<?xml version="1.0" encoding="ISO-8859-1"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
		>
<channel>
	<title>Commenti a: Capitalismo Spaghetti</title>
	<atom:link href="http://www.finanzaworld.it/blog/capitalismo-spaghetti/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.finanzaworld.it/blog/capitalismo-spaghetti</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Thu, 17 May 2012 08:03:18 +0000</lastBuildDate>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.0.5</generator>
	<item>
		<title>Di: Francesco Carlà</title>
		<link>http://www.finanzaworld.it/blog/capitalismo-spaghetti#comment-3288</link>
		<dc:creator>Francesco Carlà</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 May 2007 09:19:34 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.finanzaworld.it/blog/capitalismo-spaghetti#comment-3288</guid>
		<description>Bazoli insiste e protesta autonomia ... ma in pochi ci credono.


www.lastampa.it
Gianluca Paolucci

Giovanni Bazoli non ci sta. Intesa Sanpaolo non è la banca di Romano Prodi, né dell’Ulivo. E anzi, non può essere «etichettata come amica o vicina a un personaggio pubblico. A me pare un’idea infondata e persino grottesca. Questa ipotesi non trova e non troverà mai riscontro in una nostra delibera, comportamento o dichiarazione». L’attivismo di Intesa Sanpaolo nella partita Telecom, ma anche in quella ancora in corso per la privatizzazione di Alitalia, hanno preso molto spazio nei giornali e i piccoli azionisti accorsi all’assemblea chiedono lumi, chiarimenti o prese di distanza, anche con toni accesi, ai vertici dell’istituti.

Il presidente del consiglio di sorveglianza prende la parola proprio per rispondere a un azionista che rimprovera l’eccessiva vicinanza dell’istituto da lui guidato e se la prende con una «campagna mediatica su un legame di reciproco appoggio e influenza tra il capo del governo e la nostra banca». «Non posso accettare che venga messa in discussione l’autonomia e l’indipendenza della nostra banca dalla politica», ha sottolineato con forza Bazoli, ricordando che tutti i politici dell’opposizione e di governo sono stati informati «ad accordo concluso» della fusione tra Intesa e Sanpaolo e l’opinione pubblica ha apprezzato l’operazione. «Tutti sanno - ha spiegato ancora Bazoli agli azionisti - come è nata questa banca, che governo e opposizione sono stati informati solo a conclusione dell’accordo, come l’opinione pubblica all’estero abbia apprezzato l’operazione non solo per se stessa ma anche per le modalità, la rapidità, il riserbo e la totale autonomia dalla politica in cui questa è maturata. 

All’inizio anche in Italia è stato così, senza discussione in sede politica tra capo del governo e capo dell’opposizione. Poi però, inspiegabilmente, è iniziata una campagna mediatica volta a spiegare la vicinanza al governo e in particolare al presidente del consiglio». E dopo Bazoli, prende la parola anche il presidente del consiglio di gestione, nonché ex numero uno di Sanpaolo, Enrico Salza. Anche lui ci tiene a rimarcare la distanza dalla politica, anche a lui preme dire che questa neonata Intesa Sanpaolo non è la banca di Prodi e anzi della politica si fida anche poco. Tanto più che le notizie sulla fusione tra i due istituti «sono state comunicate solo al governatore della Banca d’Italia» e non al mondo politico: «Avevamo paura che la politica parlasse» che l’operazione non si facesse.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Bazoli insiste e protesta autonomia &#8230; ma in pochi ci credono.</p>
<p><a href="http://www.lastampa.it">http://www.lastampa.it</a><br />
Gianluca Paolucci</p>
<p>Giovanni Bazoli non ci sta. Intesa Sanpaolo non è la banca di Romano Prodi, né dell’Ulivo. E anzi, non può essere «etichettata come amica o vicina a un personaggio pubblico. A me pare un’idea infondata e persino grottesca. Questa ipotesi non trova e non troverà mai riscontro in una nostra delibera, comportamento o dichiarazione». L’attivismo di Intesa Sanpaolo nella partita Telecom, ma anche in quella ancora in corso per la privatizzazione di Alitalia, hanno preso molto spazio nei giornali e i piccoli azionisti accorsi all’assemblea chiedono lumi, chiarimenti o prese di distanza, anche con toni accesi, ai vertici dell’istituti.</p>
<p>Il presidente del consiglio di sorveglianza prende la parola proprio per rispondere a un azionista che rimprovera l’eccessiva vicinanza dell’istituto da lui guidato e se la prende con una «campagna mediatica su un legame di reciproco appoggio e influenza tra il capo del governo e la nostra banca». «Non posso accettare che venga messa in discussione l’autonomia e l’indipendenza della nostra banca dalla politica», ha sottolineato con forza Bazoli, ricordando che tutti i politici dell’opposizione e di governo sono stati informati «ad accordo concluso» della fusione tra Intesa e Sanpaolo e l’opinione pubblica ha apprezzato l’operazione. «Tutti sanno &#8211; ha spiegato ancora Bazoli agli azionisti &#8211; come è nata questa banca, che governo e opposizione sono stati informati solo a conclusione dell’accordo, come l’opinione pubblica all’estero abbia apprezzato l’operazione non solo per se stessa ma anche per le modalità, la rapidità, il riserbo e la totale autonomia dalla politica in cui questa è maturata. </p>
<p>All’inizio anche in Italia è stato così, senza discussione in sede politica tra capo del governo e capo dell’opposizione. Poi però, inspiegabilmente, è iniziata una campagna mediatica volta a spiegare la vicinanza al governo e in particolare al presidente del consiglio». E dopo Bazoli, prende la parola anche il presidente del consiglio di gestione, nonché ex numero uno di Sanpaolo, Enrico Salza. Anche lui ci tiene a rimarcare la distanza dalla politica, anche a lui preme dire che questa neonata Intesa Sanpaolo non è la banca di Prodi e anzi della politica si fida anche poco. Tanto più che le notizie sulla fusione tra i due istituti «sono state comunicate solo al governatore della Banca d’Italia» e non al mondo politico: «Avevamo paura che la politica parlasse» che l’operazione non si facesse.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Francesco Carlà</title>
		<link>http://www.finanzaworld.it/blog/capitalismo-spaghetti#comment-3285</link>
		<dc:creator>Francesco Carlà</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 May 2007 07:21:31 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.finanzaworld.it/blog/capitalismo-spaghetti#comment-3285</guid>
		<description>Ecco un&#039;altra personalita&#039; da sostenere ... 


www.lastampa.it
Luigi Grassia

Le banche italiane rappresentano «una forma di governo occulto» che porta a una «discutibile divaricazione rispetto a una logica di mercato» nell’economia del nostro Paese. Il presidente della Bocconi (ed ex commissario europeo al mercato interno) Mario Monti ha tenuto ieri un’altra lezione sul capitalismo italiano, di quelle che sta portando avanti in una serie di discorsi pubblici e di interventi sui giornali - la puntata precedente era stata scritta appena lunedì scorso in un editoriale del Corriere della Sera - e stavolta ha sparato a un bersaglio grosso come il sistema del credito.

Monti, che parlava al convegno «Riccardo Lombardi e le riforme di struttura» nella Sala delle Colonne della Camera a Roma, ha denunciato che ai «rischi di politicizzazione dell’economia» e alla «confusione tra politica e affari» che regna in Italia in questi anni non è estraneo, anzi è elemento essenziale, «l’interventismo delle banche». «È allarmante - ha detto l’ex commissario Ue - sentir parlare di amicizie tra imprenditori e banchieri. In passato si diceva che lo Stato era una sorta di banca occulta, data la grande attività finanziaria che svolgeva. Oggi si guarda alle banche come a una forma di governo occulto». Il concetto viene rafforzato ed esteso in un’intervista che si potrà leggere oggi sulla pagine dell’Espresso: «Resto stupefatto - dice Monti - quando si legge, senza che nessuno batta ciglio, che un certo banchiere o imprenditore è “amico di” o è “vicino a” questo o quel politico. Che cosa vuol dire? Che un’operazione viene fatta, in tutto o in parte, per fare un favore a qualcuno? E quali sono i danni che un simile comportamento, fuori dai principii del libero mercato, necessariamente comporta? Che cosa voleva dire, come si è letto nei giorni scorsi, che si pensava a una “cordata bipartisan” per acquistare il controllo di Telecom?».

Benché l’ex commissario europeo non entrati nei dettagli, con la citazione di Telecom si riferisce evidentemente all’ingresso nel capitale del gruppo di telecomunicazioni di Intesa Sanpaolo e di Mediobanca (con le Assicurazioni Generali) per un intervento a difesa dell’«italianità» riguardo al quale, nonostante le smentite formali di molte delle parti coinvolte (ma non, ad esempio, di Antoine Bernheim, che ha ammesso il fatto) il concerto fra governo e sistema del credito è stato rilevato da tutti i commentatori. Fra gli altri possibili riferimenti di Monti c’è la presenza di banche e assicurazioni nel capitale Pirelli e il caso della privatizzazione di Alitalia, con Intesa Sanpaolo a sostenere la cordata di Ap Holding, Mediobanca in quella di Tpg e Unicredit a spalleggiare Aeroflot.

Riferendo la sua opinione sulle più recenti vicende societarie del sistema economico italiano, da Autostrade a Telecom, Monti dice di essersi «formato un’impressione» secondo cui «quelli che in Italia consideriamo i poteri forti della politica e dell’impresa sono in realtà poteri piuttosto deboli. I capitalisti e gli imprenditori, se li guardiamo su un piano internazionale, contano davvero poco, salvo rare eccezioni». Non da oggi Monti fa il tifo per le liberalizzazioni come contributo alla cura dei mali strutturali italiani, e legando ancora una volta economia e politica afferma che «occorre estendere le riforme a quei settori della società che sono tradizionalmente più vicini ai partiti della maggioranza».</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco un&#8217;altra personalita&#8217; da sostenere &#8230; </p>
<p><a href="http://www.lastampa.it">http://www.lastampa.it</a><br />
Luigi Grassia</p>
<p>Le banche italiane rappresentano «una forma di governo occulto» che porta a una «discutibile divaricazione rispetto a una logica di mercato» nell’economia del nostro Paese. Il presidente della Bocconi (ed ex commissario europeo al mercato interno) Mario Monti ha tenuto ieri un’altra lezione sul capitalismo italiano, di quelle che sta portando avanti in una serie di discorsi pubblici e di interventi sui giornali &#8211; la puntata precedente era stata scritta appena lunedì scorso in un editoriale del Corriere della Sera &#8211; e stavolta ha sparato a un bersaglio grosso come il sistema del credito.</p>
<p>Monti, che parlava al convegno «Riccardo Lombardi e le riforme di struttura» nella Sala delle Colonne della Camera a Roma, ha denunciato che ai «rischi di politicizzazione dell’economia» e alla «confusione tra politica e affari» che regna in Italia in questi anni non è estraneo, anzi è elemento essenziale, «l’interventismo delle banche». «È allarmante &#8211; ha detto l’ex commissario Ue &#8211; sentir parlare di amicizie tra imprenditori e banchieri. In passato si diceva che lo Stato era una sorta di banca occulta, data la grande attività finanziaria che svolgeva. Oggi si guarda alle banche come a una forma di governo occulto». Il concetto viene rafforzato ed esteso in un’intervista che si potrà leggere oggi sulla pagine dell’Espresso: «Resto stupefatto &#8211; dice Monti &#8211; quando si legge, senza che nessuno batta ciglio, che un certo banchiere o imprenditore è “amico di” o è “vicino a” questo o quel politico. Che cosa vuol dire? Che un’operazione viene fatta, in tutto o in parte, per fare un favore a qualcuno? E quali sono i danni che un simile comportamento, fuori dai principii del libero mercato, necessariamente comporta? Che cosa voleva dire, come si è letto nei giorni scorsi, che si pensava a una “cordata bipartisan” per acquistare il controllo di Telecom?».</p>
<p>Benché l’ex commissario europeo non entrati nei dettagli, con la citazione di Telecom si riferisce evidentemente all’ingresso nel capitale del gruppo di telecomunicazioni di Intesa Sanpaolo e di Mediobanca (con le Assicurazioni Generali) per un intervento a difesa dell’«italianità» riguardo al quale, nonostante le smentite formali di molte delle parti coinvolte (ma non, ad esempio, di Antoine Bernheim, che ha ammesso il fatto) il concerto fra governo e sistema del credito è stato rilevato da tutti i commentatori. Fra gli altri possibili riferimenti di Monti c’è la presenza di banche e assicurazioni nel capitale Pirelli e il caso della privatizzazione di Alitalia, con Intesa Sanpaolo a sostenere la cordata di Ap Holding, Mediobanca in quella di Tpg e Unicredit a spalleggiare Aeroflot.</p>
<p>Riferendo la sua opinione sulle più recenti vicende societarie del sistema economico italiano, da Autostrade a Telecom, Monti dice di essersi «formato un’impressione» secondo cui «quelli che in Italia consideriamo i poteri forti della politica e dell’impresa sono in realtà poteri piuttosto deboli. I capitalisti e gli imprenditori, se li guardiamo su un piano internazionale, contano davvero poco, salvo rare eccezioni». Non da oggi Monti fa il tifo per le liberalizzazioni come contributo alla cura dei mali strutturali italiani, e legando ancora una volta economia e politica afferma che «occorre estendere le riforme a quei settori della società che sono tradizionalmente più vicini ai partiti della maggioranza».</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Francesco Carlà</title>
		<link>http://www.finanzaworld.it/blog/capitalismo-spaghetti#comment-3277</link>
		<dc:creator>Francesco Carlà</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 May 2007 19:22:19 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.finanzaworld.it/blog/capitalismo-spaghetti#comment-3277</guid>
		<description>... Bertinotti presbite ...


www.ilfoglio.it

Una volta che le acque intorno a Telecom Italia si saranno calmate, e la rete sarà scorporata, la compagnia potrà andare incontro al suo destino che, secondo molti osservatori, è quello di una fusione con Telefonica. Al di là dei diritti di veto che gli spagnoli hanno preteso su alcune materie strategiche, è forse questa la spiegazione del motivo per cui Telefonica ha acconsentito di spendere molto di più dei suoi compagni di avventura, avendo un potere inferiore. L’arrivo della società guidata da Cesar Alierta è stata salutata da molti politici come una liberazione dal rischio che la compagnia potesse finire ad At&amp;t. Il presidente della Camera Fausto Bertinotti il giorno dopo l’accordo ha spiegato: “Penso che si sia evitato il peggio, garantendo una presenza italiana che rappresenta la premessa per un discorso più ampio”. 

L’antiamericanismo soffre di presbiopia. Vede America in At&amp;t, ma non la riconosce in Telefonica. Eppure, i cinque maggiori azionisti della compagnia iberica sono Chase Manhattan Bank Nominees con il 9,9 per cento, State Street Bank con il 7,6, Bbva con il 6,6, La Caixa con il 5,09 e Citibank con il 4,6. Tre dei primi cinque soci sono americani e controllano una percentuale complessiva del 22,17 per cento del capitale. Questo significa che dei 70 miliardi di euro circa della capitalizzazione di Telefonica una quindicina sono in mani statunitensi. Le tre banche sono concorrenti, ma disposte a dialogare. Facendo entrare Telefonica gli americani sono entrati lo stesso e, per paradosso, anche un pezzetto di At&amp;t. State Street Corporation infatti è il quarto azionista assoluto della società americana con una partecipazione del 4 per cento, per un investimento di circa 9 miliardi di dollari. 

L’anacronismo dell’antiamericanismo italiano in chiave tlc non tiene conto anche del fatto che il secondo azionista assoluto di Telecom è Brandes Investment Partners, che ha sede a San Diego, con una quota del 5,42 per cento e che una percentuale del capitale compresa fra il 5 e il 15 per cento e in mani di altri investitori americani. Dunque questo matrimonio è per un pezzo americano, perché il denaro si raccoglie laddove esistono le condizioni. Naturalmente nel sistema della libera circolazione dei capitali nella sua fase di transizione, in dialettica con i sistemi economici nazionali, Telefonica è contemporaneamente una grande società di lingua e nazionalità spagnola. 

In molti ritengono che l’affare Telecom-Telefonica sia stato una compensazione per l’ingresso di Enel in Endesa. In realtà José Luis Zapatero, già nel meeting di Ibiza, avrebbe chiesto a Romano Prodi di dare il via libera ad Autostrade Abertis. In questi giorni l’operazione sembra ritornata di moda, ma è ancora lontana dall’essere imminente. 

“Il governo ha di fatto tolto il veto – ha affermato una fonte vicina al dossier – ma fino a quando non verranno rimossi i limiti legislativi non se ne farà nulla”. In particolare dovrà essere abolito il famigerato articolo 12 del collegato alla Finanziaria che disciplina la materia delle concessioni autostradali con una convenzione unica al posto delle singole concessioni introducendo il principio che in mancanza di adesione del concessionario la concessione passa all’Anas. Prodi sa che un intervento del suo governo su questa materia creerebbe una forte contrapposizione con Antonio Di Pietro e attende che Bruxelles si pronunci in maniera definitiva. I Benetton, che non accettano alcuna forma d’intromissione nella partita Autostrade, e che hanno preso una piccola quota in Telco con funzione di sentinella, attendono le mosse del governo.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230; Bertinotti presbite &#8230;</p>
<p><a href="http://www.ilfoglio.it">http://www.ilfoglio.it</a></p>
<p>Una volta che le acque intorno a Telecom Italia si saranno calmate, e la rete sarà scorporata, la compagnia potrà andare incontro al suo destino che, secondo molti osservatori, è quello di una fusione con Telefonica. Al di là dei diritti di veto che gli spagnoli hanno preteso su alcune materie strategiche, è forse questa la spiegazione del motivo per cui Telefonica ha acconsentito di spendere molto di più dei suoi compagni di avventura, avendo un potere inferiore. L’arrivo della società guidata da Cesar Alierta è stata salutata da molti politici come una liberazione dal rischio che la compagnia potesse finire ad At&amp;t. Il presidente della Camera Fausto Bertinotti il giorno dopo l’accordo ha spiegato: “Penso che si sia evitato il peggio, garantendo una presenza italiana che rappresenta la premessa per un discorso più ampio”. </p>
<p>L’antiamericanismo soffre di presbiopia. Vede America in At&amp;t, ma non la riconosce in Telefonica. Eppure, i cinque maggiori azionisti della compagnia iberica sono Chase Manhattan Bank Nominees con il 9,9 per cento, State Street Bank con il 7,6, Bbva con il 6,6, La Caixa con il 5,09 e Citibank con il 4,6. Tre dei primi cinque soci sono americani e controllano una percentuale complessiva del 22,17 per cento del capitale. Questo significa che dei 70 miliardi di euro circa della capitalizzazione di Telefonica una quindicina sono in mani statunitensi. Le tre banche sono concorrenti, ma disposte a dialogare. Facendo entrare Telefonica gli americani sono entrati lo stesso e, per paradosso, anche un pezzetto di At&amp;t. State Street Corporation infatti è il quarto azionista assoluto della società americana con una partecipazione del 4 per cento, per un investimento di circa 9 miliardi di dollari. </p>
<p>L’anacronismo dell’antiamericanismo italiano in chiave tlc non tiene conto anche del fatto che il secondo azionista assoluto di Telecom è Brandes Investment Partners, che ha sede a San Diego, con una quota del 5,42 per cento e che una percentuale del capitale compresa fra il 5 e il 15 per cento e in mani di altri investitori americani. Dunque questo matrimonio è per un pezzo americano, perché il denaro si raccoglie laddove esistono le condizioni. Naturalmente nel sistema della libera circolazione dei capitali nella sua fase di transizione, in dialettica con i sistemi economici nazionali, Telefonica è contemporaneamente una grande società di lingua e nazionalità spagnola. </p>
<p>In molti ritengono che l’affare Telecom-Telefonica sia stato una compensazione per l’ingresso di Enel in Endesa. In realtà José Luis Zapatero, già nel meeting di Ibiza, avrebbe chiesto a Romano Prodi di dare il via libera ad Autostrade Abertis. In questi giorni l’operazione sembra ritornata di moda, ma è ancora lontana dall’essere imminente. </p>
<p>“Il governo ha di fatto tolto il veto – ha affermato una fonte vicina al dossier – ma fino a quando non verranno rimossi i limiti legislativi non se ne farà nulla”. In particolare dovrà essere abolito il famigerato articolo 12 del collegato alla Finanziaria che disciplina la materia delle concessioni autostradali con una convenzione unica al posto delle singole concessioni introducendo il principio che in mancanza di adesione del concessionario la concessione passa all’Anas. Prodi sa che un intervento del suo governo su questa materia creerebbe una forte contrapposizione con Antonio Di Pietro e attende che Bruxelles si pronunci in maniera definitiva. I Benetton, che non accettano alcuna forma d’intromissione nella partita Autostrade, e che hanno preso una piccola quota in Telco con funzione di sentinella, attendono le mosse del governo.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Stefano Oriani</title>
		<link>http://www.finanzaworld.it/blog/capitalismo-spaghetti#comment-3258</link>
		<dc:creator>Stefano Oriani</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 May 2007 21:22:54 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.finanzaworld.it/blog/capitalismo-spaghetti#comment-3258</guid>
		<description>@Tutti quelli che dicono che Travaglio è schierato...
Leggete, come ho fatto io 2 mesi fa, Erino ed altri... il suo ultimo libro, &quot;La Scomparsa dei Fatti&quot;, da me già citato in precedente thread ... e poi ne riparliamo.

Condivido pienamente i giudizi espressi da Erino, incluso Capezzone. Grillo effettivamente a volte fa un pò casino ma come già detto da altri il suo sito è una miniera di rivelazioni utili e veritiere... altrettanto Dagospia anche se a me lo stile gossip non piace molto... ma ho la sensazione che sia molto utile per chi invece di investire intende fare trading su Piazza Affari...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@Tutti quelli che dicono che Travaglio è schierato&#8230;<br />
Leggete, come ho fatto io 2 mesi fa, Erino ed altri&#8230; il suo ultimo libro, &#8220;La Scomparsa dei Fatti&#8221;, da me già citato in precedente thread &#8230; e poi ne riparliamo.</p>
<p>Condivido pienamente i giudizi espressi da Erino, incluso Capezzone. Grillo effettivamente a volte fa un pò casino ma come già detto da altri il suo sito è una miniera di rivelazioni utili e veritiere&#8230; altrettanto Dagospia anche se a me lo stile gossip non piace molto&#8230; ma ho la sensazione che sia molto utile per chi invece di investire intende fare trading su Piazza Affari&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Giuseppe Bravi</title>
		<link>http://www.finanzaworld.it/blog/capitalismo-spaghetti#comment-3227</link>
		<dc:creator>Giuseppe Bravi</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 May 2007 11:41:13 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.finanzaworld.it/blog/capitalismo-spaghetti#comment-3227</guid>
		<description>OT
@Pierangelo
Personalmente condivido Erino, ma volevo dirti che ho visto Travaglio bacchettare così forte e così tanto la sinistra che pensarlo schierato mi meraviglia...

Per quanto riguarda gli Spaghetti. Spero solo che non rimangano attaccati alla padella....</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>OT<br />
@Pierangelo<br />
Personalmente condivido Erino, ma volevo dirti che ho visto Travaglio bacchettare così forte e così tanto la sinistra che pensarlo schierato mi meraviglia&#8230;</p>
<p>Per quanto riguarda gli Spaghetti. Spero solo che non rimangano attaccati alla padella&#8230;.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Andrea Parmeggiani</title>
		<link>http://www.finanzaworld.it/blog/capitalismo-spaghetti#comment-3224</link>
		<dc:creator>Andrea Parmeggiani</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 May 2007 11:01:23 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.finanzaworld.it/blog/capitalismo-spaghetti#comment-3224</guid>
		<description>D&#039;accordo in pieno con Erino...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>D&#8217;accordo in pieno con Erino&#8230;</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Francesco Carlà</title>
		<link>http://www.finanzaworld.it/blog/capitalismo-spaghetti#comment-3223</link>
		<dc:creator>Francesco Carlà</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 May 2007 08:08:36 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.finanzaworld.it/blog/capitalismo-spaghetti#comment-3223</guid>
		<description>... E&#039; cosi&#039; che funziona la governance Telecom Italia ... 


www.repubblica.it

Sull&#039;ingresso di nuovi soci nella Telco (la società che avrà il controllo di Telecom) e su operazioni di particolare rilievo servirà l&#039;assenso di telefonica. Su richiesta della Consob, Generali, Intesa Sanpaolo, Mediobanca e Sintonia ribadiscono - in un comunicato - che il &quot;diritto di prelazione a favore di Telefonica sulle azioni di Telco possedute dai soci italiani sarà postergato a quello spettante a questi ultimi. Inoltre i soci italiani, prima che telefonica possa esercitare la prelazione, potranno indicare nuovi primari investitori, sempre italiani, per i quali è previsto il gradimento di telefonica&quot;. 

Inoltre i soci italiani confermano che &quot;la governance di Telco sarà articolata secondo criteri di proporzionalità; essa prevede maggioranze qualificate - il cui raggiungimento implica anche l&#039;assenso di Telefonica - relativamente a talune specifiche operazioni di particolare rilievo, tra cui quelle suscettibili di modificare l&#039;assetto azionario (scissioni, fusioni ed aumenti di capitale riservati): qualora tali maggioranze qualificate non fossero raggiunte - continua il comunicato - si determinerà una situazione di &#039;stallo&#039; e le relative deliberazioni potranno essere assunte a maggioranza, fatto salvo il diritto dei soci dissenzienti di uscire dalla compagine azionaria di telco a mezzo di apposita scissione&quot;. 

E&#039; anche previsto un quorum qualificato per la determinazione della politica dei dividendi di Telco (e non del gruppo Telecom Italia), il cui mancato raggiungimento non darà luogo a una situazione di stallo. &quot;Qualora Telecom Italia intendesse effettuare disinvestimenti esteri di valore eccedente 4 miliardi di euro o stringere alleanze strategiche di rilievo con operatori nel campo delle telecomunicazioni, Telefonica, se dissenziente, avrà diritto di uscire dalla compagine di Telco a mezzo di apposita scissione&quot;. 

Per quanto riguarda il prezzo per il 100% di Olimpia indicato in 4,1 miliardi, i soci italiani di Telco confermano che &quot;esso è provvisorio dovendosi tenere conto della posizione finanziaria netta di olimpia alla data di perfezionamento dell&#039;operazione che, come noto, avverrà a valle delle autorizzazioni e approvazioni delle auorità competenti&quot;. 

Sul capitale di Telco, viene ribadito dai soci italiani che ad esito dell&#039;operazione Generali avrà il 28,1%, Intesa Sanpaolo il 10,6%, Mediobanca il 10,6%, Sintonia l&#039;8,4% e Telefonica il 42,3%.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230; E&#8217; cosi&#8217; che funziona la governance Telecom Italia &#8230; </p>
<p><a href="http://www.repubblica.it">http://www.repubblica.it</a></p>
<p>Sull&#8217;ingresso di nuovi soci nella Telco (la società che avrà il controllo di Telecom) e su operazioni di particolare rilievo servirà l&#8217;assenso di telefonica. Su richiesta della Consob, Generali, Intesa Sanpaolo, Mediobanca e Sintonia ribadiscono &#8211; in un comunicato &#8211; che il &#8220;diritto di prelazione a favore di Telefonica sulle azioni di Telco possedute dai soci italiani sarà postergato a quello spettante a questi ultimi. Inoltre i soci italiani, prima che telefonica possa esercitare la prelazione, potranno indicare nuovi primari investitori, sempre italiani, per i quali è previsto il gradimento di telefonica&#8221;. </p>
<p>Inoltre i soci italiani confermano che &#8220;la governance di Telco sarà articolata secondo criteri di proporzionalità; essa prevede maggioranze qualificate &#8211; il cui raggiungimento implica anche l&#8217;assenso di Telefonica &#8211; relativamente a talune specifiche operazioni di particolare rilievo, tra cui quelle suscettibili di modificare l&#8217;assetto azionario (scissioni, fusioni ed aumenti di capitale riservati): qualora tali maggioranze qualificate non fossero raggiunte &#8211; continua il comunicato &#8211; si determinerà una situazione di &#8216;stallo&#8217; e le relative deliberazioni potranno essere assunte a maggioranza, fatto salvo il diritto dei soci dissenzienti di uscire dalla compagine azionaria di telco a mezzo di apposita scissione&#8221;. </p>
<p>E&#8217; anche previsto un quorum qualificato per la determinazione della politica dei dividendi di Telco (e non del gruppo Telecom Italia), il cui mancato raggiungimento non darà luogo a una situazione di stallo. &#8220;Qualora Telecom Italia intendesse effettuare disinvestimenti esteri di valore eccedente 4 miliardi di euro o stringere alleanze strategiche di rilievo con operatori nel campo delle telecomunicazioni, Telefonica, se dissenziente, avrà diritto di uscire dalla compagine di Telco a mezzo di apposita scissione&#8221;. </p>
<p>Per quanto riguarda il prezzo per il 100% di Olimpia indicato in 4,1 miliardi, i soci italiani di Telco confermano che &#8220;esso è provvisorio dovendosi tenere conto della posizione finanziaria netta di olimpia alla data di perfezionamento dell&#8217;operazione che, come noto, avverrà a valle delle autorizzazioni e approvazioni delle auorità competenti&#8221;. </p>
<p>Sul capitale di Telco, viene ribadito dai soci italiani che ad esito dell&#8217;operazione Generali avrà il 28,1%, Intesa Sanpaolo il 10,6%, Mediobanca il 10,6%, Sintonia l&#8217;8,4% e Telefonica il 42,3%.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Erino Montanari</title>
		<link>http://www.finanzaworld.it/blog/capitalismo-spaghetti#comment-3215</link>
		<dc:creator>Erino Montanari</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Apr 2007 21:17:56 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.finanzaworld.it/blog/capitalismo-spaghetti#comment-3215</guid>
		<description>Credo che Travaglio sia un gran giornalista che racconta i fatti (cfr. il suo ultimo libro - La scomparsa dei fatti) mentre Grillo mi piace anche se a volte non lo condivido perchè sul suo blog porta a conoscenza di chi vuole un sacco di situazioni e cmq fa informazione</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Credo che Travaglio sia un gran giornalista che racconta i fatti (cfr. il suo ultimo libro &#8211; La scomparsa dei fatti) mentre Grillo mi piace anche se a volte non lo condivido perchè sul suo blog porta a conoscenza di chi vuole un sacco di situazioni e cmq fa informazione</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: pierangelo</title>
		<link>http://www.finanzaworld.it/blog/capitalismo-spaghetti#comment-3213</link>
		<dc:creator>pierangelo</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Apr 2007 20:13:48 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.finanzaworld.it/blog/capitalismo-spaghetti#comment-3213</guid>
		<description>@ Erino Montanari

bhe&#039; Travaglio e Grillo mi sembrano un tantino schierati...... daccordissimo su Gabanelli</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Erino Montanari</p>
<p>bhe&#8217; Travaglio e Grillo mi sembrano un tantino schierati&#8230;&#8230; daccordissimo su Gabanelli</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: n.n.</title>
		<link>http://www.finanzaworld.it/blog/capitalismo-spaghetti#comment-3211</link>
		<dc:creator>n.n.</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Apr 2007 18:41:22 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.finanzaworld.it/blog/capitalismo-spaghetti#comment-3211</guid>
		<description>Beh, io quando voglio farmi un’idea personale navigo dove il Simulmondo mi permette: nelle testate giornalistiche agli antipodi della terra…da Bloomberg e Forbes a quotidiani indiani e sudafricani. Se l’indipendenza non dovesse essere italiana , la parzialità è difficile che sia mondiale.

Qua per esempio la Spagna. E gli articoli del Financial Times.

El  Pais:
http://www.elpais.com/articulo/economia/entrada/Telefonica/Telecom/Italia/refuerza/eje/Madrid-Roma/elpepueco/20070430elpepieco_6/Tes

El mundo
http://www.elmundo.es/mundodinero/2007/04/29/economia/1177847128.html

FT
http://www.ft.com/cms/s/6f8d1828-f6b7-11db-9812-000b5df10621.html
http://www.ft.com/cms/s/31868b04-f6b7-11db-9812-000b5df10621.html</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Beh, io quando voglio farmi un’idea personale navigo dove il Simulmondo mi permette: nelle testate giornalistiche agli antipodi della terra…da Bloomberg e Forbes a quotidiani indiani e sudafricani. Se l’indipendenza non dovesse essere italiana , la parzialità è difficile che sia mondiale.</p>
<p>Qua per esempio la Spagna. E gli articoli del Financial Times.</p>
<p>El  Pais:<br />
<a href="http://www.elpais.com/articulo/economia/entrada/Telefonica/Telecom/Italia/refuerza/eje/Madrid-Roma/elpepueco/20070430elpepieco_6/Tes">http://www.elpais.com/articulo/economia/entrada/Telefonica/Telecom/Italia/refuerza/eje/Madrid-Roma/elpepueco/20070430elpepieco_6/Tes</a></p>
<p>El mundo<br />
<a href="http://www.elmundo.es/mundodinero/2007/04/29/economia/1177847128.html">http://www.elmundo.es/mundodinero/2007/04/29/economia/1177847128.html</a></p>
<p>FT<br />
<a href="http://www.ft.com/cms/s/6f8d1828-f6b7-11db-9812-000b5df10621.html">http://www.ft.com/cms/s/6f8d1828-f6b7-11db-9812-000b5df10621.html</a><br />
<a href="http://www.ft.com/cms/s/31868b04-f6b7-11db-9812-000b5df10621.html">http://www.ft.com/cms/s/31868b04-f6b7-11db-9812-000b5df10621.html</a></p>
]]></content:encoded>
	</item>
</channel>
</rss>

