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Archivio di marzo, 2008

La bufala e la mozzarella

mercoledì, marzo 26th, 2008

Il fatto e’ che non si scherza con i media in questi tempi supermediatizzati. Gli inglesi (e i toscani) sono stati puniti per anni per via della mucca pazza. Poi e’ toccato agli asiatici con la faccenda dell’aviaria. Adesso tocca ai campani subire le conseguenze del passaparola sulla mozzarella di bufala, che poi significa danno grave per tutta la filiera dei latticini e per l’immagine italiana. C’era qualcuno che si illudeva di buttarla in folklore dopo mesi di inquadrature continue sui cumuli di spazzatura nelle tv e nei siti internet di tutto il mondo? Ieri leggevo la notizia del boicottaggio della Bufala sul sito del New York Times in home page. Immagini di mozzarelle in cattiva luce e interviste a ristoratori della Big Apple, italiani, che gia’ giurano di usare mozzarelle normali per la pizza. Quando leggo queste cose mi viene sempre in mente che in Italia c’e’ un solo mestiere in cui chi sbaglia perde il posto: l’allenatore di calcio. Prende un sacco di soldi in liquidazione, ma almeno cambia casacca. Se fossi un produttore di latticini sarei furibondo.
www.repubblica.it

Dopo la Corea anche il Giappone ha sospeso le importazioni della mozzarella di bufala dall’Italia. Kitpei Baba, alto funzionario del ministero della Sanità, ha spiegato che l’ordine di “sospensione delle importazioni varrà finchè non avremo ottenuto informazioni più accurate”. E la Russia ha avviato attenti controlli sui prodotti caseari importati dalla Campania. Seul, Tokyo, e adesso anche Mosca, temono che i caseifici usino latte contaminato dalla diossina sviluppata durante i roghi dell’immondizia abbandonata per le strade della Campania.

Il ministero per Politiche agricole ha convocato stamane una riunione per discutere della crisi del settore. E mentre l’Unione europea chiede chiarimenti urgenti (“Entro due giorni la Commissione europea aspetta una risposta dall’Italia sulla presunta presenza di diossina negli alimenti originari della Campania” annuncia il commissario Ue alla Salute Androula Vassiliou), il mercato crolla.

I produttori del Consorzio mozzarella campana dop parlano di cali delle vendite del 35 per cento in due mesi, con picchi del 60 per cento negli ultimi giorni con perdite che il Consorzio per la tutela valuta in 30 milioni di euro. L’export della mozzarella di bufala campana Dop vale 48 milioni di euro, il 16 per del totale che conta su un giro d’affari di circa 300 milioni di euro.

I carabinieri del Nucleo antisofisticazione e dell’Operativo ecologico hanno aperto un’indagine sulla presunta contaminazione da diossina che coinvolge tuttora più di 200 aziende, allevamenti e caseifici (50 allevamenti di bufale in provincia di Caserta sono stati sequestrati e 80 caseifici sono sotto inchiesta).

Alla Dogana giapponese di Tokyo sono ferme alcune migliaia di chili di mozzarelle provenienti dalla Campania e da alcune aziende del Nord Italia. Il presidente del consorzio tutela dela mozzarella Dop – denominazione di origine protetta – Franco Consalvo, invita “alla calma”. Anche il ministro all’Agricoltura Paolo De Castro parla di “allarme eccessivo”: “Il Giappone ci ha chiesto una lista di aziende a rischio. Stiamo facendo in nostri controlli, ma criminalizzare l’intera filiera è sbagliato”.

Primavera in Borsa

martedì, marzo 25th, 2008

Bentornati dopo le vacanze di Pasqua piuttosto bagnate e infreddolite. Fra due settimane avremo le elezioni politiche, mentre le Borse globali, Wall Street in testa e a seguire l’Asia e l’Europa, sono partite con il vento in poppa. Cosa vuol dire? Si tratta solo di normali fluttuazioni dovute alla grande volatilita’ di questi mesi, oppure e’ l’inizio di una nuova ondata positiva dopo che le Borse hanno scontato tutto il negativo possibile? Mentre discutiamo insieme su questo dilemma, va segnalato che l’unico AspiranteVincitore di questi mesi di IBCC ha superato in pochi giorni il +20% di rialzo, mentre il SuperTop di IBII e’ vicinissimo al +300%. Come sara’ la primavera in Borsa? E’ il momento di entrare ed accumulare o bisogna stare ancora alla finestra? Siamo di nuovo nella fase della Maratona in cui, dopo aver ripreso fiato e recuperato le energie, si ricomincia a correre?

Alitalia o dell’umiliazione italiana

mercoledì, marzo 19th, 2008

La parabola di Alitalia e’ la perfetta metafora di tutto quello che non va nel nostro Paese e e il suo esito finale sara’ anche un segnale molto preciso di come andranno le cose in futuro. La compagnia di bandiera e’ tecnicamente fallita da moltissimo tempo e Air France la compra per chiudere Malpensa ed evitare concorrenza al suo hub di Parigi che ha molti problemi geografici, stretto tra Londra, Francoforte e appunto Milano. Del resto per quale altro motivo la compagnia francese, risanata da pochi anni, dovrebbe mettersi nei guai e spendere due miliardi in euro, per salvare dipendenti italiani e un marchio francamente gia’ assassinato da alcuni decenni di famelici banchetti sindacali e politici? Berlusconi fa appello ad un non meglio identificato ‘imprenditore coraggioso nostrano’, una genia di cui si e’ persa traccia almeno da un secolo, a meno che non si stia parlando dei piccoli e medi industriali made in Italy che tengono in piedi la baracca senza aiuti e senza politici. Ma questi se hanno un po’ di sale in zucca, e ne hanno se riescono a sopravvivere da noi, si guarderanno benissimo dall’intervenire e continueranno a volare Ryan Air ed Easy Jet. L’Italia si sta facendo umiliare ancora una volta. Succede sempre piu’ spesso di recente dopo le vicende della spazzatura campana e le scorribande dei Furbetti del quartierino, giusto per citare i casi piu’ disastrosi. Perdere la compagnia di bandiera non e’ certo il peggiore dei mali, ma perderla cosi’ fa davvero rabbia. Decine di miliardi di euro di rabbia se considerate che insieme ad Alitalia si rischia di perdere anche Malpensa.

www.corriere.it

Il presidente di Air France-Klm Jean-Cyril Spinetta ha le idee chiare e nel corso di una conferenza stampa spiega la posizione della compagnaia aerea franco-olandese sull’acquisizione di Alitalia. Spinetta chiarisce subito: «Non siamo in presenza di un negoziato classico e quindi i margini per una trattativa sono inesistenti o piccolissimi». E in più per mandare in porto la trattativa servirà l’ok dei sindacati e del nuovo governo.

OFFERTA BASSA – Alitalia deve ridurre la flotta, concentrarsi su Roma e ripartire. Ridurremo la flotta di 37 aerei», passando da oltre 170 a poco più di 130. «Come Air France – ha detto il presidente del gruppo franco-olandese – abbiamo scommesso sulla riuscita di questa operazione, vogliamo risanare Alitalia: per questo siamo pronti a sottoscrivere un aumento di capitale di un miliardo di euro. L’indebitamento di Alitalia è più di un miliardo di euro e noi siamo pronti a ripianarlo con un altro miliardo. Ma sia chiaro che la situazione di Alitalia è difficile: da oltre 10 anni non fa segnare che perdite». Per questo, ha spiegato, il prezzo dell’offerta di acquisizione di Alitalia è stata inferiore al prezzo della proposta non vincolante per il peggioramento dei conti della compagnia degli ultimi tre mesi, a causa dell’aumento del prezzo del petrolio.

MORATORIA PER I CARGO – Poi Spinetta ha aggiunto: «Per quanto riguarda i cargo, questa attività perde un terzo del fatturato e mantenerla non è possibile. E come se mettessimo una palla al piede della compagnia. La flotta passeggeri dell’Alitalia avrà una riduzione di 37 aerei passeggeri e quindi passerà da 174 a 137 mentre per il cargo il piano di Air France-Klm propone una moratoria di due anni per tre aerei» sugli attuali 5 MD11 tra l’estate 2008 e il 2010 per lasciare il tempo di trovare soluzioni economiche adeguate». Poi Spinetta ha ricordato ai sindacati: «Perché si possa usufruire della cassa integrazione è necessario che ci sia un accordo maggioritario tra le principali sigle sindacali e la compagnia. La data del 31 marzo per la fine delle trattative ci è stata chiesta dal dottor Prato perché la situazione della compagnia diventa sempre peggiore più passa il tempo».

TEMPISTICA – «Il calendario delle elezioni in Italia e quello legato all’offerta coincidono perfettamente – ha detto Spinetta – Prima che l’offerta su Alitalia diventi definitiva dovremo ottenere il via libera dell’Ue e lo scambio di azioni non potrà iniziare prima di metà maggio. A quel punto ci sarà un nuovo governo in italia che dovrà pronunciarsi e dire se aderirà all’Ops (offerta pubblica di scambio) con le azioni che detiene».

MALPENSA – Alitalia ha perdite troppo alte sull’aeroporto di Malpensa «per accettare una moratoria», ha detto il numero uno di Air France-Klm. «Avrei voluto accettarla – ha aggiunto – ma sono sicuro di essere nel giusto. Forse le perdite si possono cancellare», in futuro. A proposito del ricorso della Sea per 1,25 miliardi di euro come risarcimento per i danni che ritiene di subire dal ritiro dei voli da parte di Alitalia dalla scalo varesino, «i nostri legali hanno esaminato questo dossier – ha spiegato Spinetta – e ritengono il rischio veramente minimo». Spinetta ha quindi spiegato che il gruppo franco-olandese ha comunque voluto garantirsi da questo rischio ponendo fra le condizioni alcune soluzioni per annullare questo rischio perché «non può andare avanti con questa spada di Damocle».

AZ FLY E AZ SERVICE – Poi Spinetta si è soffermato sul nodo esuberi: «Siamo pronti a rilanciare Alitalia. Ho detto che in Az Fly abbiamo 1600 esuberi; più 500 in Az Service, ma siamo disponibili ad assumere del personale su Fiumicino. Per quanto riguarda Az service va ricordato che è stata creata qualche anno fa ed è stata una delle condizioni fissate da Bruxelles affinché l’aumento di capitale di un miliardo di euro potesse essere autorizzato. L’ente pubblico Fintecna doveva avere la maggioranza di capitale. E’ una situazione quindi che non abbiamo creato noi. Siamo giunti alla conclusione che era possibile reinternalizzare 3.330 persone sulle 7.400 persone che fanno capo ad Az service. Sulle persone che rimarranno in Fintecna solo 500 possiamo considerarli degli esuberi. Il numero di esuberi totali Az fly+Az service depurato delle assunzioni su Fiumicino sarà quindi inferiore a 2000. Su richiesta di Prato i vincoli contrattuali con Az Servizi sarebbero rinnovati per 8 anni».

FATTURATO – Successivamente Spinetta ha trattato l’aspetto finanziario: «Nel ’97 il fatturato di Air France era di 8 miliardi di euro e quello di Alitalia era di 5 miliardi di euro. Nel 2007 quello di Air France senza Klm era di 16 miliardi di euro, quello di Alitalia era di 4. Air France ha potuto investire e svilupparsi perché era in utile, Alitalia no, perché non aveva i mezzi in quanto era in perdita. Alitalia deve tornare ad essere redditizia. E’ per questo che siamo pronti a spendere due miliardi di euro: perché siamo convinti che entro il 2010-2011 avrà una redditività pari a quella delle migliori compagnie europee. La compagnia è sfinita, per avere un futuiro deve concentrarsi sulla qualità del prodotto e sugli investimenti. Noi prenderemo l’impegno che tra gli esuberi nessuno verrà lasciato in mezzo a una strada. La nostra intenzione è quella di attuare con l’accordo dei sindacati un piano esemplare. Auspico e spero che il prima possibile si riprendano le discussioni con i sindacati».

BERLUSCONI – Ma c’è chi boccia senza appello la proposta di Spinetta. E’ il leader del Pdl Silvio Berlusconi che durante un’intervista al Tg5, parlando di Alitalia, si rivolge così al mondo delle imprese italiane: «Io dico che se esistono in Italia degli imprenditori con un minimo di orgoglio si devono fare avanti con un’offerta ed un progetto industriale per evitare una fine così ingloriosa della nostra Compagnia di bandiera. Ricordo – aggiunge Berlusconi – che c’è in gioco anche Malpensa. Io credo che la vicenda sia stata portata avanti in modo dilettantistico». Berlusconi ricorda le tappe della vicenda: «Prima c’è stata un’asta opaca poi la trattativa solo con Air France che francamente credo sia irricevibile».

Le Borse, le Bolle e la Fed

lunedì, marzo 17th, 2008

Le due mosse notturne della Fed ricordano i colpi di Diabolik: rapidi ed inesorabili, tutte le variabili sotto controllo. Lo Stregone Bernanke ha in mano il pallino di questa crisi (Bolla Mattonata, Bolla Mutuata, Bolla Derivata e Strutturata) dopo che l’Esorcista Greenspan non puo’ esentarsi da colpe per averla in qualche modo favorita per evitare le conseguenze delle Mille Bolle Blu. Nel mio commento per la Gazzetta che esce domani, e che come faccio spesso offro in anteprima ai miei Fwiani, provo a riassumere il mio punto di vista su quello che sta accadendo, azzardando perfino una rischiosa previsione su cosa potrebbe succede nei prossimi mesi. Voi che ne pensate?
Le Borse, le Bolle e la Fed
18.03.2008
Francesco Carla’
www.finanzaworld.it

Tutti vorrebbero sapere come andra’ a
finire con le Borse mondiali, e con le varie
bolle che tormentano i mercati finanziari.

La banca JP Morgan compra un’altra banca
d’affari quasi fallita, Bear Stearns.
La paghera’ due dollari per azione:
ne valeva 160 solo un anno fa.

La Banca Centrale Usa, la Fed, abbassa un’
altra volta il costo del denaro (-0,25%)
e pochi comprendono la ragione di queste mosse.

E da noi? Alitalia crolla per lo shock
dell’offerta molto bassa di Air France:
un anno fa da queste pagine avevo avvertito
che non ci sarebbe stata trippa pe’ gatti.

Intanto l’indice della Borsa di Milano e’ trascinato
verso il basso dalla massiccia presenza nel
medesimo di istituti bancari piu’ o meno grandi.

Poi dollaro ai minimi, oro, petrolio ed euro ai massimi.

Ma qual e’ il senso di tutto questo? Siamo
alla vigilia di un altro crack stile ’29,
oppure tutto si risolvera’ per il meglio?

Il pallino e’ in mano alla Fed e quindi agli
americani. Secondo me stanno facendo le cose
giuste dal loro punto di vista: abbassano il
costo del denaro per tenere vivace l’economia;
lasciano collassare le banche peggiori, ma non
le fanno fallire coordinandone l’acquisizione
da parte di altre banche piu’ in forma; continuano
a lasciar fluttuare il dollaro per rafforzare
l’esportazione ed abbattere il debito Usa.

Tutto questo costera’ un po’ piu’ caro ai paesi
meno competitivi in Europa e in Asia. L’Italia e’
quasi certamente tra questi.

E le Borse? Probabilmente torneranno in forma
giusto in tempo per le ultime battute elettorali
americane: tra maggio e l’autunno.

Ma ricordate: non usate denaro che vi serve
nei prossimi due o tre anni per comprare azioni.

Investite solo in quello che capite davvero ed
evitate di partire gia’ sconfitti, pagando troppe
commissioni alle banche e agli intermediari.

Mirate al medio e lungo termine:
investire e’ una maratona non sono
i cento metri.

Le Borse Pasquali (e Globali)

giovedì, marzo 13th, 2008

Cosa troveremo nell’uovo di Pasqua delle Borse? Un nuovo big rally come quello di martedi’ a Wall Street e, ancora piu’ grande, nel pfolio di IBCC, oppure un’altra antipatica serie di nuovi minimi degli indici piu’ popolari e seguiti? L’S&P 500 e’ andato sotto i 1300 punti, vuol dire che ne ha persi quasi 300 dai massimi toccati nel 2007, un ‘haircut’ come direbbero a WS  non lontano dal 20%. Parecchio anche in presenza di una faccenduola piuttosto delicata come quella dei titoli bancari etc etc. Noi dai bancari ci siamo sempre tenuti lontani e, anche adesso che in parecchi cercano di proporli gia’ come possibili protagonisti di un turnaround, consigliamo di non toccarli nemmeno con una canna da pesca. Nemmeno con una roubaisienne di 10 metri per essere piu’ precisi. Veniamo allora ad altri temi per questa discussione: secondo voi la Bolla Mattonata che ha originato la Bolla Mutuata, sta per arrivare anche in Italia in modo sensibile? Portera’ con se anche la Bolla Mutuata american style? Che riflesso avra’ tutto cio’ sulla Borsa italiana?

Telecom Italia e il difficile turnaround

venerdì, marzo 7th, 2008

Qualche anno fa pensavo alla Fiat ormai piu’ come ad una fabbrica di felpe e magliette che non un marchio automobilistico. Poi il loro turnaround che ha sorpreso molti, me per primo. Adesso ci sono altre due aziende storiche italiane in grave difficolta’: Alitalia la cui sorte sembra sempre in bilico, e Telecom Italia. A giudicare dall’accoglienza del piano industriale per i prossimi anni (-9,50%), la ristrutturazione della compagnia telefonica ormai solo semi-made in Italy sembra parecchio complicata, per usare un eufemismo. Il fatto e’ che TI e’ aggredita da molti problemi interni, esterni ed internazionali. E non ha quasi piu’ i vecchi cari monopoli su cui fare affidamento. Eppure di opportunita’ ce ne sarebbero tante, ma ci vorrebbe fantasia, creativita’, senso del Simulmondo. Tutte cose che in questi quasi 10 anni di crisi ininterrotta sono sempre mancate. Ci credete ancora in un turnaround di Telecom Italia?
www.dagospia.com

È molto probabile che dopo il Telecom Day di oggi a Milano, Bebè Bernabè e la moglie Grazia raggiungano il loro rifugio che si trova in un borgo tra Trento e Rovereto. Qui affondano le radici del manager, che risalgono al 1700. E’ un posto bellissimo con una casa moderna costruita con materiali che vengono dalle montagne dove Robert Musil e Sigmund Freud hanno scritto libri importanti. E freudiana sarà la meditazione di Franchino su ciò che è avvenuto oggi davanti a decine di analisti e sulla reazione del mercato che durante le sue parole è sprofondato senza rete.

Tutto è cominciato intorno alle 8 di stamane in una sala arredata con una scenografia bianca e un grande video sul quale è apparso all’inizio il presidente Galateri di Genola. Alle 8,42 Galateri che ha parlato in inglese, ha concluso il suo intervento, e forse qualcuno dei presenti ha ripensato a ciò che Dagospia aveva scritto tre giorni fa.

Infatti le parole erano quasi identiche perché il presidente di Telecom ha parlato di efficienza, sinergie, competenze e soprattutto della voglia di creare valore per migliorare la presenza sul mercato. Con una botta di umiltà, profondamente veritiera, Galateri ha concluso dicendo: “non sono uno scienziato, né un esperto, ma sono colpito dal livello di evoluzione delle tecnologie nelle telecomunicazioni”.

Poi sul palco è salito Enrico Parazzini, il direttore finanziario di Telecom che indossava vestito e cravatta verdi e aveva una chioma particolarmente curata. A questo punto è partita una raffica di slides (come al solito illeggibili e zeppe di grafici) ma è partito anche un siluro contro Bersani accusato di “discontinuità regolatorie” che hanno provocato un danno a Telecom di 400 milioni.

Quando la parola è passata a Bebè Bernabè in sala non volava una mosca. Il burroso manager di Vipiteno aveva l’aria piuttosto tirata e un leggero pallore. In quel momento il titolo in Borsa perdeva già il 5%, un ribasso che è andato via via aumentando fino a sfiorare l’8%. Franchino ha detto a chiare lettere che nel futuro di Telecom non ci saranno fuochi d’artificio e che la crescita passerà attraverso “una disciplina finanziaria solida e forte”. A questo punto il manager di Vipiteno ha lanciato il suo inno all’efficienza e alla riduzione dei costi (1,2 miliardi di riduzione nel triennio), un’affermazione che farà rizzare le orecchie ai sindacati e che si fonda soprattutto sulle sinergie con gli spagnoli di Telefonica.

Siamo qui da 75 giorni – ha detto Bebè Bernabè – e abbiamo lavorato per questo piano strategico soffrendo più di altri perché in questo momento le telecomunicazioni non sono più di moda, ma in futuro “il settore tornerà aggressivo e andremo verso la normalità”.
L’obiettivo industriale di Franchino è esattamente quello che Dagospia aveva anticipato: Telecom deve ritornare ad essere un’azienda normale che va riorganizzata per essere competitiva sui ricchi mercati di Brasile, Argentina e Germania.

Questa strategia è stata approvata ieri dal Consiglio di amministrazione e dai soci spagnoli. Accanto ad essa è arrivata la solita sorpresa: il Consiglio ha deciso infatti di attribuire stock options per 8,4 milioni di azioni a Bebè e 3 milioni al conte Galateri di Genola.
Una decisione a dir poco infelice e inopportuna.

Parola di Buffett

lunedì, marzo 3rd, 2008

Ci stavo giusto riflettendo in questi giorni e sono molto contento di aver trovato una conferma eccellente a quello che mi ostinavo a pensare: Bernanke sta facendo il possibile per evitare una forte recessione agli Stati Uniti, abbassando il costo del denaro. Ma le banche stanno applicando in tutto il mondo una ricetta semplice e condivisibile: i soldi costano poco, ma verranno dati SOLO a chi da’ garanzie quasi assolute di essere in grado di restituirli. In tutte le forme: mutui, prestiti, carte di credito, finanziamenti etc etc. E’ la stessa cosa che pensa Warren Buffett e che ha dichiarato oggi alla CNBC.




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