Azionisti ed Imprenditori (prima parte)


Come di consueto, pubblico in anteprima,
per gli affezionati Fwiani Bloggers,
“Affari Nostri” di lunedì prossimo. Buona lettura.

“Ho sempre pensato che ci sono almeno due
modi di essere imprenditore.

Il primo e’ quello che conosciamo tutti
e che in Italia consiste nel farsi venire
i capelli dritti prima per cominciare,
poi per continuare, e perfino per smettere.

So esattamente di cosa parlo e di certo
lo sapete anche voi, visto che un’alta
percentuale dei 300.000 Fwiani che seguono
da quasi 11 anni questa newslettera sono,
per l’appunto, piccoli o medi Imprenditori.

Lo scrivo, onore al merito, con la lettera maiuscola.

Il secondo e’ essere azionisti di una
company quotata in Borsa, possedere una
parte del capitale e seguire la medesima
azienda come fosse la nostra.

Studiarla, analizzarla (magari usando il
mio Frullatore), seguirla, capirla,
prevederla, condividerla.

Incassare i dividendi, gioire per profitti
e miglioramenti e, occasionalmente si spera,
soffrire per le perdite e le delusioni.

Esattamente come faccio io (noi) con Tutte le
aziende che fanno parte dei miei investimenti,
e che sono comprese nei portafogli dei
servizi premium di Finanza World.

Quali e quanti sono i vantaggi del secondo
tipo di imprenditore rispetto al primo?

Secondo me sono parecchi. I principali
sono almeno cinque (5):

1 Flessibilita’: entrate quando vi pare e
ve ne andate quando lo desiderate. Come
dicono a Wall Street: “No questions asked”.

2 Gradualita’: spesso un imprenditore “normale”,
specialmente se piccolo o medio, finisce
dentro la sua azienda con le mani e con i piedi.

La sua vita finanziaria e’ direttamente
collegata a quella della sua impresa. Se va bene
prospera. Se va male fallisce con l’azienda.

Invece un imprenditore-azionista puo’ essere
meno connesso eppure altrettanto impegnato e felice.

3 Scelta: a Wall Street, a Milano e nelle
Borse globali, sono quotate decine di migliaia
di aziende. Di tutti i settori. Quindi ce n’e’
per tutti i gusti e per tutti gli interessi.

4 Tassazione: i profitti degli imprenditori-azionisti
sono tassati al 12,5%, mentre quelli degli
imprenditori-normali mooolto di piu’.

5 Liberta’: un imprenditore-azionista puo’ svolgere
il suo lavoro, e seguire la sua impresa, da qualsiasi
luogo del mondo. Viaggiare e lavorare. Non e’
sempre stato il vostro sogno di imprenditori-normali?

Lunedi’ prossimo approfondiro’ ognuno dei
5 punti principali che fanno la gioia dell’
imprenditore-azionista. Intanto mi piacerebbe
molto sentire cosa ne pensate.

Un caro saluto,
Vs. Francesco Carla’

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che vi offre tutti gli strumenti necessari per iniziare
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36 Commenti su “Azionisti ed Imprenditori (prima parte)”

  1. Francesco Carlà:

    … Tutti
    Una gran chiusura di settimana per Investitore Intelligente ETF & Global: c’e’ stata una grande occasione di entrata ed accumulo …

    Totale dal gennaio 2005 ad oggi: +42%, Indice S&P 500: -11% nello stesso periodo. Per l’indice sono calcolati anche i dividendi.

  2. Aldo Del Favero:

    Nella mia ditta il guadagno è dato dall’utile che questa produce e con il 50% di possesso anche con un fatturato modesto son dei bei soldini, nelle società quotate in borsa il possesso della ditta è talmente diluito che ci vuole un capitale notevole per sopravvivere con l’utile, mi sembra che il rendimento sia proprio scarso anche nei casi migliori.
    L’unica cosa che rende appetibile l’investimento azionario è la speculazione e confesso che nei momenti toro delle borse mi son detto più volte ” se va avanti così posso anche vivere di rendita!” , purtoppo non va mai sempre bene e nella fasi orso torno nella mia bottega con la coda tra le gambe e la testa bassa a lavorare…
    Conclusione: meglio avere i piedi in 2 scarpe.

  3. Francesco Carlà:

    … Del Favero
    Brillante! Sono perfettamente d’accordo. Ed e’ proprio quello che fa anche Warren Buffett … doppio-imprenditore, il massimo.

  4. Francesco Carlà:

    … Tutti e Del Favero

    Ovviamente sono d’accordo solo con la brillante Conclusione! -.-

  5. Aldo Del Favero:

    Prof.

    Un’altra cosa, ma il nostro ex C di IBCC è proprio da buttar via?
    Dopo lo scivolone si sta riprendendo bene e mi sembra un caso da manuale per un ingresso-accumulo o è meglio lasciar perdere…

  6. Francesco Carlà:

    … Del Favero
    Buttar via un business che ci ha reso, in due cicli di investimento e meno di 5 anni, il +423% non mi pare proprio il caso … pero’ ci vuole cautela e attesa di un buon catalizzatore per un eventuale rientro …

  7. Aldo Del Favero:

    OK, meglio seguire le orme del maestro e non avventurarsi in sentieri pericolosi, solo che mi brucia da morire la sua uscita, solo 2 settimane prima era ai massimi, poi l’alert visto proprio quand’era ai minimi e poi + 15%, ho un giramento di pelotas … meglio non pensarci più!

  8. Giuseppe Daleo:

    Se stiamo a guardare gli ex, anche P. di IBCC si è ripreso bene. Comunque ci abbiamo guadagnato bene.

  9. Francesco Carlà:

    … Tutti
    Prima che mi passi dalla mente: per tutti i Fwiani che hanno chiesto di recente la Data e il Luogo del mio prossimo Master Live, la data c’e’ (autunno 2010) il luogo pure (Bologna). Come sempre a numero chiuso, quindi potete gia’ scrivere a:

    premium@finanzaworld.it per tutte le informazioni del caso.

    Un’altra cosa, sempre a scanso di amnesie: sempre in autunno uscira’ la versione On line del mio Master Live, in 30 lezioni videostreaming e 3 moduli: Iniziale, Intermedio, Avanzato. Anche in questo caso potete gia’ scrivere a:

    premium@finanzaworld.it per i dettagli.

  10. Francesco Carlà:

    … Sul tema Manovra e dintorni, un intervento fresco di … 78 anni fa!

    Gentile direttore,

    la domanda se sia meglio risparmiare o meglio spendere, che è stata sollevata sulle colonne del vostro giornale, presenta alcuni aspetti ambigui. Essa implica tre questioni distinte: (1) se sia meglio usare il denaro o accumularlo; (2) se sia meglio spendere il denaro o investirlo; (3) se gli investimenti pubblici siano o meno equivalenti agli investimenti dei privati cittadini. Non vogliamo esagerare la natura delle nostre divergenze con quelli fra i nostri colleghi che già le hanno scritto al riguardo, ma su certi punti la diversità d’opinioni è sufficientemente accentuata da rendere auspicabile l’espressione di un punto di vista alternativo.

    (1) Sul primo argomento (se sia meglio utilizzare il proprio denaro o ammassarlo) non ci sono divergenze significative fra di noi. Concordiamo sul fatto che accumulare il denaro, in liquidità o in saldi inattivi, produce effetti deflattivi. Nessuno pensa che la deflazione sia qualcosa di auspicabile.

    (2) Sull’argomento se sia meglio spendere o investire, la nostra posizione è diversa da quella dei firmatari della lettera che è comparsa sulle pagine del vostro giornale lunedì. Costoro sembrano ritenere che sia indifferente, ai fini della ripresa economica, se i soldi vengono spesi in consumi o in investimenti reali. Noi, al contrario, siamo del parere che uno dei problemi principali che affliggono il mondo di questi tempi sia la carenza di investimenti, una depressione di quelle industrie che danno luogo a un accrescimento del capitale ecc., invece di quelle industrie che danno luogo direttamente a consumi. Per questo riteniamo che sia particolarmente auspicabile una ripresa degli investimenti. I firmatari della lettera a cui ci riferiamo, invece, sembrano deprecare l’acquisto di titoli già esistenti sulla base del fatto che non ci sarebbe nessuna certezza che il denaro venga destinato a investimenti reali. È un punto di vista che non possiamo sottoscrivere. Nelle condizioni moderne, i mercati mobiliari sono un elemento indispensabile del meccanismo degli investimenti. Un aumento del valore dei titoli già esistenti è prerequisito indispensabile alla quotazione di nuovi titoli. È chiaro che una ripresa delle quotazioni dei titoli già esistenti non dà subito luogo a una ripresa del resto dell’economia. Ma sarebbe un disastro o poco meno se i cittadini dovessero desumere da quello che è stato detto che l’acquisto di titoli esistenti e la collocazione di depositi in società di costruzione ecc. sia, nel momento attuale, contrario all’interesse pubblico, o che vendere i titoli o ritirare tali depositi possa favorire l’arrivo della ripresa. È estremamente pericoloso dire qualcosa suscettibile di indebolire ulteriormente la consuetudine al risparmio privato.

    . Ma forse è sulla terza questione – se questo sia il momento adatto per un incremento della spesa da parte dello Stato e delle amministrazioni locali – che le nostre divergenze con i firmatari della lettera sono più acute. Su questo punto concordiamo con il vostro editoriale di lunedì. Siamo dell’idea che molti dei problemi che ha il mondo in questo momento siano dovuti all’imprudenza delle autorità pubbliche nell’indebitarsi e nello spendere. Non è nostro desiderio assistere a un rilancio di tali pratiche. Nella migliore delle ipotesi, in questo modo si ipotecano i conti pubblici del futuro e si fa crescere tendenzialmente il tasso di interesse, un processo senza dubbio particolarmente poco auspicabile in questo frangente, quando è palese l’urgenza che l’industria privata torni ad avere disponibilità di capitale. La depressione ha largamente dimostrato che l’esistenza di un debito pubblico di grandi proporzioni impone frizioni e ostacoli al riaggiustamento molto maggiori di quelli imposti dall’esistenza del debito privato. Pertanto non possiamo concordare con i firmatari della lettera quando affermano che è il momento adatto per nuove piscine comunali ecc. semplicemente perché la gente «sente di volere» tali amenità.

    Se lo Stato vuole aiutare la ripresa, il modo giusto di procedere non è tornare alle vecchie abitudini di prodigalità pubblica, ma abolire quelle restrizioni ai commerci e al libero movimento dei capitali (incluse le restrizioni sui titoli di nuova emissione) che attualmente impediscono anche solo l’avvio della ripresa.

    I vostri devotissimi
    T. E. Gregory, professore Cassel di economia
    F. A. von Hayek, professore Tooke di scienza economica e statistica
    Arnold Plant, professore Cassel di commercio
    Lionel Robbins, professore di economia
    Università di Londra, 18 ottobre

    The Times, 19 ottobre 1932, p. 10
    (Traduzione di Fabio Galimberti)

  11. Carlo Farotto:

    quali sono invece i vantaggi di essere imprenditori del primo tipo?
    1. provare a diventare il novello fondatore di una società di successo
    2. avere la possibilità di incrementare il proprio patrimonio a leva infinita
    3. essere ripagati dalla soddisfazione del successo aziendale (nessun conto in banca milionario ne da la stessa possibilità)
    4. lasciare ai propri eredi asset tangibili e non solo cifre sulla carta
    5. la disponibilità finanziaria di investire i propri lauti guadagni nelle aziende quotate… (difficilmente capita il contrario!)

  12. Francesco Carlà:

    … Tutti
    Sto ricevendo moltissime email a f.carla@finanzaworld.it sul tema di questo post. A quanto pare interessa tanti Fwiani …

  13. ANGELINO FAGGIONATO:

    @Carlo
    Concordo
    D’altro canto se tutti diventassimo investitori (intelligenti) verrebbe a mancare la materia prima su cui investire…le aziende…o no ?

    Però al momento a parità di soldi investiti…rischio…feagato bruciato etc. non c’è dubbio su cosa sia meglio fare….

  14. Francesco Carlà:

    … Tutti
    Prima che mi passi dalla mente: per tutti i Fwiani che hanno chiesto di recente la Data e il Luogo del mio prossimo Master Live, la data c’e’ (16 Ottobre 2010) il luogo pure (Bologna). Come sempre a numero chiuso, quindi potete gia’ scrivere a:

    premium@finanzaworld.it per tutte le informazioni del caso.

    Un’altra cosa, di nuovo a scanso di amnesie: sempre in autunno uscira’ la versione On line del mio Master Live, in 30 lezioni videostreaming e 3 moduli: Iniziale, Intermedio, Avanzato. Anche in questo caso potete gia’ scrivere a:

    premium@finanzaworld.it per i dettagli.

  15. Chiara R:

    Lei, Carlà, è la risposta vivente alla sua stessa domanda: imprenditore di questo sito e azionista di tante altre società…

  16. Francesco Carlà:

    … Chiara
    E’ vero.

    … Angelino
    Diccelo, non tenerci sulle spine: cos’e’ meglio fare? -.-

  17. pmgp@fastwebnet.it:

    Sono “spettatore” di questo dibattito, poiché non sono un imprenditore come il Prof o come altri abbonati di FWWorld(sono dirigente,quindi stipendiato, di una multinazionale).
    Mi rivolgo dunque agli altri “salariati”. Facciamo un’ipotesi: domani vi presentate in ufficio, date le dimissioni e dichiarate di voler aprire, che so, un negozio. Quindi di mettervi in proprio. 95% dei vostri colleghi vi diranno bravo, così si fa, ti invidio, hai avuto coraggio, basta con i capi ecc ecc.
    Ma se dite, dopo aver presentato le dimissioni, che decidete di dedicarvi alla Borsa vi guarderanno come un matto. Alla Borsa? Ma sei pazzo? E’ un rischio ecc ecc.
    In realtà, dal mio punto di vista, non c’è nessuna differenza. Se decidi di aprire un negozio devi mettere in preventivo un investimento: locali, affitto, magari costi del personale, magari macchinari, merce, spese di avviamento ecc. Garanzie? Nessuna. Solo sperare che le gente entri nel tuo negozio e la tua idea sia valida. Se funziona, hai poi tasse bestiali, controlli, menate con i fornitori e via dicendo.
    Investire in borsa è la stessa cosa, ma con meno problemi. Compri della merce (titoli), sperando di rivenderli con un guadagno. Tutto qui. Certezze? Nessuna, proprio come un negozio. Un’unica tassa, 12,5%, niente personale, niente burocrazia, niente commercialisti, versamenti IVA anticipati, se sei malato non devi alzare la saracinesca e forse guadagni(o perdi )lo stesso.
    Fateci caso: nei paesi anglosassoni, la parola “trading” è applicabile sia a un’attività commerciale qualsiasi, sia alla compravendita di titoli. Perché è così: si tratta di acquistare e rivendere cercando un profitto. In Italia, invece, la percezione è sensibilmente diversa. L’attività commerciale è per definizione”seria”. L’investimento finanziario è ancora paragonato alle sale corse, alle scommesse sui cavalli, alla roulette, al poker e via dicendo.
    Ha ragione il Prof: bisognerebbe creare una cultura di base sin dalle elementari. Intendiamoci, non sto dicendo che dovremmo trasformarci tutti in trader 24 ore su 24. Ma il tema di questo topic, mi sembra, è quello di smontare una certa idea malvagia della finanza. Se è così, sono completamente d’accordo.

  18. Francesco Carlà:

    pmgp …

    Il tema e’ quello.

  19. ANGELINO FAGGIONATO:

    E’ “triste” leggere quanto scritto da pmgp…ma è la realtà .
    Confido che da giovane il mio sogno era di avviare un’attività nel settore industria…sogno stroncato non per mancanza di idee, ma per i problemi di cui sopra .
    Conosco molti imprenditori che lavorano come cani, ma alla fine non rimane nulla .

    Però io non mollo e sincermante confido nelle aziende del simulmondo, che “dribblano” gran parte dei problemi sopra citati, costi e rischi possono essere abbattuti al 90%

    Personalmente una parte degli utili realizzati nel trading li sto investendo in alcune idee per il WEB…cloud computing grazie a GOOGLE gratuito…programmatori Indiani che mi costano 1/10…tutto virtuale .

    Io la vedo così : finaza personale gestita stile FW INDISPENSABILE, ma con un occhio alle nuove possibilità che il simulmondo offre . NON ARRENDIAMOCI !!

  20. Francesco Carlà:

    … Faggionato & Tutti
    Ricorderai (ricorderete) quanto insistevo qui su Fw, nei miei libri ed ovunque possibile, sulla necessita’ di usare il Simulmondo per gli imprenditori piccoli e medi italiani …

  21. Michele Lanza:

    secondome pmgp ha perfettamente ragione quando “simula” quelle che sarebbero le reazioni generali nello scenario da lui descritto, a me è capitato quando ho confidato ad alcuni colleghi (anche io sono dipendente) il mio ingresso nel tentacolare mondo della borsa….vista anche la differenza del settore economico rispetto al mio.
    in una cosa non sono d’accordo però….mollare tutto e vivere di solo trading non sarebbe la stessa cosa rispetto ad aprire un negozio o una qualsiasi attività in proprio, mi spiego: secondo i principi del prof (che penso tutti qui condividiamo) la maratona è la forma di investimento più vantaggioso, quindi non sipuò intraprendere la maratona e “campare” coni proventi della stessa a breve termine.
    è più verosimile che un negozio, al di là del capitale iniziato stanziato per avviare l’attività, dia degli utili tangibili in un mese, piuttosto che un investimento eseguito con il metodo carlà.
    per carità, poi ci sono le eccezioni di titoli chesi impennano in pochissimo…ma anche lì, non dovremmo essere costretti a monetizzare entro il mese per mettere “il piatto in tavola” altrimenti si diventa inqualche modo traders/piranha…con tutto ciò che ne consegue.

  22. Massimo V:

    Infatti secondo me quello degli investimenti (e non delle speculazioni) deve rappresentare una vera e propria filosofia di vita. E non può essere altrimenti se l’obiettivo è a lungo termine… Quindi la cosa che mi interessa giornalmente è: “quanto posso mettere da parte questo mese per investirlo non appena si presenta l’occasione”?

    Il che è diverso dal dire “quanto posso guadagnare questo mese dai miei investimenti?”… perché sappiamo come possano cambiare velocemente le cose…

    La seconda domanda la applico quindi al mio lavoro personale, completamente all’interno del Simulmondo (nel mio caso)..

    Quindi, l’obiettivo a breve termine è prendere la pagnotta, quello a lungo termine è avere una pensione decente, visto che lo Stato tra un po’ dovrà mangiarsi (o mangiarci) anche i calzini…

    E poi pensiamo anche a Buffett… ora non ricordo esattamente per quale società, ma in uno dei suoi investimenti ha dovuto aspettare più di un anno per vederlo passare dal rosso al verde… quindi per forza di cose (almeno per un po’ di tempo) non si può vivere giorno per giorno con i proventi di borsa. Inoltre, una parte forse poco pubblicizzata di Buffett riguarda i suoi investimenti all’esterno della borsa.. e qui è forse più vicino a un imprenditore. Il suo lavoro è investire su tutto… è un super-imprenditore, perché investendo su aziende già formate, si pone al di sopra di esse.. con tutti i vantaggi che ne conseguono.

    Insomma sono sempre più convinto, sia dagli insegnamenti del Prof, che dagli esempi che vanno da Buffett ad altri, che la vera mentalità vincente si ha scegliendo società che possono avere un futuro, e qui forse il pensiero dell’investitore si fonda con quello dell’imprenditore, in quanto i due aspetti si somigliano moltissimo.

    Se poi a questo discorso di tipo “Value” aggiungiamo quello di tipo “Growth” (che al contrario di quanto si possa pensare, segue attivamente anche Buffett), allora siamo forse i perfetti investitori/imprenditori, che è poi la filosofia di FinanzaWorld, con le scelte di questi anni (che il Prof ha spesso appunto definito ValueGrowth)…

  23. Giovanni:

    Come al solito grande Proff. ha trovato un argomento terribilmente attuale ……diciamocelo chiaramente finora i pochi imprenditori che guadagnavano qualcosa ci riuscivano ,se non esclusivamente ,almeno in buona parte ,grazie ad un pò di nero che si riusciva a fare o ad attività semi clandestine (vedi alta griffe fatta nei bassifondi di Napoli)ora non è più possibile …..giustamente…..ma la verità è che la vera economia produttiva ,in italia,è quella sommersa …..quella alla luce del sole è sottoposta a tali prelievi che matematicamente non conviene più e poi diciamolo chiaramente una pizzeria al taglio( o similia).. è veramente un attività imprenditoriale di rilevanza oppure un mezzo x sopravivere…qs è una differenza importante…..E cosi oggi mi trovo dopo 35 anni di lib proff e imprenditore a dover veramente affrontare il dilemma di cui lei parla…..non sono un bravo investitore ne tantomeno un buon trader,ma l alternativa di cui parla lei mi sembra molto ma molto ragionevole ……oggi bisogna sgravarsi di quanti più pesi e balzelli possibili(finchè sarà possibile)non avere assolutamente dipendenti ne consulenti risultare possibilmente nullatenenti……credo che vaglierò accuratamente i suoi argomenti e ovviamente i preziosissimi contributi degli amici del blog

  24. Francesco Carlà:

    … Lanza, Massimo, Giovanni & Tutti

    Imprenditore ‘Normale’ & Imprenditore Azionario … un tema che giustamente ci appassiona tutti. Stanno venendo fuori tante cose interessanti, sia qui che a f.carla@finanzaworld.it

    Eccone 3 tra le altre:

    1 E’ sempre piu’ difficile fare il piccolo e il medio imprenditore in Italia
    2 Non e’ giusto e non ha senso economico ne’ sociale che un bravo
    imprenditore debba lottare per sopravvivere
    3 Il Simulmondo e’ una chiave sempre piu’ decisiva per lavorare e
    imprendere meglio e con prospettiva futura e non solo day by day

    Il compito del bravo Imprenditore e’ creare Valore e Ricchezza per se’ e per gli altri. E’ sempre piu’ intelligente che lo faccia con le tecnologie e i metodi adatti al suo tempo. Simulmondo e Finanza Democratica sono senz’altro tra questi.

    Continuo a leggerVi.

  25. pmgp@fastwebnet.it:

    Ribadisco che il mio intento non era quello di invitare tutti a diventare trader full time. Io stesso non ho pensato neppure per un istante di abbandonare la mia professione attuale. Questo per due motivi 1) Avevo letto una statistica, da qualche parte, nella quale si evidenziava come solo il 7-8% delle persone che ci prova riesce a fare del trading la sua unica attività. Percentuale troppo bassa per i miei gusti(e soprattutto per le mie capacità). 2) Aspetto che qualcuno mi accompagni alla porta, con una bella buonuscita da investire.
    Tengo anche a sottolineare che ho la massima, e ripeto la massima, stima per gi imprenditori che lottano, creano, inventano, si dannano e mandano avanti fra mille difficoltà l’azienda Italia.
    Senza contare l’enorme responsabilità che hanno, economica e sociale, di assicurare uno stipendio a migliaia e milioni di persone.
    Mi limitavo ad osservare, come poi ha fatto il Prof, che è sempre più difficile fare il piccolo imprenditore o il commerciante. E questo non va bene. Così come non va bene, dall’altro lato, avere un paese dove la cultura finanziaria è scarsa o nulla. Bisogna avere più opzioni: poi sta a ognuno di noi scegliere se diventare barbiere o investitore.

  26. Silvia Bosco:

    C di IBII in after hour + 3,14%!!!
    Grazie Francesco

  27. Anonimo:

    Caro Sig. Carlà, nell’ultima newsletter che ho ricevuto ha parlato della differenza nell’essere imprenditori nel senso di coloro che lavorano e sviluppano una propria azienda e l’essere imprenditori in qualità di investitori. Premetto che io non sono imprenditore ma figlio di imprenditori, nonchè investitore, e quindi mi sento in qualche modo di poter dire di aver visto entrambe “le sponde”. Lei ha elencato i vantaggi nell’essere l’imprenditore/investitore rispetto all’essere soltanto imprenditore ma mi permetto di dire che la passione, il coinvolgimento che si mette in ogni fase di produzione/vendita produce una soddisfazione che va oltre il mero guadagno. Certo tutti, io per primo, abbiamo sognato di poter vivere soltanto investendo denaro in questa o quella azienda quotata in borsa ma la giornata va anche riempita in qualche modo, magari risolvendo i problemi della propria ditta o cercando di migliorarla, cosa che non possiamo fare partecipando economicamente nelle aziende altrui. Concludendo ritengo che i punti che lei ha sottolineato siano giustissimi, ma se vivessimo soltanto in qualità di investitori non crede che sentiremmo un certo senso di “impotenza” di fronte alle perdite e, perchè no, anche ai guadagni, visto che non sono merito nostro?
    Cordiali saluti

    Stefano Zavarise

  28. Francesco Carlà:

    … Gran bella giornata per la Maratona Americana di IBCC …

  29. Francesco Carlà:

    … Tutti
    Fwiani premium: please, guardate com’e’ bella l’eleganza della nostra bassissima volatilita’ in una giornata come quella di oggi … so che riuscite ad apprezzare …

  30. Giuseppe Daleo:

    Storicamente l’ Italia è sempre stato un paese di creativi di aziende “reali” che hanno portato alla nascita di marchi riconosciuti in tutto il mondo, gente che arrivava, come si dice, dall’ officina, che si sporcava le mani. E’ proprio un fatto di cultura. Si pensa più a toccare con mano. Ecco, perchè, secondo me, si pensa poco al “simulmondo”. Non siamo riusciti a sfruttare l’ occasione del mondo virtuale, come, ad esempio, hanno fatto gli Americani che si trovano più a loro agio. Ragazzini che si sono ritrovati miliardari da un giorno con l’ altro. Comunque, io che sono un dipendente stipendiato, e che non mi sogno nemmeno di intraprendere una attività reale, posso essere imprenditore della mia azienda “risparmio” con pochi sforzi e minori preoccupazioni. Sono d’ accordo con il Prof.

  31. ANGELINO FAGGIONATO:

    @Daleo
    “E’ proprio un fatto di cultura. Si pensa più a toccare con mano. Ecco, perchè, secondo me, si pensa poco al “simulmondo”.”

    Concordo con te, gli imprenditori devono trovare la “chiave” per fare un “cambio di cultura” , per comprendere il simulmondo .
    Devono cercare e capire le analogie tra i due mondi …reale ed immateriale ….ed inventarsi quindi nuovi business .

    Se si imprendono attività nel simulmondo senza capire le analogie ma anche le differenze con le aziende della terra ferma non si va da nessuna parte .

    Anche il concetto di lavoro è completamente diverso…rovesciato…e forse questo è l’aspetto principale .

    Ciao

  32. Francesco Carlà:

    … Faggionato, Daleo e Tutti
    I Fwiani piu’ stagionati lo sanno bene: ho scritto e fatto su questi temi negli ultimi 25 anni, ricordate parole chiave come:

    Nettitudine, Internet in piedi, sdraiati e seduti, AspiraNet etc etc?

    Agli imprenditori italiani la faccenda della produzione nel Simulmondo puo’ essere spiegata cosi’: la meccanica e l’elettricita’ sono state alla base del grande boom industriale del dopoguerra.

    E sono nate la Vespa, la Cinquecento, l’Olivetti lettera 32 etc etc

    L’informatica e la telematica sono alla base del Simulmondo. Creare nuovi prodotti e nuove imprese digitali vuol dire sfruttare queste tecnologie di base per nuove applicazioni e servizi (tipo Facebook, Twitter o Google) oppure simulazioni avanzate e innovative di modelli commerciali o industriali che gia’ esistono sulla Terraferma: eBay, i Giornali on line, gli ecommerce etc etc etc

    Il Simulmondo italiano e’ quasi tutto da fare. Nel 2000 mancava la mano d’opera. Oggi c’e’. Ci vogliono le idee nuove perche’ Facebook, Itunes, Twitter e Yahoo! (etc etc) li hanno gia’ fatti altri.

    Noi dobbiamo fare le nicchie globali, la nostra specialita’.

  33. Roberto:

    Per quello che posso vedere nella mia esperienza, cominciare oggi a fare impresa in Italia è quasi proibitivo, ci sono infatti costi assai elevati ed una incredibile complessità di fondo. Come detto molte volte, il nostro è il paese delle Corporazioni, che mette barriere all’ingresso praticamente insormontabili. In altri paesi, ad esempio gli USA, le piccole imprese sono favorite dal punto di vista semplificativo e fiscale per i primi anni (che sono spesso addirittura gratuiti…), ed una parte degli appalti pubblici significativa è riservata esclusivamente a loro, così come come in caso competano con imprese più grandi queste ultime hanno dei coefficienti peggiorativi per pareggiare il loro vantaggio competitivo…
    Questa è la situazione, concordo quindi con il prof. per quanto riguarda il fatto che internet abbatte molte di queste problematiche, grazie ad universalità e bassi costi di gestione… suggerirei comunque anche di verificare, in un vero e proprio mercato, dove geograficamente convenga partire.

  34. Francesco Carlà:

    … Tutti
    La giornata di oggi a Wall Street e nelle Borse globali, vi dice a cosa serve l’esperienza e a cosa servono tutte le mie petulanti raccomandazioni su Pazienza, Disciplina, Metodo etc … guardate come abbatte la volatilita’ e allaccia le cinture di sicurezza la mia recente introduzione di due nuovi Aspiranti che conoscono il loro mestiere …

    E chi poteva aspettarselo dopo gli squilli di tromba dei giorni scorsi con i primi buoni earnings?

    Meglio dell’indice anche oggi nella ns Maratona, e vi garantisco che con questo ambiente NON e’ per niente facile … (ma lo sapete).

  35. Carlo Farotto:

    imprenditori del primo tipo… leggo: pizzeria, negozio, tutto virtuale, nessun dipendente… siamo proprio sicuri di aver chiaro chi sia l’imprenditore del primo tipo???
    io ho questo modello: settore industriale meccanica ed elettronica, tecnologicamente innovativo, con brevetti internazionali ‘veri’ in tasca ovverosia che reggono, internazionale sia nella parte progettuale/produttiva (decentramento) sia in quella commerciale (internazionalizzazione)… sede in Italia ma soprattutto all’estero…
    ecco quindi che questo imprenditore del primo tipo… non deve essere necessariamente ‘italiano’… come anche l’imprenditore del secondo tipo non investe solo in aziende ‘italiane’…
    dovremmo allora confrontare i due imprenditori a livello internazionale… (se in Italia l’imprenditore del primo tipo è vessato… basta avere aziende all’estero…)
    a questo punto… se il mio modello di investitore del primo tipo si concretizza… NON VI SONO DUBBI DI CONVENIENZA SUL DA FARSI… eppoi cosa possiamo delegare??? i consigli su come fare l’imprenditore del secondo tipo… oppure le STRATEGIE AZIENDALI dell’imprendotire del primo tipo????

  36. Francesco Carlà:

    … Farotto
    Molto giusto e molto interessante. Mi piacerebbe se ‘postasse’ questo suo intervento anche a commento del mio nuovo post che e’ stato aperto venerdi’ … grazie.

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