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Archivio di ottobre, 2005

Fiat put e GM

lunedƬ, ottobre 31st, 2005

L’automobile e’ la vera commodity.

Nel senso che produrre auto e’ diventato
un mestiere difficilissimo, e adesso anche
gli americani, dopo gli europei, arrancano.

GM e’ quella piu’ in difficolta’.

Talmente in difficolta’ che si comincia
perfino a parlare di Chapter 11, che non
e’ un capitolo di un romanzo inglese
dell’Ottocento, ma l’amministrazione
controllata, che puo’ anche sfociare
nel fallimento, anche se pilotato, per
organizzare una ristrutturazione di GM
come e’ accaduto tante volte in America,
una delle ultime con il gigante del retail Kmart.

Ma se la GM crolla Fiat deve restituire
i soldi (1.55 miliardi di dollari) avuti
per l’esercizio della put?

A Torino giurano di no.

-Da Milano Finanza
La Sec, lo ricordiamo, ha aperto una formale inchiesta sui piani pensionistici di General Motors e sugli obblighi contrattuali che questa ha nei confronti di Delphi, il pił grande produttore di componenti al mondo che ad inizio ottobre ha richiesto l’amministrazione controllata.

L’ipotesi da cui muove l’indagine della Sec sugli oneri pensionistici č che GM possa aver valutato eccessivamente asset e oneri previdenziali. Un’inchiesta che ha fatto scattare i timori sulla possibile revoca di quanto pagato mesi fa da General Motors a Fiat per la cancellazione della put su Fiat Auto (1,55 miliardi di dollari).

Tuttavia l’Ad del gruppo torinese, Sergio Marchionne, ha smentito categoricamente questa possibilitą e ha dichiarato che la crisi del colosso Usa non ha nessun legame con Fiat. Marchionne ha anche ribadito che i target 2005 e 2006 del gruppo Fiat sono confermati come gią detto in occasione della pubblicazione dei risultati trimestrali.

La stessa GM ha dichiarato che ogni ipotesi di richiesta di Chapter 11 (la normativa che negli Usa disciplina i casi di amministrazione controllata protetta), “non č una opzione valida”. “Riteniamo che la richiesta di Chapter 11 da parte di General Motors non sia un’ipotesi realistica”, commenta Gabriele Gambarova di RasBank. “Crediamo che, anche nell’ipotesi di una richiesta di Chapter 11, il gruppo americano non avrebbe utilitą a chiedere la revoca della cancellazione della put”.

L’ereditą Siniscalco

venerdƬ, ottobre 28th, 2005

Nessuno quasi se ne ricorda piu’.

Ma c’e’ stato un altro ministro dell’
economia nel governo di Berlusconi.
Quello che ha acconsentito a firmare
la riforma fiscale, inutile, che ha
aperto tanti buchi nel bilancio e non
e’ servita neppure a fargli vincere le
elezioni amministrative. Anzi.

Adesso Tremonti deve chiuderli.

E siccome il buco e’ bello grosso,
anzi si tratta di piu’ buchi,
lavorano in coppia: Berlusconi va
in Europa e tifa per aumentare ancora
lo spazio di manovra degli sbilanci;
Tremonti propone manovre bis, e forse
ter, per evitare di sforare il gia’
piu’ che sforato rapporto tra deficit e Pil.

La classica atmosfera che prelude ad un megacondono.

-Corriere della Sera
La manovra bis potrebbe non bastare e il governo si appresterebbe a varare oggi “una manovra ter per raddrizzare i conti del 2005 che rischiano un buco da 4 miliardi”.

Lo riporta oggi il Corriere della Sera che precisa che prima della decisione ci sarą un nuovo incontro fra il ministro dell’Economia Giulio Tremonti e la maggioranza.

“Secondo fonti dell’esecutivo si rischierebbe un buco sul 2005 fino a 4 miliardi di euro. Al netto della manovra bis varata il 14 ottobre, dalla quale č attesa una riduzione del defict di quasi 2 miliardi, pił 1 con la vendita di case e immobili pubblici a Fintecna”, scrive il quotidiano.

Il governo ha varato nelel scorse settimane una manovra correttiva da 1,9 miliardi e il ministro Tremonti in quell’occasione ha detto che viene confermato l’obiettivo di deficit Pil 2005 al 4,3% in linea con gli impegni presi con la Ue.

Acrobazie a mezzo stampa

giovedƬ, ottobre 27th, 2005

Divertente.

Le provano tutte per mimetizzare il calo
vistoso di lettori dei media stampati negli
ultimi 4 anni. Come quelli che mettono la
polvere sotto il tappeto o gli scheletri
nell’apposito armadio.

Ma la realta’ e’ ben diversa.

Murdoch, uno che di giornali ne ha tanti,
ha capito da tempo come va il mondo
dei media, e soprattutto dove va.

Va nel Simulmondo e nei media digitali.

Gli utenti dei cellulari in Italia sono
raddoppiati in 72 mesi, adesso sono
quasi 40 milioni. Nello stesso periodo
ormai sono 18 milioni quelli che usano
il web e continueranno a salire.

I giornali perdono quasi 2 milioni di lettori.

-Dal Corriere della sera
QUOTIDIANI E LIBRI – Nella generale rivoluzione digitale che sta interessando il nostro paese e che porta a significativi incrementi di tutti i mezzi connessi a tale universo: i media a stampa tengono o flettono solo di poco, rimescolandosi nelle diete mediatiche degli italiani, ribadendo ancora la loro insostituibilitą. Flettono i quotidiani di 1,8 milioni mantenendo tuttavia la barra poco sotto i consolidati 20 milioni di utenti abituali, ma flettono meno della metą fra gli utenti occasionali e pertanto come utenti complessivi si mantengono sui 27,5 milioni di lettori. Tiene la quota di lettori di libri (complessivamente pari a 23,4 milioni), che flettono di pochissimo fra i lettori abituali, attestandosi sui 15,8 milioni, e crescono molto nella quota di lettori occasionali (+2,4 milioni); stesse dinamiche articolate di tenuta riguardano i settimanali (22 milioni di lettori complessivi) e i mensili (11,6 milioni).

E’ congruo ma non č equo

giovedƬ, ottobre 27th, 2005

Quelli della BNL non ci stanno.

Hanno capito che probabilmente anche
Consorte fara’ fatica a portare a casa
l’Opa sulla banca romana, e allora
cominciano con i distinguo.

Piu’ che banchieri sembrano politici.

-Ansa
Dalla Banca nazionale del Lavoro arriva una formale presa di posizione contro l’offerta pubblica di acquisto lanciata da Unipol. In un comunicato si legge che Bnl, ”pur rilevando la congruita’ del corrispettivo di euro 2,70”, ritiene che lo stesso ”non sia equo in quanto la struttura dell’operazione e l’articolazione dei contratti di acquisto e delle opzioni non assicura la parita’ di trattamento per tutti gli azionisti”. Bnl fa sapere inoltre di non condividere ”le logiche industriali dell’offerta”.

La velocitą del Simulmondo

mercoledƬ, ottobre 26th, 2005

Poche ore fa il mio commento sul Vantaggio comparativo,
una considerazione molto interessante uscita sul
Blog di Daniele Luttazzi e scritta da egli medesimo.

Un’ora dopo mi arriva una e-lettera
a commento sul commento dello stesso
Luttazzi e che pubblico di seguito.

Duchamp l’avrebbe trovato straniante.

La differenza ormai non e’ tra chi e’ lento
e chi e’ rock (che mi pare proprio
una scemata). Ma tra chi vive anche
nel Simulmondo e chi quasi non vive
piu’ nemmeno sulla Terraferma.

O no?

-Daniele Luttazzi
Caro Carlą,

La ringrazio della segnalazione sul suo sito.
Ho cercato di illustrare una tesi paradossale
che perņ, a quanto pare, tutti ignorano, compresi
gli economisti e i ministri di casa nostra,
che parlano sempre del successo del made in Italy
dovuto alla “qualitą”.

Mi sembrava opportuno farlo. Sono solo un curiosone.

Luttazzi e il vantaggio comparativo

mercoledƬ, ottobre 26th, 2005

Il Simulmondo diventa sempre piu’ interessante.

Murdoch ha ragione quando spiega ai suoi
direttori che i giornali di carta sono sempre
piu’ a rischio e tutta la comunicazione
informativa ha dei serissimi problemi.

Per almeno due motivi importanti:

1 Certe cose i giornali non possono scriverle,
perlomeno non subito e solo dopo averle adeguatamente
filtrate e aggiustate;

2 Certe cose i giornali non sanno scriverle
perche’ non hanno dietro la ‘tecnologia’ adatta
per scriverle, anche se si sono trasferiti sul web.

E’ il caso delle notizie su Lapo Elkann,
o di quelle sulla finanza malata che pesca
nei portafogli delle persone, con mille trucchi
che non possono essere resi noti, se non da
un sito come questo.

E’ il caso di moltissimi altri casi.

Ed ecco che invece arriva il Simulmondo e
inventa media di massa, blog chat forum
email messenger voip, che nessuno puo’
censurare, fermare, filtrare o aggiustare.

Per esempio Blog come questo di Luttazzi
che racconta una cosa molto interessante
sul made in Italy.

-www.danieleluttazzi.com
Si additano di continuo i successi del made in Italy di lusso (vestiti, scarpe, Ferrari) e lo si spiega sempre in termini di qualitą del prodotto. La realtą potrebbe essere pił banale e meno scintillante. Un amico economista mi ha spiegato la teoria del VANTAGGIO COMPARATIVO. E’ una delle pił importanti ed č alla base del commercio internazionale. Per illustrarla, si prendono due nazioni e due prodotti. Prendiamo come nazioni l’Italia e la Cina, e come prodotti i jeans e gli abiti di sartoria. La Cina sembrerebbe avere un vantaggio assoluto: puņ produrre entrambi i prodotti in modo pił economico.

Ma non č cosģ. L’Italia ha un vantaggio comparativo in uno dei due prodotti. Quello di lusso. Alla Cina conviene importarli dall’Italia. Mettiamo che un bene di lusso richieda 15 ore di lavorazione. In 15 ore, un gigante come la Cina dovrebbe rinunciare a produrre un quantitą di beni a basso costo molto maggiore di quanti dovrebbe rinunciare a produrne l’Italia. Ecco perché il made in Italy di lusso tira. Ecco perché da noi anche quando fanno i jeans li fanno di lusso e riescono a battere la Levis in America.

Molte nostre aziende cercano la scorciatoia e fanno outsourcing all’estero, dove il lavoro č sottopagato con zero tutele sindacali: e sono lo stesso in crisi.

Rai e le mani avanti

mercoledƬ, ottobre 26th, 2005

Ma non avevano fatto boom?

Se la Rai non riesce a fare i soldi
nemmeno quando risparmia mollando Bonolis
e il calcio in tv e fa boom con Pupo
e l’Isola dei famosi, ma allora come
riuscira’ mai a farli?

Magari si scopre che Mediaset invece scoppia di salute.

-Dal Sole 24 ore
‘La prospettiva economico-finanziaria della Rai e’ critica’. Lo ha detto il direttore generale Alfredo Meocci in commissione parlamentare di Vigilanza. Meocci ha aggiunto che ci sono una serie di elementi critici che ‘portano a una previsione per il 2006 di una perdita tendenziale di 80 milioni di euro’. Tra gli elementi sottolineati dal dg di Viale Mazzini, le insufficienti risorse da canone e i limiti normativi sulla raccolta pubblicitaria, nonche’ una struttura dei costi pesante.




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