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AEG Made in Italy


Delocalizzare in Italia.

Non in Cina, in India o chissa’ dove altro
in Asia. L’Electrolux ha deciso di chiudere
lo storico stabilimento AEG di Norimberga
per trasferirlo in Friuli.

In Germania sono sull’orlo di una crisi
da globalizzazione.

Le lavatrici AEG sono state un simbolo
del boom tedesco piu’ o meno come il
Maggiolino o la BMW.

Ma a quanto pare ogni volta che ne
producono una a Norimberga, Electrolux ci
rimette 60 euro.

Riusciranno a fare meglio a Pordenone?

Intanto quello che e’ sicuro e’ che, per
chiudere Norimberga, l’Electrolux spendera’
la non modica cifra di quasi 250 milioni di euro.

Costa caro anche delocalizzare.

-Ansa
Con una serie di astensioni spontanee dal lavoro, i dipendenti dell’ AEG hanno reagito oggi alla decisione della casa madre, Electrolux, di chiudere lo stabilimento di Norimberga. Dopo aver esaminato la situazione per sei mesi, la societā svedese ha comunicato che non c’ era pių speranza per lo stabilimento tedesco, che ha 1.750 dipendenti e oltre 80 anni di vita e che verrā chiuso entro il 2007. Attualmente č in esame la sopravvivenza anche della fabbrica svedese di Torsvik, con 190 operai. La produzione degli elettrodomestici di AEG (macchine lavatrici, asciugatrici, lavastoviglie) sarā trasferita in Italia e Polonia. In particolare, come ha dichiarato all’ ANSA un portavoce dell’ Electrolux, quella delle lavatrici, presumibilmente del volume annuo di circa 160 mila macchine, andrebbe a Porcia (Pordenone), quella delle lavastoviglie, circa 150 mila unitā, a Solaro (Milano).
L’AEG fa parte dal `94 del gruppo Electrolux, a cui appartengono anche i marchi Zanussi, Juno e Frigidaire. Attualmente, a livello mondiale il gruppo svedese impiega 72 mila dipendenti, circa 15 mila in meno rispetto al 2000. Negli ultimi anni il settore degli elettrodomestici in Europa ha risentito fortemente di un generale calo dei prezzi, dovuti alle crescenti importazioni dai paesi a bassi costi salariali. Il presidente dell’Electrolux, Hans Straberg, lo scorso febbraio ha annunciato la nuova strategia, ovvero di passare all’analisi la redditivitā degli stabilimenti. Secondo il responsabile del gruppo per la Germania, Johann Bygge, i costi a Norimberga sono risultati eccessivamente elevati, per consentire una produzione a prezzi competitivi: “solo per quanto riguarda le lavatrici – ha detto Bygge – il gruppo accusa una perdita di 60 euro per ogni macchina”. Negli ultimi mesi i rappresentanti del consiglio d’ azienda e il sindacato di categoria IG Metall avevano messo a punto un piano di risparmio In particolare, la proposta prevedeva perfino la soppressione di circa 470 posti di lavoro. Inoltre, i lavoratori sarebbero stati disposti, a paritā di retribuzione, ad aumentare l’ orario da 30 a 35 ore settimanali. In cambio chiedevano garanzie occupazionali fino al 2010. Come ha comunicato l’ Electrolux , alla fine non sarebbe stato sufficiente neanche la rinuncia volontaria al 30 % della retribuzione per compensare le perdite. La chiusura dello stabilimento, secondo i dati della centrale di Stoccolma, verrā a costare 244 milioni di euro. La chiusura degli stabilimenti a Norimberga č parte di un complesso programma di risparmio, che prevede il trasferimento di oltre un terzo della produzione dei 43 stabilimenti in Europa, in paesi a bassi costi salariali, nell’ Europa dell’ est, America Latina e Asia. In tal modo; il gruppo svedese intende risparmiare nei prossimi tre anni almeno 1 miliardo di euro. A lungo termine, pertanto, secondo gli analisti, i tagli non si limiteranno alla Germania. Anche nei circa 15 centri di produzione in Italia l’ Electrolux sta esaminando ipotesi di tagli e chiusure: di sicuro al momento č il taglio di un terzo dei 600 addetti della fabbrica di frigoriferi di Firenze. Nello stabilimento di Susegana (Treviso) dovrebbero essere ridotti 150 esuberi con sistemi di turn over. Il trasferimento di parte della produzione dell’ AEG in Italia rappresenta temporaneamente una boccata d’ ossigeno per Solaro e Porcia. I dettagli sul futuro dei due stabilimenti verranno discussi mercoledė 14 dicembre tra i rappresentanti della casa svedese e i sindacati italiani. In Germania, tuttavia, la chiusura dello stabilimento dell’ AEG non rappresenta solo la perdita di migliaia di posti di lavoro, ma anche la fine di una leggenda. Il marchio AEG č storicamente uno dei simboli del miracolo tedesco del dopo guerra. Decisamente piene di rabbia e amarezza sono state le reazioni pubbliche. Il vice responsabile del distretto di Norimberga dell’ IG Metall, Juergen Wechsler, ha annunciato una raffica di scioperi e di proteste e ha perfino preso in considerazione un appello a boicottare i prodotti Electrolux. Dopo aver attraversato una difficile crisi, la societā Electrolux č riuscita nei primi sei mesi dell’ anno in corso a aumentare il fatturato del 2% portandolo a 6,85 miliardi euro e l’ utile operativo del 25,7 %, arrivando a 340 milioni euro.

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