Financial Times: ancora sulla Finanziaria
FT non fa sconti all’Italia: Prodi o Berlusconi fa lo stesso.
Il nostro Paese ha un problema particolare, rispetto anche ad altri Paesi fuori linea europea come, per esempio, Germania, Francia e Portogallo: non solo deficit e debito, ma pure economia che non cresce seriamente da 15 anni.
E’ quella situazione familiare che ho cercato di descrivervi qualche post fa.
-Financial Times
Il giudizio sulla Finanziaria Bruxelles lo darą solo dopo l’approvazione definitiva del Parlamento, ma gią oggi il commissario Joaquin Almunia avrą idee pił chiare in merito, dopo l’atteso colloquio a fine mattinata con il premier Romano Prodi. Ad Almunia “darņ la garanzia assoluta sui conti”, ha preannunciato il presidente del Consiglio Romano Prodi, che riceverą il commissario per gli Affari economici e monetari dopo un colloquio al Quirinale con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Almunia, invece, č atteso in mattinata dal governatore Mario Draghi: proprio da Bankitalia non sono mancate critiche alla manovra. Sulla quale si abbatte il giudizio molto duro del Financial Times.
FT: č la solita politica romana
Gli ultimi declassamenti del rating sul debito pubblico italiano da parte di Standard & Poor’s e di Fitch “sono pił di una semplice reazione alla prima Finanziaria del centrosinistra dopo le elezioni di aprile. Sono un segnale di frustrazione sulla direzione nella quale la coalizione italiana si sta dirigendo. Dopo un breve periodo durante il quale il Paese sembrava riconoscere l’urgenza dei suoi impegni in economia, a Roma siamo tornati alla solita politica”, scrive oggi nell’editoriale del Financial Times il condirettore Wolfgang Munchau.
“Fa una grande differenza – si legge nel commento – se si spende il denaro pubblico per pagare gli incrementi salariali dei dipendenti pubblici, come in Italia, o se si investono in maggiore istruzione come succede, ad esempio, in Finlandia. Il primo problema economico italiano non č un deficit eccessivo in quanto tale, ma la combinazione del deficit e di una insufficiente crescita economica. Le agenzie di rating non stavano cercando solo uno spettacolare taglio del rapporto deficit/Pil. Stavano cercando – spiega Munchau – riforme in grado di influenzare la capacita’ italiana di ridurre il deficit nel lungo termine. Tali riforme dovrebbero innanzitutto e soprattutto puntare ad aumentare la produttivita’. E, in secondo luogo, dovrebbero ridurre il rapporto deficit/Pil. Questa Finanziaria – sottolinea il condirettore del Financial Times – ha fallito su entrambi i versanti. E un fallimento permanente implicherebbe che, alla fine, l’Italia diventerą insolvente sul suo debito pubblico”.
Tecnici che diventano politici
Nel suo editoriale, Wolfgang Munchau critica tra l’altro, definendola “una misura contabile incredibilmente sfacciata” la misura di prelievo del Tfr a favore dell’Inps che il governo intende varare e, nella sua conclusione, segnala due contraddizioni di rilievo nell’intera vicenda della Finanziaria 2007. “La storia – conclude l’editoriale del Ft – contiene due esiti ironici. Si’, e’ possibile che un Paese possa registrare instabilita’ nel lungo termine anche se rispetta le prescrizioni del Patto di stabilitą e crescita in un senso formale. La seconda ironia e’ legata a Padoa-Schioppa, che era un membro del consiglio direttivo della Banca Centrale Europea. La Bce raramente manca l’opportunita’ di criticare i politici per fallire le riforme e risanare i bilanci pubblici. Ma quando metti uno di loro (dei banchieri centrali, ndr) in una posizione di responsabilita’ in un processo di bilancio del mondo reale, soggetto a difficili vincoli politici, si scopre che si comportano in un modo non dissimile ai politici che ritualmente criticano”.
In Parlamento
Archiviato il decreto fiscale con uno scontato voto di fiducia, la vera partita politica si spostera’ sul disegno di legge della finanziaria, che dovrebbe contenere alcune correzioni significative, a partire dalla rimodulazione degli sconti Irpef. Martedi’ pomeriggio scadono i tempi di presentazione degli emendamenti in commissione Bilancio della Camera. Saranno probabilmente una valanga, come ogni anno, ma le vere sorprese potrebbero venire dalla maggioranza. Il capogruppo Udeur alla Camera Mauro Fabris gia’ annuncia la presentazione di “oltre 200 emendamenti” del proprio gruppo.
Per quanto la maggioranza continui a difendere l’impianto della riforma e a polemizzare con gli attacchi della Cdl, e per quanto il premier Romano Prodi continui a definirla “giusta e seria”, un certo allarme si va difondendo nelle forze dell’Unione per le polemiche che la manovra continua a suscitare.
Correzioni in vista
Il segretario Piero Fassino e il presidente Massimo D’Alema danno corpo alle preoccupazioni per l’impopolaritą della manovra. Preoccupazioni condivise dalla Margherita, anche se entrambi gli alleati di maggioranza rinviano piuttosto ad una ‘fase 2′ del governo, dopo la finanziaria, gli impegni per quelle riforme strutturali che vengono chiesti da piu’ fronti. Ma fra gli altri partner di governo si fanno piu’ pressanti le richieste di correzioni. Il problema e’ che non sembrano univoche, anzi, le esigenze di correzioni dei diversi partiti della coalizione potrebbero andare in direzioni diametralmente opposte. Non e’ cosi’ impossibile prefigurare il voto di fiducia nemmeno per la finanziaria, come ha ribadito anche ieri Prodi in un’intervista ad un quotidiano. Se ci sara’ davvero una valanga di emendamenti “la fiducia sara’ l’unica soluzione tecnica possibile”.



























ottobre 23rd, 2006 alle 09:22
Questo articolo e il servizio di ieri sera di Report http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,7246,243%5E1068730,00.html mi portano una tristezza infinita..
ottobre 23rd, 2006 alle 11:24
Era prevedibile! Gli Italiani sagliano a votare; anche se mancano dei politici credibili; troppa ideologia e massimalismo, troppa arroganza e confusione!
ottobre 23rd, 2006 alle 11:53
Sono assolutamente daccordo – soprattutto nella tristezza infinita – con il commento di Giuseppe… mi viene in mente una proposta (che non accetteranno mai) per ridurre strutturalmente il debito e l’evasione: invece di farci scegliere (obbligatoriamente) a quale “pescecane” affidare il 50% del nostro TFR (Fondi Pensione o INPS) perche’ non ci fanno scegliere se rinunciare a pagare le tasse e di conseguenza rinunciare al privilegio (si fa per dire, vista la qualita’) di accedere gratuitamente ai servizi pubblici? Di volta in volta pagheremmo il servizio di cui necessitiamo (sanita’ piuttosto che altro…) al miglior fornitore (magari cosi’ nascerebbero altri FinanzaWorld in altri ambiti)? Chi proprio non potesse far a meno della “res publica” opterebbe invece per pagare le tasse… E’ fantascienza?
ottobre 23rd, 2006 alle 13:45
Penso proprio che lo sia Andrea
ottobre 23rd, 2006 alle 13:49
Quoto!
ottobre 23rd, 2006 alle 16:15
non dimentichiamoci che le nostre tasse servono anche per fornire servizi pubblici a chi, le tasse, non puo pagarle
ottobre 23rd, 2006 alle 16:43
Si hai ragione n.n.
.. diciamo che una via di mezzo non sarebbe male.. ma siamo sempre nel campo delle ipotesi di pura fantasia…
ottobre 23rd, 2006 alle 17:12
mi pare che siamo un po’ “de-focalizzati”…
se volete leggere l’articolo del FT di oggi il link credo sia questo. io me lo sono letto con… dispiacere.
http://www.ft.com/cms/s/c83823f6-6232-11db-af3e-0000779e2340.html
ottobre 23rd, 2006 alle 17:28
E poi, se chi opta per pagare i servizi invece delle tasse, quando sta male non ha i soldi, che si fa? E se non ha pensato alla pensione?
Una certa tassazione (e contribuzione) minima č necessaria. Poi sono d’accordo che molti altri servizi sono meno indispensabili e quindi si potrebbe stornarli dalla tassazione generale.
ottobre 23rd, 2006 alle 20:04
Gia’, perche’ tu credi che i soldi che dai allo stato (a questo stato) invece li investono per darti servizi decenti… pensa un po’, io ho gia’ versato circa 200.000 euro di contributi e quando andro’ in pensione sara’ grassa se avro’ il 50% della media di TUTTI i miei stipendi, mia madre che ne ha versati meno di me ha si gode l’80% della media degli stipendi degli ultimi suoi 5 anni lavorativi… il minimo di tassazione funziona con gli stati seri (ad es. gli USA); con il nostro sistema potra’ anche accadere che ti facciano pagare il ticket per l’assistenza anche se gli avrai versato il 43% di tutto quello che guadagni (per non parlare della tassazione indiretta – IVA, accise, monopoli di stato, bolli sui conti,…)… preferisco rischiare di non avere i soldi perche’ me li sono spesi io… non perche’ me li hanno sperperati loro (vedi primo commento di oggi – trasmissione Report)!!!! Almeno, se ci lascio le penne, saprei con chi prendermela…
ottobre 23rd, 2006 alle 20:36
Concordo con Andrea……..
Per me comunque unica soluzione per mettere fine definitivamente a questa situazione di mangia mangia nazionale č il federalismo .
Tutti i conti nero su bianco regione per regione….provincia per provincia ….entrate uscite etc. …..
ottobre 23rd, 2006 alle 21:28
La via di mezzo tra il mercato puro e l’Unione Sovietica e’ il sistema liberale all’inglese. Che non a caso e’ la nazione che cresce di piu’ negli ultimi 10 anni in Europa. Il sistema italiano sta moltiplicando, dopo Tangentopoli, i costi della politica anziche’ abbatterli ed e’ questo che FT bacchetta. E non e’ il solo perche’ anche l’Economist picchia su Prodi, come aveva picchiato su Berlusconi. E sono tutt’e due media inglesi.
ottobre 23rd, 2006 alle 22:12
Assolutamente daccordo… dando credito a chiunque (statale o privato) sia in grado di erogare servizi “pubblici” (nel senso di pubblica utilita’) di valore…
ottobre 24th, 2006 alle 00:48
Trovo piuttosto rivoltante tutto questo stilare pagelle. Leggo che rating uguali all’Italia, per queste agenzie, li hanno Botswana, Corea del Sud, Kuwait, Malesia, Trinidad.
Vogliamo parlare della stabilita’ politica di questi stati?
Della forza dell’economia di Trinidad?
C’e’ chi sostiene che questi giudizi servano a fare pressione sul governo italiano perche’ privatizzi ancora e di piu’: rating piu’ basso -> piu’ spesa in conto interessi -> meno soldi disponibili per il paese -> vendita di asset per recuperare soldi.
Comincio a credere in questa tesi.
L’inghilterra ha un debito privato (cioe’ i cittadini inglesi hanno debiti) per una cifra superiore del 30% al debito pubblico italiano.
Ma il rating dell’inghilterra e’ migliore di quello dell’italia.
La Federal Reserve usa ha smesso di comunicare i dati M3: il che significa, banalmente, che stanno stampando dollari per pagare le guerre, talmente tanti che non vogliono fare sapere al mercato quanti sono.
Ma il rating usa e’ migliore di quello italiano.
Piano piano, zitti zitti, un sacco di paesi stanno spostando le loro riserve in valuta dal dollaro all’euro.
Ma il dollaro non crolla, e il rating usa nemmeno.
Ci piace il capitalismo?
Ok, ma regole uguali per tutti, please.
Non vogliamo interventi dello stato in economia perche ci piace il capitalismo?
Ok, allora per favore facciamola finita con la Federal Reserve che immette liquidita’ nel sistema per “prevenire crisi” (sto parlando del Plunge Protection Team AKA Working Group on Financial Markets).
Il mercato ha una mano invisibile?
E allora perche’ mi (ci) cambiate le composizioni degli indici alle borse merci, in maniera che (casualmente poco prima delle elezioni di mid-term) il prezzo della benzina scenda?
Io, e altri,
http://www.leap2020.eu/GEAB-N-8-is-available-November-2006-beginning-of-the-phase-of-impact-of-the-global-systemic-crisis_a184.html
li’ una manina l’abbiamo vista.
C’e’ un indicatore che mi piacerebbe conoscere, ma non so nemmeno se esista: il patrimonio netto per abitante.
Cioe’, escludendo le aziende e i loro patrimoni, quanti euro ha di debito pubblico un italiano medio (passivo) e quanti ne ha invece in attivo (tfr di sua spettanza, casa, risparmi, ecc. ecc.).
E lo stesso per un americano medio, un francese medio, e via mediando.
Sarebbe interessante e, credo, sorprendente.
Ma temo che per Fichts, Moody e compagni di merenda una domanda del genere abbia un rating troppo basso.