondono semplicemente in modi completamente legali agli incentivi che vengono offerti.
Penso che non ci sia modo per fermare comportamenti di questo tipo: i gestori delle istituzioni finanziarie cercheranno sempre i limiti definiti dagli apparati di regolazione e li troveranno. In fin dei conti, le regole dettagliate costituiscono una guida per aggirare legalmente lo spirito della legge. E tanto più dettagliate sono le regole, tanto più ingegnosa l’elusione. È una capacità inventiva altamente remunerata, possiamo perciò star certi che queste strategie continueranno.

Che fare?

E allora cosa fare? Sia gli investitori individuali che le autorità di governo devono fare aggiustamenti. Gli investitori individuali devono chiedere più informazioni e ottenerle in una forma comprensibile. Come individui dovremmo far nostro lo stesso principio che il presidente Ronald Reagan adottò negli accordi sul disarmo nucleare con l’Unione Sovietica: “Fidati, ma controlla”. Dovremmo insistere perché i gestori dei fondi e società di gestione rendano pubbliche le caratteristiche dettagliate di ciò che vendono, insieme a costi e provvigioni. Questo ci dovrebbe consentire di sapere cosa compriamo e di comprendere gli incentivi a cui sono sottoposti i nostri banchieri. Per quello che riguarda le autorità di governo, la lezione principale punta a chiarire il rischio relativo associato alle varie parti del sistema finanziario. Altrove ho suggerito che almeno alcuni dei problemi messi in evidenza dalla crisi attuale potrebbe essere attenuati aumentando la standardizzazione dei prodotti finanziari e incoraggiando gli scambi a migrare nei mercati organizzati.


14 Commenti su “Le crisi finanziarie e chi le crea”

  1. Emilio Salcioli:

    cito:
    ———-
    e incoraggiando gli scambi a migrare nei mercati organizzati.
    ———-

    mentre il recepimento della MIFID, con il (giusto) fine di ridurre il monopolio delle Borse, ne elimina l’obbligatorietà per molte transazioni.
    Ma i mercati organizzati sono centinaia, come sarà possibile controllarne la regolarità delle transazioni con un tale polverizzazione?

    Se 5 ipermercati fanno un oligopolio, controllare 100 botteghe è impossibile, sia per i prezzi che per le condizioni di lavoro…..

  2. G. A.:

    Io mi sto facendo questa idea: la crisi finanziaria attuale ha solidi fondamenti, ma sicuramente si ha anche voglia di deprimere ben benino i mercati per poi comprare a prezzo di sconto. Dopotutto i grandi dirigenti si incontrano (Davos o altri simposi) si parlano.

    Perché quello che mi fa sempre un po’ strano è che non appena il mercato accenna a rialzare la testa qualcuno (Greenspan o altri) vien fuori con qualche ipotesi pessimista.

    Ma, ad esempio, la Goldman & Sachs, adesso teme una recessione, ma non doveva essere lei a controllare i conti? E le indagini sulle agenzie di rating? Tutto finito?

  3. Andrea Parmeggiani:

    G.A., sono pienamente d’accordo con te… Spero solo che chi ora ha interesse a tenere bassi i mercati si decida a comprare a basso costo e a ridare qualche colpo di tallone ai cavalli…

  4. G. A.:

    Secondo me è ancora presto, c’è ancora il tempo di qualche bear trap cioè trappola per gonzi, nella quale io sono sempre e sistematicamente caduto.

    Alle cattive notizie si mette il bavaglio per qualche giorno, tutti noi pensiamo che è ora, le borse si alzano (vedi marzo, agosto e novembre) e… oplà in due settimane perdono tutto il rialzo e scendono più di prima!!

    QUalche rialzo del 3, anche dell’11 come nel nostro caso, la sensazione di avere venduto troppo presto, la rabbia per non avere saputo aspettare.

    Accidenti sembra così perfetto che non può essere vero… bisognerebbe, forse, sapere battere in controtempo.

  5. G. A.:

    Il mio sospetta ha peraltro dei fondamenti. A me, e a persone che conosco, la banca ha chiamato a casa, vedendo contati sul conto, per vendermi degli strani derivati, era circa un mese fa, questo mi porta a pensare che qui in Europa, la crisi subprime sia ancora da arrivare e che le banche, come sempre, cerchino di terzializzarle sui poveri tapini.

  6. Giovanni:

    XG.A. e altri
    Anche a me è successa la stessa cosa ,una nuova funzionaria mi ha chiamato x propinarmi derivati e strano obblig. strutturate e affini…..dopo poco tempo so che è stata ripresa dal direttore ,sicuramente è roba da propinare a chi è completamente digiuno di finanza …….
    Ragazzi come diceva qualcuno ….una rapina in banca è poca cosa in confronto alla fondazione e direzione della stessa……da qs le dovute conclusioni…

    Salutoni….

  7. Fabio Zulian:

    Ha ragione il Prof.. Devi dire No! e ci penseranno due o più volte a chiamarti per proporti certi investimenti. Fineco, sono correntista, attraverso il loro promoter mi segnala solo fondi D.O.C. dopo un incontro in cui ho esposto le mie idee finanziarie. Quando davanti hanno uno che ci capisce sanno dove fermarsi……rischierebbero troppo. E al padre di un mio collega hanno fatto sottoscrivere certi certificati che li hanno spacciati per fondi comuni. E il mio amico pensava di avere fondi. E’ finita che ho chiamato il direttore della loro banca che li aveva “consigliati”, ho spiegato che è da criminali, ho detto proprio criminali, far acquistare certa roba. Imbarazzato mi ha detto che forse si era sbagliato….. L’indomani hanno liquidato tutto, perdendo per fortuna poco, e cambiando all’istante la banca!
    Se tutti facessero così sai che pacchia per le banche.

  8. Giuly Posato:

    Il Prof ha sempre detto di evitare i prodotti derivati

  9. DE ANGELIS BIAGIO:

    http://it.youtube.com/watch?v=VSaJ6dj93aw

  10. DE ANGELIS BIAGIO:

    MERITOCRAZIA !!!!!

    caro prof. perche’ non affrontiamo e discutiamo di questo argomento sul BLOG: MERITOCRAZIA!!!!

    cosa ne pensi?

    quali sono le tue opinioni in merito?

  11. DE ANGELIS BIAGIO:

    MERITOCRAZIA !!!!!

    caro prof. perche’ non affrontiamo e discutiamo di questo argomento sul BLOG: MERITOCRAZIA!!!!

  12. massimo:

    OT:
    non vi sarà sfuggito che un top di IBCC ha annunciato una merger che lo valorizza il 24% in più dell’ultima chiusura: le buone azioni salgono anche di domenica…

  13. Max Grillo:

    Sempre OT.
    Faccio un po’ di fatica nel capire i termini dell’accordo.
    Non sono cosi sicuro che il merge valorizzi tutte le azioni il 24% in piu`.
    Mi spiego, qui lo sposo francese paga un premium per acquisire una buona parte delle azioni disponibili. Ma poi la sposa deve anche pagarne una parte.
    L’accordo e` sicuramente accrescitivo ma di quanto non riesco a capirlo.
    domani vediamo cosa ne pensa il mercato.
    Prof che ne dice ?

  14. Francesco Carlà:

    @Tutti

    La societa’ nel pfolio di IBCC si fonde con un’altra
    societa’ che la controllera’ e agli azionisti della ns
    societa’, cioe’ a tutti quelli che hanno azioni,
    andra’ un premio pari a circa il +31% rispetto
    al prezzo medio degli ultimi 20 giorni di Borsa.

    E’ prevedibile quindi che la nostra societa’
    aprira’ domani a Wall Street con un prezzo attorno
    ai 27.50 dollari per azione, dopo aver chiuso
    venerdi’ a 22.15. Un profitto per ogni azione
    intorno ai 5 dollari.

    Decisamente un grande accordo e non solo
    per il bel premio che riceviamo, ma anche
    e soprattutto perche’ nasce un leader davvero globale.

    La societa’ A. e’ gia’ un ottimo
    TopVincitore. Prima dell’accordo e dei relativi
    premium e’ a quota +93% in totale e a +29% nel 2007.

    C’e’ da essere tranquillamente soddisfatti in
    attesa degli sviluppi di questa fusione e della
    sua, confido positiva, conclusione.

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