Tutto quello che avresti voluto sapere sul denaro, sul risparmio, sugli investimenti, e sui servizi finanziari, e non hai mai osato chiedere!


di Francesco Carla'
Il Master "Investi Personalmente" con Francesco Carla' e' l'esclusivo videocorso in 30 lezioni per imparare a gestire in modo Autonomo e Indipendente i propri Investimenti.

CLICCA QUI per saperne di piu'.

Guarda GRATIS le prime 3 lezioni!

Clicca subito sui seguenti link:
- Lezione 1 - Livello Iniziale
- Lezione 11 - Livello Intermedio
- Lezione 21 - Livello Avanzato

Da Zero A Investitore Intelligente

Consulta subito
l'edizione digitale


Master Live con
Francesco Carla'
>> Entra

Scopri tutti gli
strumenti per fare
di te un investitore
>> Entra


Archivio di maggio, 2006

I vantaggi delle minoranze

mercoledì, maggio 31st, 2006

Regole e arbitri.

Il pallone e’ scoppiato perche’ le
regole erano manipolate da arbitri
venduti e corrotti.

Le banche italiane sono finite all’
estero per mancanza di regole competitive
e per colpa di arbitri come Fazio.

L’universita’ affonda a colpi
di convenzioni di favore con enti pubblici,
per dare lauree a gente che non fa esami.

E intanto le aziende italiane continuano a
muoversi tra conflitti di interesse
di ogni genere, comprese le aziende quotate.

Le regole sono sempre aggirate perche’
gli arbitri sono ben disposti a guardare
da un’altra parte, quando lo spirito della
norma e’ eluso, insieme alla sua sostanza.

E’ il caso del Presidente del collegio
sindacale che deve essere nominato dalla
minoranza. Ma siccome le aziende italiane
piu’ grandi sono controllate con scatole
e scatolette e patti di sindacato, e’ facile
mettersi d’accordo e scambiarsi favori.

Stiamo inventando i vantaggi delle minoranze.

-Da Luca Piana per “L’Espresso”
E se il controllato si sceglie l’arbitro da solo? L’argomento non va forse circoscritto allo ‘scandalo Moggi’ che agita il mondo del pallone. Accade infatti che anche nel sistema finanziario tre grandi società quotate in Borsa, Telecom Italia, Autogrill e Fiat, abbiano visto le ultime assemblee dei soci diventare teatro di altrettanti blitz in tema di controlli e controllori, tali da far discutere gli osservatori più attenti.

Nelle società quotate il primo fra gli arbitri chiamati a vigilare sul rispetto delle regole indossa i panni austeri di membro del collegio sindacale. Il suo ruolo da sempre si presta a un interrogativo: come può un sindaco, un professionista regolarmente retribuito per svolgere il proprio compito, fare davvero le pulci a chi lo ha nominato? A spezzare questa collusione aveva provato la legge sul risparmio, varata lo scorso 28 dicembre dopo mille difficoltà e rinvii.

I provvedimenti per favorire quei sindaci decisi a fare i ‘rompiscatole’ sono stati due. Primo: basta ora la volontà di un solo sindaco per fare controlli più mirati e di utilizzare nelle indagini i dipendenti dell’azienda. Secondo: il presidente del collegio non sarà scelto dalla maggioranza, ma fra i candidati espressi dalla minoranza, attraverso il voto di lista. Per gli esperti, un fattore determinante: “Il presidente ha un ruolo trascinante: guida i lavori e gode di un’autorevolezza che gli viene dall’incarico ottenuto in assemblea”, dice Gianni Pasini, commissario Consob ai tempi di Guido Rossi e oggi collaboratore di NedCommunity, associazione che si batte in favore di regole trasparenti nelle quotate.

A pochi mesi dalla legge, però, si sono susseguite alcune assemblee dove azionisti in teoria di minoranza, in realtà legati da stretti intrecci con i soci di controllo, si sono aggiudicati la presidenza del collegio sindacale. Ha iniziato Telecom il 13 aprile. La lista della presunta minoranza era composta da una serie di soggetti fra i quali spiccavano controllate di Banca Intesa, Capitalia e Generali, tutte partecipanti al patto di sindacato di Pirelli che permette a Marco Tronchetti Provera di mantenere il controllo del gruppo telefonico.

La compagnia d’assicurazioni triestina, in particolare, per i soci forti di Telecom non è certo un’estranea. Oltre a Pirelli, partecipa infatti a Schemaventotto, la finanziaria non quotata della famiglia Benetton – a sua volta alleata di Tronchetti – dov’è custodito il controllo di Autostrade. E proprio nel collegio di Schemaventotto sedeva fino a poco fa Paolo Golia, nuovo presidente dei sindaci Telecom. Se in questo caso Generali è scesa in campo assieme ad alcuni fondi comuni, in Autogrill ha deciso di fare da sola. Il suo candidato era Luigi Biscozzi e lui, grazie alla riforma, è diventato presidente dei sindaci. Dettaglio cruciale: pure Autogrill è controllata dai Benetton.

Qualche piccola variante al copione si è vista il 3 maggio all’assemblea Fiat. Qui il candidato dei fondi era Gianfranco Zanda, tecnico non necessariamente ostile ai torinesi, visto che siede nel consiglio di amministrazione dell’Università Luiss presieduto da Luca Cordero di Montezemolo, numero uno di Fiat. Alla fine, tuttavia, la lista dei fondi è stata sbaragliata da quella presentata da Generali e Mediobanca, che hanno collocato alla presidenza Carlo Pasteris, commercialista quasi ottantenne già rappresentante degli azionisti di risparmio di Fiat. Mossa pro Montezemolo o tesa a mettergli un mastino alle calcagna? Difficile dire. Mediobanca e Generali sono però legate agli Agnelli da un patto di consultazione che, pur privo di effetti giuridici, sancisce che i firmatari “hanno a cuore la continuità della compagine azionaria” di Fiat.

Come si vede in questi casi spicca il ruolo di Generali, vero puntello del capitalismo italiano. La compagnia spiega di aver voluto esercitare il diritto-dovere di controllo sulle partecipate, nell’interesse dei propri assicurati e investitori. “Generali però è un grande gruppo con interessi propri, non sempre in linea con quelli degli azionisti di minoranza. Il suo intervento tradisce lo spirito della nuova legge”, osserva Pasini. È probabile poi che con le norme attuative della riforma (promesse dalla Consob per l’autunno) per garantire la presenza di indipendenti negli organi di tutte le quotate, i casi simili a Telecom, Autogrill e Fiat si allargheranno ad altri soggetti. Toccherà forse alle stesse Generali, che nel 2008 vedrà la soglia richiesta per presentare liste di minoranza scendere dal 3 al 2 per cento del capitale. “Da come stanno andando le cose”, dice Pasini, “il rischio è che in futuro assisteremo a un mercato delle minoranze: oggi tu fai un favore a me, domani lo ricambierò”.

Rischio in farmacia

mercoledì, maggio 31st, 2006

Mi capita il mal di testa in aeroporto. All’estero.

Le prime volte, per riflesso, cercavo una farmacia.
Poi ho scoperto che l’Aspirina, e tante altre medicine,
le vendono all’edicola, oppure da Boots insieme
ai videogiochi per la Playstation.

Tanto tutti sanno a cosa serve.

Risultato? L’Aspirina cosi’ costa la meta’.
Ma non solo l’Aspirina, tutti i farmaci da banco.

Da noi invece la lobby delle farmacie continua
a bombardarci di pagine sui giornali, pagate
con i soldi che spremono agli utenti per il
monopolio, a proposito del rischio tremendo
che uno con il mal di testa potrebbe correre
a comprare l’Aspirina da Boots.

Chissa’ cosa ne pensano inglesi ed americani
che le comprano tutte li’.

-Reuters
L’autorità Antitrust ha chiuso l’istruttoria avviata nei confronti di diverse società operanti nel settore dei prodotti antisettici e disinfettanti imponendo sanzioni per 3,7 milioni di euro complessivi.

Lo si legge in una nota del Garante per la concorrenza.

“L’Autorità ha accertato l’esistenza di un’intesa, posta in essere tra il 1998 e il 2001, volta a ripartire il mercato italiano della fornitura di prodotti antisettici e disinfettanti alle strutture sanitarie pubbliche”, spiega la nota.

Secondo l’Antitrust “sono stati predisposti anche prospetti di prezzi-obiettivo ai fini della partecipazione alle gare”.

“In quanto intesa orizzontale di ripartizione del mercato e di fissazione del prezzo, l’Autorità ha giudicato molto grave la violazione”, continua il Garante.

All’intesa hanno partecipato le società Astrazeneca, multata per 975.000 euro, e Ims, a cui l’Antitrust ha imposto il pagamento di 390.000 euro.

Sabina Guzzanti e la bonifica

lunedì, maggio 29th, 2006

Il fatto e’ che non se ne puo’ davvero piu’.

La Guzzanti non vuole tornare in Rai, nemmeno
adesso che forse potrebbe per via del nuovo
governo, perche’ ne ha piene le tasche di un
sistema che lottizza anche i centralinisti.

Non le piace l’idea di essere un’artista con
il cartellino politico.

Come la capisco.

Non sono solo gli artisti a girare con i
cartellini dei partiti o dei potenti che
li rappresentano e li tutelano.

Tante volte mi sono chiesto come faccia
un professionista, magari anche bravo,
a sopportare l’etichetta di ‘uomo di’.

E’ una vera schiavitu’ politica.

Questo sistema, che esiste dagli anni settanta,
ha massacrato la qualita’ e il prestigio
di quasi tutte le nostre istituzioni e imprese.

Ed e’ un altro dei motivi principali della
crisi economica e sociale italiana che rischia
di morire per asfissia della bravura e della
creativita’, soffocata dalla lottizzazione e
dal padrinaggio.

—Da Paolo Conti www.corriere.it
«Non trovo dignitoso accettare di tornare alla Rai finché non si è riformato il sistema delle nomine e non la si fa finita per sempre con la lottizzazione». Parola di Sabina Guzzanti che manca dagli schermi Rai con un suo programma dal novembre 2003, ovvero da quando l’azienda di viale Mazzini congelò il suo «Raiot» su Raitre. «Per spiegarmi, non trovo proprio dignitoso lavorare o non lavorare a seconda del governo che c’è in quel momento… è chiaro che io sono, diciamo così, più “antipatica” al centrodestra che al centrosinistra. Ma questo sistema è professionalmente inaccettabile e lavorare in simili condizioni non sarebbe rispettoso di se stessi e della stessa democrazia, nel senso più profondo ed esteso del termine». Non le mancherà la tv? «Direi che ho mille altre cose da fare, per fortuna». Per esempio in questi giorni Sabina Guzzanti è attivissima sostenitrice della proposta di legge popolare per la riforma del sistema televisivo.
Tra i primi firmatari c’è Tana De Zulueta, parlamentare verde. Entro il 25 luglio le firme dovranno essere 50 mila, sono già a quota 35 mila. Senso del tutto: abolizione della commissione parlamentare di Vigilanza, sganciamento della Rai dai partiti, nomina del Consiglio di amministrazione Rai affidato a un Consiglio per le comunicazioni audiovisive. Uno schema non lontano da quello ora applicato in Spagna e Gran Bretagna. Dice Guzzanti: «Quando i passanti mi riconoscono mentre raccolgo le firme mi dicono “ma tanto adesso che problema c’è, l’Unione è al governo, tu tornerai a fare tv”. Proprio questo è per me assurdo. Cioè una logica servile, comunemente accettata, in base alla quale “puoi” lavorare in Rai se c’è un politico che ti protegge, oppure se finalmente il governo di turno te lo permette perché è più simpatico dell’altro. E poi bisogna capire quanto è simpatico davvero… » Ovvero, Guzzanti? Un sorriso. E silenzio sull’argomento. Non sul resto, sul cuore del problema: «Cioè se cade un governo, poi ne torna un altro e tu riappari in tv, alla fine diventa un segno chiaro di complicità con un sistema ».
Ma quando ha maturato questa decisione? «La decisione è arrivata dopo quest’ultimo periodo. Alla Rai sono avvenute tante e tali cose, così pesanti e incisive al punto da minacciare la stessa democrazia, che è diventato impossibile far finta di niente». Lei pensa che l’Unione procederà a una nuova lottizzazione della Rai? Guzzanti ride: «Non lo so… certo, sarebbe bello se questo governo avviasse una autentica riforma del servizio pubblico. Sarebbe il segnale che l’Unione avrebbe elaborato una vera analisi di quanto è accaduto intorno alla tv italiana in questi ultimi anni ». Vede segnali? «Ho visto qualche dichiarazione del ministro Paolo Gentiloni che sembra andare in questo senso. Non so quanto sentita. Vedremo. Per ora aspettiamo».

Catricalà, le banche e la Gazzetta ufficiale

lunedì, maggio 29th, 2006

Catricala’ non dev’essere molto amato in ABI.

L’associazione dei banchieri italiani non s’e’
data un granche’ da fare all’epoca dei Furbetti
e dell’impero di Fazio. In compenso non ci
trova molto di strano che suoi associati,
e mica uno solo, siano riusciti nell’impresa
titanica di cambiare, quasi sempre in peggio,
venti volte le condizioni di conto alla clientela.

Venti volte in un biennio.

Oltretutto dandone informazione ai clienti
solo attraverso la Gazzetta Ufficiale, che
non figura esattamente tra i mass media,
e non dando alcun corretto preavviso.

Che serve a dare al correntista arrabbiato modo
di poter agevolmente cambiare istituto di credito.

“Occorre invece dare al cliente «un congruo preavviso» di modo che possa, se vuole, cambiare banca, scegliendo le condizioni più convenienti. Non è sufficiente, dice Catricalà, prevedere la facoltà di recesso, difficile da attuare, sempre poi che il cliente abbia la prontezza di leggersi le gazzette ufficiali.”

La Finanza Democratica passa anche attraverso
la Banca Democratica. Potrebbe essere una buona
idea fondarne una che abbia in statuto tutte
le regole serie e corrette della concorrenza.

Altro che italianita’ delle banche.

-Da Stefania Tamburello www.corriere.it
Nella sua azione contro le banche a difesa della concorrenza, Antonio Catricalà, presidente dell’Antitrust, questa volta ha chiesto l’intervento di tutte le autorità. Il motivo è semplice: nella segnalazione inviata ai presidenti di Camera e Senato, al presidente del Consiglio, al ministro dell’Economia e presidente del Cicr, al governatore della Banca d’Italia ha infatti sollecitato la modifica di una delibera del Comitato interministeriale per il credito il risparmio. Quella che in applicazione dell’articolo 118 del Testo unico bancario consente agli istituti di credito di comunicare alla clientela la modifica delle condizioni del conto corrente, come il tasso di interesse sui depositi, attraverso la Gazzetta Ufficiale.
Tale informazione «è tardiva», dice l’Antitrust facendo riferimento alle norme del Codice del consumo che sanziona le clausule abusive. Occorre invece dare al cliente «un congruo preavviso» di modo che possa, se vuole, cambiare banca, scegliendo le condizioni più convenienti. Non è sufficiente, dice Catricalà, prevedere la facoltà di recesso, difficile da attuare, sempre poi che il cliente abbia la prontezza di leggersi le gazzette ufficiali. La legge consente alle banche di cambiare unilateralmente le condizioni del contratto (ius variandi), ma ci deve essere il motivo oltre al preavviso. Anche perchè l’Antitrust, nella sua indagine conoscitiva, si è accorta che alcuni istituti hanno esagerato comunicando ben 20 variazioni in un biennio.
Insomma, bisogna cambiare, avverte Catricalà che ricorda anche gli altri elementi anticoncorrenziali del conto corrente, per correggere i quali bisognerebbe ritoccare la normativa. A partire dalla scarsa leggibilità dei prospetti inviati periodicamente al cliente. Il quale, sostiene il presidente dell’Antitrust, difficilmente può individuare non solo le variazioni intervenute ma anche i maggiori costi che vengono inseriti. E poi non riesce ad avere un quadro certo per poter comparare le condizioni applicate dagli istituti concorrenti e decidere di conseguenza. Senza contare che per cambiare banca bisogna valutare anche i tempi, e soprattutto i costi, del trasferimento degli altri servizi legati al conto corrente, come le carte di credito, i mutui la domiciliazione delle utenze. L’Abi, l’associazione che riunisce le banche,incassa il colpo: annuncia una nuova iniziativa di Patti Chiari per facilitare il trasferimento del consto corrente, afferma di aver sempre seguito la legge in vigore ma si dichiara disponibile a collaborare per studiare le modifiche più opportune.

“Speravano che morissi”

venerdì, maggio 26th, 2006

La dichiarazione di Consorte e’ terribile e illuminante:
“Speravano che io morissi, lo speravano in tanti.”

Ci descrive in poche parole il livello morale
dello scontro economico e finanziario che e’ in
atto nel nostro Paese.

Livello bassissimo e criminale.

Che la finanza non fosse il ballo delle debuttanti
non era difficile capirlo.

Basta ricordare le vicende di Sindona e Calvi
negli anni settanta/ottanta e quelle che coinvolsero
Gardini all’inizio degli anni novanta.

E tante altre anche recenti.

Ma che le regole e le consuetudini del business,
(calcio, finanza, politica etc etc)
somigliassero ormai a quelle della criminalita’
organizzata, non e’ bello doverlo scoprire.

Un’economia cosi’ immorale non puo’ che andare male.

-Da www.repubblica.it
“Speravano che io morissi, lo speravano in tanti. Per fortuna secondo il medico, non è ancora certo, me la dovrei cavare”. Lo ha detto, conversando con i cronisti, l’ex amministratore delegato e presidente di Unipol, Giovanni Consorte a margine del processo in corso a Milano che lo vede imputato per insider trading in relazione a un rimborso obbligazionario di azioni Unipol risalente al 2002.

A proposito della documentazione depositata oggi in procura a Roma sulla scalata a Bnl, Consorte si è limitato a dire che “è importante. Sarà depositata anche a Milano. Si tratta di una ricostruzione fatta giorno per giorno. Toccherà poi alla magistratura fare le sue valutazioni”.

Gli altri imputati del processo sono l’ex vicepresidente di via Stalingrado, Ivano Sacchetti, e il finanziere bresciano Emilio Gnutti.

Bernanke, Finanza World e l’Alfabetismo Finanziario

mercoledì, maggio 24th, 2006

L’Esorcista e’ passato alla storia.

Greenspan, che io appunto chiamavo l’Esorcista
per il tentativo riuscito di domare le bestie
finanziarie indemoniate della sua epoca, ha
allevato l’Apprendista Stregone per anni.

Bernanke ha parlato proprio ieri, ma non di tassi.

Per una volta si e’ dedicato a temi piu’ generali,
gli stessi temi cui io stesso mi dedico da tanti
anni: l’importanza vitale dell’Alfabetismo
Finanziario per i consumatori.

“Clearly to choose wisely from the variety of products and providers available, consumers must have the financial knowledge to navigate today’s increasingly complex financial services marketplace,”

In due parole la traduzione:
“Se non sapete cosa vi vendono, i commerciali
finanziari vi faranno neri. Facilmente. Sempre.”

FinanzaWorld e’ nata proprio per questo:
per aiutare tutti i Fwiani a capire meglio
le faccende della finanza e per consentire
scelte piu’ consapevoli di risparmio ed investimento.

A questo servono i nostri servizi Free:

Affari Nostri, i miei Commenti, AnalisiItalia
e AnalisiAmerica, tutte le nostre rubriche
sia sul sito www.finanzaworld.it che per email.

A questo servono i nostri servizi Premium:

In Borsa con Carla’: il mio portafoglio personale
che investe soprattutto a Wall Street e che
sta sistematicamente battendo l’indice S&P 500
da quando e’ nato;

www.finanzaworld.it/NLPremium.asp?go=15g

InvestitoreIntelligente: il nostro servizio
con portafoglio, per imparare a risparmiare
e ad investire bene e semplicemente.

Anche il portafoglio di InvInt sta andando molto
meglio degli indici di riferimento;

www.finanzaworld.it/NLInvestitoreIntelligente.asp?go=15g

In Borsa in Italia: la newslettera di Fw
dedicata al mercato italiano, l’ultima nata
a furor di popolo, contiene tutte le notizie
e il portafoglio per investire in Italia.
IBII sta surclassando l’indice di Milano S&P MIB.

www.finanzaworld.it/NLIBII.asp?go=15g

Ha ragione Bernanke: piu’ sappiamo e meglio
possiamo scegliere. Evitando di arricchire
i mercanti della finanza e garantendo a
noi e ai nostri cari un futuro di felicita’
finanziaria.

Prima cominciamo e meglio e’.

Bernanke, Finanza World e l’Alfabetismo Finanziario

mercoledì, maggio 24th, 2006

L’Esorcista e’ passato alla storia.

Greenspan, che io appunto chiamavo l’Esorcista
per il tentativo riuscito di domare le bestie
finanziarie indemoniate della sua epoca, ha
allevato l’Apprendista Stregone per anni.

Bernanke ha parlato proprio ieri, ma non di tassi.

Per una volta di e’ dedicato a temi piu’ generali,
gli stessi temi cui io stesso mi dedico da tanti
anni: l’importanza vitale dell’Alfabetismo
Finanziario per i consumatori.

“Clearly to choose wisely from the variety of products and providers available, consumers must have the financial knowledge to navigate today’s increasingly complex financial services marketplace,”

In due parole la traduzione:
“Se non sapete cosa vi vendono, i commerciali
finanziari vi faranno neri. Facilmente. Sempre.”

FinanzaWorld e’ nata proprio per questo:
per aiutare tutti i Fwiani a capire meglio
le faccende della finanza e per consentire
scelte piu’ consapevoli di risparmio ed investimento.

A questo servono i nostri servizi Free:

Affari Nostri, i miei Commenti, AnalisiItalia
e AnalisiAmerica, tutte le nostre rubriche
sia sul sito www.finanzaworld.it che per email.

A questo servono i nostri servizi Premium:

In Borsa con Carla’: il mio portafoglio personale
che investe soprattutto a Wall Street e che
sta sistematicamente battendo l’indice S&P 500
da quando e’ nato;

InvestitoreIntelligente: il nostro servizio
con portafoglio, per imparare a risparmiare
e ad investire bene e semplicemente. Anche
il portafoglio di InvInt sta andando molto
meglio degli indici di riferimento;

In Borsa in Italia: la newslettera di Fw
dedicata al mercato italiano, l’ultima nata
a furor di popolo, contiene tutte le notizie
e il portafoglio per investire in Italia.
IBII sta surclassando l’indice di Milano S&P MIB.

Ha ragione Bernanke: piu’ sappiamo e meglio
possiamo scegliere. Evitando di arricchire
i mercanti della finanza e garantendo a
noi e ai nostri cari un futuro di felicita’
finanziaria.

Prima cominciamo e meglio e’.




© FinanzaWorld - Tutti i diritti riservati/All rights reserved Partita IVA:04401280757 - Finanza World e' una testata giornalistica fondata e Diretta da Francesco Carla'


Navigazione suppletiva

Per avere i migliori e piu' aggiornati consigli vi invitiamo a visitare le pagine seguenti: