Ho mutuato il titolo dai vecchi film con Alberto Sordi per sottolineare che di acquisizione si tratta e forse anche di colonizzazione, tanta e’ la differenza di valore tra Borsa italiana e London stock exchange, cioe’ la Borsa di Londra.
Con questo pero’ non vorrei sottovalutare l’importanza per noi investitori di questo accordo. Londra e’ la piu’ dinamica delle Borse europee oltre che la piu’ importante e questo potrebbe dare chances anche alle nostre PMI che da anni giudico maltrattatissime dal mercato finanziario italiano.
Insomma sono molto contento di questo accordo e di questa scelta e spero di vederne presto i risultati. In fondo e’ una battaglia storica di Fw per la sprovincializzazione della Borsa italiana che va finalmente in porto.
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Armando Zeni
E alla fine l’ex piccola Cenerentola Piazza Affari andrà in sposa al mercato più grande, più ricco, più liquido, il London Stock Exchange, dando vita a un colosso da 5,6 miliardi di capitalizzazione. Due giorni di riunioni, ieri l’accordo: all’unanimità gli uomini di Borsa Italiana hanno accettato l’offerta amichevole d’Oltremanica. L’offerta che valorizza 1,63 miliardi di euro Piazza Affari, che dieci anni fa era stata privatizzata dal Tesoro con un’asta che rese 20 milioni di euro allo Stato. Tutti d’accordo, tutti soddisfatti: banchieri, politici, uomini di finanza, pronti a sottolineare il «passo importante», la «fine dell’isolamento», concetto molto caro al governatore di Bankitalia Mario Draghi, e l’approdo in un’alleanza che chiude l’incertezza degli ultimi anni in Piazza Affari che aveva detto no a un accordo con Euronext, l’unione delle Borse di Parigi, Bruxelles, Amsterdam e Lisbona, che si è recentemente alleata a New York, e visto fallire il progetto di Borsa federale che avrebbe dovuto mettere insieme Milano a Deutsche Borse e a Euronext. C’è chi sottolinea che la grande distanza (in termini di mercato e capitalizzazione) tra le due Borse rischia di far apparire l’alleanza una colonizzazione, ma c’è chi replica che l’accordo non potrà che far molto bene (come immagine ma anche nelle dinamiche che porteranno regole e costi ad allinearsi a quelli più semplici e meno cari di Londra) a Piazza Affari.
Avanti con la City, dunque. In tempi brevi. Entro fine luglio, quanto serve cioè per procedere all’assemblea di Lse holding, che dovrà varare l’aumento di capitale per l’acquisizione, e all’assemblea di Borsa Italiana che dovrà adeguare lo statuto azzerando il tetto massimo del 10% al diritto di voto. Poi partirà la fase più delicata e complessa, che dovrà assicurare l’integrazione (curata da un team presieduto da Massimo Capuano, ad di Borsa Italiana) tenendo conto non solo di importanti sinergie che si realizzeranno tra Londra e Milano (se la City è il primo mercato in Europa per liquidità e per capitalizzazione, Milano potrà offrire la consistenza dell’obbligazionario Mts e sopperire alla perdita del Liffe, il maggior mercato dei derivati scippato al London Stock Exchange da Euronext, portando in dote l’Idem) ma anche dei prevedibili ostacoli dovuti a norme e regole diverse tra loro. Una sfida, insomma. E pazienza se, tra le ragioni che hanno portato Londra a stringere con Piazza Affari, c’è quella molto terra a terra di aumentare il valore e rendere più oneroso, se non impossibile, un take over sulla Borsa londinese. A cominciare dagli americani del Nasdaq che, dopo aver tentato di prendere Lse, vedranno diluirsi – con la fusione – il loro 30% a non più del 22%.
Ieri si è anche avuta conferma del tentativo in extremis da parte di Euronext di stoppare sul filo di lana l’offerta londinese con una lettera che ribadisce la disponibilità a riaprire la trattativa fallita un anno fa. Tecnicamente, la holding unica sotto la quale opereranno le due distinte realtà di mercato (Borsa Italiana e London Stock Exchange che conserveranno nomi e marchi) sarà la Lse holding quotata a Londra – cambierà nome per marcare il carattere di capogruppo comune – nella quale i soci italiani peseranno per il 30% circa mentre gli attuali soci Lse avranno il 70%. Per arrivare a questo equilibrio l’offerta, carta contro carta, prevede un concambio di 4,9 azioni ordinarie Lse ogni azione Banca Italiana. Il nuovo consiglio sarà composto da 12 membri, 7 della maggioranza inglese e 5 dei soci italiani. Presidente sarà il numero uno di Lse Gibson-Smith, vicepresidente il numero uno di Borsa Italiana Angelo Tantazzi, amministratore delegato Clara Furse e vice Massimo Capuano.