Tutto quello che avresti voluto sapere sul denaro, sul risparmio, sugli investimenti, e sui servizi finanziari, e non hai mai osato chiedere!


di Francesco Carla'
Il Master "Investi Personalmente" con Francesco Carla' e' l'esclusivo videocorso in 30 lezioni per imparare a gestire in modo Autonomo e Indipendente i propri Investimenti.

CLICCA QUI per saperne di piu'.

Guarda GRATIS le prime 3 lezioni!

Clicca subito sui seguenti link:
- Lezione 1 - Livello Iniziale
- Lezione 11 - Livello Intermedio
- Lezione 21 - Livello Avanzato

Da Zero A Investitore Intelligente

Consulta subito
l'edizione digitale


Master Live con
Francesco Carla'
>> Entra

Scopri tutti gli
strumenti per fare
di te un investitore
>> Entra


Archivio di settembre, 2007

Derivati e strutturati

venerdì, settembre 28th, 2007

La mia risposta dal 1997 ai tanti Fwiani che mi chiedevano se fosse una buona idea ‘investire’ in prodotti derivati e strutturati, e’ stata ostinatamente sempre la stessa: lasciate perdere! La prima, primissima regola di ogni Investitore Intelligente e’ una sola: investite SOLO in quello che capite. E sfido chiunque a capire i prodotti finanziari derivati e strutturati che vi vengono proposti in giro. Non li capivano nemmeno le migliaia di clienti della Banca Italease che adesso, disastrati dalle perdite, vorrebbero indietro i soldi e faranno fatica a farseli restituire. Molta fatica. In compenso li capivano benissimo i manager dell’istituto che hanno accumulato milioni in commissioni, spesso faraoniche …

I genitori dell’Indulto

venerdì, settembre 28th, 2007

Uno spettro aleggia, forse il piu’ importante, sulla politica italiana, o meglio su quello che ne e’ rimasto: l’Indulto. Siccome gli italiani hanno perfettamente capito, e i Fwiani furono tra i primi, che aprire le carceri era solo un pezzo della strategia, e il pezzo piu’ importante era, di fatto, azzerare i procedimenti sui Furbetti della finanza, i nodi stanno venendo al pettine. Cosi’ l’Indulto sembra ormai avere solo un papa’, e pure riottoso: Mastella. Ovviamente non e’ cosi’, anzi di padri l’Indulto Finanziario (il contrario esatto della Finanza Democratica) ne ha parecchi. Ovvero quasi tutto il parlamento che ha votato a favore. Insomma chi sono i veri genitori di questa sciagurata iniziativa che ha accomunato cosi’ visivamente destra e sinistra? Grillo qui sotto fa un’ipotesi. Voi che ipotesi fate? 

 

www.repubblica.it 

“Non ci sto piu’ al gioco al massacro ceppalonico”. Beppe Grillo si rifa’ vivo dal blog e rinnova le accuse a Clemente Mastella, spezzando si’ una lancia in suo favore sul fronte dell’indulto, ma in chiave di ulteriore polemica. “Mastella e’ solo un capro espiatorio. Il migliore sulla piazza della politica, certo. Per questo hanno scelto lui. Ma l’indulto non e’ una sua idea, ne sono convinto. Gli e’ stato ordinato. Da chi? Dal Parlamento. E chi nel Parlamento lo ha spinto di piu’? Lui, lo psiconano. Quello che straparla di sicurezza nelle piazze con la badante rossa”. “Mastella – prosegue – ha detto piu’ volte di aver ricevuto la solidarieta’ di Berlusconi per l’indulto. Ci credo. L’indulto e’ servito a non fare entrare in carcere gli amministratori corrotti, non a liberare i pregiudicati. Mastella ha detto una grande cosa, ha annunciato un libro ‘su tutte le altre caste, a partire dai giornalisti’. Questa volta sono d’accordo con lui. Gli offro la mia prefazione o, se preferisce, il libro lo possiamo scrivere a quattro mani. Vado fino a Ceppaloni se mi invita”. A spezzare l’impatto della tirata, c’e’ il post scriptum con la nuova puntata dei messaggi in codice stile ‘radio londra’: “Il fungo e’ in ritardo. Ripeto: il fungo e’ in ritardo”.

Nessuna certezza

giovedì, settembre 27th, 2007

La confusione dei mass media e’ tanta sotto il cielo. Inquinato. Ma a quanto pare non c’e’ nessuna certezza nemmeno sul fronte del clima. Quando molti di noi si stavano ormai abituando all’idea che il pianeta si stesse riscaldando velocemente, arriva un noto scienziato e ci dice il contrario. Pecorario Scanio, che ha basato tutta la sua carriera politica su questa certezza, trema. Intanto io ho trovato sensati dal punto di vista economico alcuni rilievi che il professor Richard Lindzen fa in questa intervista che segue. Molto sensati, a dire il vero. E voi?

 

www.lastampa.it
Gabriele Beccaria

Finalmente uno scienziato eretico. Sotto un cielo limpido e un’aria frizzante che spazza via i brutti presagi sul riscaldamento globale il professor Richard Lindzen si diverte moltissimo a sfidare i catastrofisti. Se in foto ama le pose sulfuree, dal vivo, invece, uno dei critici più celebri dell’effetto serra è un «entertainer» scatenato. E a volte ricorda Woody Allen.

«E allora?». «Credete che tutte queste chiacchiere siano scienza?». «Pensate solo alla Co2, ma che cosa dovremmo fare? Smettere di respirare? Sono certo che le termiti ne emettano molta più di noi, eppure nessuno le vuole limitare». «Questi allarmismi servono solo a limitare lo sviluppo». «E intanto molti scienziati che la pensano come me tacciono, perché hanno paura di perdere fondi e credibilità».

Professore, lei è a Venezia, dove ha partecipato alla conferenza «The Energy Challenge» organizzata dalla Fondazione Umberto Veronesi: come può negare quella che sembra un’evidenza oltre ogni dubbio? Proprio lei, che ha contribuito all’elaborazione del famoso rapporto dell’IPCC sui cambiamenti climatici!
«Lo sa che il rapporto dell’IPCC ha 2 mila pagine e che nessuno l’ha mai letto tutto? Al massimo un po’ di gente ha sfogliato i comunicati stampa».

Ma che la Terra si scaldi è assodato. O no?
«Sì, certo. C’è stato un riscaldamento nell’ultimo secolo e mezzo. E le nostre emissioni hanno dato un contributo. Il problema è che ora ecologisti, verdi e anche governi reclamano azioni immediate, ma queste paure non hanno niente a che fare con la scienza».

Inondazioni e siccità, scioglimento dei ghiacci e nuove malattie, tutti fenomeni legati al riscaldamento: le paure sono giustificate, non le pare?
«Non è così. Ciò che in tanti, e anche molti scienziati, non capiscono è che l’unica certezza che abbiamo sul clima è che sta cambiando. La Terra, però, si è sempre scaldata e raffreddata di qualche decimo di grado ogni anno. E, se si studia la storia del Pianeta, si nota che non c’è mai stata una temperatura “perfetta”. Gli allarmi su basano su un falso assunto».

Quale?
«Che viviamo in un mondo perfettamente stabile. Così si elaborano previsioni sul 2040 o sul 2100, costruendole su lunghissime catene di eventi, che diventano sempre più imprevedibili via via che i tempi si allungano. E alla fine l’attendibilità è pari a zero. Lei troverebbe mai un banchiere che scommetterebbe i propri soldi affidandosi a scenari del genere? Nessuno!».

Resta il fatto che buttiamo troppa Co2 nell’atmosfera e che – come anche lei riconosce – abbiamo una parte di responsabilità nell’aggravarsi dell’effetto serra. O no?
«Il punto è proprio questo: quanto stiamo veramente contribuendo al riscaldamento globale? Che i modelli siano sbagliati è dimostrato da un mistero: perché, se fosse vero, e non lo è, che è solo colpa nostra, le temperature non sono decisamente più alte di quelle che registriamo?».

Può spiegarlo?
«Le rispondo che, secondo molti modelli, un raddoppio della Co2 dovrebbe accrescere le temperature medie tra 1.5 e 4.5 gradi. Al momento abbiamo già superato i tre quarti di questi valori di emissione, eppure le temperature sono salite solo di 0.6 gradi dall’inizio dell’era industriale. E in più i cambiamenti non sono stati uniformi: il riscaldamento si è concentrato nei periodi tra il 1919 e il 1949 e tra il 1976 e il 1998, alternandosi a fasi di raffreddamento. E nessuno ha ancora spiegato in modo convincente queste discrepanze».

Lei riconoscerà almeno che l’inquinamento sta devastando il pianeta: immense nubi nere si estendono dalla Cina alla California, le foreste scompaiono e i grandi fiumi soccombono all’ipersfruttamento e alle aggressioni della chimica. Anche questi fenomeni sono allarmismo da quattro soldi?
«L’inquinamento è una questione immensamente più vasta, mentre per lo più ci si concentra unicamente sull’anidride carbonica. Ma il problema si risolverà».

E come? Cina e India fanno l’opposto.
«Pechino e Bombay faranno come hanno fatto Londra e Pittsburgh tra Ottocento e Novecento. Puliranno la loro aria e la loro acqua: succede sempre quando si arriva a un certo livello di sviluppo. Il benessere impone che si migliorino anche le condizioni ambientali. Noi, in America, l’abbiamo già fatto: ricordo Chicago quando ero un ragazzino. Gli strati neri si depositavano sulle finestre, mentre adesso si respira. A questo gli ecologisti non pensano mai».

Intanto non è meglio andare avanti con i tagli alle emissioni e cercare di raggiungere, almeno, i pur modesti parametri del Protocollo di Kyoto?
«La realtà è che, finora, le azioni intraprese per tagliare le emissioni hanno avuto una serie di conseguenze negative senza aumentare le nostre capacità di adattamento ai cambiamenti climatici. L’enfasi sull’etanolo, per esempio, ha causato rivolte in Messico per l’aumento dei prezzi del mais e nel Sud-Est asiatico ha accelerato il tasso di distruzione delle foreste».

Ma il rispetto dei limiti alle emissioni è considerato indispensabile, anche in molti Stati Usa.
«Questi tetti non conducono altro che all’aumento dei prezzi energetici e il “permit trading” – gli scambi internazionali delle quote di inquinamento – aggravano la corruzione: chi si ricorda che la Enron – la società Usa che ha provocato il più tremendo scandalo finanziario degli ultimi decenni – era una lobbista per il Protocollo di Kyoto? Sperava di mettere le mani su quel mercato!».

Comunque i combustibili fossili non ce li potremo permettere ancora a lungo: è ottimista sulle energie rinnovabili? Troveremo presto un sostituto credibile al petrolio?
«Il petrolio non finirà per il semplice fatto che a un certo punto diventerà troppo caro e quindi si investirà su altre risorse. In realtà c’è tempo: credo almeno tre secoli. Noi possiamo pensarci, ma saranno i nostri nipoti a risolvere il problema».

 

Per non dimenticare

martedì, settembre 25th, 2007

Oggi si fondono Unicredit di Profumo e Capitalia di Geronzi. Oggi stesso, finalmente visto che i fatti risalgono a piu’ di 4 (quattro) anni fa, e’ uscito il rinvio a giudizio per la bancarotta Cirio. Molti indagati diventano imputati: Cragnotti, Geronzi e Fiorani. Due domande due: possibile che ci vogliano 4 anni solo per le indagini preliminari? Come mai sono hanno chiesto un risarcimento solo 1500 dei 12.000 obbligazionisti coinvolti nella bancarotta e nel default dei pomodori pelati? Questi sono i nostri mutui subprimes. 

 

www.repubblica.it

Sergio Cragnotti, Cesare Geronzi e Giampiero Fiorani sono stati rinviati a giudizio dal gup di Roma, Barbara Callari, per il crac del gruppo Cirio. Oltre a loro, subiranno un processo altre 32 persone più la società di revisione Deloitte & Touche, indagata come persona giuridica.

Prosciolti nove imputati, tra cui gli ex manager del San Paolo Imi, Rainer Masera, Luigi Maranzana e Massimo Mattera. Assolto l’ex componente del collegio dei sindaci di Cirio holding, Antonio Petrucci, l’unico che aveva chiesto e ottenuto il giudizio abbreviato. Per lui i pm avevano sollecitato una condanna a tre anni e quattro mesi di reclusione.

Il processo comincerà il 14 marzo prossimo davanti alla prima sezione penale del Tribunale. Rinviati a giudizio anche i familiari di Cragnotti, i figli Andrea, Elisabetta e Massimo, il genero Filippo Fucile, e la moglie Flora Pizzichemi. Tutti gli imputati dovranno rispondere, a vario titolo, dei reati di falso, truffa, e bancarotta in tutte le sue declinazioni (fraudolenta, preferenziale, distrattiva).

La vicenda risale al 2003, quando il fallimento del gruppo Cirio, allora guidato da Cragnotti, aveva fatto andare in default obbligazioni per 1,125 miliardi di euro, emesse tra il 2000 e il 2002. L’udienza preliminare era cominciata nel giugno dello scorso anno con la richiesta di costituzione di parte civile avanzata da circa 1500 persone (pochissime rispetto ai 12mila risparmiatori che secondo la procura di Roma sarebbero stati danneggiati dal fallimento del gruppo Cirio).

Il rischio di non cominciare ad investire

martedì, settembre 25th, 2007

Riassumendo: Bernanke taglia il costo del denaro di mezzo punto in Usa, la BCE non puo’ alzarlo, il dollaro perde terreno, le Borse recuperano. Ma adesso dove siamo diretti? Cosa ci aspetta nei prossimi giorni e nel trimestre che chiude questo 2007 in cui, ancora una volta, i servizi premium di FinanzaWorld (succede da molti anni) stanno battendo nettamente gli indici delle Borse? Presto ci saranno due puntate interessanti: gli earnings del terzo trimestre e le spese di Natale che cominciano con il Thanksgiving. Le Borse cresceranno, caleranno, o resteranno piu’ o meno stabili dopo questo recupero recente? Rispondere a queste domande, come sempre, e’ un rischio. Ma il vero rischio per il risparmiatore e’ un altro: continuare a rimandare gli investimenti. Non cominciare ad investire in attesa di “tempi migliori” e’ il freno che blocca le persone e distrugge il loro potere d’acquisto futuro. Non solo: massacra il vero vantaggio dell’Investitore Intelligente: il tempo a disposizione. Piu’ giovani siete quando cominciate, migliori saranno i vostri risultati. Il vero rischio e’ non cominciare mai.

Ho pensato proprio a questo genere di persone, i Fwiani che non cominciano mai: 

Se cliccate subito qui vi ho fatto riservare
un abbonamento speciale di 2 mesi a TUTTI i nostri
4 servizi Premium e avrete in regalo
5 Libri del sottoscritto e di FinanzaWorld:

http://www.finanzaworld.it/product/view/721d535a29dc4a911673efbacf9e61ca10

Slow Simulmondo

lunedì, settembre 24th, 2007

Non esiste solo una versione fast del Simulmondo come vogliono farvi credere. Non c’e’ solo Internet mordi e fuggi, nevrotica, isterica, paragonata alle presunte ’bellezze’ dei mass media tutte pianti e urla da talk show e reality. Mi immagino, uso, vivo da 15 anni, e vi racconto da 11 (ricordate l’Aspiranet?), un Simulmondo calmo e riflessivo, attento alle parole, alle immagini, alla comunicazione. Uno Slow Simulmondo che comunica con una difficile Terraferma. Voi come vivete il Simulmondo e la Terraferma alla fine del 2007?

 

www.ilgiornale.it
Giancarlo Perna
Mentre era nel caos di New York in trasferta promozionale, Carlo Petrini – il fondatore di Slow Food – sentì suonare il cellulare. Il teorico del mangiar lento cavò l’aggeggio dalla giacca spiegazzata e rispose di malavoglia perché, una volta tanto, aveva fretta. «Tì!», esclamò una voce dall’altro capo dell’oceano. Era il tipico «Ei, tu!» che i piemontesi riservano agli amici.

Il braidese – da Bra, nelle Langhe cuneesi – riconobbe il corregionale Piero Fassino. «Tì, Carlin – ripeté il capo ds -, at piase entrare nel gruppo dei 45 saggi che costruiranno il nostro sublime Partito Democratico?». Preso alla sprovvista, Carlin aprì la bocca e gli dette fiato. «Si può fare», disse e il patto tra il filiforme ex comunista e il profeta del mangiare «buono, pulito e giusto» fu stretto.

È così che in primavera il guru della Bottarga di Orbetello e del Lardo di Colonnata venne cooptato tra i fondatori del partito che sta per essere affidato a Walter Veltroni. Un esempio di come l’italica sinistra si aggrappi ormai a ogni cosa nel tentativo di sopravvivere.

La scelta di Fassino, sia chiaro, non mancava di saggezza. L’enogastronomo Petrini è tra i massimi salvatori mondiali delle specie in estinzione. Si deve a lui se ancora si producono il fagiolo nero di Tolosa, la salsiccia Mirandese (Portogallo), il Rancio secco del Roussillon o il Miele di Melipona (Brasile) e – avrà pensato Fassino – se tanto mi dà tanto mi metto in lista anch’io.

Intorno a questa missione di difendere «saperi e sapori» in giro per la Terra l’enogastronomo, ha creato un impero. Slow Food – il cui simbolo è una lumaca – è sparso in 122 Paesi, conta 83mila iscritti – 40mila in Italia -, ha un giro di affari di 20 milioni di euro. Un’autentica potenza anche per la deferenza che gli adepti hanno verso il loro guru, pronti a seguirne le indicazioni ogni volta che schiude le labbra graziosamente ornate di una barbetta sale e pepe.

Da tempo l’ex Pci ha messo gli occhi sul gastronomo che considera una sua riserva di lusso. La prima a farci un pensierino è stata la ministra ds della Sanità, Livia Turco, cuneese pure lei, ma di Morozzo, borgo celebre per i capponi natalizi. Nell’ottobre 2006, Livia ha infatti proposto di affidare a Petrini la supervisione dei menù ospedalieri della Penisola.

L’iniziativa si fonda su un’esperienza vissuta dal Carlin sulla propria pelle. Sette anni fa, il gourmet fu aggredito da un virus del fegato. Si temette per la sua vita, perse la pancetta che lo caratterizzava e divenne uno stecco. Salvato per il rotto della cuffia, trascorse la convalescenza nell’ospedale di Cuneo.

Stufo di mangiare cibi senza sapore, andò dall’economo e fecero insieme due conti. L’ospedale destinava il tre per cento del bilancio alla mensa comprando pessima merce all’ingrosso. Passando dal tre al sei -spiegò il bon viveur – poteva invece approvvigionarsi direttamente dai contadini locali. «Un’inezia – osservò il Carlin -. Basta pagare un po’ meno il primario». Così, fu prima messo a dieta il primario e poi cambiata quella di pazienti che oggi mangiano cibi freschi del territorio con contestuale rilancio dell’agricoltura cuneese. Questa filosofia equo-solidale, tipicamente carliniana, potrebbe estendersi a primari e degenti di tutta Italia se andrà in porto l’idea della Turco di affidarsi al guru langarolo.

In 58 anni di vita, il Carlin non si è mai mosso dalla natia Bra. Gira il mondo per i suoi affari cibari, ma torna sempre lì. Considerato un’istituzione cittadina, è il datore di lavoro di metà degli abitanti.
Il quartiere generale di Slow Food è nel centro di Bra, in Via della Mendicità Istruita. Formano lo staff 120 giovani – volontari, poco pagati, molto motivati- russi, sudamericani, africani che hanno il compito di tenere i contatti – e devono perciò parlarne le lingue – con le comunità contadine di Slow Food sparse nel pianeta. Sono i cosiddetti Presidi, ossia estreme difese delle prelibatezze che, se non protette, sparirebbero dalle mense uniformate del mondo globalizzato: la Fava Larga di Leonfonte (Sicilia), il Geltost artigianale del fiordo di Sogno (Norvegia), la Fragola bianca di Purèn (Cile), la Tsamarella di Cipro e altre essenzialità del genere.

I dirigenti della conventicola sono tutti braidesi, compagni di scuola e di bar del Carlin: il pr, Walter Musso; l’ex sindacalista, Silvio Barbero, responsabile dell’organizzazione; Roberto Burdese, capo di Slow Food Italia ed ex tuttofare del Carlin (che, invece, è presidente di Slow Food mondiale); Gigi Piumatti, curatore della Guida dei Vini pubblicata da Slow Food editore, ecc. Lo stesso piemontesicentrismo ammanta le iniziative collegate. L’Università enogastronomica di Pollenzo è a due passi da Bra. Si svolge invece a Torino il Salone del Gusto, rassegna biennale di cibi esotici che attira un vasto pellegrinaggio di folle golose, naturiste e di meditata digestione.

Sempre a Torino ha avuto luogo due anni fa l’ultima nata, Terra Madre, mega riunione delle comunità contadine dei Presidi. Seimila furono i villici ospitati nei cascinali cuneesi e gli affari andarono alle stelle. Ci fu però una disavventura: i contadini del Camerun che si erano presentati al convegno in costume tradizionale, se la svignarono poi in abiti occidentali andando a gonfiare le file degli immigrati senza permesso. La faccenda si risolse per il Carlin in una dolorosa lezione. I suoi protetti avevano infatti preferito la clandestinità in Italia alla sua sognante pretesa di vederli felicemente intenti nella coltivazione di una rara cipolla dell’altipiano camerunense.

All’idealismo di cui il Carlin abbonda, fa da contraltare una impressionante capacità di intercettare finanziamenti. Ne prende da ogni dove, senza distinzioni politiche. Per Terra Madre raccolse sei milioni di euro dall’allora Governatore piemontese del centrodestra, Enzo Ghigo, dal Banco Sanpaolo e altri capitalisti locali. Tra i suoi finanziatori più zelanti all’epoca del governo Berlusconi, il ministro dell’Agricoltura di An, Gianni Alemanno. Oggi, che impera la sinistra, lo sovvenzionano a piene mani la presidente della Regione Piemonte, l’ulivista Mercedes Bresso, imprenditori, dame chic ed enti vari.

Petrini ha fan illustri dovunque. Tra gli adepti, il principe Carlo d’Inghilterra venuto a Torino per il Salone del Gusto, il re di Norvegia e diversi maggiorenti legati al culto del mangiar lento ed equo-sostenibile. Quando il Carlin va nel Terzo Mondo è ricevuto come un Capo di Stato da comunità tribali, tirannelli locali, ministri.

All’epoca della sua malattia, la Fiat – con la cui dirigenza ha ottimi rapporti – si occupò non solo di trovargli i migliori specialisti di infezioni virali ma gli mise anche a disposizione l’aereo per ricoverarlo in Gran Bretagna.

Nonostante il fanatismo che lo circonda, Petrini fa vita monacale. Ha fama di non toccare un centesimo della girandola di euro che lo avvolge. Campa delle sue collaborazioni giornalistiche, prima all’Unità, poi alla Stampa, oggi a Repubblica. Abita in un appartamentino di Bra, accudito dalla segretaria braidese di Slow Food che lo adora. Ha un vestito per l’estate, uno per l’inverno e una cravatta che mette per incontrare il principe Carlo. Si concede due distrazioni l’anno. Una per andare in bici con gli amici dalle Langhe al mare della Liguria, sciroppandosi alcune centinaia di chilometri. L’altra per recarsi alla corsa dei tori di Pamplona nella festa di San Firmìn.

Non è sposato, non ha fidanzate, non è mai stato visto con una donna. Finché la mamma era viva trascorreva le serate con lei. Da giovane militava nel Manifesto, poi è passato a Pdup e in questa veste è stato consigliere comunale. Ovviamente, di Bra. Amante della musica, è presidente del Club Tenco e animatore di un’antica tradizione locale, Canté i’euv (Cantare l’uovo), che consiste nel bisbocciare in gruppo di cascina in cascina cantando e strimpellando, accolti con mense imbandite di vini, salami e tome.

In base a tutto ciò, c’è chi considera il Carlin una specie di prete laico che sublima le proprie energie per l’astratto piacere di essere un profeta del cibo e un protettore delle civiltà contadine primitive. Non gli manca una consapevolezza filosofica di tipo rurale, mezzo edonista, mezzo solidarista. Odia Ogm e pesticidi, definisce contadini e pescatori «gli intellettuali della terra e del mare» e compendia il suo credo nella formula: «Un ambientalista non gastronomo è triste. Un gastronomo non ambientalista è sciocco».

Per queste sue virtù, è stato più volte segnalato per il Nobel della pace, lo stesso che sfuggì a Gandhi. Di lui, va tuttavia segnalato un difetto: abituato ai salamelecchi di tanti, si inalbera alla minima critica. Già un articolo come questo – quasi reverente – è capace di mandarlo in bestia. Se ne farà una ragione. Noi cercheremo di farcela che si sia lasciato abbindolare da Fassino.

Cosa deve accadere perche’ capiscano?

lunedì, settembre 24th, 2007

E’ la domanda che si fanno Rizzo e Stella, ormai leggendari giornalisti del Corriere ed autori del libro ‘La Casta’ che e’ diventato un po’ il manifesto prezioso per chi ha sempre avuto la sensazione che i nostri politici costassero moltissimo e rendessero pochissimo, ma che non aveva fino al momento della pubblicazione del volume, mai potuto sapere fino a che punto le cose stessero cosi’. Ma quello che gli italiani trovano davvero insopportabile, secondo me, e’ che questo andazzo di privilegi e costi sempre in crescita, si sviluppi mentre l’Italia perde terreno in tutte le classifiche e la qualita’ della vita nel nostro Paese per le famiglie e per le persone peggiora costantemente. Cosa deve accadere perche’ capiscano?




© FinanzaWorld - Tutti i diritti riservati/All rights reserved Partita IVA:04401280757 - Finanza World e' una testata giornalistica fondata e Diretta da Francesco Carla'


Navigazione suppletiva

Per avere i migliori e piu' aggiornati consigli vi invitiamo a visitare le pagine seguenti: