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Archivio di ottobre, 2006

Rendite finanziarie tassate al 20% dal primo luglio 2007?

martedì, ottobre 31st, 2006

 

Il Governo pensa di farcela il primo luglio, ma il percorso non e’ mica tanto agevole, come potete leggere sotto.

 

Sono anche convinti che non ci saranno fughe di capitali etc etc …  

 

-Ansa

L’ aliquota unica al 20% sulle rendite finanziarie potrebbe scattare dal primo luglio 2007. E’ questa la data a cui punta il governo per l’ attuazione del disegno di legge delega collegato alla Finanziaria dal quale si attendono 1,1 miliardi nel 2007 e poi, a regime, 2 miliardi di gettito a partire dal 2008.
Ad indicare la possibile data dell’ entrata in vigore delle nuove norme è la relazione tecnica al disegno di legge delega, depositata in Parlamento nella quale il governo spiega di non aver valutato – puntando sull’ “invarianza di comportamento” – sorprese sul fronte dell’ allocazione del risparmio, con una fuoriuscita di capitali verso l’ estero o verso altri investimenti, come quello immobiliare.
“Per il calcolo della stima del gettito – ha scritto il governo nella relazione tecnica – si è considerato che il provvedimento entri in vigore il primo luglio 2007 e che, con riferimento ai redditi che maturano nell’ anno, agisca il meccanismo del pro-rata temporis”. In pratica, anche se il provvedimento non ha ancora iniziato il suo iter parlamentare, il governo è convinto che il collegamento con la sessione di bilancio consenta una rapida approvazione per poi emanare il decreto di delega con le nuove norme.
La relazione tecnica esamina anche i possibili effetti dell’ arrivo dell’ aliquota unica, che di fatto ridurrà il prelievo sui proventi tassati al 27% (dagli interessi sui depositi bancari e postali, ai titoli con durata inferiore ai 18 mesi, ai titoli atipici) e aumenterà per le altre rendite che scontano ora un’ aliquota del 12,5% (bot, cct, btp, obbligazioni superiori ai 18 mesi, proventi di fondi d’ investimento, plusvalenze dovute a partecipazioni azionarie non qualificate).
Le simulazioni del governo mettono in risalto che “non ci sarà una sostituzione tra le diverse tipologie di attività finanziarie” dopo l’ arrivo dell’ aliquota unica al 20%. Ma non ci sarà nemmeno la corsa al mattone o all’ espatrio di capitali. “Non rilevante” viene infatti considerato “l’ effetto di sostituzione tra attività finanziarie ed attività reali (immobili)”, perché – spiega il governo – “l’ andamento crescente dei tassi di interesse rende meno incentivante la sostituzione di attività finanziarie, più remunerate, con attività reali, di cui aumenta il costo del finanziamento”. Il governo, inoltre, ritiene che il travaso tra investimenti azionari e immobiliari, che potrebbe “interessare soggetti con alto livello di reddito e di ricchezza”, è già avvenuta negli anni scorsi.
Il governo poi ha ipotizzato una “invarianza di comportamento degli investitori” e non teme quindi fuga di capitali. Spiega infatti che “non sono stati considerati effetti indiretti derivanti dalla sostituzione di attività finanziarie interne con attività finanziarie esteri, né possibili effetti di fuoriuscita di capitali indotti dall’ aumento dell’aliquota o l’ effetto di possibili rimborsi anticipati”.

Il decalogo del Tfr

martedì, ottobre 31st, 2006

 

La discussione sul Tfr nel mio Blog e’ stata quella piu’ accalorata e visitata in assoluto.

 

Moltissimi Fwiani mi hanno poi scritto per chiedermi dettagli sulle modalita’ della riforma del Tfr e sulle tante questioni e gli interrogativi che solleva.

 

Ecco qui un decalogo sul tema.

 

-www.corriere.it

1 Che cosa succederà se non esprimerò alcuna indicazione sull’uso del Tfr nei primi sei mesi del 2007? Il Tfr, pari al 6,91% della retribuzione lorda, sarà conferito automaticamente al fondo pensione previsto dai contratti collettivi o a quello indicato da un diverso accordo aziendale. In alternativa il Tfr andrà al fondo cui ha aderito il maggior numero di dipendenti dell’azienda. In mancanza di una destinazione individuabile con questi criteri, il Tfr sarà conferito ad un’apposita fondo istituito presso l’Inps. Il trasferimento riguarderà solo la liquidazione futura: quella già maturata rimarrà in azienda. Per i nuovi occupati i sei mesi per il silenzio assenso decorreranno dalla data di assunzione. La scelta di destinare il Tfr al fondo pensione sarà irreversibile e comporterà l’iscrizione automatica a quest’ultimo. Una volta investito il Tfr nella pensione di scorta non si potrà, quindi, tornare indietro.
2 Potrò destinare la liquidazione a un fondo di mia scelta? Sì, attraverso una dichiarazione scritta al datore di lavoro si potrà scegliere un fondo aperto o una polizza pensionistica individuale. In questo caso, però, si avrà diritto al contributo del datore di lavoro (in media l’1,2% della retribuzione lorda) solo se lo prevedono gli accordi sindacali.
3 Cosa devo fare per mantenere il Tfr in azienda in modo da incassarlo in unica soluzione alla pensione? Bisognerà comunicare questa opzione per iscritto al datore di lavoro. Se l’azienda ha meno di 50 dipendenti non cambierà nulla rispetto ad oggi. Oltre questa soglia il Tfr di nuova maturazione sarà destinato per intero ad un fondo gestito dall’Inps, ma separato rispetto a quello cui andrà il Tfr residuale dei lavoratori che non si esprimeranno (silenzio assenso). E’ la novità introdotta dalla Finanziaria attualmente in discussione. In ogni momento si potrà cambiare idea e destinare ai fondi epnsione il Tfr futuro.
4 Come sarà rivalutato il Tfr finito all’Inps? Con lo stesso meccanismo della liquidazione che resta presso l’impresa: l’1,5% più il 75% dell’inflazione. Non cambia nulla rispetto ad oggi.
5 Se il Tfr va all’Inps chi mi pagherà la liquidazione o un suo anticipo? Sarà sempre il datore di lavoro a corrispondere il Tfr, compresa la quota finita all’Inps, recuperandola con minori versamenti contributivi.
6 Sono già iscritto ad un fondo pensione: anch’io dovrò compiere una scelta? Valgono le stesse regole dei non iscritti per la quota residua del Tfr non ancora destinata alla previdenza integrativa se si è stati assunti prima del 28 aprile 1993. Chi ha cominciato a lavorare successivamente non dovrà fare nulla: continuerà a destinarvi l’intero Tfr, come avviene oggi.
7 Quali garanzie offrono e quanto rendono i fondi? Tutti gli strumenti di previdenza integrativa hanno la struttura di patrimonio separato: un eventuale fallimento dell’azienda o del gestore a cui sono affidate le risorse non può avere su di loro alcuna ripercussione. Discorso diverso è quello del rischio finanziario, dato che il Tfr verrà investito in azioni e obbligazioni. Il Tfr che verrà dal silenzio- assenso, cioè quello di chi non sceglie, andrà a linee d’investimento che garantiscano la restituzione delle somme versate e siano idonee ad offrire con elevata probabilità rendimenti pari o superiori a quelli del Tfr in un arco pluriennale. Per quanto riguarda i risultati effettivi, nei primi nove mesi del 2006 i fondi chiusi hanno reso il 2,5% contro il 2,1% del Tfr: per gli aperti si va dal 2,9% delle linee azionarie allo 0,8% delle obbligazionarie. Fra il primo gennaio 2003 ed il 30 settembre i chiusi hanno reso il 20,7%, il Tfr il 10,5%, gli aperti dal 35,7% delle azionarie all’8,1% delle obbligazionarie. Allargando l’analisi ad un periodo più ampio, che comprende la lunga crisi delle Borse, i fondi perdono il confronto: dal primo gennaio 2000 i chiusi sono al 19,7%, il Tfr al 20,9%, gli aperti nettamente indietro con il 5,8%. Dal 1999 (anno positivo per le Borse) le casse previdenziali sono ancora in testa.
8 Ci sono incentivi fiscali per i fondi pensione? Dal 2007 scatterà anche il nuovo regime, piuttosto favorevole. I contributi saranno deducibili sino a 5.164,57 euro l’anno. I rendimenti annuali continueranno ad essere tassati all’11%: in base all’accordo firmato la settimana scorsa da governo e parti sociali quest’imposizione potrebbe essere rivista per allineare il sistema a quello degli altri paesi europei. La rendita vitalizia versata dalla previdenza integrativa sarà tassata con una ritenuta definitiva del 15%, con una riduzione dello 0,30% per ciascun anno di permanenza successivo al quindicesimo, con un minimo del 9%: attualmente si paga invece l’aliquota progressiva Irpef dal 23% in su. Va notato che il trattamento fiscale del Tfr investito nella previdenza integrativa è decisamente più vantaggioso di quello rimasto in azienda.
9 Quali sono i vantaggi off e r t i dal Tfr presso l’azienda ? Un rendimento garantito e la possibilità di ritirare come capitale il 100% del montante maturato (con i fondi pensione solo il 50%, il resto sotto forma di rendita vitalizia). Anche in caso di fallimento dell’azienda, inoltre, l’erogazione della liquidazione, con tanto di rivalutazione, è assicurata. In caso di licenziamento, il Tfr in azienda può essere percepito interamente. Nei fondi pensione può essere conseguito per il 50% della posizione individuale nelle ipotesi di disoccupazione fra dodici e quarantotto mesi o ricorso da parte dell’azienda a procedure di mobilità o cassa integrazione. Il riscatto totale è ammesso per invalidità permanente (riduzione della capacità di lavoro a meno di 1/3) o disoccupazione per 48 mesi.
10 Quali sono i vantaggi dei fondi pensione? La prospettiva di spuntare performance superiori nel lungo periodo, gli incentivi fiscali, un contributo dell’azienda che in caso di mancata adesione non si otterrebbe. Le possibilità di ottenere le anticipazioni, inoltre, sono praticamente le stesse rispetto al Tfr in azienda. La scelta fra fondi e Tfr, comunque, dipende essenzialmente dall’anzianità lavorativa. Chi aveva più di diciotto anni di contributi al 31 dicembre 1995, e quindi è abbastanza vicino al pensionamento, può anche fare a meno della pensione integrativa: da sola, infatti, quella obbligatoria sarà abbastanza vicina all’ultima retribuzione. La previdenza complementare rappresenta invece una strada praticamente obbligata per tutti gli altri lavoratori, che avranno il vitalizio calcolato in tutto o in parte con il sistema contributivo.

Tv e Internet: Odi et amo

lunedì, ottobre 30th, 2006

 

A volte gli italiani fanno un po’ ridere: guardano la tv il triplo degli inglesi, in compenso la detestano. Valli a capire.

 

In compenso sono indietro un bel po’ alla media europea, non parliamo di quella americana, in quanto ad uso di Internet. Mentre non li batte nessuno sui cellulari.

 

Il problema e’ che la tv e’ molto meno produttiva di Internet, quindi speriamo di leggere presto numeri diversi da questi.

Ne va della nostra crescita economica e culturale presente e futura. 

 

-corriere.it

L’Italia è ancora un paese di “teledipendenti”, dove l’uso degli altri media, rispetto alla tv tradizionale, non si può definire propriamente di massa, a esclusione del telefonino, l’unico mezzo in grado di competere con il piccolo schermo dal momento che viene usato dal 79% della popolazione sopra i 14 anni. Il mezzo che suscita però maggiore soddisfazione è Internet. È questo l’identikit delle preferenze mediatiche degli italiani che, nel contesto europeo disegnato dal sesto rapporto sulla comunicazione Censis-Ucsi (Unione cattolica stampa italiana). mostra un paese dove la trasformazione del modello televisivo procede più lentamente che negli altri paesi dell’Unione.

INTERNET – Per quanto attiene il grado di soddisfazione quella più alta assegnata a Internet (75% delle persone), poi i libri (64%), i quotidiani (54%), la radio (53%), il teletext (48%) e solo all’ultimo posto la TV (42%). Per «approfondire» si usano: la televisione (73%), i quotidiani (43%) i libri (36%), Internet (32%), la radio (28%), e i settimanali (23%). La graduatoria della massima soddisfazione è invece: internet (76%), i libri (72%), la radio e i quotidiani (52%), la televisione e i settimanali (48%).
IL 72% VEDE SOLO TV TRADIZIONALE – Non soddisfa ma la si guarda: in Italia il 72% della popolazione vede solo e unicamente programmi della tv tradizionale (sistema analogico terrestre) a fronte del 65% della Spagna e della Francia, del 50% della Germania e del 31% della Gran Bretagna, afferma il rapporto presentato presso la sala del Cenacolo della Camera. Viceversa negli altri paesi sotto esame il cellulare telefonico scende sempre al quinto posto tra i media con percentuali sotto il 50%, tranne che in Spagna dove figura al secondo posto con il 78%. Ma solo in lieve vantaggio rispetto alla radio (73%) e ai quotidiani (68%).
ITALIA IN RITARDO – Anche Internet in Italia non è ancora un mezzo di massa. Insomma, secondo il Rapporto 2006 «l’Italia corre, ma gli altri sono già molto lontani». Il «notevole incremento» che negli ultimi anni si è registrato in Italia rispetto alla capacità di accostarsi ad un maggior numero di media per assolvere alle necessitá informative e comunicative «non ci ha ancora collocato su di un piano analogo a quello dei grandi Paesi europei». E il rischio – ammonisce il Rapporto – è che «pur muovendoci velocemente, le distanze possono ancora aumentare».
PAESE TELEDIPENDENTE – L’Italia appare “teledipendente”, non tanto per l’estensione del pubblico televisivo, quanto per la limitazione riscontrata nel pubblico degli altri media. In Gran Bretagna, ad esempio, il pubblico della tv tradizionale è superiore a quello italiano (99,9% contro, 93,9%), però la radio figura all’80,1% contro il 63,5% dell’Italia; i quotidiani nel Regno Unito sono diffusi al 77,9% contro il 59,1% dell’Italia; i libri al 75% (al 55,3% nel nostro Paese); internet al 61,4% contro il 37,6% dell’Italia. È la Francia ad avere il profilo più simile a quello del nostro Paese. Escludendo la tv tradizionale, che oltralpe si ferma all’82,7%, e la radio all’80% contro il nostro 63,5%, per tutti gli altri media i dati francesi non si discostano molto da quelli italiani. Per quanto attiene i libri in Gran Bretagna e in Germania il pubblico dei lettori comprende circa i tre quarti della popolazione, in Francia e Spagna la percentuale è di circa due terzi, mentre in Italia si riesce appena a superare la soglia della metá della popolazione che ha letto almeno un libro nell’ultimo anno.

Come vi trovate con il vostro Trading on line?

lunedì, ottobre 30th, 2006

 

Mi piacerebbe molto sapere quale Banca e/o Broker on line usate e come vi trovate.

Scontrini e fatture

lunedì, ottobre 30th, 2006

 

Il Ministro Antonio Di Pietro, con cui mi trovo d’accordo, ha appena chiesto al governo su La7 nel talk show della mattina presto, di fare due cose che non sono nel programma dell’Unione:

 

1 Aggiornare l’eta’ pensionabile;

2 Permettere a tutti di detrarre scontrini e fatture dall’imponibile.

 

La seconda delle due cose, come tutti i Fwiani sanno bene, e’ un mio cavallo di battaglia che mi fa molto piacere sentir mettere nei programmi politici.

 

Se ne parlera’ soltanto o verra’ realizzata davvero?

 

La classifica dei dividendi

venerdì, ottobre 27th, 2006

 

Sapete quali sono 4 delle cinque aziende che distribuiscono maggiori dividendi agli azionisti?

L’Eni (1*), l’Enel (2*), Telecom Italia (3*) e Autostrade (5*).

Se siete azionisti di queste quattro companies buon per voi (ENI e’ nel portafoglio di alcuni nostri servizi Premium da due anni). Se invece siete solo consumatori dei servizi di queste quattro aziende, e lo siete per forza se vivete in Italia, la gioia e’ un po’ meno motivata.

 

Perche’, se sono cosi’ forti e cosi’ ricche di utili che in parte distribuiscono agli azionisti, vuol dire che non hanno molta concorrenza con cui fare i conti.

 

E se non ce l’hanno e’ tutta colpa delle liberalizzazioni che non arrivano mai.

 

 

 

 

 

 

-MF

Antonio Di Pietro si scaglia nuovamente contro le imprese
che erogano servizi primari, dopo la classifica stilata
da Mediobanca (Milano: MB.MI – notizie) , che vede tra le
prime 10 aziende per crescita di fatturato, utili e dividendi
distribuiti agli azionisti l’Eni (Milano: ENI.MI – notizie)
(1*), l’Enel (Milano: ENEL.MI – notizie) (2*), Telecom Italia
(Milano: TIT.MI – notizie) (3*) eAutostrade (5*).

‘Se queste societa’ registrano profitti elevati e il
cittadino subisce continui aumenti qualcosa non funziona
- afferma il ministro per le Infrastrutture sul suo blog -

Se tariffe, canoni e pedaggi hanno come scopo la distribuzione
di ricchi dividendi agli azionisti, e non lo sviluppo della
Nazione, le Authority hanno il diritto e il dovere di intervenire’.

Per Di Pietro ‘i servizi essenziali possono essere da stimolo
allo sviluppo delle imprese in mercati concorrenziali o causare
il loro affossamento in monopoli senza reali controlli.

L’Italia si colloca oggi in questa seconda situazione.

Il rilancio dell’economia parte da servizi competitivi a livello
di prezzo e di qualita’ europei’. Il ministro ribadisce che
‘le tasche dei cittadini non possono servire alla distribuzione
dei dividendi agli azionisti attraverso servizi vitali.

Lo trovo profondamente immorale’.

Il sottoscritto su Yahoo!Answers

giovedì, ottobre 26th, 2006

Avrete gia’ sentito parlare di Web 2.0. Non e’ un nuovo www con quattro w,

si tratta di altre possibilita’ di vivere nel Simulmondo, sempre piu’ collaborative ed interattive.

Uno di queste e’ il servizio di Yahoo! Y!Answers.

Il team di Yahoo!Italia ha avuto l’idea di chiedere a persone di vari settori di fare domande ai navigatori del famoso portale web. La mia domanda, manco a dirlo, e’ … beh cliccate qui:




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