La Casta e i suoi costi
I costi della politica italiana sono sempre piu’ insopportabili e scandalosi.
E ogni giorno viene fuori un nuovo capitolo di questa, oltretutto poco o
nulla pubblica, fiera dello spreco e dell’aggressione alle risorse dello Stato.
Ma davvero questa Casta si considera cosi’ intoccabile e impunibile, cosi’
Diversa e inarrivabile rispetto agli altri italiani che la mantengono?
La comunicazione rende il re sempre piu’ nudo. E volgare.
www.corriere.it
Sergio Rizzo e G.A. Stella
Giorgio Napolitano non ha mai messo i cappellini della regina Elisabetta. Dio lo benedica. Non ha un marito gaffeur come il principe Filippo che a una donna cieca col cane guida che vedeva per lei disse: «Lo sa cara che ci sono cani che mangiano per le anoressiche?». E Dio lo benedica. Preferisce i babà del caffè Gambrinus alle cakes di patate, frutta secca e pancetta affumicata. E Dio lo benedica. Sulla trasparenza, però, Dio salvi la regina. La quale ha messo on line tutti i suoi conti: tutti. Precisando quanto spende per questo e quanto spende per quello fin nei dettagli. Fino all’ultimo centesimo.
Da noi no: segreto. Il bilancio del Quirinale è vietato ai cittadini. (…) O meglio, alcuni dati generici il Colle li ha dati. Per la prima volta, come se volesse farsi britannicamente carico dei nomignoli di «Sir George» e di «Lord Carrington» che si trascina da una vita, il presidente ha deciso, nel gennaio del 2007, di render note le «fondamentali scelte contenute nel bilancio interno». (…) La fitta coltre di nebbia sui costi della Presidenza, però, è stata appena scalfita. (…) Tutto pubblico, in Gran Bretagna. Su Internet: www.royal.gov.uk/output/page3954.asp. Con 33 pagine ricche di dettagli sulle tabelle entrate-uscite dedicate alla prima voce, 54 alle residenze, 33 ai viaggi.
Sei un cittadino? Hai diritto di sapere che i dipendenti a tempo indeterminato a carico della Civil List alla fine del 2005 erano 310, cioè 3 in più rispetto all’anno prima. Che la regina ha avuto regali ufficiali per 152.000 euro. Che nelle cantine reali sono stoccati vini e liquori «in ordine di annata», per un valore stimato in 608.000 euro. Che le uniformi del personale sono costate 152.000 euro e «catering e ospitalità» 1.520.000. Che sul volo di Stato numero tale, il giorno tale, in viaggio da qui a lì c’erano i passeggeri Tizio, Caio e Sempronio.
La convinzione democratica che chi sta ai vertici del potere abbia il dovere (non la facoltà: il dovere) di rendere conto del pubblico denaro è talmente radicata che una tabellina indica, con nome e cognome, lo stipendio dei massimi dirigenti. Sappiamo quindi che la busta paga di Lord Chamberlain (Richard Luce fino all’11 ottobre del 2006, poi William Peel) è stata di 97.000 euro, quella del segretario particolare della regina Robin Janvrin di 253.000, quella del responsabile del Portafoglio privato Alain Reid di 276.000, quella del Maestro di Casa David Walker 191.000 euro. E da noi? Boh… (…)
Certo è che i costi, stando all’unica fonte a disposizione (la comunicazione annuale con cui il Quirinale informa il governo di aver bisogno di «tot soldi» senza spiegare nulla su come vengano spesi) hanno continuato inesorabilmente a lievitare senza che mai sia stato segnalato un taglio e senza che mai sia stata fornita una risposta alle richieste di aggiornamento dei dati conosciuti e mai smentiti. Ci sono ancora 71 alloggi a disposizione dei massimi dirigenti e dei collaboratori più stretti? I cavalli della ex Guardia del re sono ancora 60? (…)
Dall’altra parte, in Inghilterra, la regina ha deciso di fornire ai cittadini non solo tutti i particolari del bilancio ma di far certificare questo bilancio dalla Kpmg. (…) Altra cultura. Un giorno di qualche anno fa, per dire, il governo inglese si accorse che la Civil List aveva calcolato un’inflazione (7,5%) più alta di quella poi effettivamente registrata, col risultato che la famiglia reale aveva ricevuto 45 milioni di euro in più. Bene: Tony Blair e il cancelliere dello Scacchiere Gordon Brown, come riportarono tutti i giornali, decisero il congelamento dell’appannaggio per andare al recupero dei soldi.
Invitata a «dimagrire», Elisabetta II ha preso l’impegno molto sul serio. Taglia di qua e taglia di là, per fare un solo esempio, a Buckingham Palace ci sono oggi 6 centralinisti a tempo pieno. La metà di quelli assunti dalla Asl di Frosinone nella tornata del dicembre del 2002. (…) Gli operai (falegnami, tappezzieri, orologiai…) impegnati nelle manutenzioni di Buckingham Palace sono in tutto 15, compreso il supervisore. Va da sé che la situazione finanziaria è letteralmente rifiorita. (…) Nel 1991-1992 la spesa pubblica per la Corona era di 132 milioni di euro, oggi è sotto i 57 milioni. Un taglio radicale.
E il Quirinale? Negli ultimi anni, una sola voce è rimasta uguale: la busta paga del capo dello Stato. Che a partire da Enrico De Nicola, che non toccava gli 11 milioni di lire l’anno di indennità, è ancora praticamente la stessa. (…) Intorno a lui, però, il Palazzo si è gonfiato e gonfiato e gonfiato negli anni senza che neppure Ciampi, che del risanamento dei conti pubblici e della sobrietà aveva fatto una ragione di vita riuscisse a fare argine.
Eppure il nostro amatissimo Carlo Azeglio, già nel febbraio del 2001, aveva sotto gli occhi una fotografia nitida della situazione. Il rapporto del comitato che lui stesso aveva voluto subito dopo l’insediamento e guidato da Sabino Cassese. Le 49 pagine, allegati compresi, non furono mai rese note. E si capisce: le conclusioni, fra le righe, non erano lusinghiere.
Nonostante i paragoni non fossero fatti con la monarchia inglese ma con la presidenza francese e quella tedesca. Al 31 agosto del 2000 il personale in servizio da noi era composto da 931 dipendenti diretti più 928 altrui avuti per «distacco», per un totale di 1.859 addetti. Tra i quali i soliti 274 corazzieri, 254 carabinieri (di cui 109 in servizio a Castelporziano!), 213 poliziotti, 77 finanzieri (64 della Tenenza di Torvajanica, che è davanti alla tenuta presidenziale sul mare sotto Ostia, e 14 della Legione Capo Posillipo), 21 vigili urbani e 16 guardie forestali, ancora a Castelporziano.
Numeri sbalorditivi. Il solo gabinetto di Gaetano Gifuni era composto da 63 persone. Il servizio Tenute e Giardini da 115, fra cui 29 giardinieri (…) e 46 addetti a varie mansioni. Quanto ai famosi 15 craftsmen di Elisabetta II, artigiani vari impegnati nella manutenzione dei palazzi reali, al Quirinale erano allora 59 tra i quali 6 restauratrici al laboratorio degli arazzi, 30 operai, 6 tappezzieri, 2 orologiai, 3 ebanisti e 2 doratori. (…) Nel rapporto si sottolineava che la presidenza tedesca, dai compiti istituzionali simili, aveva dimensioni molto più contenute: 50 addetti alle tre direzioni organizzative, 100 ai servizi logistici e di supporto e 10 agli uffici degli ex presidenti. Totale: 160. Cioè 29 in meno dei soli addetti alla sicurezza di Castelporziano.
Quanto all’Eliseo, il confronto era almeno altrettanto imbarazzante: nonostante il presidente francese abbia poteri infinitamente superiori a quello italiano, aveva allora (compresi 388 militari) 923 dipendenti. La metà del Quirinale. E infatti costava pure quasi la metà: 86 milioni e mezzo di euro in valuta attuale, contro 152 e mezzo. Per non dire del confronto, umiliante, con la presidenza tedesca che sulle casse pubbliche pesava per 18 milioni e mezzo di euro: un ottavo della nostra. (…) Eppure, dopo quella denuncia interna sull’elefantiasi della struttura, non solo sono aumentati perfino i corazzieri ma il personale di ruolo è salito (…) a 1.072 persone.
E ancora più marcato è stato l’aumento sul versante del «personale militare e delle forze di polizia distaccato per esigenze di sicurezza del presidente e dei compendi»: poliziotti, carabinieri e uomini di scorta vari sono 1.086. Cioè 382 in più rispetto a dieci anni fa. Con un balzo del 54%. Fatte le somme: nelle tre sedi rimaste in dotazione alla presidenza dopo la cessione alla Regione Toscana della tenuta di San Rossore, e cioè il Colle, Castelporziano e Villa Rosebery a Napoli, lavorano oggi 2.158 persone. Il doppio, come abbiamo visto, di quelle impiegate dalla corte inglese o dall’Eliseo. (…) Col risultato che il solo personale costa oltre 160 milioni di euro. Pari, grossolanamente, a una busta paga pro capite di oltre 74.000 euro. Il doppio dello stipendio di uno statale medio. E il doppio di un dipendente della regina.
I numeri più ustionanti, tuttavia, sono quelli assoluti. La «macchina» del Quirinale costava nel 1997 «solo» 117 milioni di euro. Dieci anni dopo ne costa 224 (più altri 11 milioni che arrivano al Colle da «entrate proprie quali gli interessi attivi sui depositi e le ritenute previdenziali»). Un’impennata del 91%. Si dirà: c’è stata l’inflazione. Giusto. Fatta la tara, però, l’aumento netto resta del 61%.
Per non dire del paragone con vent’anni fa. Sapete quanto costava la presidenza della Repubblica nel 1986? In valuta attuale meno di 73 milioni e mezzo di euro. Il che significa che in vent’anni la spesa reale, depurata dall’inflazione, è triplicata. Mentre lassù in Gran Bretagna veniva più che dimezzata. Col risultato che oggi Buckingham Palace costa un quarto del Quirinale.

























Aprile 30th, 2007 alle 12:20
Prof, ma ci vuole far ribollire il sangue?
Fosse per me, manderei tutti a casa con una pedata nel c..o … Ma poi, chiunque ci vada dopo, non cambiera` nulla.
Aprile 30th, 2007 alle 12:40
Che sfacciataggine, come si può anche solo accennare all’evasione fiscale da quei pulpiti.
Aprile 30th, 2007 alle 13:43
La tentazione di non leggere questi post.. così come di non seguire trasmissioni come Report fa sempre capolino.. ma poi .. ricaccio indietro la rabbia e leggo.. mi informo.. perchè alla fine solo la mia ignoranza può alimentare ancora questo malaffare.. quindi.. mi informo…
Però.. un pò di rabbia .. rimane..anzi!!
Aprile 30th, 2007 alle 14:30
A leggere questi dati ribolle il sangue. Paragoniamo questo dispendio di soldi alla realtà degli italiani, agli stipendi che sono i più bassi d’italia, al costo della vita, a quanto costa una casa rispetto al valore dello stipendio, al TFR che lo stato ci mette “gentilmente”da parte per quando andremo in pensione.
Pensiamo ai ns. 800/1000/1200 euro al mese di stipendio, alla difficoltà che abbiamo a tirare a fine mese, paragoniamo tutto questo alla realtà “viziata” del Quirinale e il nervosismo andrà alle stelle. Posto che di questi dati non abbiamo certezza e l’ignoranza non paga, se siamo “ignoranti” è perchè c’è chi ha interesse a darci informazioni parziali, ma questa parzialità di info più o meno corrette ci da un quadro tristissimo.
Consoliamoci pensando a chi sta peggio di noi.
Aprile 30th, 2007 alle 14:40
Quindi in 20 anni è triplicata la spesa reale per la presidenza della Repubblica. Da 73 milioni di euro a 224.
Se invece che aumentare si fosse mantenuta stazionaria e il rimanente fosse stato ben gestito? In infrastrutture o quant’altro? Puo’ uno Stato ragionare da Investitore Intelligente?
Chi governa è l’espressione del popolo: li abbiamo eletti. A loro abbiamo dato fiducia. Ma qua da noi il distacco tra i politici e le persone è sempre piu’ netto e profondo. Il malcontento tangibile. E su tutti i fronti.
Io mi sento italiana. Non rinnego neanche la Casta e i suoi costi. E vorrei andar fiera dei miei natali. Per questo chiedo a chi puo’: ma perché non pensate anche a noi? perché dobbiamo trovarci sempre a leggere articoli di questo tono? perché non vi sentite un po’ piu’ italiani anche voi? perché non operate pensando a interessi nazionali di largo respiro?
E ci sarebbero tanti altri perché … ma la lista sarebbe troppo lunga.
Aprile 30th, 2007 alle 14:44
Faccio un ragionamento terra-terra.
Penso che se anche i miei figli, che sono piccoli, sappiano che razza di classe politica abbia questo paese, penso allorache lo sappiano anche il 95% degli italiani con un quoziente intellettivo sufficiente.
Mi domando:
ma nonostante tutta questa schifezza che si vede ogni giorno hanno ancora il coraggio di credere e delegare?
Evidentemente si e questo lo dimostra circa l’80/85% delle persone che vanno a votare e che votano senza sapere chi votano.
Non dico assolutamente che non votare sia meglio ma penso che siamo un popolo sadomasochista, che non ha coraggio di cambiare e che vive alla giornata.
C’è chi riceve dalla politica piccoli favori e che ricambia col voto.
C’è chi segue il pastore a prescindere se quel che fà è giusto o sbagliato. Se oggi dice nero e domani bianco.
C’è chi se ne frega di tutto….tanto i soldi li ho e gli altri che vadano a…..
Stella, Gabanelli e altri devono smetterla di far aprire gli occhi. Nessuno ha un minimo senso critico.
Tanto vogliamo dormire.
E in pace.
Amen
ps. scusate lo sfogo ma a leggere certe schifezze….. Prof. parliamo anche di comunità montane?
Aprile 30th, 2007 alle 17:35
La mia sensazione è che qui da noi mancano dei validi e liberi giornalisti che possano divulgare quello che succede, pertanto dobbiamo dare forza a chi fa liberamente il proprio lavoro, mi vengono in mente la Gabanelli, Travaglio e ci metto pure Beppe Grillo che nel suo modo fa comunque informazione.
Aprile 30th, 2007 alle 19:15
E’ mai possibile che non esista un politico che sia veramente “una persona qualunque”, che ragiona con i conti dello stato come farebbe con un bilancio domestico, ovvero: se non faccio le cose per bene non arrivo a fine mese?
Aprile 30th, 2007 alle 23:04
Numeri che fanno sicuramente riflettere su quanta inutile burocrazia e spreco vige nel nostro ‘bel Paese’…
Tristezza e rabbia accompagnano la loro lettura, ma rimane purtroppo solo 1 dei tanti problemi legati al nostro sistema politico… vecchio e inappropriato come la classe politica stessa…
Che dire infatti dei personaggi che occupano tali cariche, sempre gli stessi, immobili e inflazionati come un’autostrada in un normale momento di traffico, con la corsia centrale piena di persone che non vogliono correre, ma nemmeno perdere la posizione ‘raggiunta’ in corsa… così è la nostra classe politica…stagnante…simulatrice di novità… ma ugualmente sempre immobile e ancorata alla stessa poltrona, che ormai reca impresse persino le forme anatomiche
Che dire anche dei numerosi collaboratori, giovani e senza un regolare contratto di lavoro… figure abusate nel nostro sistema… reati perpetrati ala luce del sole dallo stesso governo che pretende di essere fonte primaria di legalità…
Maggio 1st, 2007 alle 18:12
FORSE è IRRILEVANTE CHE IO LO SPECIFICHI, MI INDIGNA CHE I COSTI NON VENGANO RESI PUBBLICI FORSE NON DOVREMMO ESSERE INFORMATI?
iO DICO CHE SI! VISTO CHE NOI SOPPORTIAMO I COSTI DI QUESTA TRABALLANTE POLITICA A LA SUA CLASSE DIRIGENTE E AGGIUNGO ANCHE INCAPACE.
Maggio 1st, 2007 alle 19:31
non la faccio lunga: basterebbe vendere l’italia alla gran bretagna per migliorare e guadagnarci.
Giovanni
Maggio 1st, 2007 alle 23:09
… E c’e’ chi osteggia, squadristicamente, il referendum e quindi la democrazia …
www.repubblica.it
Doveva essere il firma-day per il Comitato referendario, trenta metri di banchetti per la raccolta firma sotto la statua di S. Francesco in piazza S.Giovanni. Invece, davanti agli stessi banchetti, si sono sfiorate le botte. Vittima designata l’onorevole Mario Segni, uno dei promotori del Comitato. Il coordinatore di Roma per il referendum Enzo Curzio riferisce che alcuni ragazzi hanno inveito verbalmente e scaraventato un tavolo, senza conseguenze, contro l’onorevole Mario Segni.
“Erano ragazzi di Prc - racconta - che invitavano a non firmare per il referendum. A Segni non è successo nulla solo perchè noi dello staff lo abbiamo protetto e perchè è giunta la polizia municipale. E’ assurdo aver subito un’aggressione da parte di militanti di sinistra, proprio nel giorno in cui si dovrebbero valorizzare la democrazia e il dibattito”.
E’ noto che i partiti cosiddetti “piccoli” - quelli che rischierebbero di più nel caso il referendum andasse avanti nella direzione di una legge elettorale decisamente maggioritaria - non appoggiano i quesiti referendari. Durante la tentata aggressione, riferisce ancora Curzio, “sono spariti moduli già firmati, almeno duecento”.
Giovanni Guzzetta, presidente del comitato promotore, usa parole di fuoco contro Bertinotti che non più di una settimana fa aveva detto: “Il referendum rende un cattivo servizio alla democrazia”. “Provenendo queste affermazioni dalla terza carica dello Stato, e cioè dal presidente della Camera Fausto Bertinotti - dice Guzzetta - la loro gravità non ha bisogno di commento”.
Guzzetta è “sconcertato” per l’episodio di aggressione verbale nei confronti di Mario Segni e degli atti di violenza alle cose e ai volontari che raccolgono firme in piazza San Giovanni. “Un episodio gravissimo - aggiunge - durante il quale, tra l’altro, sono stati sottratti con violenza i moduli sui quali più di 200 cittadini avevano apposto la propria firma a sostegno del referendum”.
Dalle prime testimonianze sembra che gli aggressori siano un gruppo di giovani di Rifondazione comunista. “Le forze dell’ordine indagheranno - conclude Guzzetta - ma non è tanto l’episodio di qualche facinoroso senza il senso della convivenza democratica che mi preoccupa. Mi preoccupa, e molto, che questi atti possano, seppur in una prospettiva delirante, trovare un’oggettiva sponda nelle parole di chi non più di una settimana fa ha dichiarato che il referendum rende un cattivo servizio alla democrazia”. Cioè Bertinotti a cui Guzzetta chiede di riconoscere “l’oggettiva avventatezza di queste affermazioni”. E poi, “come gesto simbolico per rasserenare un clima sempre più pesante”, “pur nel dissenso sul merito del referendum”, Bertinotti “potrebbe anche venire a firmare come segno di rispetto per questo istituto costituzionale e per tutti quei comuni cittadini che condividono la nostra battaglia con la speranza di contribuire a cambiare l’Italia”.
Ed il presidente della Camera non ha fatto mancare la sua solidarietà. “Solidarietà per quanto accaduto oggi pomeriggio a Roma. Penso - scrive Bertinotti - che l’iniziativa politica debba essere assolutamente garantita a tutti, indipendentemente dal grado di consenso o di dissenso che si nutre nei suoi confronti, perché la libertà di iniziativa politica è elemento essenziale per la democrazia”.
E messaggi al leader referendario sono arrivati sia da Stefania Prestigiacomo di Forza Italia che parla di “atto squadristico”, sia dai Ds che ricordano: “La festa del lavoro è una festa della democrazia. Il referendum è un’occasione di partecipazione democratica. Dev’essere rispettato anche da chi non ne condivide i contenuti”.
Maggio 2nd, 2007 alle 23:15
ma ben venga questo referendum
e che si faccia uno sbarramento per i partiti infinitesimi,
come ovunque ci sia civilta’ politica,
poi, sara’ piu’ facile governare,
ma non vedo come e chi possa ridurre gli sprechi