Dì che ti mando io
venerdì, marzo 31st, 2006Tutto per colpa della Ciappazzi.
Lo so che nemmeno voi l’avete mai sentita
nominare quest’acqua minerale.
Piu’ che una marca sembra una vignetta
di Altan, di quelle dove si vede un povero
Cipputi costretto a sopportare di tutto.
Solo che al posto degli operai sfruttati,
questa volta i vessati sono grandi operatori
finanziari, in carica o piu’ spesso ex,
del nostro amato Belpaese.
Al centro di tutto Cesare Geronzi.
I giudici bolognesi sono sicuri: il provvedimento
di interdizione dalle cariche in Capitalia,
emesso dai loro colleghi di Parma nel quadro
delle vicende Parmalat, e’ assolutamente
sproporzionato.
Ma per difetto.
La vicenda, una di quelle in cui e’ coinvolto
Geronzi, e’ piuttosto semplice ed emblematica:
Tanzi ha dovuto comprarsi le acque minerali
Ciappazzi, appunto, per togliere dai guai Geronzi
e Capitalia che li avevano finanziari.
E la Busi Cristina, imprenditrice nota e in affari
con Geronzi pure lei medesima, ha dovuto fingere
di essere interessata alla Ciappazzi, per rendere
‘credibile’ il prezzo pagato dal povero Tanzi.
Nel frattempo Gaucci strilla da Santo Domingo.
-Di Gianluca Paolucci per La Stampa
Per la difesa di Cesare Geronzi nel crack Parmalat è una tegola pesante. Un boomerang, dato che lo stesso presidente di Capitalia ne aveva parlato anche nella sua audizione in Senato nel febbraio del 2004, quando il caso di Collecchio era esploso da poco in tutto il suo clamore. Arriva da una signora elegante, brillante imprenditrice, dal nome famoso e dagli incarichi di rilievo: Cristina Busi Ferruzzi. Siamo nei primi mesi del 2004, Parmalat è già «saltata», Enrico Bondi è già il commissario straordinario del gruppo e le dimensioni della grande truffa iniziano ad emergere in tutta la loro interezza.
La compravendita delle acque minerali Ciappazzi è già saltata fuori come uno degli snodi cruciali del rapporto tra Calisto Tanzi e il sistema bancario. O meglio, con una banca: Banca di Roma, poi Capitalia. E con il suo presidente Cesare Geronzi.
Cristina Busi Ferruzzi è una imprenditrice a capo di un gruppo importante: moglie di Arturo Ferruzzi, cognata di Raul Gardini, la signora imbottiglia Coca Cola in Sicilia ed Albania e siede nel cda del gruppo editoriale L’Espresso. In quei primi mesi del 2004 si fa avanti per acquistare la Ciappazzi. E se c’è un acquirente, nel 2004, quando il crack Parmalat è un brutto affare che occupa le prime pagine dei giornali di tutto il mondo, non si può pensare che la Ciappazzi sia un’azienda decotta come si legge in quei giorni sui principali quotidiani. «A quanto mi risulta, il dottor Bondi avrebbe già ricevuto manifestazioni di interesse per l’acquisto dell’azienda Ciappazzi», dice così Geronzi alle commissioni riunite di finanze e industria di Camera e Senato. Ed quello che viene smentito, due anni più tardi, dalla Busi Ferruzzi in una informativa della guardia di finanza del 21 marzo 2006, citata dal tribunale del riesame di Bologna per negare la fine dell’interdizione dagli incarichi societari per Geronzi.
La signora Busi – detta «Lady Coca Cola» nei resoconti delle regate che organizza – racconta che sì, in effetti aveva manifesto il suo interesse «sincero» per la Ciappazzi nel 2004. Anche se in realtà voleva acquistare non la Ciappazzi, ma la Latte Sole spa e la Emmegi Agro Industriale srl, “le uniche ritenute realmente appetibili”. Non riesce a spiegare, dice il tribunale, perché manda la manifestazione d’interesse non solo al commissario straordinario Enrico Bondi, ma anche a Geronzi. Non spiega neppure perché nella comunicazione diretta a Geronzi, pochi minuti dopo quella quella inviata a Bondi, «ella faccia riferimento ad una “richiesta” da considerare favorevolmente». Poi, alla fine, ammette che mentre manifestava il proprio interessamento nei confronti della Ciappazzi, – e l’ordinanza sottolinea che all’interesse «non veniva dato alcun seguito concreto, né seguiva alcuna ancorché larvata trattativa» – Capitalia stava valutando se prorogare un finanziamento alle sue aziende, «per il quale la Busi Ferruzzi ebbe a intercedere presso Geronzi recandosi a Roma» il 5 maggio del 2004.
Le circostanze descritte, scrivono ancora i giudici bolognesi, «finiscono con l’avvalorare la convinzione che Cesare Geronzi fosse solito pretendere la soddisfazione di un interesse estraneo ogni qual volta si presentasse al suo cospetto un imprenditore bisognoso di finanziamenti, preferibilmente in condizioni tali da non poter contrastare efficacemente le sue pretese». Poi prosegue: «In attuazione di un modus operandi che egli ha adottato costantemente, evidenziandosi pertanto una notevole potenzialità diffusiva del pregiudizio correlato a siffatto modo di gestione della funzione creditizia».
Tradotto: prima viene detto a Tanzi che se vuole ancora il sostengo della banca deve comprare la Ciappazzi. Poi, quando emerge il caso delle acque minerali, viene detto alla Busi che se vuole la proroga del finanziamento deve manifestare il proprio interesse ancora per la Ciappazzi. Poi Geronzi va in Senato e dice che secondo quanto risulta a lui, ci sarebbero già dei soggetti interessati alla Ciappazzi.
Il documento nota anche un’altra circostanza di rilievo: l’atteggiamento di Banca di Roma nei confronti delle attività turistiche dei Tanzi muta radicalmente nel volgere di poco tempo: di estremo rigore fino al 1994, «improvvisamente, non mutando la situazione finanziaria di base, mutò invece il proprio atteggiamento nei confronti dell’imbarazzante cliente, iniziando a finanziarlo generosamente sulla sola base di anticipazioni sul conseguimento degli obiettivi di budget». Nello stesso periodo, notano ancora i giudici, Geronzi si insediava alla presidenza di Banca di Roma.
Le parole utilizzate dai giudici bolognesi sono pesanti in molti passaggi, come già evidenziato nei giorni scorsi da un quotidiano. La misura dell’interdizione viene definita «sproporzionata in difetto». L’indagato, «dalla non comune perseveranza nell’illecito dimostrata», viene paragonato a Calisto Tanzi per il ruolo avuto nel crack. E sussiste tuttora «un elevatissimo pericolo che ritorni a commettere delitti del medesimo tenore. Confortato anche «da recenti manifestazioni di solidarietà e di persistente stima e fiducia provenienti dal dal settore




























